«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Primi grattacapi per il neo presidente Ortega

Il 10 Gennaio 2017, Daniel Ortega ha iniziato il suo quarto mandato presidenziale, la cui durata è prevista di cinque anni; anche se, qualche giorno dopo, al giuramento del suo gabinetto, lo stesso presidente ha dichiarato che il suo governo durerà un decennio. Nonostante la sicurezza ostentata, Ortega sa bene che in cielo si accumulano nuvoloni che minacciano di complicare il corso del suo mandato.

Di envío. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Daniel Ortega ha iniziato il suo quarto mandato in condizioni assai diverse da quelle in cui ebbero inizio il suo secondo e terzo mandato. Il 10 Gennaio 2007, quando si riprese la fascia presidenziale che aveva consegnato a Violeta Chamorro nel 1990, i timori che il suo ritorno al governo suscitava e e il beneficio del dubbio dominavano la scenario nazionale.

 Già il 10 Gennaio 2012 molto era cambiato. Molti timori erano sfumati ed alcuni dubbi erano stati chiariti. Nonostante la zavorra rappresentata dalla frode elettorale con cui aveva ottenuto la maggioranza parlamentare, Ortega ricominciava nel pieno di un boom economico, circondato dalla simpatia che fra i settori poveri della popolazione generavano i programmi sociali resi possibili dalla cooperazione venezuelana.
Inoltre, quell'anno, alla macchina istituzionale, che oggi Ortega controlla completamente, mancavano ancora alcuni pezzi: non aveva riformato la Costituzione, né la legge sull'esercito e sulla polizia, mentre era in vigore la legge di Sicurezza Sovrana e non aveva ancora dato la concessione per la costruzione del canale al cinese Wang Jing...

Nuvole sull'economia

Il 10 Gennaio 2017, la coppia Ortega-Murillo ha iniziato il suo governo sotto un cielo per nulla limpido. Molte le nuvole che si sono date appuntamento il giorno dell'insediamento. Tutti lo sanno e loro due pure.
Alcuni nuvoloni sono di natura economica. Oltre al grave problema strutturale rappresentato dall'80% di popolazione economicamente attiva impiegata nell'economia informale, c'è un «problema di fondamentale importanza», insiste il Fondo Monetario Internazionale (FMI): il governo deve risolvere l'insostenibilità finanziaria dell'Istituto Nicaraguense di Sicurezza Sociale – equivalente del nostro INPS, ndr, che potrebbe sfociare in bancarotta nel prossimo decennio. Inoltre, si segnalano l'enorme ritardo nell'istruzione, chiave per lo sviluppo, e il fatto che la fragile stabilità macro-economica raggiunta in questi anni grazie alla cooperazione venezuelana è oggi a rischio a seguito della drastica riduzione del credito petrolifero offerto dal Venezuela.

Operazione di maquillage

Il sintomo più evidente dell'indebolimento della stabilità macro-economica del Paese è la diminuzione sistematica delle riserve internazionali del Banco Central avvenuta nel corso del 2016. Il governo ha mascherato tale deterioramento manipolando le cifre sul vero livello di riserve internazionali. Secondo l'economista e consulente indipendente Nestor Avendaño, il 31 Dicembre 2016, le banche private hanno depositato nel Banco Central 79 milioni di dollari per consentire a quest'ultimo di accusare una perdita cumulativa di riserve internazionali durante il 2016 assai inferiore alla realtà. Ad operazione completata e raggiunto lo scopo, le banche hanno quindi proceduto a ritirare quei capitali il 4 Gennaio 2017, appena cinque giorni dopo!
Il crollo del credito petrolifero venezuelano è il fattore chiave che spiega i problemi del Banco Central di mantenere la stabilità macro-economica. Dal 2007, le importazioni di petrolio dal Venezuela hanno coperto oltre il 90% del fabbisogno del mercato nazionale, ma dal 2015 si sono andate riducendo e ora coprono nemmeno un terzo del fabbisogno del Paese per far funzionare l'economia. Prima, il Nicaragua pagava l'equivalente del 50% della sua fattura petrolifera e così il Banco Central poteva disporre di risorse sufficienti per mantenere un adeguato livello di riserve internazionali. Ormai non è più così e non si prevede che Ortega possa recuperare un sostegno finanziario di tale portata nei prossimi anni. Probabilmente, il governo si vedrà costretto a ricorrere a linee di credito con le istituzioni finanziarie multilaterali per preservare la stabilità della moneta nazionale.
Al di sopra di tutto ciò aleggia l'approvazione, avvenuta nel Settembre 2016, del Nica Act – noto in Nicaragua come Ley Nica, ndr da parte della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Tale normativa ha posto l'economia nicaraguense sotto una minacciosa spada di Damocle, perché, tra le altre cose di ordine politico, essa propone il taglio dei finanziamenti multilaterali, una delle cui conseguenze sarebbe la significativa riduzione del flusso di investimenti esteri diretti qualora, tra i vari cambiamenti del sistema democratico richiesti, Ortega non si decidesse a celebrare elezioni libere e trasparenti, cosa che si rifiuta di fare da un decennio.

Nuvole in politica estera

Altri nuvoloni sono di carattere politico ed origine esterna. Come risultato della lunga serie di decisioni prese da Ortega dal Giugno 2016 per assicurarsi la “vittoria” alle elezioni del 6 Novembre senza rischiare il potere – quali: vietare l'osservazione elettorale, impedire la partecipazione della coalizione di partiti che avrebbe potuto sconfiggerlo, destituire i deputati della seconda forza politica nel Paese, organizzare un simulacro di voto... –, il suo regime si è andato isolando a livello internazionale, sia in America Latina sia in Europa.
Negli Stati Uniti, Ortega ha perso tutti gli amici che aveva e posto il Nicaragua sotto i riflettori di repubblicani e democratici, come dimostra il sostegno bipartisan al Nica Act.

Nuvole domestiche

Forse, i nuvoloni più scuri sono quelli politici interni, che pure lo costringono nell'isolamento. Da un lato, la massiccia astensione registrata nelle elezioni del 6 Novembre, oltre a bollare l'attuale come il più illegittimo dei suoi tre successivi governi, ha dimostrato ad Ortega che è una minoranza quella che supporta il sistema da lui imposto. Nessuno meglio di lui conosce esattamente i risultati delle elezioni del 6 Novembre, che costituiscono la più grande sconfitta politica che finora abbia sperimentato.
D'altra parte, il segnale inviato dall'astensione di massa ha chiuso una fase e apertone un'altra, in cui si cominciano a percepire migliori condizioni per organizzare un'opposizione con una nuova dirigenza.
La seconda metà del 2016 ha cambiato la scena politica nazionale. Perché, in risposta ai segnali che Ortega ha dato di non voler cambiare niente e preparare così una frode perfetta che gli garantisse “nuove vittorie”, la società scontenta, compresa quanti lo hanno sostenuto in questi anni e gente del suo stesso partito, si è unita per bocciarlo, con un'astensione di dimensioni storiche.

Ripudiamo la farsa elettorale”

Al ripudio della farsa elettorale si è unito anche il movimento contadino, da tre anni in lotta contro la legge sul Canale con una persistenza, autonomia e civismo mai visti prima nel Paese in qualsiasi altro movimento sociale.
La Carovana Contadina, cui è stato impedito di arrivare a Managua il 30 Novembre 2016 – in quell'occasione per gridare il proprio "ripudio della farsa elettorale" – a causa della sproporzionata repressione ordinata da Ortega che aveva intimato ai contadini di non uscire dai loro territori, ha segnato il cambiamento di scenario nel 2016.
Alla Carovana Contadina dovevano unirsi, per la prima volta, delegazioni di contadini del Nord e del Centro del Paese. In migliaia – se ne prevedevano 30 mila – sarebbero convenuti nella capitale, avrebbero pernottato a Managua quella notte e il 1 Dicembre avrebbero marciato insieme alla popolazione di Managua e a delegazioni provenienti da tutto il Paese.
Per impedire quella mobilitazione Ortega ha scatenato la repressione. Per tre giorni, le comunità contadine che sorgono sulla rotta del (previsto, ndr) Canale sono state poste sotto assedio e minacciate. Anche nel resto del Paese si è vissuto uno virtuale stato d'assedio: Mercoledì 30 Novembre e Giovedì 1 Dicembre – giorni in cui il segretario generale dell'OSA e la sua squadra si trovavano a Managua – in 13 dei 17 dipartimenti (province, ndr) del Paese la polizia ha bloccato strade e sentieri in 54 punti, controllando e perquisendo veicoli e ritirando patenti agli autisti (di bus, ndr), pur di evitare la manifestazione di Managua.
Il pomeriggio del 30 Novembre, per garantire la vita e la sicurezza delle comunità, la Carovana Contadina ha deciso di dare per conclusa la propria iniziativa, considerando di aver comunque raggiunto un “successo” nel mettere in evidenza la brutalità della repressione del governo. Quindi, il 1° Dicembre, più di mille persone, superando la paura, si sono riunite a Managua in solidarietà con i contadini repressi e nel ripudio del governo.

Humberto Ortega: “io non la vedo così...”

La decisione di Daniel Ortega di scegliere come vicepresidente sua moglie Rosario Murillo ha provocato altre nuvole politiche interne. Murillo ha ora un potere istituzionale che prima non aveva, trovandosi in prima fila nella linea di successione.
Dalle fila del sandinismo, il commento più chiaro a tale decisione è venuto il 29 Novembre per bocca di Humberto Ortega (fratello di Daniel e già ministro della Difesa, ndr) in un'intervista televisiva di oltre due ore.
Di fronte all'insistenza del giornalista Jaime Arellano che chiedeva se Murillo fosse colei che succederà a Daniel Ortega, il generale Humberto Ortega ha dichiarato: «Io non la vedo così... Attualmente, Daniel Ortega ha deciso di assegnare il ruolo di vicepresidente alla compagna Rosario Murillo. Si tratta semplicemente di una nomina ad un incarico per cui il Vicepresidente ha dei compiti che il Presidente gli ha affidato... Ma la successione deve poggiare su istituzioni e non su individualità... Quando Daniel deciderà di ritirarsi o si produca qualsiasi altra situazione, è impossibile che una personalità che non abbia le sue caratteristiche possa svolgere il ruolo che egli gioca. Per me, la compagna Rosario Murillo svolge quel ruolo perché Daniel Ortega ha ritenuto di permettere che lo abbia. Ma lei, da sola, è molto difficile che riesca a mantenere il sandinismo in generale e la società nicaraguense».

Gli esclusi non sono pochi”

Non vi è dubbio che tra le "nuvole del giorno” dell'insediamento vi siano quelle derivanti dall'isolamento interno di Ortega per il giustificato timore che provoca la successione dinastica.
¿Successione o pretesa? Edmundo Jarquín, stretto collaboratore dell'FSLN negli anni della rivoluzione la vede così: «La pretesa dinastica ha i piedi d'argilla. È escludente. E gli esclusi (e si riferisce a quadri e militanti storici del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, FSLN, ndr) non sono pochi; anch'essi hanno i loro discendenti, molti dei quali al pari di padri e nonni, hanno subito anch'essi ritorsioni. Inoltre, quando l'esclusione si basa su lealtà che emanano da prebende e altre distrazioni, al margine degli ideali, della mistica e dell'impegno per le giuste cause sociali, essa è più dura». Jarquín si riferisce al “nuovo” FSLN, oggi sussunto nella Gioventù Sandinista (il movimento giovanile del partito, controllato da Rosario Murillo, ndr).
Uniformati con magliette tutte uguali, erano centinaia quei giovani che riempivano la piazza il pomeriggio dell'insediamento, in rappresentanza del “popolo”, pronti a rispondere agli ordini di alzarsi o sedersi, quando e quanto applaudire, quando lanciare determinati slogan.

2007: il "miracolo" di Ortega

Il copione della cerimonia di insediamento del 10 Gennaio è stato molto simile a quelli del 2007 e 2011: al calar della sera, preceduto da danze folkloriche e canti del passato rivoluzionario, in uno scenario massicciamente pieno di fiori, in stile festa di famiglia piuttosto che ligio al protocollo istituzionale...
Nel suo discorso, di oltre un'ora, Ortega ha evocato le sfide del passato recente reinterpretate a proprio piacimento: il punto centrale era mettere in contrasto i conflitti del passato, che hanno provocato povertà, con l'attuale stabilità, garanzia di sviluppo. Ortega ha ricordato gli anni '80, la guerra, le elezioni del 1990, l'instabilità dei tre governi che lo hanno preceduto, fino a che nel 2007 non è avvenuto il «miracolo» (sic!) e il Nicaragua, grazie al suo governo, si è incamminato sulla strada della prosperità.
Ortega non ha fatto riferimento ad alcun tema di attualità e importanza nazionale: nulla ha detto del – ormai scartato? – Canale Interoceanico, né del Nica Act, né di come affrontare i cambiamenti climatici... E nemmeno ha parlato di disoccupazione, migrazione, di come migliorare l'istruzione... Sembrava rivolgersi soltanto ai suoi migliori alleati, i grandi imprenditori, di fronte ai quali si è impegnato a dare continuità a questa «grande alleanza», a suo dire espressione di «unità nazionale». Presentandosi come il più sicuro garante della stabilità in Nicaragua, il messaggio implicito del suo discorso è stato: "Avete bisogno di me perché dopo di me non c'è niente..."

Chi c'era

In confronto alle cerimonie di insediamento precedenti, nell'ultima erano evidenti i segnali di isolamento di Ortega.
Fra gli ospiti internazionali sul palco solo cinque erano i capi di Stato: Maduro del Venezuela, Morales della Bolivia, Sánchez Cerén de El Salvador, Hernández dell'Honduras e Tsai Ing-wen di Taiwan. Erano stati 13 nel 2007 e 7 nel 2011. Il livello delle altre delegazioni straniere presenti è stato molto basso. Insolita e persino scioccante è stata la presenza tra gli ospiti di Choe Ryong-hae, il numero tre nella gerarchia di potere in Corea del Nord.
Notabile il segnale di distanza inviato dagli undici vescovi cattolici del Paese, nessuno dei quali ha partecipato all'evento. Ortega non ha mai risposto al documento che i vescovi gli consegnarono nel Maggio 2014, in cui chiedevano di dare la sua «parola d'onore» al fine di garantire nel 2016 «un processo elettorale presidenziale assolutamente trasparente e onesto».
Categorico, invece, è risaltato il gesto dell'ambasciatore Laura Dogu, l'unica rappresentante inviata dal governo degli Stati Uniti, che ha abbandonato il palco degli ospiti quando Ortega ha iniziato il suo discorso criticando fin dal primo momento il ruolo degli Stati Uniti nella storia del Nicaragua, bollandoli come «seminatori di zizzania».

Il Nica Act e l'OSA

Dieci giorni dopo l'insediamento di Ortega e Murillo, l'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e il governo hanno reso pubblico un primo rapporto sul «dialogo costruttivo» iniziato da entrambi nell'Ottobre 2016.
Se il Nica Act, approvato da Washington nel Settembre 2016, è stato il risultato della decisione di Ortega di garantirsi, in qualunque modo, un terzo mandato, mettendo così il Nicaragua sotto i riflettori del governo degli Stati Uniti, l'entrata nello scenario politico nazionale dell'OSA, con il documento inviato ad Ortega a metà Ottobre sui «fatti relativi al processo elettorale» è stata un'altra di quelle conseguenze. In breve, si tratta di realtà concatenate.
Daniel Ortega ha, quindi, accettato di dialogare con l'OSA, organizzazione che non aveva smesso di criticare duramente per anni, perché non aveva altra scelta, perché aveva bisogno di migliorare la propria immagine e così neutralizzare la minaccia rappresentata dal Nica Act, sia a livello economico che politico, dal momento che esso ordina allo stesso governo degli Stati Uniti di stilare un elenco dei funzionari del governo del Nicaragua legati ad affari illeciti, corruzione e violazione dei diritti umani.

Grandi aspettative

Per quanti si aspettassero dal segretario generale dell'OSA, Luis Almagro, che firma tale rapporto, qualcosa di più vicino alla verità della grave crisi elettorale che ha portato a questi negoziati, il testo è risultato deludente.
Le sproporzionate aspettative generate dall'ingresso nello scenario nazionale dell'OSA si spiegano per diversi motivi.
La principale: in questi mesi, una notevole quantità di informazioni è stata fornita al segretario generale Luis Almagro ed alla sua squadra, perché servissero da base per stilare il rapporto inviato da Almagro ad Ortega.
Un altro motivo è la posizione di forza, e perfino conflittuale, assunta da Luis Almagro nel tentativo di risolvere rapidamente la crisi venezuelana. Una crisi assai diversa da quella del Nicaragua, tra le altre cose, perché in Venezuela gli imprenditori non sostengono il governo e l'opposizione è protagonista di una belligeranza per le strade di cui in Nicaragua non c'è traccia.
Ma le aspettative si spiegano anche per il vicolo senza uscita in cui molte persone si sentono in un Paese così insignificante come il Nicaragua nel complesso mondo globale. La migliore metafora per descrivere tale sensazione di disperazione è il miraggio che l'assetato sperimenta nel deserto quando credere di vedere all'orizzonte un'oasi che non c'è...

Come leggere il rapporto?

L'influenza, politica e finanziaria, degli Stati Uniti sull'OSA è innegabile. L'entrata in scena dell'OSA nella crisi nicaraguense è stata decisa dopo l'approvazione del Nica Act e nell'ipotesi che Hillary Clinton vincesse le elezioni. La politica di Clinton verso il Nicaragua risultava, infatti, molto più prevedibile.
Ora, come molte altre istituzioni globali, anche l'OSA attende di capire come la nuova amministrazione Trump si posizionerà rispetto all'America Latina, al Centroamerica, al Nicaragua, allo stesso Ortega e, pure, nei confronti del Nica Act. Cosa peserà di più sulle decisioni che prenderà la squadra di Trump incaricata delle relazioni con l'America Latina? La volontà di sanzionare Ortega per aver distrutto le istituzioni democratiche o la scelta di non rischiare di alterare la stabilità del “Paese più sicuro del Centroamerica"? Nel suo discorso di insediamento, Ortega ha chiaramente fatto intendere di essere l'unico che possa garantire tale stabilità...
Di fronte ad orizzonte così incerto come quello aperto dall'era Trump, la cautela dell'OSA non era forse la cosa più desiderabile, ma comprensibile.
Altrettanto comprensibile è il fatto che doña Francisca Ramírez, leader del movimento anticanale, ritenga «penoso» tale documento. Per dire ad Almagro «quanto sia costoso il prezzo che paga» chi difende i propri diritti, Ramírez è arrivata apposta a Managua superando ogni genere di ostacoli, compresa la traversata di un fiume in piena per non essere scoperta dalla polizia.
Ed è comprensibile è che anche altri attori ritengano che l'OSA abbia concesso ad Ortega tempo in cambio di niente.

Il fattore tempo

Perché, in detto rapporto, con un linguaggio eccessivamente diplomatico, ciò che l'OSA dice in concreto è che il governo nicaraguense avrà tre anni per «perfezionare» il sistema elettorale e politico. Concedere tre anni in tal senso può essere interpretato come un regalo ad Ortega, ma può anche essere letto come un'evidenza del fatto che quel complesso sistema, che Ortega ha distrutto, risulti oggi talmente “imperfetto” da richiedere quel tempo perché venga ricostruito.
Un'altra scadenza fissata dal testo è quella del 28 Febbraio 2017, quando OSA e governo presenteranno un «memorandum d'intesa» in cui saranno dettagliati «gli aspetti tecnici del lavoro congiunto da fare» nei prossimi tre anni. L'OSA si impegna a trovare i fondi per sostenere tali attività, tra le quali, in questa prima relazione, si cita solo la pulizia del registro elettorale.
Per chi si aspettava di più da questo documento, fra le sue righe vi sono comunque vari spunti impliciti che possono essere sfruttati per e tenere sotto pressione il governo e informare di conseguenza l'OSA.
Realisticamente, bisogna ammettere che Ortega ha guadagnato tempo. Ma non molto. Il prezzo più elevato che ha dovuto pagare per tale tempo guadagnato è che, ora, egli è “dentro il quadro della OSA” e da quel contesto non può uscire.

Le elezioni municipali di Novembre

Nel lungo processo di “perfezionamento” di un sistema ormai distrutto, il primo atto saranno le elezioni municipali del Novembre 2017, che l'OSA assicura «seguirà in maniera obiettiva, imparziale e trasparente, e con le competenze tecniche adeguate». Cosa significherà tale “accompagnamento” cui Ortega ha invitato Almagro? E cosa significheranno queste elezioni municipali, in un contesto di sistema elettorale collassato, se non interverranno cambiamenti sostanziali? E che cosa significheranno i risultati di tali elezioni nel quadro di una autonomia municipale erosa nel corso degli anni da parte del sistema imposto da Ortega? Sono domande aperte per i prossimi mesi, dietro le quali si intravedono nuvole e, pure, nuvoloni.

COSEP: “è un'opportunità”

In questo quadro incerto, il posizionamento in vista delle elezioni municipali e nei confronti del rapporto dell'OSA fanno intravedere vari gruppi in azione in due distinti scenari.
Nel primo, si profilano due attori: la grande impresa riunita nel COSEP (Consejo Superior de la Empresa Privada) e il partito in costruzione Cittadini per la Libertà (CxL), che raggruppa buona parte delle strutture del PLI (Partido Liberal Independiente), a suo tempo diretto da Eduardo Montealegre cui arbitrariamente Ortega impedì di partecipare alle ultime elezioni privandolo del suo status giuridico.
A nome dell'élite imprenditoriale, José Adan Aguerri ha scritto che il rapporto OSA è «positivo» e rappresenta «un'opportunità», perché «per la prima volta si apre la possibilità di lavorare per il futuro temi (anche se cita solo quelli elettorali, ndr) che da anni attendono risposte, avendo come garante l'OSA».

CxL: "un piccolo passo nella giusta direzione"

Dal canto suo, la nuova formazione Cittadini per la Libertà (CxL), che subito dopo la farsa elettorale del Novembre 2016 ha chiesto il riconoscimento della sua personalità giuridica al Potere Elettorale, artefice di quella farsa, allo scopo di partecipare come opposizione alle elezioni municipali, ha dichiarato in un suo comunicato che il rapporto dell'OSA rappresenta «un piccolissimo passo in relazione al disastro istituzionale generato da Daniel Ortega con le sue ambizioni dittatoriali, ma comunque un passo nella giusta direzione, che offre l'opportunità di riprendere pacificamente il cammino dell'istituzionalità richiesto da tutti per avanzare nella libertà».
Pedro Joaquín Chamorro, figlio della ex presidente della Repubblica Violeta Chamorro (eletta nel 1990, ndr) ed oggi leader di CxL, dà a intendere, con una visione ottimistica, che camminando in questa “giusta direzione”, «mettendo da parte le posizioni massimaliste, del tipo tutto o niente», e partecipando alle elezioni municipali, si creerebbero le condizioni perché alle prossime elezioni presidenziali (2021) Ortega venga sconfitto, dal momento che si verrebbe a creare uno scenario simile a quello del Febbraio 1990 (quando i sandinisti persero le elezioni, ndr).
Secondo giornalisti portavoce del governo e analisti vicini ad Ortega, le elezioni municipali “accompagnate”" dall'OSA, cui parteciperebbe CxL, rappresenterebbero le condizioni “minime”, ma sufficienti per domare l'impeto anti-Ortega dei congressisti USA che hanno promosso il Nica Act, ritardando, frenando o almeno riducendo le sue peggiori conseguenze. In breve, un buon auspicio per avviare quel cambiamento di cui il Paese ha bisogno.

Fronte Ampio per la Democrazia: un'occasione sprecata

Nell'altro scenario si vanno profilando altri attori: movimenti politici e sociali, media, altri analisti e imprenditori, i quali ritengono che, essendo l'obiettivo di Ortega quello di guadagnare tempo com'è sua inveterata abitudine, le elezioni municipali, in qualunque modo si realizzino, non freneranno il Nica Act. «Oggi come oggi, appaiono piuttosto come un altro passo nella direzione sbagliata», sostiene Edmundo Jarquín.
Il nuovo attore apparso nello scenario politico nazionale, il Fronte Ampio per la Democrazia, insiste che non riconoscerà il governo di Ortega e non smetterà di lottare civilmente fino a quando non si svolgeranno, non solo elezioni municipali, ma anche presidenziali, precedute entrambe da sostanziali cambiamenti nel sistema elettorale.
In merito al rapporto OSA, il Fronte Ampio per la Democrazia dichiara: «Ci dispiace si stia sprecando un'opportunità per evitare ulteriori danni al popolo del Nicaragua, dal momento che la mancanza di democrazia esige risposte urgenti che non possono aspettare tre anni. Sebbene nel rapporto si riconoscano alcune lacune e debolezze della istituzionalità democratica, non si parla della mancanza di legittimità di questo governo, né si interviene con urgenza sul collassato sistema elettorale. Il rapporto evidenzia anche la mancanza di volontà politica della dittatura Ortega-Murillo di garantire il diritto alla democrazia del popolo nicaraguense».

Sarà approvato il Nica Act?

Quanti hanno familiarità con la politica statunitense ritengono che l'intervento dell'OSA, considerato debole, non convincerà i membri del Congresso cubano-americani che hanno promosso il Nica Act. Ileana Ros-Lehtinen, Mario Díaz Balart, Marco Rubio e Ted Cruz sono stati tutti rieletti e possono scambiare il loro appoggio al presidente Trump su alcuni temi, con l'indurimento di tale legislazione. Dall'elezione di Trump, essi sono stati tutti molto attivi, promettendo che non cesseranno di esercitare pressioni su Ortega, sollecitando la nuova Amministrazione ad adottare una linea politica dura nei suoi confronti e annunciando che strumento della stessa sarà il Nica Act.
Il politico liberale ed ex ministro degli Esteri nicaraguense, Francisco Aguirre Sacasa, uno degli osservatori che pensa che il Nica Act non si fermerà, analizza in questo articolo (in corso di traduzione, ndr) i rischi che corre Ortega nell'era Trump.
Tra gli imprenditori, Roberto Sansón, presidente fino al Gennaio 2017 della Camera di Commercio Americano-Nicaraguense (AMCHAM), uno degli imprenditori che in diverse occasioni ha espresso posizioni diverse dal COSEP – ad esempio, ha dichiarato di essersi astenuto nelle ultime elezioni – ha affermato, a titolo personale: «Il rapporto OSA non ha soddisfatto le aspettative che c'erano nel Paese rispetto a quello che si pensava sarebbe stato: azioni a più breve termine e più incisive. Mi sarebbe piaciuto vedere impegni più specifici». Ciò è comprensibile, dal momento che il Nica Act, per l'impatto che avrebbe sugli investimenti statunitensi (in Nicaragua, ndr), lo colpirebbe più direttamente di qualsiasi altro imprenditore della sua organizzazione. Il nuovo presidente di AMCHAM, Álvaro Rodríguez Zapata, per quanto sia più incline al governo, ammette comunque che l'attuale sistema elettorale «non è credibile».

Quale scenario?

Quale scenario attende, dunque, il Nicaragua nei prossimi mesi? Una impasse in cui Ortega continua a guadagnare tempo, promettendo e non mantenendo le promesse? O uno scenario di crescenti turbolenze economiche e politiche? È prematuro avventurarsi in queste previsioni. Anche se Ortega ha guadagnato tempo, sa che nuvoloni oscurano il suo cielo.
A fine Febbraio vedremo quali “compiti” preveda il “memorandum d'intesa” annunciato. Secondo il politologo José Antonio Peraza, la “limitatezza” del primo documento dell'OSA del 20 Gennaio indica che non c'era consenso tra Ortega e questa organizzazione; di qui la necessità di nuove scadenze.
Uno degli aspetti più criticati del rapporto è la scadenza di tre anni concessa dall'OSA ad Ortega per riformare il sistema elettorale. Tale orizzonte appare assai lontano. Ma è solo scritto sulla carta. Dipenderà dall'intelligenza politica e, pure, emotiva di quanti sono insoddisfatti da questo governo, che sono sempre di più nell'opposizione politica, nella società civile organizzata o meno, nelle campagne e nelle città, anche nel sandinismo storico, articolarsi e porre la cooperazione al di sopra della concorrenza, per costruire un'alternativa che riesca ad abbreviare i tempi in cui si cominci una transizione verso un Paese più giusto, più onesto e più degno.

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