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Nicaragua / La crisi economica del Nord investe il Sud: le prospettive secondo Arturo Grigsby (Nitlapán) Un gruppo di Paesi ritiene che il governo nicaraguense non rispetti le regole di governabilità democratica stabilite dalla cooperazione e che non si correggerà di conseguenza se ne andrà dal Nicaragua, anche perché sono molti i Paesi che necessitano di aiuti... Così la pensano gli svedesi, i finlandesi e i tedeschi, che se ne sono andati, hanno ritirato gli aiuti al bilancio nazionale, mentre l’Unione Europea ha sospeso le erogazioni. Un altro gruppo di Paesi ritiene che occorra, invece, continuare ad aiutare il Nicaragua per evitare che la situazione si aggravi ancor di più, ma ha deciso di non dare più aiuti per riequilibrare il bilancio, ma di cooperare in alcuni progetti governativi. C’è, poi, un altro gruppo di Paesi che ha deciso di appoggiare solamente progetti, non del governo, ma quelli di organismi non governativi. E c’è, infine, un altro gruppo di Paesi che pensa che il costo di sospendere gli aiuti al bilancio sia assai alto per la popolazione nicaraguense e per lo sviluppo a lungo termine del Paese, e per questo cercano una via d’uscita. Nicaragua / Elezioni municipali: il rapporto finale del Gruppo Civico Etica e Trasparenza (estratto)
Ricostruire la volontà popolare: un’impresa impossibile. Data l’immensità e la natura stessa delle irregolarità e l’evidente tendenza alla frode elettorale, dal fattore intimidazione fino alla manipolazione nell’iscrizione gli elettori, dalle espulsioni di osservatori e rappresentanti di lista, passando per l’annullamento dei voti e la mancata applicazione degli articoli della legge elettorale che rendono trasparente il conteggio dei voti, risulta impossibile ricostruire la volontà popolare in forma affidabile, a partire dalle rovine di un processo viziato. Nicaragua / Ritratto in grigio della Chiesa Cattolica nicaraguense, nelle parole di Rafael Aragón Cosa resta in Nicaragua della teologia della liberazione? L’utopia sociale e teologica degli anni ‘70 e ‘80 rimane in quanti lavoriamo ancora per quelle mete e abbiamo ancora quei sogni. Ma credo che in Nicaragua non abbiamo più punti di riferimento della teologia della liberazione. Viviamo la fine di una generazione. Tuttavia, credo che la teologia della liberazione non sia morta, perché in tutta l’America Latina, e anche in Nicaragua, sono stati piantati semi della teologia della liberazione e, ora della teologia femminista. Ho passato 30 anni della mia vita dando corsi a contadini nicaraguensi, honduregni e guatemaltechi sulla teologia della liberazione, a partire da una lettura impegnata della Bibbia. Non mi arrendo. Ma è innegabile che in questi tempi predomina il clero e, anche fra la gente, una tendenza verso una religiosità sempre più tradizionale e sempre meno impegnata nel cambiamento sociale.
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