«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / “Daniel Ortega è un transfuga politico; oggi bisogna evitare che consolidi la sua dittatura familiare”

Henry Ruiz, il leggendario comandante Modesto negli anni della lotta guerrigliera contro Somoza, uno dei nove membri della altrettanto storica Direzione Nazionale del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), ha discusso con envío della congiuntura nazionale e chiamato i nicaraguensi ad astenersi dal voto del prossimo 6 Novembre.

Traduzione e redazione a cura di Marco Cantarelli.

Come siamo arrivati al punto in cui siamo oggi? Non dico come abbia fatto il Fronte Sandinista ad arrivare a questo punto... perché il Fronte Sandinista ormai non esiste più. Quel che ne resta è solo gruppo politico riunito intorno al caudillo Daniel Ortega, che conserva l'acronimo FSLN, ma nel quale non c'è più traccia della mistica degli anni addietro, né regole, programma, dibattito; in cui non c'è più nulla.
Di chi è la responsabilità? I responsabili del fatto che Daniel Ortega sia dove è oggi siamo, in primo luogo, noi che abbiamo lottato contro la dittatura di Somoza, tutte le generazioni che quaranta e passa anni fa abbiamo combattuto la dittatura e, poi, siamo andati consentendo a questa figura di insediarsi al potere. Negli anni sono emerse significative contraddizioni, ma abbiamo lasciato passare il tempo... Sì, siamo colpevoli, alcuni più di altri. Ora, un'incipiente dittatura dinastica sorge davanti ai nostri occhi ed alla nostra coscienza, sfidandoci.

Le dittature sono esperimenti politici molto dolorosi. E se i primi responsabili di questa dittatura siamo gli uomini e le donne che abbiamo permesso a Daniel Ortega di arrivare dove è arrivato oggi, tocca a noi, in primo luogo, farlo scendere dal punto in cui si trova. Siamo noi a dover fare il primo passo. La missione di affrontare Ortega è nostra, degli uomini e delle donne che hanno conosciuto il somozismo e lo hanno combattuto, che abbiamo vissuto la guerra di intervento imperialista negli anni '80; siamo noi, quelli che abbiamo visto l'inizio della democrazia come un ordine di diritti in cui il pluralismo non era un pericolo e la legge scritta cominciava ad essere rispettata. Riprendere la bandiera della giustizia sociale che in questi anni si è deteriorata sarà parte della nostra lotta di oggi.
Una grande maggioranza di giovani ancora non si rende conto delle conseguenze del “genocidio istituzionale” che Ortega ha praticato in questi dieci anni, riformando la Costituzione e demolendo le istituzioni. Ma sono convinto che, prima o poi, i giovani capiranno che questa lotta non è solo per noi e si uniranno ad essa se vedranno nella nostra lotta un'etica e pratiche politiche corrette, lontane dall'opportunismo e dal zancudismo (nel lessico politico nicaraguense sta a indicare la pratica di chi salta, come una zanzara [zancudo], da un partito all'altro; fenomeno noto in Italia come trasformismo; ndr), dalla corruzione che corre parallela a queste pratiche nefaste. Il compito che tutta la società nicaraguense ha oggi davanti è rimuovere questo dittatore dal governo.
Un breve sguardo all'indietroDopo che Daniel Ortega perse le elezioni contro Alemán e Bolaños, esisteva già nel Fronte uno scontro nascosto, un'inconformità, perché erano già molti i militanti e simpatizzanti sandinisti che non volevano che lui continuasse a candidarsi alla Presidenza. Perché sempre e solo Daniel?... Vedevamo in quest'uomo una mancanza di carisma, tale da impedirgli di riunire il sandinismo. Con tale convinzione, nel Maggio 2004, demmo vita ad un movimento, avanzando la precandidatura presidenziale per il Fronte Sandinista di Herty Lewites (già sindaco della capitale Managua, ndr). A Jinotepe (cittadina ad una quarantina di km a Sud della capitale, ndr), nel Gennaio 2005, radunammo 10 mila sandinisti. Le manifestazioni con Herty Lewites si fecero sempre più multitudinarie. In esse, tornavamo ad incontrare i sandinisti. E cominciammo a sentirci di nuovo uniti. L'idea era che dall'interno del Fronte sorgesse una forza capace di recuperare i principi che già allora venivano calpestati, sostenere la sovranità nazionale, ritrovare la mistica e lottare davvero per i poveri. Ma Herty Lewites fu espulso dal Fronte agli inizi del 2006 e Daniel Ortega si autonominò nuovamente candidato. E quando iniziò la campagna elettorale di quell'anno, Herty Lewites morì improvvisamente...
Nel 2006, Daniel Ortega vinse le elezioni e tornò al governo. Ma, le aveva vinte davvero?... Eduardo Montealegre (il candidato alternativo, ndr) si affrettò alle 10 di sera di quel giorno a riconoscere la vittoria di Ortega senza aspettare che terminasse il conteggio. E mancava ancora da scrutinare circa l'8% dei voti. Se fossero stati conteggiati, nonostante il Consiglio Elettorale fosse già allora sotto controllo (di Ortega, ndr), il risultato sarebbe stato un ballottaggio tra Ortega e Montealegre. Nel quale, penso, avrebbe vinto Montealegre, perché faceva affidamento su un'alleanza politico-elettorale. Non sto dicendo che avrei desiderato che vincesse, ma ritengo positivo che una forza di sinistra si scontri con la destra per vincere o perdere in elezioni aperte, trasparenti e democratiche; una sinistra che sia disposta a rischiare a perdere il potere; giacché l'alternanza al potere è una realtà che dobbiamo accettare, sia nel contesto della democrazia rappresentativa come in quella diretta. Ma per Daniel Ortega niente di tutto ciò conta. Quell'elezione ottenuta nel 2006 non fu frutto di una vittoria pulita. E questo dubbio persistente pesa sulla storia politica di Ortega e del suo partito.
Quando Ortega cominciò a governare nel 2007, quanti avevamo appoggiato il progetto di Herty Lewites dicemmo: “Bene, diamogli una possibilità, forse questa persona è cambiata”. Questo, perché aveva presentato un programma di governo che discutemmo con alcuni economisti che avevano appoggiato Herty: “Non è male – dicemmo -, dà segnali di voler uscire dal neoliberismo per iniziare a costruire una economia di sviluppo nazionale. Diamogli un anno per vedere come si comporta”. Ma una cosa era quel programma e altra la svolta politica che Ortega poi diede. Andò subito all'INCAE (la scuola di formazione dell'impresa privata nicaraguense, ndr), si riunì con i più importanti imprenditori del Paese e decise con loro quale sarebbe stata l'economia politica del suo governo, che è la stessa vigente oggi, basata su quanto affermato quel giorno: “Voi fate l'economia che alla politica ci penso io”.
A che punto siamo oggi?Che Paese abbiamo oggi come risultato di tutto ciò? Qui è finita la riforma agraria e si è tornati alla concentrazione della terra nelle mani di pochi. Il latifondo avanza dappertutto, senza sosta; sta saccheggiando la costa caraibica! Stanno disboscando le foreste, portandosi via il legname. E dove si sospetta ci sia oro, hanno già tracciato le linee sulle mappe delle concessioni da dare alla B2Gold (impresa mineraria canadese, ndr). A Daniel Ortega non importa l'ecologia; per lui, la Laudato Si' è pura sciocchezza di Papa Francesco! Ciò che conta per lui è accumulare ricchezze tra i “suoi”, cioè lui e la sua famiglia, i suoi seguaci ed i più ricchi imprenditori privati. La povertà è un problema politico che non sarà superato in Nicaragua con l'economia politica che porta avanti Ortega. Prestare attenzione alle cifre, discutendo se siamo cresciuti di un punto o due negli indicatori statistici di povertà, è un modo di autoingannarci, di allontanarci dalla visione comune che dobbiamo avere di come si costruisce una nazione prospera e sovrana.
Rimesse, sgravi fiscali e petrolioDove vanno a finire le ricchezze generate, oggi, in Nicaragua? Nel 2015, sono arrivati in Nicaragua 1,2 miliardi di dollari sotto forma di rimesse (degli emigrati, ndr). Ed oltre un miliardo di dollari è stato concesso da Ortega quest'anno in sgravi fiscali alle grandi imprese. Pertanto, chi sta contribuendo all'economia del Paese? I nostri lavoratori in esilio o il grande capitale? I poveri che rimangono nel Paese continuano a rappresentare la più grande forza lavoro nel settore informale, perché quasi l'80% della nostra economia si muove nell'informalità. E che dire di maestre e maestri, i dipendenti pubblici meno pagati che devono fare tre o quattro lavori per ottenere un reddito sufficiente a sostenere le loro famiglie e sopravvivere? Queste sono le opportunità offerte dal sacrosanto mercato oggi!
Inoltre, Ortega ci lascerà un Paese seriamente indebitato. L'accordo petrolifero firmato nel 2007 fra Hugo Chávez Frías (il defunto presidente del Venezuela, ndr) e Daniel Ortega, che ha procurato ad Ortega in questi anni oltre 4 miliardi di dollari, avrebbe cambiato il profilo sociale del Nicaragua. Ortega governa da dieci anni e con quei soldi saremmo usciti dal circolo vizioso di crescita macroeconomica mentre si allarga il divario sociale. Avremmo potuto dedicare buona parte di quelle risorse per migliorare l'istruzione, che è sempre la leva più formidabile per lo sviluppo di ogni società e di ogni nazione. Ma quel denaro è sfumato nelle mani di Ortega, della sua cerchia di potere, della sua famiglia e dei suoi amici. Ed oggi ciò che abbiamo è un debito di pari entità con la Banca Centrale del Venezuela, che ora è nostra creditrice e che, sono sicuro, ce lo farà pagare, perché quel denaro appartiene alla nazione venezuelana. Per molto tempo ci hanno detto che, siccome quel denaro non figurava nel bilancio approvato dall'Assemblea Nazionale, si trattava di debito privato. I partiti presenti in Parlamento ci ripetevano la formula “debito privato”, sottolineando con enfasi il fatto per raggiungere quella magia che dà origine alla credulità. Non ci ho mai creduto. Come può un contratto tra due presidenti essere un accordo privato? Non credo che Chávez conoscesse la spudoratezza di Ortega e che si sia prestato a tale gioco. Sinceramente non lo credo. Il ladro era quello di qui e Chávez non era suo complice. È stato Ortega ad abusare della buona fede di Chávez.
Chi è Daniel Ortega? Ortega è un combattente sandinista che ha il merito di aver trascorso sette anni in prigione. In seguito, ha affermato di essere stato torturato tutti i giorni di quei sette anni, ma questo se l'è inventato. Hugo Chávez lo chiamava “guerrigliero”, ma Ortega non ha partecipato a nessuna guerriglia. Daniel Ortega è stato coordinatore della Giunta di Governo di Ricostruzione Nazionale, Presidente della Repubblica nel 1984, nel 2006, nel 2011 e nel 2016 lo sarà ancora. Un uomo che un tempo non possedeva niente, oggi è un potente che ha fatto della politica un buon affare, dimenticandosi dell'etica e dei principi che dovrebbero governare l'etica di un combattente rivoluzionario, quale un tempo si è creduto che fosse. Il linguaggio che usa per definirsi solidale, socialista e cristiano non è altro che retorica dolciastra per ingannare i militanti del suo partito e le persone umili del popolo. Daniel Ortega è un voltagabbana politico. È un uomo passato con armi e bagagli nelle fila della destra, adottando la politica economica capitalista più reazionaria della storia moderna e praticando l'arte della corruzione.
Un dittatore?È una dittatura quella che ha costruito in Nicaragua? Abbiamo discusso a lungo di ciò. Dicevano: non è una dittatura perché non ci sono prigionieri politici e omicidi politici, né tortura e repressione... Oggi, è ormai confermato che abbiamo tutto ciò, come nel menù repressivo di tutte le dittature. E anche se i casi sono ancora pochi, basta aspettare, perché se rimarrà al governo, ce ne sarà abbastanza per tutti.
Se questo governo fosse democratico, che bisogno c'era della Legge di Sicurezza Sovrana? Tale legge conferisce ad Ortega un'arma minacciosa. Per quale motivo egli vuole mantenere il comando diretto della Polizia e dell'Esercito, ovviando alla normativa che prevede un'istanza civile? Perché non vi sia alcuna intermediazione in qualsiasi crisi in cui egli rischi di perdere il controllo. In una situazione di quel tipo, Ortega ordinerà una repressione “adeguata”. Tale legge di sicurezza sovrana consente alla nuova Sicurezza di Stato, che sembra non ci sia ma c'è, di reprimere tutto ciò che agli occhi del dittatore appaia dannoso per il suo ordine politico.
Neanche i Somoza...Come non vedere che questa è una dittatura e, perdipiù, familiare? In ciò, assomiglia al somozismo. Con una differenza: Daniel Ortega è andato oltre Somoza, aggiungendo la “ciliegina” di nominare Rosario Murillo (sua moglie, ndr) come Vicepresidente. Salvadora Debayle (moglie di Anastasio Somoza García, l'iniziatore della dinastia al potere, e madre di Anastasio Somoza Debayle, il dittatore rovesciato dai sandinisti, ndr) non è mai stata Vicepresidente. Né lo furono Isabel Urcuyo (moglie di Luis Somoza Debayle, ndr) e Hope Portocarrero (moglie di Anastasio Somoza Debayle, ndr). L'amante di Tacho (Anastasio Somoza Debayle, ndr), Dinorah Sampson, comandava, ma istituzionalmente non ricoprì mai alcun incarico. Ortega ha fatto, ora, ciò che quelli là mai avevano fatto, senza misurare il rifiuto che tale decisione avrebbe provocato nelle sue stesse fila.
Prima che venisse nominata Rosario Murillo, mi chiesero se pensassi che lei sarebbe stata scelta per la Vicepresidenza. Dissi di no, perché ciò non avrebbe aggiunto nulla, politicamente parlando, a Daniel Ortega. La Vicepresidenza obbedisce ad un criterio di alleanza politica, come egli stesso l'aveva gestita diverse volte. Perché, dunque, nominare lei? Solo nell'eventualità di trovarsi ad affrontare due problemi. Il primo: qualora non si sentisse più in grado di organizzare il Fronte Danielista, ancora noto come FSLN, dandogli struttura e comando per farlo funzionare come una macchina. Il secondo: non si sentisse sicuro di portare a termine un altro mandato di cinque anni. Inoltre, a Daniel Ortega non piace lavorare, mentre lei è iperattiva ed omnipresente... Tutto ciò deve averlo indotto a scegliere lei come candidata alla vicepresidenza e alla successione.
Chi è Rosario Murillo? La storia è maestra, perché nella storia c'è sempre stata una “Agrippina”... Ora, lei si sta fabbricando un profilo: pronipote di Sandino, parente di Darío (il grande poeta nicaraguense [1867- 1916], ndr)... Chissà, presto scopriremo che è cugina di Gesù Cristo!... È una di quelle persone che si autoesaltano, ma che sono figure della realtà virtuale e così come si sono esaltate, scompariranno quando la realtà popolare passerà sopra di esse. Più a lungo Daniel e Rosario resteranno al potere più si alieneranno. Credo sia il termine giusto: i due sono alienati dal potere. Il potere rende pazzi e più tempo si resta al potere, più grande è la follia. Penso che questa coppia sia già molto alienata e che per questo ultimamente stia commettendo così tanti errori politici.
Sono molte le contraddizioni al vertice di questo potere dittatoriale. Rosario Murillo ne ha con tutti. Alcuni hanno perso nello scontro con lei. Altri hanno fatto carriera grazie a lei. Altri sono stati defenestrati. Ci sono movimenti in uscita e in entrata di varie persone che stanno prendendo posto al vertice. Nel pieno delle contraddizioni, lei e i suoi figli hanno assunto crescenti responsabilità nell'apparato statale. Finora, mi pare che lei stia prevalendo nella disputa interna. Altre contraddizioni che stanno scoppiando tra di loro hanno a che vedere con la ripartizione degli utili... Il fatto nuovo è che la decisione di imporla come Vicepresidente sta causando a Daniel Ortega gravi problemi interni e sta minando il supporto organico finora mantenuto. Le decisioni sbagliate si pagano care e lui le sta già pagando, perché non mi aspettavo che così tante persone pur seguaci del danielismo, ritenessero che lei non dovesse diventare Vicepresidente, che tanti nelle loro stesse fila rifiutassero tale decisione e dicessero chiaramente che non andranno a votare il 6 Novembre, astenendosi.
Il danielismo è ancora forte, dal momento che le principali contraddizioni non sono ancora scoppiate. Vi sono già scontri di natura economica, perché questo governo, abusivo, è in conflitto con alcune camere (commercial-imprenditoriali, ndr) riunite nel COSEP (Consiglio Superiore dell'Impresa Privata, ndr). Su quel versante le contraddizioni sono destinate ad aumentare. È che una volta che il denaro “dà alla la testa” di qualcuno, questi vuole sempre più soldi. “Sterco del diavolo” è stato definito il denaro, no?... Questo è un modello basato sull'avidità e quanti ne fanno parte ne vogliono sempre più di denaro. Finora, il grande capitale nazionale e quello transnazionale sono andati d'accordo con Daniel Ortega. Quest'ultimo offre loro di tutto e mantiene le promesse. Si veda la repressione ordinata di recente nei confronti di operai e operaie di una zona franca che chiedevano migliori salari e condizioni di lavoro più umane, per ottenere i quali chiedevano il sostegno del “comandante Daniel e della compañera Rosario”. Che razza di comandante e compañera! Reprimeteli! Questo è stato l'ordine, perché non si diffondesse il cattivo esempio tra i 110 mila lavoratori, donne e uomini, delle zone franche, l'unica fonte di lavoro formale che questo regime e i suoi simili neoliberisti hanno promosso. Lo stesso vale nel settore pubblico: “chi non salta”, è fatto fuori; chi non menziona “il comandante e la compañera” quando rilascia dichiarazioni pubbliche circa il proprio lavoro amministrativo, è esso al margine. Il dipendente che esige i propri diritti del lavoro viene schiacciato dal loro apparato presente nel sistema giudiziario. Essi sono ancora forti, pur con crescenti contraddizioni. Ma le contraddizioni non sono mai statiche, si muovono. E così cresce il malcontento tra le pieghe delle stesse...
Che fare?Più che parlare di loro, penso che dovremmo interrogarci su cosa possiamo fare per sbarazzarci di loro. Ora faccio parte di un piccolo movimento politico, il Movimento Patriottico per la Repubblica (MPR). Si tratta di un movimento, non di un partito, perché non ha alcun programma né statuto. Èun progetto politico, per scopi politici, che cerca soluzioni politiche ai problemi di questo Paese e cerca di cambiare l'economia politica che questa dittatura ci ha imposto. Siamo il prodotto, nel tempo, di quello che fu un altro movimento, cui demmo vita, da soli, noi sandinisti, il Movimento contro la Rielezione, la Frode e la Corruzione. Con quei tre obiettivi, riunimmo vari compañeros e cittadini con i quali via via elaborammo un pensiero politico di tipo dottrinario.
Nel nostro movimento, riteniamo la non-rielezione a perpetuità un principio e una necessità storica in Nicaragua per rompere il caudillismo. Per questo, è fondamentale stabilirla in una nuova Costituzione cui dobbiamo tendere. È, inoltre, un principio per noi la difesa della laicità dello Stato. Chiediamo, inoltre, il ripristino della sottoscrizione popolare (s'intende una procedura di registrazione dei partiti alle elezioni, ndr), eliminata dal patto Alemán-Ortega, convinti come siamo della necessità di trasformare il sistema dei partiti politici, dal momento che, per come funzionano oggi, essi conducono necessariamente al clientelismo, che a sua volta produce sempre corruzione. Per questo, proponiamo candidature di sottoscrizione popolare, per consentire ai movimenti politici e alla società civile di fare politica e partecipare alle elezioni, uniti da obiettivi e programmi comuni, ma senza i vincoli convenzionali. Oggi, in Nicaragua, ci sono molti movimenti sociali, ma non hanno partecipazione politica perché la legge sui partiti glielo impedisce...
Il Movimento per la Repubblica ritiene un'urgenza politica la deroga della legge di concessione canalera (relativa, cioè, al canale interoceanico, ndr), la legge 840, perché mina la sovranità nazionale e l'integrità territoriale; e accusa Daniel Ortega di essere un traditore che merita un giudizio politico che serva di lezione ad ogni politico e partito, ad ogni assemblea, e riaffermi che la sovranità nazionale è sacra e inviolabile, e non si può giocare con essa in nome di qualsiasi ragione addotta come importante. Un abuso politico come quello commesso da Ortega nella concessione canalera è mortale e merita la più alta delle sanzioni nella scala dei reati.
Oggi, mentre l'architettura dei poteri che costituiscono lo Stato di diritto è stata ormai demolita e con essa sono venute meno le facoltà di partiti e cittadini di esercitare con il voto diretto la democrazia rappresentativa, Daniel Ortega ha annichilito il processo elettorale e ha reso quel che ne resta un rottame da far riciclare ai partiti zancudos, in testa il PLI, il partito che il potere ha consegnato a Pedro Reyes, un ex agente della Sicurezza di Stato (v. articolo sul numero scorso).
Non c'è altro da fare: astenersi dal voto!La coscienza civica non deve essere raggirata e per questo proponiamo l'astensione. Non bisogna andare a votare. Se il 6 Novembre le strade saranno deserte sapremo che l'astensione ha vinto e Ortega perso. Il passo successivo sarà quello di costruire un movimento di massa per abrogare la legge 840.
Astenersi è un'azione dinamica se risponde ad un fine politico. Noi cittadini pro-astensione ci identifichiamo come coloro che rifiutano la farsa elettorale di Ortega e dei suoi seguaci. L'azione politica dell'astensione contribuirà consapevolmente a delegittimare la farsa elettorale che queste persone hanno montato. Noi cittadini pro-astensione ci identifichiamo come cittadini che lottano e continueranno a lottare per costruire uno Stato di Diritto più forte e legittimo di quello demolito da Ortega. Tale costruzione inizierà con l'abrogazione della legge 840 mediante un movimento di massa plebiscitario che eviti le conseguenze negative per la sovranità economica del nostro Paese che si verificherebbero qualora la legge venisse abrogata solo da un voto dell'Assamblea Legislativa. È il popolo organizzato che deve abrogare la legge mediante un'azione plebiscitaria, che, attraverso nuove lotte, consenta di redigere una nuova Costituzione per ricostruire dalle fondamenta un nuovo Stato di Diritto, in cui non sia prevista la rielezione, venga derogata la legge sulla sicurezza, venga dedicato all'istruzione il 7% del PIL, venga onorata la promessa di dare terra e credito ai contadini poveri, venga reintrodotto l'aborto terapeutico, e venga realmente protetto l'ambiente con politiche a medio e lungo termine, perché il Nicaragua contribuisca alla lotta mondiale contro il cambiamento climatico. Tutto ciò inizia con la decisione di non andare a votare il 6 Novembre.
Astenersi significa non andare a votare. Da subito dobbiamo fare campagna per l'astensione nei confronti di tutte le persone che conosciamo, per convincerle che si tratta di una decisione politica attiva. Il voto utile a Ortega è fare la fila per votare, anche se poi si dovesse annullare la scheda. Perché, in tal caso, l'elettore farà la fila e sarà registrato come tale. E tutti i voti nulli, macchiati, graffiati o recanti qualsiasi messaggio, appariranno dopo come voti per la dittatura. I risultati di questa farsa sono già decisi. Ma se quel giorno le strade saranno deserte sapremo che Ortega ha perso ed ha vinto l'astensione. Il piano è che dal giorno dopo continuiamo a organizzarci e alzare la bandiera dell'abrogazione della legge 840 attraverso un plebiscito, cui gradualmente aggiungeremo altre bandiere.
La legge 840 ha rango costituzionale. Si necessitano due terzi dei deputati per abrogarla. Ma se la abrogano i deputati, il cinese Wang Jing (detentore della concessione, ndr) si rifarà su di noi, perché tale legge prevede che possa farci causa nei tribunali internazionali per i presunti danni causati. Questo dice la legge. Ma, al punto in cui siamo, non sappiamo se la concessione del canale, da 50 o 70 miliardi di dollari, sia già stata investita in derivati finanziari nel mercato speculativo. Chi risponderà di questo quando sapranno che la legge è stata abrogata? Se lo facciamo con i voti dei deputati, Wang Jing ci farà causa. Ma se lo chiede un popolo in piazza avremo il sostegno morale e il peso politico nazionale e internazionale. Deve essere un plebiscito. E un movimento di massa non permetterà che il plebiscito sia organizzato dal Consiglio Elettorale. Ci sono abbastanza personalità oneste in questo Paese per organizzarlo. Le masse nelle strade ci daranno l'autorità morale e politica per derogare la legge e, quindi, fare una nuova Costituzione.
C'è molto da fare, ma non aspetteremo il 6 Novembre per iniziare a lavorare. Fin da ora, dobbiamo parlare con la gente motivandola all'astensione e, così, formare una sorta di catena per discutere in maniera organizzata quanto segue. Cominceremo con l'abrogazione della legge 840, perché questa bandiera ha l'obiettivo di un sistema organizzato, coraggioso, che non ha avuto paura e che sta chiedendo solidarietà. E non scommettiamo molto su Managua, che arriva sempre dopo... In Nicaragua, le lotte sono sempre partite altrove arrivando per ultimo a toccare Managua. L'omicidio di Pedro Joaquin Chamorro nel 1978 fece capire ai managuas che qualcosa stava succedendo, mentre morivamo in montagna... Il piano, ora, è creare le condizioni e la consapevolezza fuori Managua, per organizzare un movimento che modifichi i rapporti di forza politici nel Paese.
Non è come organizzare una festa...Non ce la faremo in un giorno. Organizzare (la gente, ndr) politicamente non è come fare una festa: si fissa una data, si invita la gente del quartiere, si compra la piñata (corrisponde al nostro gioco della pignatta o pentolaccia, ndr), si rompe e tutti contenti. No, organizzare politicamente richiede pazienza. Bisogna convincere la gente degli obiettivi, che devono essere chiari. Quando mi chiedono quale sia l'obiettivo di questo movimento di massa plebiscitario rispondo: “Rovesciare Ortega”. Non lo butteremo giù con un movimento armato, ma con un potente movimento sociale e, così, risparmieremo molto sangue. Dobbiamo cominciare adesso, ma avere pazienza e chiarezza di obiettivi. Questa è stata la lotta contro Somoza: sostenuta, sostenuta, sostenuta e, così, si è andati crescendo, crescendo, crescendo...

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