«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Si alza il sipario sulle elezioni municipali

Il 5 Novembre 2017 si vota per eleggere sindaci, vicesindaci e consiglieri comunali nei 153 municipi del Paese. Un anno fa, gran parte dell'elettorato nicaraguense si astenne dal votare nelle elezioni presidenziali. Come andrà stavolta? Dietro le quinte, il nervosismo è palpabile.

Di envío. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Il 3 Ottobre è stato definitivamente approvato dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti il cosiddetto Nica Act (vale a dire, il Nicaraguan Investment Conditionality Act of 2017: una sorta di embargo economico-finanziario teso a bloccare prestiti internazionali, linee di credito e programmi di cooperazione finanziaria con il Nicaragua, ad eccezione di aiuti per eventuali emergenze umanitarie; in pratica, il Nica Act ordina ai rappresentanti degli Stati Uniti negli organismi multilaterali finanziari - Banca Mondiale e Banca Interamericana di Sviluppo, fondamentalmente - di votare contro ogni prestito sollecitato dal governo nicaraguense fino a quando questo non dia passi significativi e verificabili nel promuovere elezioni trasparenti, libertà di organizzazione dei partiti politici, un'efficace lotta alla corruzione e protezione ai rappresentanti delle ONG sociali e dei diritti umani, giornalisti e sindacalisti; ndr). Ancora una volta, non c'è stato dibattito, l'approvazione è avvenuta all'unanimità.
Un mese prima, l'ambasciata degli Stati Uniti a Managua aveva avvertito gli imprenditori della Camera di Commercio Americano-Nicaraguense (AMCHAM), che raggruppa oltre un centinaio di imprese a capitale statunitense operanti in Nicaragua, delle sanzioni in cui essi potrebbero incorrere al mantenere legami d'affari con ALBANISA, il consorzio privato nicaraguense che gestisce la cooperazione venezuelana.
Giorni dopo, ad un comitato di alto livello del Senato statunitense veniva presentato un rapporto che accusa proprio ALBANISA di aver riciclato denaro delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC).
Tre messaggi che testimoniano le pressioni del Congresso e, pure, della Casa Bianca sul governo nicaraguense. Invero, negli ultimi dieci anni, non sono mai state così tese le relazioni del governo Ortega-Murillo con gli Stati Uniti.
È in questo scenario carico di tensioni che si celebrano le elezioni il 5 Novembre prossimo.

Osservazione elettorale

Il copione di quanto andrà in scena il 5 Novembre è assai simile, anzi quasi identico, a quello delle precedenti elezioni municipali del 2012. Ma, siccome il Nicaragua è uno dei tanti Paesi dell'oblio esistenti in America Latina, non pochi segnalano come novità la presenza quest'anno della Organizzazione degli Stati Americani (OSA), a garanzia della trasparenza del processo.
In realtà, anche nel 2012 era presente una missione di osservatori dell'OSA e il sistema elettorale, ormai del tutto controllato dal partito di governo, si rese allora responsabile di una serie di irregolarità, di cui tuttavia non fu dato conto nel timido rapporto finale emesso dall'OSA.
Anche per legittimare quelle elezioni municipali, assai discusse dopo i brogli occorsi nelle presidenziali dell'anno prima, nell'Agosto del 2012 lo stesso Ortega aveva invitato l'OSA ad “accompagnare” le elezioni del successivo Novembre. Quell'anno, la missione, inizialmente prevista di 65 persone, si era ridotta a 25 “per mancanza di risorse”, tanto che al suo arrivo a Managua, il capo missione, Lázaro Cárdenas, aveva dato ad intendere che i Paesi membri dell'Organizzazione non volevano investire risorse in quell'iniziativa.
Il copione di quest'anno presenta alcune variazioni. Invitata di nuovo e fin dal Dicembre scorso, l'OSA ha confermato la sua assistenza soltanto il 18 Settembre scorso, un mese e mezzo prima del voto, suscitando ogni genere di speculazioni sulla sua partecipazione. Verrà, recita l'annuncio, ad «accompagnare osservando», adottando in questa formulazione il termine che piace molto al governo nicaraguense: accompagnare.
Invero, nel Maggio scorso, l'OSA aveva annunciato al corpo diplomatico il suo piano per l'osservazione elettorale: un primo gruppo di 5 persone sarebbe arrivato il 10 Agosto, con il proposito di visitare in lungo e in largo il Paese. Quindi, un secondo gruppo di 120 persone sarebbe giunto il 1° Novembre per coprire, diviso in 3 gruppi da 40, le tre città con maggior numero di elettori: Managua (la capitale, sita nella parte centrale del versante pacifico, ndr), Matagalpa (nel settentrione, ndr) e León (nella zona centro-occidentale, ndr); centri dove gli stessi avrebbero realizzato un conteggio veloce dei voti il 5 Novembre.
Tale programma è stato modificato. Intanto, il numero è stato ridotto a 60 «specialisti»; quindi, l'OSA ha annunciato che a partire dal 10 Ottobre si distribuirà nel Paese un «gruppo mobile», senza precisare da quante persone sarà composto. Il 29 Ottobre, poi, entrerà in azione un «gruppo base», composto dal capo missione, dal suo vice e da altre 22 persone. Mentre il 30 Ottobre arriveranno 11 «coordinatori regionali» che, insieme al gruppo mobile si ripartiranno nei 14 dipartimenti del Paese. Infine, il 1° Novembre arriveranno «i 24 osservatori internazionali, che saranno distribuiti nel Paese in base alle esigenza di elaborazione di un campione statisticamente significativo».

Tutti contenti?

 

L'arrivo dell'OSA è stato accolto assai favorevolmente dal partito Cittadini per la Libertà (CxL: sic!, ndr), l'unico presente alle prossime elezioni che abbia l'opposizione nel suo DNA. La presidente di CxL, Kitty Monterrey ha dichiarato che la sola presenza dell'OSA trasmette «tranquillità» agli elettori e ciò sarà «determinante» nella decisione della gente di andare a votare.
Contenta dell'arrivo della missione OSA è anche la grande impresa privata, che su questo coincide, nonostante le evidenti fratture al suo interno fra chi appoggia il presidente Ortega incondizionatamente e chi comincia a prenderne le distanze. Tutti si aspettano che la presenza dell'OSA dia una qualche legittimità a queste elezioni e riesca ad abbassare la tensione politica che tutti avvertono dietro le quinte.
Se, per la dirigenza del Fronte Ampio per la Democrazia, all'opposizione (non partecipa alle elezioni; per saperne di più: envío, ndr), l'obiettivo dell'OSA in queste elezioni non era altro che “mettere piede” in Nicaragua in previsione del fatto che nei prossimi tre anni dovrà dedicarsi a rifondare il collassato sistema elettorale, ai sensi dell'accordo raggiunto nel Febbraio scorso tra Ortega e Luis Almagro, segretario dell'OSA, è comunque positivo che tale “piede” sia già stato messo nel Paese.

Garanzie di trasparenza?

Due aspetti della missione OSA hanno causato, a diversi livelli di intensità, domande, dubbi, sospetti, ansie, rifiuto e, persino, indignazione, in quasi tutti i settori nazionali.
In primo luogo, l'OSA non dice chi, alla fine, abbia deciso di finanziare la missione di osservazione, dal momento che era noto che il ritardo nell'arrivo della missione dipendesse dalle difficoltà di reperire un finanziamento. Si è vociferato che il finanziamento sarebbe arrivato dagli imprenditori. Secondo fonti non ufficiali, gli Stati Uniti si sarebbero rifiutati di contribuire economicamente, mentre soldi sarebbero arrivati da Lussemburgo, Svizzera e qualche altro Paese europeo, grazie a fondi della Unione Europea. Anche nel 2012 fu difficile trovare finanziatori: alla fine, i fondi furono apportati da Stati Uniti e Cile.
Un altro aspetto severamente criticato da molti riguarda la nomina a capo della missione di Wilfredo Penco, vicepresidente della Corte Elettorale dell'Uruguay, noto in Nicaragua per aver partecipato alle missioni di “accompagnamento elettorale” organizzate dal CEELA (il Consiglio di Esperti Elettorali di Latinoamerica), un gruppo di funzionari latinoamericani di tendenza di sinistra che, su invito di Ortega, assiste puntualmente a tutte le elezioni celebrate sotto i mandati di quest'ultimo. Tale nomina sembra rispondere ad un accordo raggiunto con il segretario dell'OSA, Luis Almagro, con la compiacenza o il suggerimento di Ortega.
IL CCELA è nato nel 2007 nel Venezuela chavista come alternativa e contrappeso agli osservatori considerati “di destra”: vale a dire, quelli dell'OSA e degli Stati Uniti. Da allora, il CEELA ha accompagnato le elezioni in America Latina, adottando sempre posizioni di parte, favorevoli ai governi affini. Il CEELA era presente anche nelle elezioni municipali e presidenziali in Nicaragua del 2008, 2011, 2012 e 2016. In tre di esse, Penco era presente. In qualità di “specialista elettorale”, quando fervevano i preparativi per le discusse elezioni del 2016, ha affermato in un'intervista al filogovernativo Canal 4 che «i processi elettorali in Nicaragua danno garanzie di trasparenza», basando il suo giudizio su quanto osservato nei processi elettorali del 2008 e 2011.
La nomina di Penco è stata criticata non solo in Nicaragua, dove alcuni settori politici hanno proposto di respingerlo o di chiedergli di rinunciare per mancanza di credibilità.
Anche a Washington Penco ha suscitato opposizione. Cinque giorni dopo l'annuncio dell'OSA, due dei promotori repubblicani del Nica Act, la rappresentante per la Florida Ileana Ros-Lehtinen e il senatore del Texas Ted Cruz, hanno rilasciato una dichiarazione in cui si dicono «estremamente preoccupati» non solo per la nomina di Penco, ma anche per la decisione dell'OSA di inviare in Nicaragua una missione di osservatori elettorali. Penco è da essi bollato come «una persona ben nota per permettere la manipolazione elettorale di Daniel Ortega». Mentre l'OSA, chiosano, dovrebbe essere un'organizzazione «destinata ad appoggiare la democrazia e lo stato di diritto nelle Americhe, e a non permettere che despoti come Ortega smantellino le istituzioni democratiche di una nazione». Pertanto, concludono, nell'inviare osservatori «l'OSA sta validando questo processo corrotto ed illegittimo».
Sapendo, come tutti sanno in Nicaragua, che Ortega ha invitato l'OSA a queste elezioni cercando di frenare l'approvazione del Nica Act, l'opinione dei congressisti è stata particolarmente significativa: nella loro dichiarazione, infatti, annunciavano la prosecuzione dell'iter di approvazione della legge. Come, di fatto, è avvenuto. E dopo essere stata approvata alla Camera dei Rappresentanti, Ted Cruz e Marco Rubio, quest'ultimo senatore della Florida, continueranno a promuoverla in questo ramo del Congresso. Tuttavia, è opinione comune che l'iter al Senato non sarà così rapido, anche se pochi nutrono dubbi che il Nica Act arriverà in porto.

Settore privato “abbastanza preoccupato"

Con poca lungimiranza, al governo di Ortega non sembrano preoccupare le conseguenze economiche del blocco delle risorse che il Nica Act stabilisce nei confronti dei prestiti che il Nicaragua dovesse chiedere alle istituzioni finanziarie internazionali. Come ricordava l'economista Nestor Avendaño in envío, il governo ha già ottenuto prestiti per coprire nei prossimi anni il prevedibile “buco” che si aprirà a causa del blocco statunitense: «Daniel Ortega si sente del tutto tranquillo»; non così, aggiunge Avendaño, il settore privato che è «piuttosto preoccupato, anche se per responsabilità e per mantenere la calma, non lo dice in pubblico. È una preoccupazione logica, perché il 90% del prodotto interno lordo del Nicaragua è generato dal settore privato».
La preoccupazione che i vertici imprenditoriali hanno nascosto per mesi ha portato ad alcuni di essi a finanziare azione di lobby per ridurre le tensioni fra il governo degli Stati Uniti e quello di Ortega. Carlos Pellas e altri imprenditori riuniti nella AMCHAM sono volati a Washington con l'obiettivo di parlare con alti funzionari del governo Trump e convincerli del danno che il Nica Act può causare all'economia e alla stabilità del Paese.
Per 200 mila dollari, AMCHAM ha contrattato anche, il 18 settembre, un'agenzia di lobby per favorire una svolta in tal senso nella politica di Washington, giacché, nelle parole di Bosco Noguera, segretario della giunta direttiva di AMCHAM «il Nica Act lo diamo ormai per scontato; abbiamo contrattato l'agenzia di lobby per evitare sanzioni ulteriori al Nica Act, come quelle applicate al Venezuela. Ci hanno apertamente detto negli Stati Uniti che sono in arrivo sanzioni più forti di quelle che immaginiamo».

Una gestione “negativa” per il Nicaragua

L'ex ministro degli Esteri Francisco Aguirre Sacasa, di tendenza liberale, ha espresso soddisfazione per il fatto che finalmente il settore privato si senta preoccupato, aggiungendo che a suo avviso lo “scudo” che doveva rappresentare l'OSA non ha funzionato. Ma ha aggiunto che, anche spendendo un milione di dollari in lobby, «non otterranno niente». Se gli imprenditori vogliono cambiamenti a Washington, per Aguirre, come per molti altri, l'azione di lobby va fatta nei confronti di Daniel Ortega, perché cambi il suo modello antidemocratico.
Noguera si è detto d'accordo, aggiungendo che per AMCHAM ciò è «chiarissimo»: «se non ci sono cambiamenti effettivi in Nicaragua tutto ciò che stiamo facendo non servirà a niente e glielo abbiamo detto apertamente al governo».
Da parte sua, l'ex ambasciatore nicaraguense in Spagna, Bosco Matamoros, ha reso noto che la delegazione imprenditoriale recatasi a Washington con l'obiettivo di convincere alcuni funzionari del governo non è stata ricevuta da coloro ai quali aveva chiesto udienza, ritenendo tale delegazione portavoce ed emissaria del governo Ortega. Pertanto, il risultato della gestione, ha aggiunto Matamoros, è stato «negativo» per loro, per il governo e, pure, per l'immagine del Nicaragua.

Gli affari di ALBANISA

Ma in questo mese di vigilia elettorale il governo Ortega-Murillo ha cominciato a perdere la sua tranquillità. Non perché tema il possibile taglio dei prestiti della Banca Mondiale e del Banco Interamericano di Sviluppo (BID), avendo già contrattato una buona quantità di risorse annuali con il Banco Centroamericano di Integrazione Economica (BCIE) e altri Paesi, fra cui, per ultimo, 300 milioni dalla Corea del Sud.
Il nervosismo ha a che vedere con i nuovi presagi che arrivano dalla Casa Bianca, che non hanno a che vedere con il Nica Act ma nei quali appare implicato il Venezuela, Paese «ormai prossimo a diventare un narco-Stato», come ha dichiarato in Settembre William Brownfield, segretario statunitense per la sicurezza e la lotta al narcotraffico.
Dalla Casa Bianca è arrivata un'avvertenza. Il 7 Settembre, il consigliere economico dell'ambasciata degli Stati Uniti a Managua, William Muntean, seduto a fianco di Álvaro Rodríguez, attuale presidente di AMCHAM, ha suggerito agli imprenditori e ai rappresentanti della banca nazionale presenti di consultare l'Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sui rischi o sulle sanzioni in cui potrebbero incorrere al mantenere rapporti commerciali o finanziari con ALBANISA.
ALBANISA è un conglomerato di imprese private, amministrate dalla famiglia presidenziale del Nicaragua e suoi affini, con capitale proveniente dalla cooperazione petrolifera venezuelana. Il suo vicepresidente è Francisco López, tesoriere dell'FSLN. Il 51% delle azioni di ALBANISA appartiene a Petróleos de Venezuela Sociedad Anónima (PDVSA), impresa statale venezuelana, sanzionata recentemente da Trump al fine di esercitare pressioni sul presidente Nicolás Maduro.
La notizia ha scosso sia il vertice imprenditoriale, sia il governo del Nicaragua. Alla riunione è seguito il trasferimento di fondi dalle imprese di ALBANISA – che da anni il governo depositava in due banche nazionali, BANCENTRO e BANPRO – alle casse di BANCORP, banca di cui è proprietaria ALBANISA, appositamente creata dal governo Ortega-Murillo nel 2014 per capitalizzare gli affari delle imprese del consorzio.

Ipotesi riciclaggio di denaro “sporco”

Non era passata una settimana che un altro scossone è arrivato da Washington per quanti, nel governo e fra i vertici imprenditoriali sperano, dietro le quinte, che il teatrino elettorale esca “il meno goffo possibile” e siano fatte “salve le apparenze”.
Douglas Farah, Senior Visiting Fellow al National Defense University Center for Complex Operations e presidente di IBI Consultants LLC, impresa specializzata in temi di sicurezza nazionale e crimine organizzato in America Latina, ha condiviso con il Senate Caucus on International Narcotics Control i risultati di una ricerca condotta negli ultimi quattro anni.
Farah ha sostenuto davanti a senatori che godono di notevole prestigio nel Congresso statunitense che le Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC) - recentemente smobilitate e a partire dal 1° Settembre trasformatesi nel partito politico Forza Alternativa Rivoluzionaria del Comune (conservando lo stesso acronimo FARC) – avrebbero riciclato in questi anni almeno 2 miliardi di dollari provenienti dalle loro operazioni di narcotraffico ed altri reati attraverso le strutture della venezuelana PDVSA e delle sue filiali centroamericane, ALBANISA in Nicaragua e ALBA Petróleos del Salvador, utilizzando queste vie per trasferire capitali all'estero.
Già nel Giugno scorso, 14 congressisti avevano chiesto al Dipartimento del Tesoro di indagare sulle attività di José Luis Merino, a capo di ALBA Petróleos, viceministro degli Esteri del Salvador e numero tre nella gerarchia del Fronte “Farabundo Martí” per la Liberazione Nazionale (FMLN); richiesta fatta ai sensi della legge che agevola la denuncia di capi del narcotraffico all'estero. Dal 2006, Merino gestisce ALBA Petróleos, l'impresa che riceve la cooperazione venezuelana da cui, come in Nicaragua, sono nate varie “alba-imprese”.
Di fronte a questi due scossoni sono parse poca cosa le conclusioni del Rapporto Annuale del Dipartimento di Stato sulla Trasparenza Fiscale, pubblicato in Settembre. In esso, il Nicaragua è nuovamente criticato da Washington per l'oscura gestione delle risorse della cooperazione petrolifera venezuelana, che non è mai passata per le casse statali, irregolarità che tale rapporto segnala ormai da anni.

Corea del Nord e Accordo di Parigi

Al fine di migliorare la propria immagine internazionale e scommettendo che ciò contribuisca a ridurre le tensioni con Washington, il governo Ortega-Murillo ha compiuto alcune svolte in politica internazionale. Dopo essersi temerariamente avvicinato al governo della Corea del Nord nel 2016, invitando alle celebrazioni del 19 Luglio Choe Ryong-hae, numero tre nella gerarchia di potere nel suo Paese, il governo ha emesso un comunicato di condanna categorica dei tests nucleari di Kim Jong-un, pur senza citarlo.
Inoltre, dopo essersi negato, unico Paese oltre alla Siria, a firmare l'Accordo sul Clima di Parigi, Ortega ha dichiarato a rappresentanti della Banca Mondiale che è già in programma una riunione per consentire al Nicaragua di aderire all'accordo. Sebbene la vicepresidente non abbia confermato la notizia e, anzi, abbia soppresso dalla pagina ufficiale del governo le parole di Ortega, c'è da aspettarsi che il Nicaragua, magari con il più basso dei profili, firmi l'accordo, dal momento che, oltre a migliorare la sua immagine, ciò gli permetterebbe di accedere a risorse di cooperazione estera.
Per quanto riguarda le relazioni con la Russia di Putin, che ha stabilito un'importante base di operazioni militari e satellitari in territorio nicaraguense, non c'è alcuna svolta in vista. Essendo le relazioni fra Stati Uniti e Russia assai tese, il rapporto di Managua con Mosca diventa cruciale nella crisi fra Ortega e Washington.
Varie volte l'ambasciatrice degli Stati Uniti in Nicaragua, Laura Dogu, ha affermato che questo è uno dei temi più spinosi, sia per i repubblicani che per i democratici, quando si parla di Nicaragua.

Cosa uscirà dalle urne?

Tuttavia, tutte queste questioni dietro le quinte sono percepite unicamente dall'élite del Paese. Nello scenario in cui si svilupperà il voto del 5 Novembre no. In alcuni municipi c'è effervescenza, ma nella maggioranza prevale il disinteresse.
Il 5 Novembre, l'elettorato nicaraguense è chiamato ad eleggere le amministrazioni dei 153 municipi del Paese. Quanti andranno a votare, sceglieranno sindaco, o sindaca, e vicesindaco, o vicesindaca, sempre in formula paritaria secondo la norma stabilita dal governo nel 2012 «in onore della donna nicaraguense». Ed eleggeranno anche un numero di consiglieri aumentato in misura sproporzionata su decisione dell'Esecutivo quello stesso anno.
Nella scheda elettorale appaiono il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) e altri sette partiti, quattro dei quali (APRE, ALN, PLI, PC: rispettivamente, Alleanza per la Repubblica, Alleanza Liberale Nicaraguense, Partito Liberale Indipendente, Partito Conservatore; in pratica, liberali e conservatori di varie tendenze, ndr) sono privi di strutture locali ormai da tempo; che nemmeno ha il nuovo partito evangelico PRD (Partito della Restaurazione Democratica), al quale è stata concessa la personalità giuridica in tempi record.
Al contrario dei liberali del PLC (Partito Liberale Costituzionalista) e di quelli di CxL (Cittadini per la Libertà), il nuovo partito che pure ha ricevuto la personalità giuridica in tempi record, che strutture locali le hanno sempre avute e che sembrano averle conservate.
Tuttavia, tutti i sette antagonisti dell'FSLN sono in difficoltà nel designare i propri rappresentanti in tutti i seggi e completare le liste di candidati a consigliere. Tanto che sono apparse liste con nomi di persone inesistenti o di migranti, o che non sono state consultate, o che non sono del partito che le candida, o che non vogliono più presentarsi dopo essersi iscritte; oppure, di persone “prestate” dal partito di governo a quei partiti che non riescono a completare le liste.
Tali difficoltà e le soluzioni escogitate dai partiti sono solo una postilla al copione andato in scena nelle elezioni del 2012. La legge che ha imposto liste composte da uomini e donne in maniera paritaria e quella che ha gonfiato il numero di consiglieri mirava ad ostacolare il cammino di partiti ritenuti non in grado di rispondere a tali requisiti, mentre al contempo facevano della candidatura a consigliere una buona occasione per avere un posto e uno stipendio fissi, lavorando poco: qualcosa di assai appetibile in un Paese in cui la disoccupazione è da anni il problema più grave della popolazione.
Risponde, inoltre, ad un copione già noto che sulla scheda appaiano otto “opzioni” elettorali: un necessario maquillage per dimostrare che esiste “pluralismo politico”.

Stesso scenario, stesso copione

Le condizioni elettorali del 2017 sono identiche a quelle del 2012. Il registro degli aventi diritto al voto non è stato aggiornato e la registrazione degli elettori ha continuato ad essere manipolata dal partito al governo, che ha consegnato o negato i relativi documenti a propria discrezione, arrivando a consegnarli a minori di età in ben 45 dei 151 municipi, come ha potuto verificare il consorzio di osservatori nazionali Panorama Elettorale.
I consigli elettorali dipartimentali e municipali sono sotto totale controllo dell'FSLN e del PLC, cui Ortega ha deciso di assegnare il secondo posto per numero di voti nel 2016 e che, nei fatti, si comporta come alleato dell'FSLN. E se dovesse restare qualche spazio di libertà in ragione della presenza di rappresentanti di CxL in alcuni consigli, allora in ogni centro di votazione interverrà un “coordinatore di centro” che risponde agli ordini dell'FSLN, come succede illegalmente dal 2011.

Saranno salvate le apparenze?

Il timore maggiore del governo è che si ripeta la massiccia ed evidente astensione registratasi nelle elezioni presidenziali del 6 Novembre 2016. Per questo, il 30 Agosto, l'Esecutivo ha chiesto di riformare d'urgenza la Legge Elettorale per permettere a qualsiasi elettore che non appaia nel registro di votare in qualsiasi seggio, presentando unicamente la sua carta di identità. Anche per questo il Potere Elettorale ha eliminato 1.513 dei 14.582 seggi aperti mesi fa. L'obiettivo è mostrare nutrite file di votanti e nascondere la desolazione osservata in tantissimi seggi lo scorso anno.
Rispetto ai risultati che il Potere Elettorale offrirà, basati o meno sui voti reali, ci sono alcune incognite. Una di esse è quanti e quali Comuni il Potere Elettorale assegnerà a CxL o PLC, e a quale di questi due partiti liberali Ortega deciderà di assegnare il secondo posto per numero di Comuni conquistati.
Altra incognita riguarda l'FSLN: vorrà aumentarsi, in maniera altrettanto arbitraria, il numero di Comuni che già amministra? I più nervosi fra i suoi alleati sperano che il governo “salvi le apparenze” e dopo i 134 Comuni che si è aggiudicato, con le buone o le cattive, nel 2012, non pretenda stavolta di sbaragliare del tutto gli avversari.

Elezioni senza concorrenza

«C'è una sola regola in democrazia: regole chiare per risultati incerti», ha dichiarato la colombiana Alejandra Barrios, esperta di osservazione elettorale nel suo Paese, in visita a Managua nelle scorse settimane.
Nella rappresentazione elettorale nicaraguense le regole non sono chiare e i risultati sono prevedibili dall'inizio, ad eccezione di alcune incognite secondarie. Nello scenario non ci sono antagonisti autentici del partito di governo, che la fa da protagonista. E anche se questa mancanza di concorrenza genera frustrazione e scarso entusiasmo, il governo non solo non nasconde tale realtà, ma la esalta.
Ogni campagna elettorale implica competenza tra partiti politici e i loro programmi. È una disputa per il potere: di questo si tratta. Ma per la vicepresidente del Nicaragua, nell'annunciare il 21 Settembre l'avvio della campagna elettorale, si tratta di un'altra cosa: «Oggi, apriamo la campagna (elettorale, ndr) in tutti i municipi del Nicaragua e lo facciamo in maniera semplice, perché questa deve essere una campagna semplice, una campagna di umiltà, una campagna per ascoltarci gli uni e gli altri, per riconoscerci come famiglia, come prossimi, una campagna per identificarci come cristiani gli uni e gli altri». E aggiunge: «Questa è una campagna della famiglia, con la famiglia, per stare vicino, perché ci sentiamo a casa, sempre più uniti». Tali parole rivelano come il partito di governo ammetta l'assenza di concorrenza in quanto esso è diventato ormai un partito unico, che ha trasformato le elezioni in una funzione teatrale, che a volte appare commedia, a volte dramma, spesso tragedia.

Municipi in disputa

Non la vedono così in alcune parti del Paese. Una delle incognite di maggiore interesse del 5 Novembre riguarda come andranno le cose in alcuni municipi del Nicaragua rurale, quello che ha vissuto la guerra (degli anni '80, ndr), che ha simpatizzato per la Contra e l'ha appoggiata, che è sempre stato di tendenza liberale (di destra, ndr).
In municipi come Pantasma, dipartimento di Jinotega, dove l'FSLN non è riuscito ad imporsi neanche con i brogli nel 2012, il sindaco liberale Óscar Gadea punta alla rielezione come candidato di CxL, convinto sia un suo dovere difendere quel territorio e non permettere all'FSLN di strapparglielo: «Il segretario politico del partito di governo nel municipio ha dichiarato che, anche se “ridotto in cenere”, l'FSLN conquisterà questo Comune», hanno riferito a envío varie fonti di Pantasma. In questo caso, è prevedibile che vi sarà reale contesa.
In analoghe condizioni è Rancho Grande, il municipio matagalpino dove la popolazione unita è riuscita a bloccare un progetto minerario a cielo aperto che la compagnia B2Gold aveva iniziato nel Cerro Pavón. Alle prossime elezioni, Carlos Siles, fondatore di Guardianes de Yaoska, si presenta come candidato sindaco per il PLC. E sebbene l'FSLN abbia cercato di candidare un altro dei fondatori della citata organizzazione sociale e ambientalista, con il proposito di dividerla, non ce l'ha fatta. Alla fine, l'FSLN ricandida María Isabel González, sindaca uscente, alleata della B2Gold. A Rancho Grande ci sarà contesa ed un'alleanza di molti colori ideologici sfida l'FSLN per recuperare il territorio che gli è stato tolto coi brogli nel 2012.
Qualcosa del genere succede anche in Nueva Guinea (nella zona centrale atlantica del Paese, ndr), dove si verificarono i maggiori brogli documentati del 2012. I liberali vogliono ricuperare questo municipio, culla del movimento contro il canale interoceanico, mentre l'FSLN vuole conservarlo ad ogni costo.
Ci sarà competenza anche a El Ayote, in Chontales (nella zona centrale del Paese, ndr) e anche in altri luoghi del Nicaragua rurale. A seconda di ciò che deciderà l'FSLN - ricuperare questi Comuni, conquistarli per la prima volta o conservarli - in questi municipi ci sarà contesa. E, forse, potrebbe scatenarsi la violenza, purtroppo.

Presidenziali 2021 all'orizzonte

Senza segnali di cambiamento dal governo e, al contrario, in presenza di segnali di accondiscendenza da parte dell'OSA, le elezioni municipali sono ormai viste dagli orteguistas e dagli oppositori, nonché da molta gente che non sta con gli uni né con gli altri, come una mera formalità, dal momento che ciò che conta all'orizzonte sono le elezioni presidenziali del 2021.
Saranno un'altra rappresentazione teatrale con un copione simile? Ci sarà un nuovo copione, competitivo, democratico? Con quale attore e quale attrice l'FSLN deciderà di presentarsi in quello scenario? Sarà necessario aspettare un lasso di tempo lungo quattro anni per saperlo?

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