«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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HONDURAS / Ascesa e caduta del clan dei Rosenthal

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha accusato di narcotraffico e riciclaggio di denaro “sporco” tre esponenti di una delle più potenti famiglie honduregne, il cui “patriarca” è il quinto uomo più ricco del Centroamerica. Come hanno accumulato la loro fortuna i Rosenthal? E cosa c'è dietro il precipitoso declino del loro impero? Alcune note consentono di comprendere l'importanza di questo evento ed immaginare le possibili conseguenze e ripercussioni sia in Honduras, sia nella regione centroamericana.

Di Ismael Moreno.
Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Il 7 Ottobre 2015, il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto di aver segnalato Jaime Rosenthal, suo figlio Yani e suo nipote Yankel, come narcotrafficanti; inoltre, l'Office of Foreign Assets Control (OFAC, cioè l'Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri, ndr) ha accusato il Banco Continental, al centro di molte aziende del potente gruppo economico dei Rosenthal, di fungere da una delle più importanti reti di riciclaggio di denaro in Centroamerica. Un giorno prima della divulgazione di tali notizie, Yankel Rosenthal è stato arrestato non appena superato il controllo migratorio all'aeroporto di Miami, Florida, in una delle sue visite di routine alla città, da dove è stato poi condotto a New York per affrontare il processo in una locale corte. Quindi, il 28 Ottobre, Yani Rosenthal si è consegnato volontariamente alla giustizia americana, a New York.

Un segreto di Pulcinella

Il legame dei Rosenthal con il narcotraffico, in particolare con il cartello dei Cachiros non era certo una novità in Honduras. Che, da anni, il Banco Continental fosse intento a riciclare denaro “sporco” era, piuttosto, un segreto di Pulcinella. Abbondano le testimonianze in questo senso, di persone comuni i cui estratti conto riportavano depositi di ingenti quantità di denaro senza alcuna evidenza della loro provenienza: ad esempio, una signora si ritrovò un deposito di 200 mila lempiras (circa 9.500 dollari, ndr); al che si rivolse immediatamente al direttore della succursale del Banco Continental per restituirli; ma questi le rispose: “Non si preoccupi signora, prima non ce li aveva e ora ce li ha. Non si preoccupi da dove vengono questi soldi, si preoccupi solo di usarli per il suo bene”. Così andavano le cose in certi luoghi dove regnano i baroni della droga. E questo era uno dei modi per mantenere l'appoggio della popolazione.

Yankel: la “pecora nera”

Nemmeno è stata una sospresa l'arresto di Yankel Rosenthal a Miami. Era un altro segreto di Pulcinella il suo legame diretto con il riciclaggio. Pare che nella stessa famiglia del patriarca del clan, don Jaime Rosenthal, Yankel fosse soprannominato la “pecora nera”, essendo diventato un “cachureco” (cioè, conservatore in senso politico, ndr), in riferimento al suo impegno politico assunto con la candidatura presidenziale di Juan Orlando Hernández, del Partito Nazionale. Negli ultimi tre anni, infatti, Yankel ha sostenuto Hernández, ha finanziato la sua campagna presidenziale e chiesto alla popolazione di votare per lui. Presidente del club sportivo Marathón, la squadra di calcio più forte di San Pedro Sula (la principale città del Paese, ndr) e una delle quattro “classiche” del calcio honduregno, Yankel ha contribuito alla nascita della Real Sociedad, la squadra di Tocoa (nella zona orientale del Paese, ndr), in alleanza con i Cachiros, ai quali era così legato dagli affari che gli mancava solo di avere un legame di sangue con essi.

Come i Cachiros

Ciò che ha scioccato i poveri, ma soprattutto i ricchi e i politici honduregni, è il fatto che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, da cui dipende l'OFAC, oltre a catturare Yankel, abbia pubblicato un manifesto del tutto simile a quello diffuso un anno fa con i volti dei componenti la famiglia Rivera Maradiaga, cioè dei narcos del cartello Los Cachiros, stavolta con i volti di Jaime Rosenthal Oliva, del nipote Yankel Rosenthal e di Yani Benjamín Rosenthal Hidalgo, ex ministro della presidenza nel governo Zelaya, ex candidato presidenziale e capogruppo parlamentare del Partito Liberale al Congresso Nazionale, dove questo partito conta 13 deputati; in pratica, l'uomo con il futuro politico più promettente della famiglia Rosenthal. Nel manifesto venivano descritti come appartenenti ad una rete di riciclaggio di denaro frutto del narcotraffico, realizzato mediante il Banco Continental, il quarto per importanza in Honduras, dopo le banche FICOSAH, Atlantis e Occidental.
Quel manifesto ha provocato un intenso nervosismo in vari ambiti dell'élite economica e politica honduregna, e suscitato timori e preoccupazioni anche nei circa 12 mila dipendenti diretti delle varie società dei Rosenthal, nonché agli oltre 25 mila dipendenti di altre società in qualche modo legate alle operazioni finanziarie del Banco Continental: tra le altre, un'impresa di confezionamento carni, vari allevamenti di bestiame, un'impresa edilizia, una società televisiva via cavo e Internet, piantagioni di legname, cacao, palma africana e canna da zucchero, un'impresa di insaccati, un cementificio, una compagnia di assicurazioni, un giornale, un canale televisivo e, persino, un enorme allevamento di coccodrilli; ora, tutte poste sotto embargo dall'Ufficio Amministrativo dei Beni Sequestrati (OABI) dello Stato honduregno.

Chi è il prossimo nella lista?

Nessuno può dire con certezza cosa abbia provocato la caduta dei Rosenthal. Tuttavia, nessuno dubita che essa sia legata a quella precedentemente occorsa al cartello dei Cachiros. Le informazioni che i due Cachiros, Javier e Leonel Rivera Maradiaga, hanno probabilmente condiviso con le autorità del governo degli Stati Uniti, quando si sono consegnati volontariamente fuggendo da quanti li volevano morti in Honduras, devono essere state decisive per stabilire un collegamento fra la famiglia Rosenthal e le strutture che in Honduras sono legati al business della droga.
Il nervosismo di molti politici e imprenditori honduregni è crescente, nell'attesa di nuovi provvedimenti, perché per ogni nome che i Cachiros, i Valle, il Negro Lobo (Lupo Nero, ndr) e tutti i narcos che sono stati estradati ultimamente fanno alle autorità statunitensi, essi ottengono uno sconto di pena o acquisiscono qualche vantaggio per le loro condizioni carcerarie negli Stati Uniti. Così, politici e imprenditori vivono nell'angoscia di sapere chi sarà il prossimo nella lista dei perseguiti, estradati o arrestati su ordine degli Stati Uniti.

Cachiros traditi

Perché sono caduti i Cachiros? Lo sanno tutti. Sono caduti perché i politici honduregni si sono alleati con la DEA (Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale per la lotta al narcotraffico, ndr), tradendoli dopo essere stati loro alleati nel lucrativo affare della droga.
Dopo tutto, da sempre e senza eccezioni, la storia della politica creola non è stata altro che una continua catena di tradimenti e slealtà. Da quelli che circondarono Francisco Morazán (politico e militare honduregno a capo della federazione centroamericana dopo la fine della Colonia spagnola, ndr) fino a coloro che oggi si fanno scudo dell'eroe dell'indipendenza facendo propri, però, valori del tutto contrari a quelli per cui lottò e morì Morazán; dagli scontri tra nazionalisti e liberali fino alla loro alleanza nel 2009 per portare a termine un colpo di Stato ai danni del liberale Manuel Zelaya; è sempre stato così. I Cachiros sono stati traditi dai politici honduregni e ciò spiega la loro caduta.
Nel loro canto corale, o ballata di mariachi che sia, i Cachiros hanno portato, o almeno contribuito, alla caduta dei Rosenthal. Ma, all'interno dell'Honduras chi li ha traditi o giocato sporco nei loro confronti? E chi altri è destinato a cadere? Secondo Marvin Ponce, consigliere personale di Juan Orlando Hernández soprannominato Boca Suelta (insomma, uno che parla a briglie sciolte, ndr), devono ancora cadere almeno una quindicina fra le figure più di spicco nel Paese.

Trascinato dalle mafie

La ricchezza di Jaime Rosenthal Oliva, uno dei personaggi più importanti in Honduras, si è andata accumulando negli anni. In realtà, egli era già un vecchio ricco quando fu trascinato, come altri, dall'ondata mafiosa che fabbrica nuovi ricchi, quella marea che ha creato e poi posto fine al regno dei Cachiros, i narcos che avevano imposto la loro legge nella costa settentrionale fino al 2014.
Nei fatti, la fortuna accumulata dai Rosenthal in molte attività avviate nella seconda metà del XX secolo si è sbriciolata entrando in collusione con il narcotraffico del XXI secolo. Jaime Rosenthal e la sua famiglia sono stati trascinati da dinamiche che hanno a che vedere con l'estremo degrado dell'istituzionalità statale e la smisurata bramosia di denaro che ha permeato tutti i settori dell'economia in cui essi hanno diversificato la loro fortuna. In certa misura, sono stati vittime di una élite che li ha sempre visti con sospetto e come strani concorrenti. Insomma, per molti in Honduras, i Rosenthal se la son cercata, avendo fama di avarizia e avidità nel cercare di fare fortuna con qualsiasi mezzo.
Che don Jaime e i suoi parenti fossero coinvolti in loschi affari non sembrano esserci dubbi, anche se potrebbe darsi che nella fase in cui sono maturati i loro legami con il narcotraffico, protagonisti siano stati più i suoi figli e parenti che lo stesso patriarca. Resta da vedere se il crollo del loro impero e l'estromissione di imprenditori e politici di primo piano in Honduras e Centroamerica si debbano solo alla loro alleanza con i Cachiros o se altri fattori siano intervenuti.

Austero e risparmiatore

Nato nel 1936 a San Pedro Sula, Jaime Rosenthal imparò da piccolo, da suo padre Yankel Rosenthal, lavoro e studio. Svolse le mansioni più irrilevanti nella bottega del padre durante gli studi in una delle migliori scuole della città. Dopo il liceo, suo padre lo mandò a studiare ingegneria e amministrazione d'impresa negli Stati Uniti. Al suo ritorno, nel 1958, prese in mano la gestione degli affari del padre. Gli anni '60 videro crescere la fortuna dei Rosenthal. Fin dall'inizio, Jaime seppe diversificare il proprio capitale. Nel 1974, fondò il Banco Continental, simbolo dei suoi successi imprenditoriali.
Negli stessi giorni dell'Ottobre 2015 che hanno preceduto la sua caduta, era solito recarsi in ufficio e restarci fino alle 17, anche nei giorni festivi. Sempre sobrio nel vestire, non sono noti suoi eccessi. «La fortuna si fa risparmiando e con austerità», era solito dire agli amici e ai suoi dipendenti.

Figlio di un ebreo errante

Il padre di Jaime, Yankel, era arrivato in Honduras nel 1929, a conclusione di un viaggio iniziato dieci anni prima partendo dalla lontana Romania. In quel peregrinare di terra in terra, i cui motivi nessuno ha mai saputo spiegare, Yankel era accompagnato dal suo connazionale Jacobo Weizemblut. Al loro passaggio per El Salvador, i due convolarono a nozze con due sorelle: María Oliva sposò Jacobo ed Ester Oliva, Yankel. Le sorelle Oliva appartenevano ad una ricca famiglia di imprenditori del caffè di Santa Ana; loro padre, Domingo Oliva, all'opposizione di colui che si stava già profilando come un dittatore, Maximiliano Hernández Martínez, preferì darle in spose a quei due ebrei colti e di buone maniere, piuttosto che rischiare di perderle nelle turbolenze del conflitto che si approssimava (nel 1932, il generale Martínez spense nel sangue la sollevazione contadina guidata da Agustín Farabundo Martí, ndr).
La destinazione finale cui aspiravano i due ebrei erranti non era l'Honduras, Paese inospitale e per loro sconosciuto. Essi puntavano agli Stati Uniti, dove molti ebrei avevano cominciato a mietere successi economici. Ma la crisi del 1929 li bloccò per un po' in Honduras. Quel tempo, però, cominciò ad allungarsi e alla fine i due decisero di stabilirsi nella allora prospera città di San Pedro Sula, dove gli immigrati arabi stavano già facendo buoni affari con i soldi messi in circolazione dalle compagnie bananiere della zona. Quelle famiglie arabe erano arrivate alcuni decenni prima, fuggendo da guerre, e siccome alcuni di quei migranti avevano passaporto turco, ancora oggi in Honduras i loro discendenti vengono soprannominati “i turchi”.

La scommessa della banca

Si narra che la prima attività economica di don Yankel a San Pedro Sula fosse un piccolo negozio che si chiamava Siga la flecha (Seguite la freccia, ndr), dove si poteva trovare di tutto. Poi, Yankel comprò da un inglese un altro negozio, Barret, in cui investì tutti i suoi risparmi fino a renderlo il più famoso di San Pedro Sula. In continuità con Siga la flecha, anche Barret vendeva di tutto, ma non al dettaglio, bensì all'ingrosso, ed era molto più grande. Oggi, anche il prestigioso Barret è stato posto sotto sequestro dalla OABI.
L'impero dei Rosenthal, costruito lungo un secolo, è andato in pezzi nel giro di pochi giorni, tra il 7 e il 20 Ottobre 2015. Il suo regno sulla costa settentrionale dell'Honduras, con sede operativa a San Pedro Sula, si è sbriciolato come un castello di sabbia, pagando a caro prezzo l'errore strategico di accumulare nel Banco Continental capitali “legali” e quelli provenienti dal rapporto con i Cachiros ed altre mafie.
A chi lo interrogava riguardo alle oltre cinquanta aziende della famiglia, pare che Jaime Rosenthal fosse solito rispondere che nessuna era di sua proprietà, ma tutte della banca. “E la banca, don Jaime, di chi è?”. “Quella sì che è mia, è l'unica che possiedo”, aggiungeva. La giustizia statunitense sapeva, dunque, dove affondare i suoi artigli: intervenendo sulla banca, il resto è venuto giù.

La Corte Suprema sotto controllo da 25 anni

Il clan dei Rosenthal aveva fama di accaparratore. E non è solo cattiva fama. Grazie ai prestiti ipotecari erogati dal Banco Continental, Jaime e i suoi figli, il suo unico fratello Edwin e suo figlio Yankel si sono impossessati di numerose proprietà, imprese e aziende agricole: “sono padroni di metà della costa Nord”, diceva la gente di loro.
Tale capacità imprenditoriale si è combinata con la avarizia e la tendenza viscerale a manipolare la legge per far prevalere i propri interessi. Raccontano di un avvocato che, una volta eletto magistrato della Corte Suprema di Giustizia, orgoglioso di aver ottenuto tale incarico per professionalità, competenza e onestà, appena due giorni dopo il suo insediamento ricevette una telefonata: all'altro capo della linea riconobbe chiaramente la voce ferma di don Jaime, il quale gli disse: “Benvenuto nel suo nuovo incarico. Tenga ben presente che sono stato io, Jaime Rosenthal, a metterla lì. La aspetto per festeggiare la nomina ed informarla dei servizi che mi auguro ci renda”.
Tutti, in Honduras, sanno che per 25 anni Jaime è stato presente sulla scena politica, in varie occasioni come candidato alla Presidenza della Repubblica per il Partito Liberale. In una di esse, negli anni '80, arrivò anche alla vicepresidenza, accompagnando José Azcona. Tutti sanno anche che il suo obiettivo non era diventare presidente, ma disporre delle quote di potere necessarie per evitare che nella distribuzione di incarichi nelle istituzioni statali nessuno gli disputasse il controllo della Corte Suprema. Per 25 anni lo ha conservato e nessuno può dire che, in Honduras, i Rosenthal abbiano perso una sola causa, così come nessuno che abbia presentato un ricorso contro i Rosenthal, l'abbia vinto.

Facili ai licenziamenti

I Rosenthal erano esperti anche nell'assumere persone senza garantire loro i diritti del lavoro. Di conseguenza, dopo aver lavorato un certo tempo in una delle loro tante società, nessuno poteva sentirsi sicuro di andarsene dalla stessa, ricevendo le prestazioni previste. Molte le testimonianze in questo senso. Pochi anni fa, David Romero Murillo, giornalista del quotidiano Tiempo di proprietà dei Rosenthal, si presentò allo sportello Diritti Umani del Gruppo di Riflessione, Ricerca e e Comunicazione (ERIC), creato dai gesuiti nel dipartimento di El Progreso. «Ho bisogno che qualcuno mi ascolti, almeno – disse con ansia –. Lavoro in questo giornale, che ha una linea editoriale favorevole ai diritti dei lavoratori, ma nei vent'anni in cui sono stato caporedattore, non ho mai avuto garantiti i miei diritti. Carlos Rosenthal fa presto a licenziare chi cerchi di organizzare un sindacato e reprime qualsiasi rivendicazione». Due anni più tardi, Romero Murillo morì, dopo essere stato licenziato dal giornale, non si sa se perché il proprietario avesse scoperto che aveva chiesto una consulenza in materia di diritti umani o perché avesse continuato a sensibilizzare i propri colleghi perché si organizzassero in un sindacato.
Si diceva che nelle imprese dei Rosenthal vi fossero avvocati contrattati al solo scopo di proteggere i proprietari da qualsiasi ricorso dei dipendenti e per montare cause di licenziamento senza che i lavoratori da più di dieci anni alle loro dipendenze usufruissero di alcun diritto.
Insomma, molto prima che i Rosenthal fossero accusati di legami con il narcotraffico, essi avevano già accumulato una fortuna grazie a due fattori: il primo, la dedizione al lavoro di don Jaime e parenti; in secondo, la manipolazione arbitraria del diritto honduregno per garantirsi che nessuno, per quanto potere avesse, riuscisse a vincere una causa contro di essi.

La chiusura del quotidianoTiempo

Mentre il presidente Juan Orlando Hernández effettuava una visita ufficiale in Germania, per chiedere sostegno al suo progetto di lotta contro l'impunità e di difesa dei diritti umani, il 27 Ottobre 2015, il quotidiano Tiempo, fondato da Jaime Rosenthal nel Novembre 1970, annunciava in prima pagina che quello sarebbe stato il suo ultimo numero. I 300 dipendenti del giornale, con sede a San Pedro Sula e filiali a Tegucigalpa e La Ceiba, già da tre settimane non ricevevano salario.
La chiusura del giornale è solo uno dei “danni collaterali” della decisione statunitense di condurre una guerra aperta contro i principali narcotrafficanti in Honduras. Per il governo di Juan Orlando Hernández la chiusura del giornale è una buona notizia, giacché gli consente di sbarazzarsi del più ardente avversario delle sue politiche personalistiche, militariste e complici della corruzione.
Nei fatti, il Tiempo è stato l'unico quotidiano nazionale ad opporsi fermamente al colpo di Stato contro Zelaya, esigendo in tutti questi anni che venisse ripristinata la costituzionalità violata, nonché alla rimilitarizzazione del Paese e alla rielezione di Juan Orlando Hernández; l'unico ad aver accompagnato le manifestazioni contro la corruzione, chiedendo l'insediamento nel Paese di una Commissione Internazionale contro l'Impunità; inoltre, l'unico a mettere apertamente in discussione il mediocre ruolo giocato dall'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) in Honduras nell'avallare il falso dialogo nazionale promosso Juan Orlando Hernández; e l'unico a criticare l'istanza che sostituirà la Commissione Internazionale chiesta a gran voce dal popolo degli indignati e che invece resterà sotto controllo del Presidente, il personaggio più discusso e inviso dai manifestanti contro la corruzione e l'impunità dilaganti nel Paese.

L'arresto di don Jaime

Tuttavia, secondo chi lo conosce, Jaime Rosenthal ha anche fama, giustamente maturata, di essere un imprenditore con una visione progressista, nazionalista e sociale. Alla fine degli anni '60, tali caratteristiche lo fecero entrare in conflitto con il settore imprenditoriale degli “arabi”, che allora dominavano il commercio e la politica a San Pedro Sula. Il conflitto fu particolarmente forte con Jorge Larach, proprietario de La Prensa, il quotidiano più influente a livello nazionale. Jaime Rosenthal era già un imprenditore, ma lavorava a La Prensa e la sua posizione a favore dei lavoratori lo portò a forti scontri con la linea editoriale del giornale, che allora sosteneva il regime militare del generale López Arellano. Così, don Jaime finì in gattabuia a San Pedro Sula, insieme a centinaia di lavoratori.

Quel giuramento in carcere

Secondo la testimonianza del veterano dirigente sindacale e popolare Carlos Humberto Reyes, che condivise con Jaime Rosenthal una piccola cella dal fortissimo odore di urina ed escrementi, quest'ultimo avrebbe giurato che una volta uscito di prigione avrebbe investito parte del suo patrimonio nella creazione di un giornale che contrastasse La Prensa. Mantenne quella promessa nel 1968.
L'origine del giornale Tiempo sta in quello scontro tra la visione di un imprenditore borghese sensibile alle questioni sociali e sindacali, e la voracità di altri imprenditori, che già da allora approfittavano dello Stato sfruttando a proprio vantaggio le risorse pubbliche, contrari a qualsiasi rivendicazione sociale.
Tuttavia, nonostante tale origine nobile sul piano etico e sociale, i rapporti che suo figlio Carlo, proprietario del giornale, ha avuto con i suoi dipendenti, sono stati improntati a quelle meschinità e severità contro cui si era battuto Jaime Rosenthal.

Presidente sotto controllo

La fine del regno dei Rosenthal ha scosso il potere in Honduras. Ora, le élites cercano affannosamente di collaborare con Juan Orlando Hernández e la “ambasciata” (che in Honduras per antonomasia è quella statunitense, ndr), tradendosi gli uni con gli altri, pur di farla franca. I venti soffiano ancora a favore di Juan Orlando Hernández, che oggi controlla il vertice politico e imprenditoriale, mentre l'ambasciata e il governo degli Stati Uniti tengono sotto controllo sia lui che la sua squadra di collaboratori.
Se era un segreto di Pulcinella che i Rosenthal fossero compromessi con i narcotrafficanti, altrettanto noti sono i legami di Juan Orlando Hernández e dei suoi con vari settori della criminalità organizzata. Molti degli arrestati per narcotraffico o altre attività criminali hanno lasciato tracce fotografiche della loro relazione personale con il presidente. Come nel caso della banda dei Valle e con i sindaci di Yoro e Sulaco, sono molte le foto che coinvolgono l'attuale Presidente nella storia della criminalità organizzata in Honduras.

Il futuro incerto del presidente

Quanti seguono da vicino le vicende che hanno visto la caduta dei Rosenthal sostengono che il futuro di Juan Orlando Hernández sia ormai delineato: o cadrà vittima di qualche istanza del governo degli Stati Uniti e della loro politica antidroga, una volta che non sia più utile; oppure cadrà vittima di uno dei suoi amici narcotrafficanti che egli ha consegnato alla giustizia, giacché quanti dirigono queste bande criminali possono perdonare un passo falso, ma non il tradimento di un loro alleato.
Per ora, Juan Orlando Hernández è ancora un elemento utile nella strategia degli Stati Uniti e ciò gli permette di vivere in una bolla di sicurezza personale. E più continuerà a collaborare, come tutto sembra indicare stia facendo, più la bolla protettiva si espanderà.
Tuttavia, questa condizione di cui gode ha dei limiti. Quando le autorità statunitensi agiranno sulla base di informazioni che prescindono da quelle fornite dal governo honduregno, ed in circostanze in cui la repulsione sociale nei confronti di Juan Orlando Hernández diventi una minaccia di maggiore instabilità nel Paese, è probabile che gli Stati Uniti non esiteranno a ritirare l'appoggio al governo e stabilire nuove alleanze con altri settori honduregni. A quel tempo, Juan Orlando Hernández dovrà affrontare due minacce: la giustizia degli Stati Uniti o quella dei narcotrafficanti da lui traditi.

“Un caso isolato”

Per ora, il Presidente continua a recitare la parte del vincitore. Ha fatto sue e, persino, rivendicate come proprie le misure prese dagli Stati Uniti nei confronti dei Rosenthal, che in realtà non sono state comunicate né pianificate con il suo governo.
L'ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras, James D. Nealon, conosce molto bene i punti deboli del Presidente honduregno e nelle sue dichiarazioni sul caso dei Rosenthal, sul congelamento dei loro conti e sulla liquidazione coatta del Banco Continental, si è congratulato con il governo honduregno per la sua prontezza nell'agire «a favore della giustizia».
Contraddizioni e incongruenze mettono a nudo la servile identità del governo di Juan Orlando Hernández e la sua sudditanza agli Stati Uniti: «Quanto accaduto in questi giorni - ha dichiarato il Presidente nella sua prima apparizione televisiva in catena nazionale, dopo che gli Stati Uniti avevano rese note le accuse - nulla a che fare con l'Honduras, si tratta di una questione tra la famiglia Rosenthal e la giustizia degli Stati Uniti».
Altrettanto incoerenti sono apparse le dichiarazioni della Commissione Nazionale delle Banche e Assicurazioni (CNBS) all'indomani delle accuse di riciclaggio a carico del Banco Continental: si tratta di un caso «isolato e non sistemico». Con la stessa frivolezza si è espresso il Consiglio Honduregno dell'Impresa Privata (COHEP). Poco dopo aver rilasciato queste dichiarazioni, la CNBS si è vista costretta a ordinare la liquidazione coatta del Banco Continental, dopo una riunione notturna Domenica 11 Ottobre 2015, nella quale la voce decisiva è stata quella dell'ambasciatore Nealon.

Gli Stati Uniti non si fidano del governo

Le contraddizioni nelle varie dichiarazioni pubbliche, sia dei funzionari del governo che dei rappresentanti delle associazioni imprenditoriali, nonché gli ironici commenti dell'ambasciatore, hanno come sfondo una realtà inconfutabile: la crescente sfiducia degli Stati Uniti per il governo honduregno in materia di sicurezza. 
Nonostante l'Honduras sia formalmente uno stretto alleato degli Stati Uniti, le decisioni strategiche nella lotta al narcotraffico sono state prese senza informare il governo honduregno, come se questo non esistesse.
I primi ad essere sorpresi per la caduta dei Rosenthal sono stati i banchieri, i dirigenti delle associazioni imprenditoriali e dei funzionari più vicini alla presidenza, oltre allo stesso Presidente.
Non è stato l'unico caso. Nella maggior parte delle operazioni che la DEA ha organizzato nell'ultimo anno e mezzo, che hanno portato all'estradizione di vari narcos, tra cui la resa volontaria dei Cachiros, le autorità honduregne non hanno avuto un gran ruolo.

Il caso dei Valle e quello di Sabillón

Quando i due fratelli Cachiros si sono consegnati negli Stati Uniti, la notizia è giunta in Honduras da fonti estere e sulla stessa il silenzio di tutte le sfere di governo è stato assordante.
Il caso della cattura dei fratelli Valle, avvenuto nella parte occidentale del Paese nell'Ottobre 2014, è parso emblematico. La DEA avrebbe ignorato l'allora Ministro della Sicurezza e per agire si sarebbe appoggiata al Direttore Generale della Polizia, il generale Ramón Sabillón, l'unico alto ufficiale ad aver raggiunto quell'incarico senza collusioni con la criminalità organizzata. Sapendo questo, la DEA avrebbe stabilito un'alleanza personale con Sabillón per catturare i Valle. Venuto a conoscenza del fatto, il Ministro per la Sicurezza e altri alti funzionari della Polizia e dell'Esercito hanno sospeso dal suo incarico Sabillón, mandandolo subito in pensione e togliendogli la sua scorta personale, lasciandolo così esposto ai regolamenti di conti dei narcotrafficanti che questi aveva affrontato con decisione.

"Come appestati"

Le famiglie Rosenthal Oliva e Rosenthal Hidalgo si trovano in condizioni tali da non poter rispettare gli accordi lavorativi presi con i loro dipendenti. Ma questa non sembra la loro maggiore preoccupazione al momento. A fine Ottobre, la preoccupazione maggiore di don Jaime e dei suoi figli Yani, Carlos e Patricia, era di evitare il carcere. L'estradizione di almeno uno di essi era ormai oggetto di pettegolezzo a livello nazionale. Quasi sicuramente per questo, Yani ha fatto un passo avanti e si è consegnato.
La cerchia di amici dei Rosenthal si è ridotta al minimo e molti di coloro che partecipavano ai loro affari e attività politiche e sociali si sono dileguati. «Ci trattano come se avessimo Ebola», ha confessato Jaime ad uno dei pochi amici andati a trovarlo in una delle sue poche proprietà non ancora sequestrate dalla OABI.
Che ne sarà della famiglia Rosenthal? Che ripercussioni avrà il colpo da essa subito sulla società honduregna? È troppo presto per trarre conclusioni e tutti gli scenari sono possibili.
Un primo scenario vede la fine, o quasi, dei Rosenthal come imprenditori e politici, marchiati con inchiostro indelebile come narcotrafficanti. Invero, tale stigma, che li perseguiterà, deriva sia dai loro legami con il narcotraffico, sia come appartenenti ad una borghesia nazionalista e progressista, più determinata ad investire e produrre nel Paese e, per questo, poco in sintonia con il resto dell'élite oligarchica honduregna, asservita alle multinazionali, più timida nell'investire e nel rischiare il proprio capitale in attività produttive all'interno del Paese, e da sempre dipendente in forma parassitaria dallo Stato. La caduta dei Rosenthal avrebbe così posto fine ai continui scontri fra i primi e gli “arabi”, che attualmente guidano questo settore oligarchico.

Né più, né meno di altri

I Rosenthal non sono più o meno delinquenti, né più o meno narcotrafficanti degli “arabi” e di altri membri dell'élite imprenditoriale honduregna. Le altre banche honduregne “lavano denaro sporco” tanto quanto o persino di più del Banco Continental, ma apparentemente sanno negoziare meglio con i criminali, con la banca e il capitale degli Stati Uniti, di quanto abbiano saputo fare i Rosenthal.
In incontri informali, Jaime avrebbe detto alcuni di mesi prima del nefasto, per lui, mese di Ottobre che attaccare solo il Banco Continental come riciclatore di soldi “sporchi” sarebbe stato discriminatorio, perché non esiste banca in Honduras che non “lavi” denaro. Quel che è successo dimostra che i rapporti di forza si sono risolti in maniera sfavorevole ai Rosenthal. Se la giustizia statunitense doveva sacrificare qualcuno, lo sorte è toccata al clan Rosenthal.

Ritorno sulla scena?

L'altro scenario vedrebbe, a medio termine, la risalita dei Rosenthal, il che significherebbe la loro vittoria legale nella causa intentata contro lo Stato honduregno per la presunta illegalità delle misure prese contro di essi, con conseguente ricco indennizzo economico. In tal caso, i Rosenthal non solo recuperebbero capitale e affari. Ma Yani Rosenthal riavrebbe indietro il suo capitale politico, che potrebbe utilizzare con successo per una futura candidatura presidenziale.
Questo scenario supporrebbe uno scontro legale, politico ed economico con il settore oligarchico attualmente guidato dagli “arabi” e, pure, con il gruppo politico guidato da Juan Orlando Hernández.
Ma è troppo presto per dire quale scenario abbia più possibilità di verificarsi. Ci saranno altre accuse ed estradizioni? Saranno adottati provvedimenti contro altre banche? Quale ruolo giocherà il presidente-imprenditore Juan Orlando Hernández?
Per ora, si sa che una parte del portafoglio prestiti e investimenti destinati al settore agricolo sarà gestita dal Banco Rural (BANRURAL) del Guatemala e che in Honduras, secondo fonti ben informate, il suo principale azionista sarebbe proprio Juan Orlando Hernández; il che fa sorgere il dubbio che il colpo inferto ai Rosenthal avesse lo scopo anche di spianargli la strada per diventare un imprenditore e banchiere in grado di competere con l'oligarchia honduregna e centroamericana.

Subordinati agli Stati Uniti

Ciò che emerge chiaramente è che tutte le strade, politiche, imprenditoriali e finanziarie, e persino quelle della criminalità organizzata, sono subordinate alla politica di sicurezza degli Stati Uniti. Con quali prospettive? L'incertezza domina in Honduras e, come sempre, soprattutto attanaglia la vita quotidiana dei più poveri, quelli che non contano nelle decisioni, che mai sono consultati, ma sempre ignorati, esclusi e scartati, nonostante portino sulle loro spalle il peso di ciò che fanno e disfano le élites nazionali e il governo degli Stati Uniti.

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