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Written by ans   
lunedì, 21 dicembre 2009

Il primolunedìdelmese in sintesi

Cos'è

Dall'Aprile 1998, a Vicenza, il primolunedìdelmese (d’ora in avanti: pldm) è un’occasione di incontro, uno spazio, un foro, una “piazza” in cui gruppi, associazioni e singole persone possono confrontarsi su temi di attualità, proporre iniziative e coltivare obiettivi comuni.

Cosa non è

Il pldm non è una nuova associazione, ma una struttura per definizione aperta e flessibile; non ha statuti, ma semplici regole condivise dai partecipanti.

Chi siamo

Il pldm è proposto da un gruppo di persone impegnate nella costruzione di una società più giusta e umana, nella salvaguardia dell’ambiente, nella solidarietà e cooperazione internazionali, nella difesa dei diritti umani e civili, e nella lotta per la pace nel mondo. Attualmente, promuovono il pldm le seguenti organizzazioni:

  • Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) - con funzioni di coordinamento -;
  • Gruppo Italia 81 di Vicenza della sezione italiana di Amnesty International;
  • CGIL;
  • CISL;
  • Granello di Senape;
  • LEGAMBIENTE, circoli di Vicenza e Parco del Retrone
  • Loma Santa (Terra Promessa);
  • ProgettoMondo MLAL;
  • Progetto Sulla Soglia (Rete Famiglie Aperte, Cooperativa Sociale Tangram, Cooperativa Sociale Insieme)
  • Gruppo Sud/Nord Araceli.

Obiettivi

Ci proponiamo:

- di sviluppare un meccanismo agile, stabile e periodico di coordinamento fra gruppi formali ed informali, sulla base del riconoscimento della reciproca autonomia di ciascun partecipante;

- di favorire concrete esperienze di collaborazione fra i partecipanti e, ove possibile, una loro progressiva integrazione, pur nel rispetto assoluto della loro libertà di scelta;

- di incentivare un iter formativo sia all’interno del coordinamento che dei singoli gruppi, dove i partecipanti al pldm possano fungere da “moltiplicatori”;

- un più sistematico dialogo con la cittadinanza, rafforzando il nostro ruolo di interlocutori della società civile vicentina nei confronti di altre istituzioni.

Come

Per procedere simultaneamente su queste direttrici, abbiamo dato vita al pldm, inteso come “piattaforma di servizi” allo sviluppo di reti nella società civile. In questo senso, pensiamo sia meglio non procedere in “due tempi”: cioè, prima parliamo di noi, poi vediamo come presentarci all’esterno; o, che è lo stesso, prima decidiamo cosa deve essere o debba fare un coordinamento e poi vediamo chi ci sta. In sostanza, vorremmo evitare di costruire dei “contenitori”, cosa che spesso richiede molte energie, che poi rischiano di restare vuoti.

Ai gruppi, alle associazioni, ai singoli che aderiscono all’iniziativa non è richiesto di modificare una sola virgola dei propri programmi di attività. Se ciò accadrà, sarà in piena autonomia di giudizio. La nostra iniziativa non si propone, infatti, di tracciare linee di azione, programmi e attività per i partecipanti alla stessa. Le possibili e auspicate sinergie dovranno nascere dal confronto sulle “cose che stiamo facendo” e saranno liberamente decise dalle persone interessate. Sta ai partecipanti proporre attività comuni e decidere di conseguenza. Ma, ciò non costituisce in alcun momento una “condizione”. Il carattere aperto e libero dell’iniziativa andrà preservato da ogni imposizione, discreta o palese. In questo contesto, tuttavia, è bene non farsi prendere da facili entusiasmi e dalla ricerca di risultati a breve termine. Il pldm si misura, piuttosto, su tempi medio-lunghi. L’iter che proponiamo richiede pazienza, serietà, rispetto, costanza e dedizione.

Come funziona il coordinamento

Un’assemblea dei partecipanti, che si tiene due volte l’anno, di solito in Gennaio e Settembre, ha la funzione di verificare il cammino fatto e progettare quello futuro. A sua volta, l’assemblea nomina un gruppo di collegamento, rotativo, che ha il compito di organizzare gli incontri.

Motivazioni

Siamo mossi dal desiderio di promuovere un maggiore coordinamento fra gruppi, associazioni, ma anche singole persone della società civile vicentina per meglio realizzare le attività in cui siamo impegnati e, inoltre, coltivare obiettivi comuni.

Non è la prima volta – lo sappiamo – che si tenta di dar vita a qualche forma di coordinamento. Invero, coordinarsi è più facile a dirsi che a farsi. Peraltro, se c’è stata riflessione sull’insuccesso di tentativi fatti in passato, questa non appare, tuttavia, sufficientemente elaborata e socializzata.

Per questo, è opportuno tenere presenti altre esperienze per non ricadere negli stessi errori e non riprodurre gli stessi limiti.

Nella nostra realtà vicentina esiste un diffuso e variegato tessuto associativo, fatto di una miriade di gruppi formali ed informali di diversa indole ed estrazione, cui, tuttavia, fa spesso da controcanto una altrettanto diffusa frammentazione, con conseguente dispersione e spreco di risorse umane, materiali ed economiche.

Spesso siamo in presenza di tanti piccoli gruppi, slegati tra loro, un po’ chiusi su se stessi, spesso ignoti gli uni agli altri, disarticolati e privi di reale collegamento. Non sempre, poi, l’esistenza di  tante “sigle” significa una più numerosa partecipazione alle stesse, essendo frequente il fenomeno che vede le stesse persone animare più gruppi, specie se di diverso ambito di intervento.

In definitiva, la reale articolazione, se non dell’associazionismo, quanto meno degli “associati”, andrebbe attentamente esaminata e probabilmente relativizzata.

Abbiamo constatato come fra di noi, pur animati da comuni ideali e valori, esistano anche notevoli differenze culturali e sociali, di maturazione (anche l’età fa la sua parte...).

Diversa è, poi, l’origine dei nostri gruppi: si va da quelli informali, di estrazione ecclesiale, a quelli strutturati, con tanto di statuto, con legami e proiezioni nazionali e persino internazionali. In questo ambito, si riscontrano differenze nell’approccio ai problemi o nell’impostazione delle attività: fra chi fa un lavoro esclusivamente di base e chi coltiva rapporti anche con istituzioni; fra chi dedica a tale impegno qualche ora l’anno e chi qualcuna al mese, chi se ne occupa tutti i giorni, chi invece saltuariamente, chi lo fa per “mestiere”; infine, fra chi ha mezzi e risorse e chi no. Insomma, una delle difficoltà del coordinamento sta precisamente in queste diversità di fondo.

Per questo, pensiamo si debba partire dal riconoscimento, dal rispetto, dalla valorizzazione di tali diversità, evitando forzature e presunte scorciatoie organizzative. Come?

Facendo tutti un “passo indietro” e avviando, con rigore metodologico, un cammino nel quale impareremo a conoscerci meglio, a rispettare l’autonomia di ciascuno, verificando al tempo stesso i possibili punti di contatto, razionalizzando l’uso delle risorse, inventando forme sempre meno occasionali di collaborazione e – perché no – favorire nuovi e superiori livelli di integrazione.

In questo contesto, la società civile vicentina è di fronte ad un paradosso. Al diffuso tessuto associativo che la caratterizza non fa riscontro un pari “peso” sociale e politico.

Siamo, dunque, in presenza di una società civile vivace e ricca di buoni propositi, ma “disorganizzata” e, quindi, con “poca voce in capitolo”, spesso incapace di incidere, di “contare” quando ce ne sarebbe bisogno, di sviluppare egemonia a livello culturale. Perché, non va dimenticato, a far da contraltare a questa esteso tessuto associativo si contrappone una realtà non meno diffusa, fatta di disvalori, paure irrazionali, tendenze xenofobe e razziste, egoismo consumistico, menefreghismo.

Quando c'è il pldm

I primi Lunedì dei mesi di Febbraio, Marzo, Aprile, Maggio, Giugno; quindi, di Ottobre, Novembre e Dicembre. Gli appuntamenti vengono di volta in volta comunicati con un certo anticipo. In caso di impedimento o rinvio, viene divulgato un avviso per tempo.

Come sono strutturati gli incontri

I pldm hanno inizio alle 20.30 e terminano intorno alle ore 23. In questo spazio, a seconda del programma della serata, potranno articolarsi in vari momenti: lo scambio di informazioni fra i partecipanti per favorire maggiore coordinamento delle attività; alcune proposte culturali per stimolare la riflessione; uno o più temi di attualità da approfondire come attività di in/formazione; un osservatorio sulla realtà cittadina.

È possibile farsi conoscere?

Certamente! In occasione del pldm, ogni gruppo partecipante può organizzarsi – compatibilmente con gli spazi fisici ed eventuali altri “espositori” – per far conoscere le proprie attività, esporre i materiali da esso prodotto o comunque diffusi, in un apposito “banchetto”.

Collegamenti

Per essere informati sugli appuntamenti, basta inviare il vostro indirizzo di posta elettronica a:  

Quanto tempo viene richiesto

Come minimo, una sera al mese per circa 8 volte l’anno. Quanti volessero contribuire all’ideazione e all’organizzazione degli incontri sono benvenuti.

Chi ci paga

L’iniziativa è interamente autofinanziata dai partecipanti. Le associazioni e gruppi aderenti versano una quota annuale, decisa e aggiornata in assemblea, e differenziata in base alle dimensioni delle organizzazioni. I partecipanti agli incontri sono invitati a lasciare un obolo per l'autofinanziamento, ma tale scelta resta volontaria e la partecipazione agli incontri gratuita. La contabilità dell'iniziativa è affidata a ANS-XXI che ne rende conto periodicamente alla assemblea.

Occasionalmente, il pldm può beneficiare, direttamente o indirettamente, di sovvenzioni nel quadro di progetti di cui esso costituisca parte.

Last Updated ( lunedì, 21 dicembre 2009 )
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Agenda
 
 7° corso di formazione glocal
 
17 Settembre 2010
ore 20:30
 

 “We Shall Overcome”:

 alle radici

della musica

“di protesta”.
 
Serata inaugurale
aperta a tutti,
genitori e figli, nonni e nipoti...
Insomma:
a chi le cantava,
a chi le canta ancora
e a chi le canterà in futuro...
 

Narrazione multimediale

di Cristina Mattiello,

americanologa,

con interventi musicali di 

Cristiano Zemin 

Mauro Facchinetti 

(chitarre).

Salone ex Circoscizione 2
via Enrico De Nicola 8
Vicenza

 Per saperne di più: info@ans21.org


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Centroamerica / La (ir)resistibile ascesa del movimento pentecostale

Nei quartieri poveri ed emarginati di tutto il Centroamerica si diffonde la “rivoluzione pentecostale”: di che si tratta? Queste chiese, distanti dal mondo cattolico ma lontane anche da quello protestante di origine europea, offrono ai poveri, di cui sono in gran parte composte, occasioni di riscatto morale da una vita fatta di stenti e violenze; opportunità, tuttavia, effimere quanto basta, che non modificano le loro condizioni materiali e, anzi, li allontanano dal partecipare alla soluzione dei problemi sociali. Una ricerca sul campo di una ricercatrice italiana, Paola Bolognesi, offre un interessante spaccato di tale mondo, che aiuta a capire i motivi della rapida crescita di tali movimenti religiosi.

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