«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Canale interoceanico: paradossi e misteri, illusioni e realtà

Da tempo, il Nicaragua non suscitava l'attenzione internazionale. L'annuncio della costruzione di un canale interoceanico sul suo territorio ha rotto il silenzio che lo circondava. Perché tanta fretta nell'assegnare la concessione all'imprenditore cinese Wang Jing? Quali e quanti interessi sono in gioco nella gigantesca opera che si prospetta?

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.


Giovedi 13 Giugno, con 61 voti – quelli dei parlamentari del partito di governo, meno due (uno che ha preferito non presentarsi in aula ed una, invece, presente, ma che non ha votato, finendo per essere privata del suo seggio di deputata pochi giorni dopo, su iniziativa del suo partito), più quelli di altri tre deputati fedeli alleati del governo – l'Assemblea Nazionale (il parlamento monocamerale; ndr) ha approvato l'iniziativa del governo e convertito in legge l'Accordo Quadro di Concessione ed Esecuzione per la construzione in Nicaragua di un Gran Canale Interoceanico e di «altre infrastrutture associate».
Forse, in nessun Paese, un progetto di pari portata è stato approvato con tanta precipitazione. L'iniziativa di legge era arrivata in parlamento Venerdì 7 Giugno, riunito in sessione plenaria convocata d'urgenza su ordine del presidente della Repubblica. Con la parentesi del fine-settimana, Lunedì 10 Giugno, il disegno di legge era già stato votato dalle commissioni parlamentari, dove il partito al governo ha la maggioranza, senza cambiare una virgola e con appena una dozzina di ore di “consultazioni”, in cui i deputati hanno ascoltato la difesa della concessione relativa al canale fatta da due alti funzionari governativi e le preoccupazioni sollevate da rappresentanti dei due grandi gruppi dell'impresa privata del Paese.
Martedì 11 e Mercoledì 12 Giugno, si sono cominciate a sentire sui media le voci allarmate di associazioni professionali, organizzazioni ambientaliste, giornalisti, esperti in vari campi e di persone comuni, che segnalavano alcuni gravi aspetti di quanto stava per essere approvato e cercavano di divulgare alcuni contenuti della legge, con l'urgenza dettata dalla scadenza imposta dall'Esecutivo.
Quindi, Giovedi 13 Giugno, mentre i deputati del partito di governo approvavano la concessione, letti i suoi contenuti con una rapidità tale da farli risultare incomprensibili, circa 150 persone riunite davanti all'Assemblea Nazionale hanno gridato
«Ortega vendepatria!» Nell'emiciclo della Camera, i 25 deputati dell'opposizione facevano lo stesso. Dopo essersi dichiarati tutti – meno uno – contro il progetto, hanno abbandonato l'edificio quando è iniziata la frettolosa lettura “in dettaglio” della corposa legge, proclamando il proprio impegno a spiegare in giro per il Paese gli effetti negativi della onerosa concessione del canale.
La firmaLa sera di Venerdì 15 giugno, in diretta radiofonica e televisiva nazionale, il presidente Ortega ha firmato l'Accordo Quadro con l'imprenditore cinese Wang Jing. «È arrivato il giorno di raggiungere la terra promessa» ha dichiarato Ortega. «Oggi è un giorno in cui la profezia si compie», ha chiosato Rosario Murillo, sua moglie. «Il mondo cambierà grazie a noi, porteremo più felicità, libertà e gioia per il pianeta», ha affermato Wang Jing.
L'accordo firmato a Managua è stato, quindi, pubblicato su La Gaceta Diario Oficial, il 17 Giugno, in spagnolo e, insolitamente, il 24 Giugno, anche in lingua inglese; giacché, tra le condizionalità della concessione, si stabilisce che qualsiasi controversia che sorga nello sviluppo del progetto di canale sarà esaminata da tribunali internazionali, a Londra e in lingua inglese.
Fin qui, un breve riassunto dei pochi giorni che hanno sconvolto il Nicaragua, fatti che continueranno a interrogarci per molto tempo e di cui dovremo riferire, mese dopo mese, riflettendo da diverse angolature.
Le preoccupazioni dell'impresa privataDal suo insediamento nel 2006, il presidente Ortega ha avuto tra i suoi più fedeli alleati l'élite imprenditoriale riunita nel COSEP (Consiglio Superiore dell'Impresa Privata). In tutti questi anni, soltanto con i grandi imprenditori il governo si è riunito per negoziare e concordare le leggi di contenuto economico. “Fino a 69 leggi”, si vanta l'impresa privata.
Tuttavia, nell'accelerato iter di questa megalegge per tale megaprogetto nessuno è stato consultato: né le autorità locali dei municipi attraverso i quali dovrebbe passare il canale; né le popolazioni di quei Comuni; né le università del Paese; né gli esperti ambientalisti – nemmeno il consigliere per l'ambiente della presidenza della Repubblica è stato sentito! –; nessuno che potesse avanzare un'opinione “dissidente”...
Nemmeno i dirigenti del Banco Central de Nicaragua sono stati informati del fatto che l'Accordo Quadro prevede che il BCN, come il resto delle istituzioni pubbliche del Paese, rinunci all'immunità sovrana e, nel suo caso, risponda con le riserve internazionali di fronte a qualsiasi domanda avanzata dalle imprese investitrici contrattate da Wang Jing.
Nemmeno l'Associazione delle Banche Private era al corrente di tale condizionalità della legge.
Insomma, non sono state ascoltate molte, importanti voci e, a differenza di altri negoziazioni tra governo ed
élite imprenditoriale, prolungate e a volte – solo a volte, però –, accompagnate da tensioni, quest'ultima è stata ascoltata giusto per un paio d'ore da una commissione parlamentare.
Davanti alla quale, il presidente del COSEP, José Adán Aguerri, ha sollevato il 10 Giugno diverse preoccupazioni circa la legge che sarebbe stata approvata tre giorni dopo, stupito, come tanti altri, «per la dinamica seguita per la sua elaborazione, discussione e approvazione», senza consultazione e senza consenso nazionale.
Aguerri ha chiesto rispetto per l'immunità sovrana del Banco Central «per proteggere le risorse di tutti i depositanti e la stabilità della politica macroeconomica del Paese». Inoltre, ha chiesto che alle persone che si trovino sulla rotta in cui passerà il canale e dove saranno costruite le otto opere commissionate a Wang Jing – cioè, le «altre infrastrutture collegate» –, le terre espropriate vengano indennizzate ad un “prezzo giusto”, di mercato e non in base al loro valore catastale, come invece prevede la legge.
Un'altra preoccupazione espressa da Aguerri riguarda il fatto che, siccome la concessione «non determina i limiti territoriali entro i quali si svilupperà il canale, ciò potrebbe ritardare gli altri investimenti». Tuttavia, su questo punto, Aguerri non ha potuto dir di più, giacché data la grandezza del canale e delle altre otto opere previste, praticamente tutto il territorio nazionale è stato dato in concessione.
Aguerri ha proposto anche che nel testo dell'Accordo venga
«incorporata una disposizione che consenta, di fronte ad una possibile violazione del concessionario, di annullare la concessione stessa, senza obblighi onerosi per il Paese».
Infine, al fine di partecipare alla realizzazione di tali megainvestimenti, il COSEP ha chiesto, sia per sé, che per il mondo accademico e le organizzazioni ambientaliste, di partecipare alla Commisione del Progetto, la nuova istanza creata dall'Accordo Quadro. Fino all'ultimo momento, gli imprenditori del COSEP hanno sperato che i loro contributi fossero accolti. Del resto, lo stesso consigliere economico di Ortega, Bayardo Arce, aveva dichiarato: «Immagino saranno tenuti in considerazione». Così non è stato. Nessuna delle proposte è stata accolta, non una virgola è stata cambiata, né saranno riservati posti nella Commissione, nessun altro entrerà nel megaffare (Da segnalare che la legge 800 di un anno fa assegnava allo Stato nicaraguense il 51% delle azioni della società che sarebbe stata costituita da un'impresa nazionale alleata ad altre imprese internazionali. In tal modo, lo Stato nicaraguense avrebbe pesato sulle decisioni da prendere. In base alla legge 840 ora approvata, non sarà più un'impresa pubblica a dirigere i lavori, che saranno invece appannaggio di imprese private, mentre lo Stato nicaraguense riceverà, ogni anno, l'1% delle azioni fino a possedere l'intero pacchetto azionario soltanto dopo 100 anni! Ndr).
Coronel Kautz: autorità poco autorevole
Né Aguerri, né altri rappresentanti della élite imprenditoriale sono stati, quindi, invitati alla cerimonia, tanto sfarzosa quanto selettiva ed ermetica, della firma dell'Accordo, che è stato siglato da Ortega, Wang e, a sorpresa, da Manuel Coronel Kautz, viceministro degli Esteri, chiamato da Ortega nel 2012 a presiedere la Autorità del Gran Canale.
Manuel Coronel Kautz e suo fratello Ricardo fondarono, alla fine degli anni '90, il cosiddetto Blocco degli Imprenditori del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), riuscendo a portare tale gruppo ad occupare importanti posizioni nel partito. Manuel Coronel Kautz ha giocato un ruolo di primo piano nei negoziati tra FSLN e PLC (Partito Liberale Costituzionalista), sfociati nel patto Alemán-Ortega, come testimonia una storica foto di quel nefasto accordo tra caudillos. In qualità di ingegnere responsabile dei megaprogetti agroindustriali della Rivoluzione negli anni '80 – tutti falliti –, Manuel Coronel Kautz si distinse nel “venderli” come la “soluzione” dell'arretratezza del Nicaragua e nel progettarli ed avviarli senza partecipazione della gente.
Solo poche "differenze"?Non appena approvata la legge e firmata la concessione, Aguerri ha annunciato che il COSEP presenterà alla Corte Suprema un ricorso per incostituzionalità, con particolare riferimento al mancato rispetto del diritto di proprietà privata nei previsti meccanismi di esproprio della terra. Evitando, tuttavia, di citare altre gravi violazioni della Costituzione, contenute nella concessione: secondo gli esperti, almeno 30.
Il fatto che il governo non abbia tenuto in alcun conto il punto di vista del COSEP rappresenta uno degli aspetti politici più sorprendenti di questo delicato momento nazionale. Fin qui, l'élite imprenditoriale era sempre stata consultata, tenuta in considerazione, invitata; al punto che essa occupa incarichi in oltre 50 istituzioni e commissioni governative.
Sarebbe una leggerezza parlare di rottura fra le parti. Dopo la firma della concessione, nel suo solito linguaggio tiepido, Aguerri ha preferito parlare di «differenze». Appena due settimane dopo, ne è sorta un'altra: il governo ha fatto orecchie da mercante alle preoccupazioni dei COSEP circa la “legge sugli scanners”, approvata dalla maggioranza parlamentare e pubblicata su La Gaceta. Tale legge assegna ad un'impresa panamense che vende scanner una concessione per 30 anni. L'impresa privata considera esagerato tale periodo. La legge stabilisce anche una nuova tassa sulle merci che entrano ed escono dal Paese, che l'impresa privata considera violatoria delle leggi sul commercio internazionale.
Il ruolo del VenezuelaLe “differenze” e la concorrenza sleale – giacché il governo utilizza a proprio favore tutti i meccanismi istituzionali che controlla – tra l'élite del potere economico che si è andata rapidamente formando intorno ad Ortega dal 2007 e la tradizionale impresa privata nicaraguense sono a volte sorde, ma ci sono e crescono. Sono dissimulate dall'alleanza tra COSEP e Ortega, basata per anni sulle ingenti risorse della cooperazione venezuelana. Quei fondi, utilizzati a discrezione di Ortega, hanno placato con elargizioni ogni potenziale conflitto sociale, il che ha favorito il migliore “clima per gli affari” dell'impresa privata che si potesse immaginare. Quei regali e sovvenzioni che il governo finanzia con i soldi venezuelani hanno, inoltre, permesso all'élite imprenditoriale di non rispondere ai loro obblighi tributari, con senso di giustizia. Quei vantaggi e l'apertura al mercato venezuelano per le grandi imprese del capitale tradizionale hanno costruito l'armonia di questi anni.
Il fatto di non rispondere ad alcuna delle richieste dei suoi alleati nel progetto del canale è qualcosa che rende ancora più torbida e inquietante la genesi di questo megaprogetto. Perché non c'è spazio per “altri” in un megaprogetto che, per definizione, dovrebbe essere frutto di uno sforzo nazionale? Sarà sufficientemente preoccupata l'élite imprenditoriale per ciò che potrebbero comportare per essa – o per il Paese – alcune delle condizionalità previste dalla concessione?
Una porta al riciclaggio di denaroNel contesto di tali “differenze”, è significativo che, nei giorni successivi all'approvazione della concessione, sia intervenuto il politico conservatore e giurista Noel Vidaurre, difensore legale degli interessi imprenditoriali della famiglia e del consorzio Pellas, la maggiore potenza economica del Paese da un secolo. Vidaurre ha criticato su vari media il fatto che siano state concesse «facoltà extragovernative ad una persona, un signore cinese sconosciuto ai nicaraguensi, che viene qua a decidere cosa si espropria o confisca». Senza perdere l'occasione, Vidaurre ha sostenuto la necessità di creare una forza politica che unisca l'intera nazione.
Di grande importanza è il riferimento di Vidaurre ad un altro diritto che la legge di concessione canalera dà agli investitori che saranno chiamati da Wang Jing, gestore della grande opera. L'articolo 19 dell'Accordo prevede che le istituzioni finanziarie, nazionali o internazionali, che finanzino il canale, o uno qualsiasi degli altri otto sottoprogetti, non debbano registrarsi presso la Sovrintendenza del sistema bancario; di conseguenza, non dovranno dimostrare l'origine dei fondi che saranno investiti in Nicaragua. La mancanza di trasparenza informativa e la fretta con cui il governo ha gestito questo progetto fa nascere il sospetto che si apra una porta ad operazioni di riciclaggio di denaro.
I cartelli di Paul OquistSenza aver preso in considerazione le opinioni degli “altri” e dopo l'umiliazione nazionale inflitta al Paese, consegnato praticamente nelle mani di Wang Jing, il governo ha messo in campo una strategia comunicativa a favore del megaprogetto, affidandone la conduzione al ministro segretario privato per le Politiche Nazionali della Presidenza, lo statunitense Paul Oquist, stretto collaboratore del governo dell'FSLN dagli anni '80.
Oquist si è riunito con i rettori universitari e ha iniziato a girare per il Paese presentando una serie di diapositive in cui spiega i benefici che, a suo dire, deriveranno per il Nicaragua dalla costruzione del canale. Secondo Oquist, l'uso del Lago Cocibolca da parte del canale sarebbe compatibile con l'utilizzazione delle sue acque per l'irrigazione, per il rifornimento di acqua potabile e per il turismo; disconoscendo, evidentemente, le caratteristiche del lago.
Le diapositive sono tese ad accreditare la tesi di un rapido decollo economico del Paese. Secondo Oquist, nel 2014, per il solo annuncio della costruzione del canale, la crescita economica del Nicaragua sarà del 10,8%, per salire al 15,1% nel 2015. Nel suo scenario ideale, tra il 2014 e il 2018, il Nicaragua sarà il terzo Paese al mondo per crescita media annua, prevista da Oquist dell'11,67%.
Inoltre, tra il 2013 e il 2018, in soli cinque anni, l'occupazione formale in Nicaragua crescerà, sostiene Oquist, del 300% e dalle 600 mila persone che oggi hanno un lavoro regolare e versano i contributi previdenziali, si arriverà a 2 milioni.
L'economista, candidato alla vicepresidenza nel 2011 per il Movimento di Rinnovamento Sandinista (MRS), Edmundo Jarquín, ha “sgonfiato” le previsioni di Oquist, mettendole a confronto con le cifre reali del Canale di Panamá. «L'attuale ampliamento del Canale di Panamá – ha ricordato Jarquín – impiega temporaneamente circa 12 mila persone, tra operai, macchinisti, ingegneri, economisti, amministratori, impiegati, etc., e si prevede che soltanto 4 mila di essi conserveranno il posto di lavoro permanente nell'azienda del Canale, per un totale di 14 mila persone. L'incremento temporaneo dell'occupazione diretta nell'ampliamento del Canale è pari all'1% di quanto Oquist afferma avverrà in Nicaragua».
Jarquín ammette che il progetto del canale in Nicaragua è otto volte maggiore rispetto all'ampliamento del Canale di Panamá – costi stimati: 40 miliardi di dollari in Nicaragua e 5 miliardi a Panamá – ma sostiene che, pur fatte le debite comparazioni, «i posti di lavoro che si creerebbero rappresentano solo l'8% di quanto affermato dal ministro. Per non parlare dei posti di lavoro permanenti che, secondo gli stessi calcoli, rappresentano il 2,5% di quanto dichiara il portavoce di Ortega».
Una presa in giro dei poveriPer Jarquín, questa inflazione di cifre rasenta «i limiti della presa in giro dei nicaraguensi, specialmente i più poveri, cui viene prospettato, dalla sera alla mattina, il miracolo della felicità in questo mondo». Tanto che in alcuni municipi del Paese i segretari politici dell'FSLN stanno offrendo lavoro nella costruzione del Canale a muratori disoccupati, mentre ci sono già persone che si presentano negli uffici pubblici chiedendo dove rivolgersi “per ottenere un lavoro nel Canale”.
Va ricordato che il 44% dei nicaraguensi vive in povertà e il 70% non ha un lavoro stabile con un salario decente; è, dunque, comprensibile la speranza di questi nicaraguensi di una “terra o, forse, di un'acqua promessa”...
Cifre incredibiliA trarre già profitto dall'opera annunciata sono, invece, le imprese contrattate da Wang Jing per realizzare studi e ricerche, e montare costose attività di pubbliche relazioni ai fini del progetto. Secondo alcuni esperti, gli studi di fattibilità costeranno circa 4 miliardi di dollari, considerando che il costo del megaprogetto è stimato in 40 miliardi di dollari – per inciso 4 volte il Prodotto Interno Lordo del Nicaragua –, come dichiarato da Ortega e Wang, suo socio e «fratello» – così l'ha presentato! –, dal momento che gli studi preliminari di un'opera di tale portata sono soliti costare il 10% del totale dell'investimento.
Secondo il boliviano Ronald McLean Abaroa, ex ministro degli Esteri del dittatore Hugo Banzer ed oggi portavoce e capo ufficio stampa (“director de noticia”) della HKND – cioè, la Hong Kong Nicaragua Development, società creata nell'Agosto 2012 da Wang Jing, suo socio unico, dedicata esclusivamente alle gestioni per il canale e che, fino al 6 Maggio scorso, nemmeno figurava sul sito web del gruppo (il progetto di canale ha ora un suo sito; ndr) –, gli studi che valuteranno la fattibilità finanziaria, tecnica e ambientale del progetto dureranno uno o due anni – un tempo, con ogni probabilità insufficiente data la complessità dell'opera – e a pagarli di tasca sua sarà lo stesso Wang Jing, senza che il Nicaragua rischi alcunché.
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Pechino, di fronte ad uno schermo gigante che mostrava una cartina distorta e irriconoscibile del Nicaragua, con un approssimato percorso del canale, Wang Jing ha dichiarato che la costruzione del canale inizierà nel 2014 e ci vorranno solo sei anni per terminarlo.
Il giorno in cui gli è stata data la concessione a Managua, Wang Jing ha presentato la squadra che ha già contrattato per l'impresa, composta da persone già legate al gruppo e importanti firme internazionali: Bill Wild, già primo consulente in ingegneria della Beijing Xinwei Telecom Technology Co., Ltd. – l'impresa di telecomunicazioni di Wang – e ora suo principale consigliere nella HKND; David MacArthur, rappresentante l'azienda britannica ERM (Environmental Resources Management), incaricata dello studio di impatto ambientale (la stessa società ha condotto lo studio di fattibilità dell'oleodotto Keystone XL, che dovrebbe trasportare il petrolio ottenuto, con procedure assai inquinanti, da sabbie bituminose dal Canada nel Sud degli Stati Uniti; sul controverso progetto ha espresso dubbi anche il presidente Obama nel suo recente discorso sul cambiamento climatico, ndr); Stefan Matzinger, consulente della McKinsey; Li Chuan, avvocato cinese della Kirkland&Ellis; e contrattata sarebbe anche la McLarty&Associates, impresa di consulenza strategica, guidata, fra gli altri, da Thomas McLarty, già capo dello staff del presidente Clinton, e John Negroponte, già ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras negli anni della guerra dei contras contro i sandinisti, e quindi funzionario di altissimo livello dell'Amministrazione di George W. Bush, per la quale ha ricoperto vari delicati incarichi; tale società avrà il compito di attrarre investimenti nell'opera (il fatto che si cerchino capitali statunitensi per un'opera dietro la quale, secondo alcuni osservatori, ci sarebbe il governo di Pechino, il quale, invero, ha finora glissato sull'argomento, persino durante la recente visita centroamericana del presidente cinese Xi Jinping, è soltanto un altro dei paradossi, o dei misteri, che circondano questa vicenda... Ndr).
Si farà il canale?Megaprogetto, dunque, o megatruffa? La mancanza di serietà con cui è stata gestita la concessione sul canale induce a sospettare che tale progetto non sia serio e che dietro Wang si celino altri obiettivi. Forse, il canale non si farà mai. Ciò che la concessione e l'ambiguità con cui è nato il progetto, nonché l'irresponsabilità con cui lo difende il governo, annunciano è quel che si farà e, in parte, si sta già facendo, a spese del canale: grandi affari, spreco di risorse in studi già effettuati, debiti, stipendi e contratti fantasma, e a debito momento confische ed espropriazioni... E chissà quante ne vedremo...
Víctor Hugo Tinoco, già viceministro degli Esteri del governo rivoluzionario negli anni '80 ed oggi deputato dell'MRS, offre una suggestiva spiegazione di quanto accaduto: «il presidente Ortega ha concesso all'imprenditore Ortega il diritto di decidere a chi e quando vendere il diritto di fare il canale». In altri termini, quel che per ora emerge è la determinazione di Ortega, della sua famiglia e il gruppo imprenditoriale a lui più vicino, di consolidare un controllo politico ed economico praticamente totale su tutto il Paese e sull'intera popolazione. Che ci riesca, dipende da molti fattori che oggi superano la nostra immaginazione.

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