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Written by mc   
mercoledì, 01 aprile 2009

Nicaragua

Microleasing al femminile

 

La nostra associazione Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI ONLUS) è da tempo impegnata in un programma di microleasing, vale a dire una forma di microcredito particolarmente pensata per la fascia più povera del campesinado nicaraguense, teso a beneficiare un gruppo di una trentina di donne contadine povere della zona di Matiguás, nel dipartimento di Matagalpa. In queste pagine ne presentiamo una sintesi.

 

In generale, il progetto si propone di contribuire alla lotta alla povertà, promuovere opportunità di emancipazione sociale ed economica per un gruppo di donne contadine, migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie, educare ad una migliore gestione delle risorse naturali, favorire lo sviluppo locale e la riconversione produttiva dei piccoli e medi produttori del versante Pacifico del Nicaragua.
Esso è parte di un programma più ampio realizzato dall’Istituto Nitlapán dell’Università Centroamericana (UCA) di Managua. Nello specifico, intende favorire un accelerato processo di capitalizzazione, fornendo servizi legali relativi alla proprietà della terra, accesso a mezzi e beni di produzione agricola e zootecnica (bestiame, attrezzature agricole e infrastrutture rurali, macchinari, etc.), e formazione tecnico-produttiva, ad un gruppo di 30 donne contadine povere della zona di Matiguás, nel dipartimento di Matagalpa, senza terra e carenti di beni e mezzi di produzione, al fine di incrementare le loro entrate familiari. In questo contesto, mediante una strategia innovatrice basata sul microleasing, il progetto intende aggredire le principali cause che impediscono lo sviluppo socio-economico della popolazione meta.

  • Come?

- Assicurando il servizio giuridico per la legalizzazione della proprietà della terra a nome delle donne interessate.
- Incentivando lo sfruttamento più intensivo della terra, mediante l’accesso a beni di capitale e mezzi di produzione.
- Aumentando le conoscenze tecnico-produttive e promuovendo lo scambio di esperienze fra produttrici, mediante un piano di formazione tecnico-produttiva e l’offerta di servizi alla microimpresa, per incrementare la produttività, diversificare la produzione e consolidare quote stabili di mercato, e, al contempo, migliorare l’alimentazione, la gestione delle risorse naturali e le condizioni igienico-sanitarie delle comunità locali.
Sul piano finanziario, oltre che da contributi solidali, il progetto è co-finanziato con fondi Otto per Mille, donati dalla Tavola Valdese (www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php  e  www.ottopermillevaldese.org/index.php). 

  • Il nostro partner: un po’ di storia

Nitlapán (“tempo di seminare” in antico idioma náhuatl-maya) è un istituto di ricerca e sviluppo dell’Università Centroamericana (UCA), retta dai gesuiti di Managua, sorto nel 1989, per colmare alcune lacune metodologiche nella promozione dello sviluppo locale e nelle politiche di sviluppo nell’articolare le dimensioni locali, regionali, nazionali e internazionali.
In tal senso, collabora al miglioramento della qualità della vita dei settori più bisognosi della società nicaraguense ed alla riattivazione economica del Paese, prostrato dalla guerra degli anni ‘80 e da devastanti calamità naturali quali l’uragano Mitch (1998) e altri fenomeni naturali che hanno bersagliato il Paese centroamericano. L’istituto intende contribuire alla sostenibilità dei programmi di sviluppo in Centroamerica, secondo principi di equità sociale, dando a donne e uomini l’opportunità di diventare protagonisti del proprio sviluppo.
Il contributo di Nitlapán allo sviluppo nazionale si traduce in ricerca applicata, programmi di sviluppo locale e contributi al dibattito nazionale su queste problematiche. Gli studi realizzati riguardano, in particolare, il campesinado senza terra, le cooperative agricole e la piccola proprietà rurale, con l’obiettivo di individuare opportunità e bisogni, e favorire in tal senso, cambiamenti socioeconomici nel Paese.
L’istituto è strutturato su due grandi linee di azione: sviluppo e ricerca, allo scopo di identificare i rischi e le opportunità per i beneficiari dei programmi stessi, e creare e mettere in pratica una serie di servizi all’impresa su basi territoriali e con criteri di complementarietà. Gli obiettivi sono, dunque, facilitare, intermediare e stabilire alleanze con altri operatori socioeconomici, affinché la popolazione abbia accesso a quei beni di produzione che le mancano (terre, tecnologie, beni produttivi, servizi legali).
Per questo, l’istituto si articola in quattro programmi di lavoro: Tropitécnica, Ricerca Applicata, Servizi Legali Rurali e Fomento della Piccola e Media Impresa.
Il primo è attivo da 11 anni. Esso utilizza la metodologia della Escuela de Campo per sviluppare le conoscenze e le abilità dei piccoli produttori; promuovere e identificare nuove opportunità commerciali per i produttori delle zone rurali e intervenire attraverso l’apposito Fondo di Riconversione Produttiva, che finanzia le attività economiche mediante microcredito e microleasing. A tal fine, vengono prestati servizi di formazione e assistenza tecnica cui i produttori possono accedere in forma di gruppo organizzato, sia per maturare nuove conoscenze e ottenere un riconoscimento in tal senso, che migliorare le proprie unità di produzione, stabilendo accordi con lo stesso Programma Tropitécnica e/o con altre istanze del territorio. L’articolazione della scuola con l’accesso a mezzi di produzione è un metodo promettente per migliorare l’efficacia e l’efficienza nella promozione di cambiamenti tecnologici e della cultura imprenditoriale.
Le iniziative imprenditoriali che facilitano l’accesso ai mezzi di produzione e alle operazioni commerciali mediante contratti di produzione sono sostenute dal Fondo di Riconversione Produttiva, che fornisce i fondi per le operazioni di leasing di mezzi di produzione e stimola nuovi investimenti produttivi e commerciali proposti dai produttori della Scuola di Campo.
Tropitécnica presta servizi di assistenza tecnica a migliaia di produttori, di cui circa la metà donne, proprietarie di piccole aziende o appartenenti a unità produttive familiari integrate alle dinamiche produttive e commerciali.
Il 25% di tali produttori partecipa alle iniziative produttive promosse da Tropitécnica, mentre il 75% ha rapporti con altre istanze del territorio, principalmente il Fondo de Desarrollo Local (FDL). Quest’ultimo è una Organizzazione Non Governativa (ONG) di sviluppo, specializzatasi in microcredito, sorta nel 1998, separandosi giuridicamente dallo stesso Nitlapán per gestire al meglio lo sviluppo di tali attività. Le tappe di maturazione di tale scelta sono state:
- l’esperienza dei fondi rotativi nel 1992;
- quindi, nel 1993, la creazione del Fondo di Banche Locali, struttura di secondo livello basata su un modello di autogestione da parte di organizzazioni locali, che però presentava problemi amministrativi, alta percentuale di morosità, centralismo decisionale;
- lacune superate fra il 1994 e il 1996 grazie all’implementazione di un modello di cogestione, alla professionalizzazione dell’amministrazione, ad una più oculata selezione dei clienti, all’elaborazione di strategie territoriali di espansione delle operazioni;
- nel 1997, si estende la rete di “succursali”;
- quindi, nel 1998, la separazione giuridica tra Nitlapán e FDL, che tuttavia mantengono stretti legami di collaborazione.
L’FDL è oggi la più importante entità microfinanziaria, senza fini di lucro, del Nicaragua. L’FDL è anche socio del consorzio Etimos, legato alla Banca Popolare Etica, con sede a Padova, Italia.
Il Programma di Ricerca Applicata di Nitlapán è iniziato 18 anni fa, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo socioeconomico del Paese, specialmente della piccola e media impresa rurale ed urbana. Le linee di ricerca sono fondamentalmente due: da un lato, produrre riferimenti metodologici per lo sviluppo; dall’altro, suggerire politiche settoriali e macropolitiche per stimolare il dibattito nazionale sulle stesse e proporre alternative.
Il Programma di Fomento della Piccola e Media Impresa intende favorire sviluppo e la competitività delle micro, piccole medie imprese.
Inizialmente, ha appoggiato la riconversione produttiva di microimprese dei settori calzaturiero, del mobile e dell’artigianato della città di Masaya (una trentina di chilometri a sud-est della capitale). Tuttavia, a partire dal 2001, esso ha esteso le sue operazioni a tutto il territorio nazionale, senza restrizione alcuna nei confronti di altri settori produttivi.
Il Programma di Servizi Legali Rurali vanta 14 anni di esperienza di lavoro con famiglie rurali alle prese con problemi di proprietà della terra, così come nella formazione giuridica applicata alle questioni relative alla terra. Ciò ha permesso di maturare una profonda conoscenza dei bisogni della popolazione meta e, pertanto, garantire una migliore assistenza legale nei processi di negoziazione e acquisto di terra.
Tali azioni sono, inoltre, accompagnate da attività di formazione giuridica sui diritti e obblighi della proprietà. Il Programma ha, infatti, prestato servizi di legalizzazione delle proprietà e altri servizi legali a migliaia di donne e uomini in ambito rurale, e formato migliaia di persone in materia di legalizzazione di proprietà, uguaglianza di genere, tipi di garanzia, servitù di passaggio, cooperativismo, fra l’altro. In questo iter di capacitación legale dei nuovi proprietari di terre legalizzate, particolare attenzione è prestata al processo di empowerment delle donne. Inoltre, il Programma collabora alla formazione di risorse umane nei municipi rurali e ha stabilito rapporti con Comuni e uffici del catasto e topografici, e con i tribunali civili.
Tale metodologia di lavoro ha contribuito a ridurre i costi di legalizzazione per i diretti interessati, guadagnandosi la fiducia della popolazione nei territori dove opera.
Nel complesso, i servizi prestati da Nitlapán raggiungono attualmente circa 15 mila persone in tutto il Paese, beneficiate dai programmi di Tropitécnica (35%), Servizi Legali Rurali (40%), Fomento della Piccola e Media Impresa (25%). I progetti realizzati negli ultimi cinque anni, per un valore complessivo di quasi 6 milioni di dollari, hanno beneficiato circa 15 mila piccoli e medi produttori, in maggioranza rurali e per un 40% donne.
In sintesi, obiettivo di tali programmi è creare le condizioni di accesso ai servizi assenti nei vari territori e rimuovere gli ostacoli che impediscono alle famiglie rurali di superare la povertà e ad avere accesso al mercato.
Tutte le famiglie possono accedere a crediti a breve, medio e lungo termine; grazie alle conoscenze tecniche maturate sono in grado di contrattare al meglio i servizi tecnologici, finanziari e commerciali; contando, soprattutto, su titoli di proprietà legali, piani di investimento, accesso a beni e mezzi di produzione, accordi e alleanze economiche favorite da Nitlapán.
La nostra associazione Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI ONLUS) collabora con Nitlapán dal 1995 e con l’FDL dal suo sorgere nel 1998, in vari ambiti. In particolare, ha ideato, realizzato e sostenuto finanziariamente il programma di cooperazione Servizi Finanziari e Ricerca Applicata per lo Sviluppo Locale, presentato da ACRA - la ONG di Milano dove allora lavorava il nostro compianto amico Gigi Bassani - all’Unione Europea  e da questa co-finanziato (1997-2000), nelle zone di Matiguás (teatro del presente progetto) e Wiwilí.

  • Nicaragua in numeri

Il nostro progetto si realizza in Nicaragua, dipartimento di Matagalpa, municipio di Matiguás, situato nella parte centro-settentrionale del Paese.

  • Geografia

La Repubblica del Nicaragua si trova a metà dell’istmo centroamericano, che collega le due grandi piattaforme continentali dell’America del Nord e del Sud, separando a sua volta l’Oceano Pacifico dal Mar dei Caraibi o Oceano Atlantico. Via terra, confina a Nord con l’Honduras e a Sud con il Costa Rica. Per tale sua cruciale posizione, il Nicaragua ha avuto per secoli un’importanza strategica nello sviluppo del commercio e delle relazioni geopolitiche intercontinentali.

  • Demografia

Fin dall’epoca precolombiana, la popolazione del Nicaragua si è insediata in maggioranza sul versante pacifico, dove il clima è più favorevole e le terre sono più fertili, piuttosto che nelle zone interne e sulla costa caraibica.
La superficie totale del Paese è di circa 130 mila km2: la densità è, quindi, di circa 40 abitanti per km2. Secondo il Rapporto 2002 sullo Sviluppo Umano - l’ultimo, inordine di tempo,
completo di dati sul Nicaragua, edito dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo - la popolazione supera  di poco i 5,2 milioni di abitanti - stime più recenti parlano di 5 milioni e mezzo -, il 57% dei quali risiede nelle città. Il 42% ha meno di 15 anni e il 55% un’età compresa fra 15 e 64 anni, mentre solo poco più del 3% ha più di 65 anni.
In breve, si tratta di una popolazione assai giovane. Il tasso di crescita demografica è di circa il 2% annuo. Il tasso di fertilità è di 3 figli per donna, ma si tratta di una media in uno scenario di forti contrasti fra campagne e città e fra classi sociali: in realtà, le donne molto povere hanno in media più di 6 figli a testa, mentre quelle non povere, meno di 2.
L’aspettativa di vita è di 67 anni per gli uomini e 72 per le donne. Le donne sono poco più del 50%: ciononostante, non esistono politiche differenziate che incoraggino la loro partecipazione alla vita sociale ed economica.
Come la maggioranza dei Paesi latino- americani, anche il Nicaragua è una nazione multietnica, pluriculturale e multilingue: il 96% della popolazione è meticcio, il 3% indigeno - concentrato nella costa atlantica, dove vivono 70 mila mískitos, 10 mila mayangnas e 600 ramas - mentre gli afroamericani sono l’1% - 25.500 creoli e 1.500 garífunas, anch’essi residenti  nella costa caraibica -.

  • Organizzazione politico-amministrativa

La capitale è Managua, con circa un milione di abitanti. Il Nicaragua conta 17 dipartimenti (province) e 143 municipi. A partire dal 1987, il Dipartimento di Zelaya è stato suddiviso in due regioni autonome dell’Atlantico Nord (RAAN) e Sud (RAAS). La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma sono riconosciute anche le lingue dei gruppi etnici e delle comunità delle regioni autonome della costa atlantica. L’inglese americano è assai diffuso.

  • Situazione socio-economica

Il Nicaragua è il Paese più povero del Centroamerica e il secondo più povero dell’America Latina, dopo Haiti. Circa il 70% della gente vive al di sotto della soglia di povertà, con punte molto alte di povertà estrema, specialmente nelle zone rurali. Fra le cause di questa situazione, da un lato, una serie di fattori socio- economici: bassa produttività, scarsa diversificazione produttiva, iniquità del sistema economico, disoccupazione, sottoccupazione, bassi salari, mancanza di accesso a terra, credito e tecnologia produttiva, insufficiente risparmio interno per garantire i servizi basilari alla popolazione; dall’altro, una serie di fattori storico-demografici che creano o rafforzano situazioni di vulnerabilità, specialmente a scapito delle donne.
Le diffuse e precarie condizioni abitative si accompagnano, infatti, ad alti indici di promiscuità (in media 5-6 persone per abitazione), che favoriscono fenomeni di violenza domestica e sessuale a danno di giovani donne e bambine: purtroppo, circa un terzo delle nicaraguensi subisce abusi di varia gravità.
D’altro canto, la mancanza di visibilità e di apprezzamento per il lavoro, domestico e non, svolto dalle donne alimenta la discriminazione delle stesse, qualunque sia la loro classe sociale o gruppo etnico di appartenenza, ponendo le stesse in posizioni di disuguaglianza e svantaggio rispetto agli uomini rispetto all’accesso alle risorse e ai benefici dello sviluppo. L’economia nazionale si basa sullo sfruttamento delle risorse naturali. L’agricoltura e l’allevamento sono le attività che più contribuiscono all’approvvigionamento di beni e servizi per la popolazione. Gran parte della terra arabile è dedicata a coltivazioni tradizionali (mais, sorgo, riso, fagioli).  L’agricoltura meccanizzata è diffusa nelle coltivazioni di canna da zucchero e sesamo, sul Pacifico. L’allevamento bovino per la produzione di latte e carne  è diffuso  soprattutto nelle zone interne e l’esportazione di carne è una delle principali generatrici di divise, mentre la produzione di latte è fondamentalmente diretta al mercato interno.
Altri prodotti di esportazione sono formaggio e suoi derivati, gamberi e aragoste, banane, legname. I prodotti della pesca sono destinati sia al consumo interno che all’esportazione. Infine, il comparto del turismo rappresenta, al momento, più un potenziale di sviluppo che una significativa fonte di generazione di divise. Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza fra settori della popolazione (uomini/donne, adulti/giovani) e del territorio (urbano / rurale, Atlantico / Pacifico) si sommano alla differente distribuzione della terra, del credito, delle tecnologie, e alle diverse opportunità tecnico- formative della popolazione. In tal senso, la concentrazione in poche mani di proprietà, risorse finanziarie e conoscenze pone la maggioranza della popolazione in condizioni di vulnerabilità, con particolare riferimento alle donne e ai giovani, agli anziani, alla popolazione rurale in generale. Un altro dei fattori che limitano la produttività è la scarsa disponibilità di terra coltivabile. Si stima che, per la fascia di campesinado con problemi di terra, la quantità media per Unità di Lavoro Familiare oscilli fra 0,1 e 1,36 ettari. Tale situazione spinge molti a prendere in affitto della terra, senza però riuscire a utilizzare pienamente la forza-lavoro di cui dispone.
Pertanto, molti contadini vivono dell’offerta della propria manodopera, con un salario di 2 dollari per giornata lavorativa, che non permette loro di compensare la mancanza di terra. La bassa disponibilità di terra è legata alla differente distribuzione della proprietà terriera, in particolare nelle zone in cui predominano i grandi latifondi  coltivati a caffè o dedicati all’allevamento estensivo. Di conseguenza, il campesinado  sperimenta gravi limitazioni nella riattivazione economica e nella riconversione produttiva.

  • La povertà per macroregioni

La povertà e l’estrema povertà continuano a essere più diffuse nel mondo rurale, dove 2 persone su 3 risultano  povere, in confronto al rapporto di 1 a 3 nelle aree urbane. Le aree rurali non solo registrano il maggior numero di nuclei familiari poveri, ma sono quelle in cui è richiesto un maggiore aumento percentuale dei consumi per superare la soglia di povertà.
Tale indice è maggiore nella Costa Atlantica, con il 37%; nella regione centrale, con un 32%; nella regione del Pacifico, con un 18%.
Gli estremamente poveri in ambito rurale si stimano all ‘ 84% nella Costa Atlantica, all’81% nella regione centrale del Paese e al 67,5% sul versante del  Pacifico.

  • Disuguaglianza nella distribuzione delle entrate e nei consumi

Il Nicaragua presenta un alto grado di disuguaglianza nella distribuzione delle entrate, in linea con la media latinoamericana, altrettanto diseguale. Il 10% più ricco del Paese vanta entrate 19 volte superiori al 40% più povero.  Al 10% più ricco va il 45% delle entrate totali del Paese, mentre al 40% più povero va solo il 10%. Scorporando i dati per sesso, le disuguaglianze sono ancora più sensibili: il Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite della donna è meno della metà di quello dell’uomo.
 Quanto alle disuguaglianze nei consumi, di nuovo siamo nella media latinoamericana. La disparità tra il consumo dei più ricchi e dei più poveri è enorme: il 20% più ricco si accaparra più del 51% del totale dei consumi del Paese, a confronto del 5% e poco più del 20% più povero. La disparità nelle aree rurali è di poco inferiore a quella delle aree urbane. La popolazione economicamente attiva è pari soltanto al 36,5%, con tassi di occupazione relativa dell’89%, di cui è però difficile quantificare la percentuale di cosiddetto “lavoro informale”, comunque alta, e di disoccupazione aperta del’ 11%.
I più alti tassi di disoccupazione e precariato si riscontrano tra le donne.
In generale, circa un terzo del totale degli occupati è precario. Nelle famiglie più povere la disoccupazione femminile arriva al 21%, mentre la metà delle donne è “sottoimpiegata”. Anche fra i giovani compresi tra 15 e 24 anni, il tasso di disoccupazione va dal 17% delle donne al 9% degli uomini.

  • Insicurezza circa i diritti di proprietà

Se molti nicaraguensi sperimentano un senso di insicurezza circa i diritti di proprietà, per i poveri l’ansia è, se possibile, ancora maggiore.
I dati sulla questione sono, peraltro, carenti, dispersi e poco affidabili.
Circa 4/5 delle terre del Paese non sono registrate al catasto e gran parte di quelle che lo sono, lo sono in forme imprecise e, a volte, inesatte.
Lo stesso sistema catastale è obsoleto, lento, eccessivamente burocratico e, a volte, arbitrario.
I dati sulle proprietà dei poveri sono scarsi e l’incertezza che ne consegue in termini di diritti nuoce alla loro vita familiare e lavorativa, minando alla radici le loro potenzialità di sviluppo. Al solito, la situazione è più grave nel caso delle donne, la maggioranza delle quali non è proprietaria della terra, né della casa in cui vive, essendo le loro abitazioni, il più delle volte, registrate a nome del marito o compagno di vita.

  • Scarso accesso alle infrastrutture e ai servizi pubblici

I dati disponibili evidenziano un accesso diseguale ai servizi di base, tanto nelle aree urbane che in quelle rurali. Il 35% della popolazione non dispone di acqua potabile, né in casa, né nei pressi, mentre il 16% non ha accesso ad acqua igienicamente sicura. Il 33% dei poveri nemmeno dispone di latrine esterne alla casa! Il 57% non è raggiunto dal servizio elettrico e il 94% utilizza solo la legna, come combustibile per cucina. L’accesso alla rete viaria differisce notevolmente da aree urbane a rurali.

  • Istruzione

Alla scarsa disponibilità e alla bassa qualità dei servizi educativi corrisponde un basso livello educativo, specialmente in ambito rurale.
Il tasso di analfabetismo è del 19% a livello nazionale, ma raggiunge il 30% nelle campagne.
Quasi il 40% della popolazione in povertà estrema è analfabeta e metà dei bambini poveri in età scolare (6-18 anni) non va a scuola, in confronto al 16% dei bambini non poveri. La gente povera ed estremamente povera arriva appena a frequentare 2 o 3, al massimo, anni scolastici, cioè metà della media nazionale, del tutto insufficiente per acquisire un minimo di conoscenze per leggere, scrivere e far di conto.
Più della metà dei bambini che abbandona la scuola lo fa per motivi economici. L’istruzione dei più poveri è, inoltre, compromessa dal fatto che gran parte dei maestri non sono diplomati, le strutture scolastiche sono fatiscenti e la scarsità di materiali didattici è cronica.
Ciò spiega in buona misura bocciature e diserzioni scolastiche, soprattutto in ambito rurale, dove questi problemi si acutizzano. Unico dato in lievissima controtendenza: la percentuale di ragazze maggiori di 15 anni alfabetizzate è del 67%, in confronto al 66,5% degli uomini.

  • Denutrizione

Esiste, ovviamente, una forte relazione fra povertà e denutrizione. Oltre il 30% dei bambini poveri e quasi il 40% di quelli estremamente poveri sono denutriti.  Il 36% di questi ultimi, minori di 5 anni, soffrono problemi nella crescita psico-fisica.

  • Alta vulnerabilità ai disastri naturali

Il Nicaragua è particolarmente vulnerabile alle catastrofi naturali: eruzioni vulcaniche, uragani, terremoti, siccità, incendi e inondazioni, che comportano un forte degrado ecologico e grande distruzione di beni e infrastrutture, e che si accaniscono  sulla popolazione più povera, le cui condizioni generali di vita sono assai vulnerabili. Una volta colpiti, poi, i sinistrati poveri non dispongono di risorse per affrontare l’emergenza, mentre l’assistenza pubblica raramente riesce a compensare le perdite. La conseguente disoccupazione spinge molti poveri delle campagne ad emigrare o a cercare fortuna nelle città, dove vanno a ingrossare il settore informale della economia e, in parte e purtroppo, quello delinquenziale.

  • Uso del suolo

La varietà di suoli costituisce la base dello sviluppo socioeconomico. Molte volte, però, essi non sono sfruttati in ragione del loro potenziale, causando così spesso forte impoverimento della terra, una caduta della produzione e dissesti ecologici. I terreni in forte pendio sono minacciati dall’erosione causata dalla pioggia, ragione per la quale dovrebbero essere protetti mediante la riforestazione e/o la semina di coltivazioni permanenti. Le zone più selvatiche sono progressivamente “invase” da contadini poveri in cerca di nuove terre da colonizzare, che “tradizionalmente” tagliano il bosco e bruciano le sterpaglie. Tuttavia, i suoli che restano esposti alle forti piogge, sono soggetti ancor di più all’erosione degli agenti atmosferici e perdono in poco tempo la loro fertilità naturale e quella acquisita grazie alle ceneri della vegetazione bruciata. Ciò spinge il contadino a migrare verso nuove terre. Di conseguenza, di anno in anno, diminuisce la copertura boscosa della foresta tropicale umida, che lascia il posto a nuove coltivazioni o ai pascoli estensivi.

  • Migrazioni e rimesse

Come in altri Paesi centroamericani, anche in Nicaragua l’emigrazione è un fenomeno assai rilevante. Principali mete degli emigranti nicas sono Costa Rica, Stati Uniti e, da qualche tempo, El Salvador.
In Costa Rica si calcola vivano e/o lavorino stagionalmente circa mezzo milione di nicaraguensi.
Fra essi,  le donne sono poco più degli uomini: 95.515 a 95.448; molte nicaraguensi svolgono, infatti, lavori domestici nelle case dei ticos. L’attuale flusso migratorio Nicaragua- Costa Rica si spiega, in parte, con il processo di ristrutturazione socioeconomica in atto nella regione centroamericana.
La privatizzazione del settore finanziario e la riduzione dell’appoggio statale al settore rurale, in particolare ai piccoli produttori e contadini, infatti, ha provocato un surplus di manodopera che, non venendo assorbita da altri settori economici, come quello industriale, caratterizzato soprattutto dalla presenza di fabbriche maquiladoras, o dei servizi, non ha avuto altra scelta che emigrare. Dando luogo anche a fenomeni paradossali: sempre più lavoratori nicaraguensi migrano stagionalmente nel Salvador, dove sostituiscono la manodopera locale che, a sua volta, emigra negli Stati Uniti o in Europa. Numerose ricerche dimostrano la esistenza di una vera e propria “strategia di sopravvivenza”  messa in atto dalle famiglie di emigranti, per la quale un familiare si sacrifica partendo per l’estero, con il proposito di inviare poi a casa valuta pregiata. I nicas all’estero sarebbero fra 1,2 e 1,5 milioni. Pur ipotizzando che soltanto il 60% di essi mandi aiuti economici alle famiglie di origine, mentre il resto abbia perso ogni legame o sia riuscito a portare i suoi cari nel nuovo Paese di adozione, si calcola che fra 700 e 900 mila nicas  ricevano rimesse dall’estero: in termini economici, circa 600-700 milioni di dollari all’anno, una cifra crescente e che alcune fonti stimano persino conservatrice, giacché non tutte le rimesse transitano per canali “ufficiali” e statisticamente rilevabili. Comunque sia, attualmente, le rimesse sono pari ad almeno un terzo del valore delle esportazioni totali.

  • La zona

Il dipartimento di Matagalpa si trova nella parte centro-settentrionale del Paese. Confina a Nord con quello di Jinotega, a Est con le due Regioni Autonome dell’Atlantico, a Sud con i dipartimenti di Managua e Boaco, a Ovest con quelli di Estelí e León.
Dal punto di vista morfologico, la zona è montuosa, segnata dalla Serranía Dariense che si sviluppa in direzione Est-Ovest, che separa le valli dei fiumi Tuma e Grande, con i loro affluenti. Coperte da nubi e nebbie, le alture relativamente alte (comunque inferiori ai 2.000 metri), mantengono umide le valli, creando condizioni favorevoli alla coltivazione di caffè. La sua superficie è di 6.803,86 km2, con una popolazione di 473.445 persone, pari a una densità di 70 abitanti per km2. La popolazione rurale rappresenta il 64% di quella totale.
Amministrativamente, è suddiviso in 13 municipi: Rancho Grande, Río Blanco, El Tuma-La Dalia, San Isidro, Sébaco, Matagalpa (capoluogo), San Ramón, Matiguás, Muy Muy, Esquipulas, San Dionisio, Terrabona e Ciudad Darío.
La popolazione rurale è dedita all’agricoltura e all’allevamento. Il caffè matagalpino è di buona qualità. L’allevamento bovino si concentra nella valle del Río Grande, ricca di pascoli. Le granaglie, gli ortaggi e altri prodotti tropicali sono coltivati principalmente nella pianura di Sébaco.
Secondo dati del censimento agrario, il dipartimento ha una superficie coltivata di circa 787.088,58 manzanas (circa 551 mila ettari; 1 manzana, la misura popolarmente in uso nell’agro nicaraguense, equivale, infatti, a 0,7 ettari), distribuite in 21.931 appezzamenti; il che rappresenta l’11% delle coltivazioni e il 9% della superficie del Paese.
La superficie media degli appezzamenti è di 35,89 manzanas (poco più di 25 ettari), più bassa della media nazionale, che è di 44,78 manzanas (31,3 ettari).
Le aree con 100 manzanas (70 ettari), o più, rappresentano il 7% del totale delle coltivazioni e il 54% della superficie coltivata.
Gli appezzamenti compresi fra 50,1 e 100 manzanas (tra 35 e 70 ettari) rappresentano l’8% del totale e il 17% dell’area coltivata.
Le coltivazioni comprese fra 5,01 e 50 manzanas (tra 3,5 e 35 ettari) rappresentano il 49% del totale. Le coltivazioni inferiori a 5 manzanas (3,5 ettari) rappresentano il 36% del totale e solo il 2% della superficie totale.
Gli appezzamenti più piccoli registrano percentuali più alte di coltivazioni annuali e stagionali; viceversa, più aumentano le dimensioni, minori sono le percentuali di tali coltivazioni.Gli uomini costituiscono l’84% (18.164) e le donne il 16% (3.540) dei coltivatori individuali; tuttavia, i primi posseggono l’88% della superficie agricola censita, mentre le seconde solo il 12%.
La dimensione media degli appezzamenti coltivati da uomini è di 35,81 manzanas (25 ettari) e quella delle donne di 25,10 manzanas (17,6 ettari). Più aumentano le superfici degli appezzamenti, maggiore è la presenza degli uomini e minore quella delle donne nella produzione. Per esempio, il 71% degli appezzamenti di 0,50 manzanas (0,35 ettari), o meno, vede come proprietari uomini e il 29% donne. Tale percentuale aumenta negli appezzamenti di 500 manzanas (350 ettari) o più, di cui risultano proprietari gli uomini nel 94% dei casi, a fronte del 6% posseduto da donne. Rispetto all’uso della terra:
- nelle coltivazioni annuali, sia donne che uomini sono al 13% della superficie coltivata;
- nelle coltivazioni permanenti, le donne al 7% e gli uomini al 6%;
- nelle terre messe a riposo, le donne al 18% e gli uomini al 17%;
- nei pascoli naturali, le donne al 38% e gli uomini al 40%;
- nei pascoli coltivati o seminati, le donne al 9% e gli uomini al 12%;
- nell’area coperta da boschi, le donne al 9% e gli uomini all’8%.
Dal punto di vista anagrafico, il 21% degli uomini - il gruppo maggiore - ha un’età compresa fra 35 e 44 anni, mentre l’8% delle donne è compreso fra 35 e 54 anni. Gli uomini di età compresa fra 45 e 54 anni posseggono il 24% del totale della superficie in mano a coltivatori, mentre alle donne di 45 anni o più va il 9%.
Delle 21.931 aree coltivate presenti del dipartimento solo il 7% ha un sistema di irrigazione.
Infine, il dipartimento di Matagalpa vanta il triste primato di avere l’Indice di Sviluppo Municipale più basso delle province nicaraguensi, con il punteggio di 0,579. I municipi più montagnosi e isolati, teatro delle azioni del progetto, registrano indici inferiori a quelli del dipartimento, in generale.

  • Cosa vuol dire microleasing

Nitlapán ha cominciato nel 2001 a introdurre questa variante del microcredito e a sperimentarla con successo, soprattutto con la fascia di popolazione più povera e, in essa, quella categoria di persone, se possibile, ancora più svantaggiate, vale a dire le donne contadine. Di conseguenza, le caratteristiche del programma sono in continua evoluzione e si adeguano alle diverse realtà con cui entra in contatto.
Tale modalità consiste, sostanzialmente, nella concessione in affitto (cioè, in leasing) di terre - ma di questo non si occupa il nostro progetto - beni e mezzi di produzione (bestiame, attrezzi agricoli, piccoli macchinari, etc.), che viene regolata mediante appositi contratti fra le parti. Ciò avviene dopo che siano stati effettuati studi preliminari (diagnósticos) sulle condizioni socioeconomiche della persona e della famiglia beneficiarie ed elaborati, in forma consensuale, piani di produzione che prevedano anche l’introduzione di innovazioni tecniche nel processo produttivo, che favoriscano l’accesso al mercato ed il superamento delle condizioni di estrema povertà.
Rispetto al “classico” prestito concesso da un istituto di microcredito, pur alternativo e senza finalità di lucro, i vantaggi del microleasing per i beneficiari sono molteplici:
- non c’è bisogno, infatti, di alcuna garanzia previa per accedere al mezzo di produzione; nella maggioranza dei casi, la garanzia è data dallo stesso bene;
- non è necessario, in tal senso, versare alcun deposito cautelativo;
- né viene richiesta alcuna ipoteca su altri beni;
- le tariffe di leasing sono calcolate in ragione della vita utile del bene, del suo valore residuale, della sua capacità produttiva, della scala di produzione della persona beneficiaria, del suo margine di profitto;
- per la persona beneficiaria diminuiscono i costi e i rischi relativi all’acquisizione dei mezzi di produzione, dal momento che è l’Istituto Nitlapán ad effettuare l’acquisto e far arrivare il prodotto al punto più vicino alla persona beneficiaria, nonché a certificare la qualità del bene scelto dalla stessa;
- in caso di rescissione del contratto, la persona beneficiaria perde meno di quanto perderebbe nel caso si trattasse di un’altra forma di credito;
- il rischio di insuccesso è condiviso fra le parti, dal momento che la concessione del bene si accompagna ad un piano di assistenza tecnica, formazione e marketing, concordato tra le parti;
- i canoni di affitto, o tariffe, sono studiati in funzione della vita utile del bene, del suo valore residuale, della sua capacità produttiva, della scala di produzione del beneficiario;
-  il produttore deve seguire un programma di formazione e dimostrare con i fatti i cambiamenti necessari per ottenere il leasing.
A fine contratto, la persona beneficiaria ha 3 opzioni rispetto al bene ottenuto:
- restituirlo;
- continuare a tenerlo tramite leasing;
- comprarlo.
Il progetto propone, pertanto, la modalità del microleasing per agevolare l’acquisizione di mezzi e beni produttivi da parte delle donne contadine povere. Ciò consente ai settori di basso ingresso, ma con potenziale di sviluppo, di procedere nella progressiva riconversione delle loro coltivazioni, dando luogo ad una minima ma graduale capitalizzazione. Per questa ragione, inizialmente, è necessario uno studio integrale sull’impatto che i servizi offerti da Nitlapán, attraverso il progetto, avranno sul raggiungimento degli obiettivi stabiliti, nonché un piano di lavoro per ogni singolo caso.

  • Come funziona il fondo rotativo

L’acquisizione di beni e mezzi produttivi è regolata da contratti di affitto (leasing). Tutte le entrate derivanti dai contratti di affitto e/o acquisto dei beni produttivi vanno a consolidare il corrispondente fondo, consentendo così di beneficiare nuove produttrici in futuro.
In ragione del tipo di bene e del suo uso, le scadenze variano da 3 a 12 mesi. Non si pagano interessi, ma solo una tariffa per l’uso del bene, calcolata tenendo conto di tre variabili:
- spese operative;
- valore dei beni;
- costi finanziari.
La somma di queste tre componenti dà il valore del portafoglio di microleasing. Ciò permette di rivalutare il bene: la differenza tra il valore aggiunto e il valore dell’acquisto del bene determina la sua tariffa di affitto.
Le modalità di pagamento sono studiate in base al flusso di cassa, alle prospettive di mercato, alla scala produttiva.Il prezzo dei beni e mezzi produttivi può variare in ragione del loro volume, capacità, età, razza, marca, nonché della congiuntura economica.
In pratica, il mezzo di produzione che si necessita viene selezionato dalla persona beneficiaria. In alcuni casi è possibile prendere in considerazione altri mezzi di produzione, inizialmente non previsti, per il quale la persona beneficiaria esprima interesse. Di conseguenza, viene stipulato un contratto di leasing, che contiene la descrizione del bene (o dei beni) in oggetto e le specificazioni corrispondenti ai diritti e doveri di entrambe le parti.
Tutti i beni (animali, beni e attrezzature) dati in leasing sono proprietà di Nitlapán, fintantoché non siano stati completamente pagati dalla persona beneficiaria. La durata del leasing varia a seconda dei beni in questione: da un minimo di 3 mesi per i beni più economici, a periodi più lunghi per quelli più cari, favorendo il loro graduale ammortamento. In ogni caso, le scadenze:
- per beni il cui valore complessivo non superi i 500 dollari, sono inferiori ai 12 mesi;
- per beni il cui valore complessivo sia compreso fra 501 e 3.000 dollari, possono superare l’anno.
La tariffa del leasing è stabilita:
- in funzione del valore del mezzo di produzione;
- più il 50% del numero di anni di vita utile dello stesso calcolato in termini economici;
- più le spese di amministrazione (13%);
- più il rischio di mancato pagamento (3%);
- più un margine di profitto (7%).
La tariffa comprende, inoltre, le spese legali. In ogni caso, va aggiunto il mantenimento del valore del córdoba (la moneta nazionale) rispetto al dollaro, calcolato in base al tasso di inflazione nel periodo di validità del contratto.
Il pagamento delle quote è direttamente proporzionale alla liquidità della persona beneficiaria, così come della capacità del bene o dei beni in oggetto di generare entrate. Alla consegna del bene, ad ogni persona beneficiaria viene proposto anche un piano dei pagamenti nel quale sono chiaramente indicati i calcoli e le scadenze degli stessi. Alla firma del contratto, ogni persona beneficiaria anticipa il pagamento della prima quota di leasing.
Il bene dato in leasing viene ritirato in caso di ritardo di oltre 30 giorni nei pagamenti da parte della persona beneficiaria. La garanzia è data dallo stesso mezzo di produzione dato in leasing (animali, beni e attrezzature) o, eventualmente, da qualsiasi altro bene che la beneficiaria intenda presentare. La persona beneficiaria risponde degli eventuali danni provocati ai beni ricevuti in leasing e degli eventuali costi per la loro riparazione. Qualora il difetto sia, invece, di fabbricazione, la riparazione sarà a spese del fornitore del bene, essendo lo stesso coperto da garanzia.

  • In sintesi:

- L’acquisizione di beni e mezzi produttivi è regolata da contratti di affitto (leasing).
- Non si pagano tassi di interesse, ma solo tariffe per l’uso del bene, calcolate tenendo conto di tre variabili: il valore degli stessi beni; le spese operative; i costi finanziari.
- Nella pratica, le tariffe del leasing sono piuttosto basse, variando da pochi centesimi di euro al mese per i beni più economici, fino a qualche decina di euro per i beni di maggior valore, ma anche più durevoli nel tempo.
- Le modalità di pagamento sono studiate in base al flusso di cassa, alle prospettive di mercato, alla scala produttiva della persona e della famiglia beneficiarie.
- Le scadenze sono in relazione al tipo di bene e del suo uso e, nella maggioranza dei casi, in considerazione dei  livelli di povertà dei beneficiari; in generale, esse sono previste nell’arco di pochi mesi, almeno nella fase iniziale.
Per poter ricevere in leasing beni e mezzi di produzione, le donne beneficiarie devono ottemperare alle seguenti condizioni:
- vivere da almeno 5 anni e stabilmente nel municipio in cui si realizza il progetto;
- avere la fedina penale pulita e una buona condotta sociale;
- essere maggiorenni;
- conoscere e accettare le regole del programma;
- contare su almeno 1 persona per Unità di Lavoro Familiare;
- entrate annuali delle Unità di Lavoro Familiari inferiori a 1.500 dollari statunitensi;
- esplicitare l’interesse a riconvertire produttivamente le proprie unità economiche;
- inchiesta sulle condizioni e prospettive socioeconomiche della famiglia già realizzata;
- partecipare al programma di formazione (Escuela de Campo);
- a progetto avviato, dimostrare nella pratica di saper integrare e applicare le conoscenze suggerite durante la formazione;
- accettare e rispettare gli accordi di produzione raggiunti e quelli sulla gestione delle risorse naturali, con approccio di genere.

  • Condizioni oggettive per fruire del fondo di beni di produzione

- Disporre di un’inchiesta sulle condizioni socioeconomiche della famiglia della beneficiaria, che consenta di stabilire con maggiore precisione quali mezzi acquisire.
- Certificazione della viabilità tecnica, produttiva e legale della proprietà (valore della terra, assenza di conflitti per la medesima, suo potenziale agricolo, sua ubicazione, etc.). Qualora sia il caso, il progetto presta un servizio legale per la registrazione della proprietà della terra a nome delle donne beneficiarie.
- Presentazione di un piano di produzione, investimenti e di mercato, in base al quale stabilire le necessità di formazione, mezzi, attrezzature; ciò si realizza in 2 momenti: una prima discussione collettiva ha luogo in laboratori di gruppo, con finalità di apprendimento; quindi, si effettuano consulenze individuali e personalizzate nelle unità di produzione di ciascuna beneficiaria.
- Il comitato per l’assegnazione dei mezzi di produzione, integrato dai direttori del programma e dai consulenti tecnico e legale, analizza i dati relativi all’acquisto e approva o meno il finanziamento.

  • Utilizzazione finale dei fondi

Tutte le entrate derivanti dai contratti di leasing dei mezzi e beni produttivi vanno a consolidare il flusso di cassa del Fondo rotativo e restano a disposizione dello stesso. I fondi vengono a loro volta reinvestiti per consolidare lo sviluppo socioeconomico delle donne e famiglie beneficiarie del progetto e, possibilmente, allargare il bacino di utenza dei servizi offerti.
Il Fondo rotativo è amministrato dall’Istituto Nitlapán, organismo senza fini di lucro, il cui bilancio è certificato da agenzie internazionali, quali la prestigiosa Price Waterhouse Coopers.

  • Formazione


I laboratori di formazione hanno lo scopo di sviluppare le capacità individuali, sperimentare innovazioni tecnologiche nelle parcelle coltivate, educare ad un più lungimirante uso delle risorse naturali e al rispetto dell’ambiente, stimolare lo scambio di esperienze, prestare consulenza giuridica. Ciò avviene in forma orizzontale, accrescendo le conoscenze tecnico-produttive e, pure, l’autostima dei partecipanti. Per questo, i laboratori si svolgono anche al chiuso, ma soprattutto sul terreno, prevedendo un 80% di attività pratiche e un 20% di teoria. I laboratori sono condotti da tecnici esperti del programma. Inoltre, sono previste consulenze specifiche con visite di campo ad ogni beneficiaria.

  • Beneficiari

Il gruppo di 30 donne contadine beneficiarie dirette del progetto appartengono al segmento più povero della società rurale locale e sperimentano attualmente un progressivo processo di impoverimento. Le condizioni economiche delle loro famiglie sono a livello di mera sussistenza e le loro entrate medie giornaliere non superano i 2 dollari statunitensi.
A beneficiare indirettamente del progetto sono anche le rispettive famiglie, per un totale parziale di circa 200 persone, considerando l’alto tasso di natalità in ambito rurale - una media di 5-6 figli, a testa -, cui si aggiunge il marito, o comunque compagno di vita, ed eventuali altri parenti, soprattutto anziani.
Inoltre, si calcolano come beneficiarie indirette una trentina di persone della comunità locale, legate per motivi economico-commerciali ad ogni produttrice, per un totale parziale di 900 persone. Il totale generale dei beneficiari indiretti è stimato, quindi, in 1.100 persone. Schematicamente, le beneficiarie appartengono a due tipologie di famiglie rurali.

  • Famiglie rurali con un minimo di terra a disposizione

Trattasi di famiglie contadine con scarso accesso alla terra e con limitate risorse per sfruttarla. Pertanto, esse cercano di massimizzare il tasso di entrate per unità di superficie, ricorrendo a sistemi di produzione agro-zootecnici basati sull’uso intensivo della forza-lavoro. Ciò, tuttavia, non consente loro che la riproduzione semplice della famiglia e dei mezzi di produzione. Alcune di queste famiglie sono solite integrare le entrate familiari, prestando la propria manodopera ad altre aziende agricole della zona o avviando iniziative microimprenditoriali autonome.  Tali famiglie rappresentano circa il 10% delle famiglie rurali e vivono nella zona contadina, in Nicaragua, considerata “diversificata”: cioè, una zona che presenta  buone potenzialità agricole e zootecniche, in cui viene portata avanti una strategia contadina di mitigazione dei rischi, mediante la diversificazione della produzione agricola e il piccolo allevamento di animali durante tutto l’anno. In generale, l’accesso a risorse, finanziarie ma non solo, di queste famiglie è assai limitato.
La media di capitalizzazione per Unità di Lavoro Familiare è di circa 1.500 dollari. Le risorse consistono soprattutto in piccoli appezzamenti di terra (parcelle), coltivazioni in minima scala, animali da cortile (galline e maiali), attrezzature minori.
La presenza di mucche, 2 al massimo, ha lo scopo, principalmente, di garantire il consumo domestico di latte. La manodopera è essenzialmente familiare.
Di conseguenza, tali famiglie ricorrono spesso a reti familiari per accedere alla terra, per chiedere in prestito beni, mezzi e manodopera supplementare.
Uno dei principali limiti per lo sviluppo socioeconomico di queste famiglie è dato pertanto dalla scarsa disponibilità di capitale e dall’accesso limitato alla terra. I principali mezzi di produzione di cui hanno bisogno queste famiglie sono, in linea di massima: pompe per aspersione (a spalla); piccoli sistemi di irrigazione; falciatrice (manuale o a motore); piccole infrastrutture per immagazzinare granaglie, foraggio o acqua.
Altri servizi richiesti da tali famiglie sono: aratura, sgranatura, trasporto.

  • Famiglie rurali senza terra

Queste famiglie sono solite prendere in affitto la terra per produrre alimenti destinati, soprattutto, al consumo familiare e in alcuni casi al mercato locale; tali entrate “extra” contribuiscono alla sopravvivenza della famiglia, ma non generano accumulazione economica.
L’affitto della terra segue le stagioni e i cicli produttivi dei vari prodotti, ma dipende anche dagli accordi con i proprietari terrieri. Di solito, l’affitto della terra non supera i 12 mesi, a seconda del ciclo produttivo, della manodopera disponibile, della disponibilità del proprietario. Anche le dimensioni dell’appezzamento preso in affitto dipendono dalla disponibilità di terra e manodopera, generalmente familiare. Al fine di integrare le entrate domestiche, le donne di queste famiglie offrono spesso la propria manodopera a varie aziende agricole. Tali famiglie rappresentano all’incirca il 20% di quelle dedicate alla produzione agricola e zootecnica. Sono più numerose in zone che furono teatro della riforma agraria negli anni ‘80, ma che in seguito, con la fine del periodo rivoluzionario e l’avvento della crisi economica degli anni ‘90, hanno conosciuto una “controriforma” che ha favorito una nuova concentrazione della terra in poche mani.
Il basso livello di risorse a disposizione di queste famiglie provoca forte instabilità e insicurezza nelle loro prospettive economiche, determinando scarsa capacità di investimento e bassi tassi  di produttività del lavoro. Ciò si traduce in un sistema di produzione poco diversificato, nel quale le granaglie - mais, fagioli, riso de secano (cioè, coltivato non in risaia, ma in terreni irrigati unicamente da acqua piovana) - e un piccolo allevamento di animali da cortile - galline e maiali, soprattutto - rappresentano la principale fonte di ingresso economico per queste famiglie.
“Normalmente”, tali donne non dispongono dei mezzi necessari per lavorare la terra: attrezzi di base (badili, picconi, falci, rastrelli, etc.), pompe a pressione (a spalla) per l’aspersione di agrochimici, piccoli sistemi di irrigazione, falciatrici (manuali o a motore), aratro e carretti a trazione animale, piccoli silos, vasche per la raccolta e la conservazione dell’acqua, etc.. Inoltre, anch’esse richiedono servizi - quali aratura, sgranatura, trasporto -, di cui il progetto agevola la contrattazione su scala collettiva.

  • Iter di accesso a beni di produzione

- Promozione del programma e delle “regole del gioco”.
- Richiesta di adesione volontaria al programma.
- Formazione legale dei partecipanti.
- Elaborazione dell’inchiesta socioeconomica sulla persone sollecitante.
- Certificazione della terra acquisita dalla sollecitante.
- Formazione tecnica dei partecipanti e consulenza per l’elaborazione dei piani di produzione, investimenti e di mercato.
- Elaborazione dell’inchiesta e verifica della domanda di assistenza tecnica, beni e mezzi di produzione da parte dell’unità di produzione.
- Elaborazione dei piani di formazione, produzione e investimento.
- Analisi delle richieste da parte del comitato per la loro approvazione o meno.
- Le inchieste socioeconomiche permettono di stabilire con maggiore precisione quali beni e mezzi acquisire.
- Ordini di acquisto.
- Consegna dei mezzi acquisiti.
- Firma del contratto.
Fasi del progetto in cui partecipa la popolazione meta

1) Fase di identificazione: le donne contadine povere partecipano a momenti di gruppo e individuali per identificare i problemi che le riguardano. Vengono effettuati studi di settore per comprendere meglio la situazione socioeconomica.
2) Fase di esecuzione: le donne si organizzano per attuare i programmi di formazione tecnica e legale, analizzare problemi e individuare soluzioni, discutere vantaggi e svantaggi delle varie opzioni. Inoltre, partecipano alla identificazione e selezione dei mezzi di produzione (terra, strumenti, beni produttivi), così come alla elaborazione ed esecuzione dei piani commerciali e nell’organizzazione della vendita dei prodotti agricoli.
3) Accompagnamento del progetto: le istanze e gli spazi per l’accompagnamento dei piani e delle attività programmate dai gruppi di lavoro sono due: in primo luogo, le sessioni di gruppo di capacitación contribuiscono al monitoraggio dell’andamento del progetto; in secondo luogo, le assemblee semestrali promosse dalla direzione del progetto sono il momento fondamentale in cui la popolazione meta esercita tutto il suo protagonismo.
4) Valutazione del progetto: da un lato, sono incentivate modalità di valutazione individuale; ogni donna contadina, da sola o in gruppo, valuta il raggiungimento o meno delle mete programmate quanto a produzione, vendita, controllo di qualità, efficienza degli strumenti, costi, entrate e altri indicatori; dall’altro, Nitlapán realizza una valutazione partecipativa del processo, come è solito fare in tutti i suoi progetti.

  • Linee trasversali: approccio di genere

La diseguale distribuzione dei poteri nelle nostre società trova la sua espressione più drammatica in quella fra uomini e donne. Ciò è ancora più acuto nel mondo rurale, dove i cambiamenti socio-culturali sono assai più lenti e la differenziazione fra le funzioni produttiva, appannaggio dell’uomo, e riproduttiva, propria della donna, appare ancora più marcata, giacché la prima gode di un riconoscimento sociale assai più marcato della seconda, mentre il lavoro delle donne, aldilà della funzione riproduttrice della vita, è reso invisibile o considerato naturale nella sua dimensione domestica. La situazione di disuguaglianza si traduce in una serie di ostacoli per le donne. La proprietà della terra, vitale per la dimensione produttiva, è stata loro vietata per secoli.
Per questo, in questo progetto non si parla solo di concentrazione della terra, ma anche di diseguale accesso alla stessa fra uomini e donne. Di conseguenza, l’impedimento delle donne a essere proprietarie o, comunque, soggette con diritto ad esserlo, rafforza il mancato accesso ai mezzi di produzione.  Ciò impedisce che siano soggette di credito e, in generale, fa sì che non siano coinvolte in processi di formazione. Per questo, il progetto si propone di lavorare con il gruppo di donne beneficiarie, non in manier isolata dagli uomini, cosa che sarebbe peraltro assai difficile nelle concrete condizioni locali, giacché anche l’atteggiamento di quest’ultimi va progressivamente trasformato. A tale proposito, il progetto segue due direttrici: in primo luogo, sono intraprese azioni positive nei confronti delle donne, che stimolino la loro autostima e la presa di coscienza dei propri diritti;  in secondo luogo, vengono promosse azioni di sensibilizzazione, soprattutto, nei confronti degli uomini, per evidenziare le situazioni di disuguaglianza delle donne rispetto agli uomini negli ambiti di azione del progetto.
Questo lavoro è trasversale alle attività del progetto e diacronico allo stesso.
Tale strategia intende contribuire a modificare costumi, ruoli e situazioni concrete di potere fra uomini e donne, in un ambito, per forza di cose, ridotto, date le dimensioni di questo progetto, ma significativo e importante se sommato ad altri sforzi per rendere più giuste le condizioni di vita nel mondo rurale nicaraguense e fare in modo che le comunità locali siano anche spazi più riflessivi, partecipati e democratici.

  • Sostenibilità ecologica

Le pratiche identificate come soluzioni ai problemi sono applicate mediante un approccio di gestione integrata delle risorse naturali e conservazione dei suoli, dell’acqua, della biodiversità. Sono incentivati metodi di preparazione del terreno e controllo di erbe e piante non desiderabili, che non implichino l’uso del fuoco o di agrochimici, che contaminino le falde acquifere o mettano a rischio la salute, le condizioni igienico-sanitarie locali e la biodiversità della zona.

  • Riproducibilità e sostenibilità del progetto dopo la fine dello stesso, gestione delle risorse e dei risultati raggiunti.

In primo luogo, è opportuno segnalare che il presente progetto è parte di un più vasto e complesso intervento di durata pluriannuale, in vari punti del territorio nicaraguense. Pertanto, i risultati raggiunti, pur parziali, sono da interpretare come tappe di un più lungo percorso sulla via dell’emancipazione sociale ed economica della popolazione meta. La popolazione meta sperimenta un cambiamento qualitativo importante grazie a questo progetto.
Una volta diventate proprietarie della terra, le donne beneficiarie hanno a loro disposizione i mezzi per migliorare, aumentare e diversificare la produzione delle loro unità produttive. Di conseguenza, è ragionevole prevedere un miglioramento dei livelli di sussistenza familiare, in particolare in campo alimentare.
Anche se il progetto non ha la pretesa, nel breve tempo a sua disposizione e con l’investimento previsto, di generare eccedenti nella produzione tali da modificare radicalmente e immediatamente la situazione socioeconomica delle donne beneficiarie, pur tuttavia, durante la realizzazione del progetto si costruiranno le basi e svilupperanno gli strumenti che consentano alle donne contadine di produrre in futuro eccedenti.
 

Last Updated ( mercoledì, 01 aprile 2009 )
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Agenda
 
 7° corso di formazione glocal
 
17 Settembre 2010
ore 20:30
 

 “We Shall Overcome”:

 alle radici

della musica

“di protesta”.
 
Serata inaugurale
aperta a tutti,
genitori e figli, nonni e nipoti...
Insomma:
a chi le cantava,
a chi le canta ancora
e a chi le canterà in futuro...
 

Narrazione multimediale

di Cristina Mattiello,

americanologa,

con interventi musicali di 

Cristiano Zemin 

Mauro Facchinetti 

(chitarre).

Salone ex Circoscizione 2
via Enrico De Nicola 8
Vicenza

 Per saperne di più: info@ans21.org


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Centroamerica / La (ir)resistibile ascesa del movimento pentecostale

Nei quartieri poveri ed emarginati di tutto il Centroamerica si diffonde la “rivoluzione pentecostale”: di che si tratta? Queste chiese, distanti dal mondo cattolico ma lontane anche da quello protestante di origine europea, offrono ai poveri, di cui sono in gran parte composte, occasioni di riscatto morale da una vita fatta di stenti e violenze; opportunità, tuttavia, effimere quanto basta, che non modificano le loro condizioni materiali e, anzi, li allontanano dal partecipare alla soluzione dei problemi sociali. Una ricerca sul campo di una ricercatrice italiana, Paola Bolognesi, offre un interessante spaccato di tale mondo, che aiuta a capire i motivi della rapida crescita di tali movimenti religiosi.

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