«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / "Elezioni viziate da mancanza di pluralismo"

Per oltre 16 anni, Rosa Marina Zelaya ha ricoperto incarichi importanti nel Consiglio Supremo Elettorale, arrivando a presiederlo per quasi cinque anni: l’abbiamo intervistata.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

«Dal 1984, quando si tennero le prime elezioni successive alla rivoluzione del 1979, i processi elettorali si sono svolti in Nicaragua in forma periodica e nel rispetto della volontà popolare. Questo è uno dei grandi risultati democratici e politici che il Nicaragua può presentare come nazione negli ultimi anni. Prima del 19 luglio 1979, questo rispetto non esisteva.
Nel 1984, 1990 e 1996, le autorità nazionali e locali sono state elette simultaneamente, nelle stesse elezioni. Nel 1984, la popolazione ha eletto presidente e vicepresidente e rappresentanti alla Assemblea Nazionale. In quel tempo, i sindaci non erano eletti dalla popolazione. In quelle elezioni parteciparono 7 dei 10 partiti allora esistenti.
Nel 1990, la popolazione ha eletto presidente e vicepresidente, deputati alla Assemblea Nazionale, consiglieri municipali – non si eleggeva direttamente il sindaco, che veniva scelto dai consiglieri nella prima seduta consiliare e ancora non esisteva la carica di vicensindaco – e per la prima volta furono eletti i membri dei due Consigli Regionali Autonomi della Costa Atlantica. In quell’anno, non furono elette autorità municipali nella costa atlantica dal momento che i Consigli Regionali Autonomi dovevano prima presentare il progetto di legge di divisione politico-amministrativa che demarcasse i confini dei municipi. In quelle elezioni parteciparono i 21 partiti esistenti, 14 di essi riuniti nell’alleanza UNO, che ottenne la vittoria. Nel 1994 e 1998 ci sono state elezioni delle autorità dei Consigli Regionali Autonomi della Costa Atlantica.
Nel 1996, la popolazione ha eletto presidente e vicepresidente e deputati alla Assemblea Nazionale. Per la prima volta, ha eletto anche i deputati al Parlamento Centroamericano, nonché sindaci e vicesindaci. Inoltre, i consiglieri municipali. In quelle elezioni parteciparono 36 partiti, vari di essi uniti in diverse alleanze.
Tutti questi processi elettorali sono stati dinamici e rispettosi della volontà popolare e il Consiglio Supremo Elettorale (CSE) è andato maturando tecnicamente man mano che organizzava questi appuntamenti.
Fra il 1979 e il 1987, l’ordinamento costituzionale nicaraguense poggiava sullo Statuto Fondamentale, riformato negli anni ‘80, e sullo Statuto dei Diritti e delle Garanzie. Nel 1987, quindi, è stata promulgata la nuova Costituzione, riformata poi nel 1995. In tutte queste leggi fondamentali venne stabilito come principio di base della democrazia il pluralismo politico: partecipazione di molte opzioni politiche, ideologiche e programmatiche perché la cittadinanza nicaraguense scelga tra esse.
Le elezioni municipali del 5 novembre sono state le prime a realizzarsi senza rispettare questo principio base. Il cambiamento operato è radicale e molto negativo: tanto le riforme costituzionali – di dubbia legalità – come la nuova legge elettorale – che stabilisce nuove regole del gioco –contraddicono il pluralismo politico, limitando la partecipazione delle organizzazioni politiche e per questo della cittadinanza.
La novità politica di queste elezioni sta nel fatto che, per la prima volta dal 1984, il CSE ha introdotto seri ostacoli alla partecipazione dei partiti e, pertanto, alla partecipazione dei cittadini che si sentono rappresentati dalle forze rimaste escluse. Ciò è antidemocratico e pericoloso. Escludere e non lasciare partecipare semina violenza. E chi semina violenza raccoglie violenza. I disturbi avvenuti a Puerto Cabezas nei giorni che hanno preceduto le elezioni, a seguito dell’esclusione del partito indigeno YATAMA, danno l’idea del rischio che comporta il portare avanti una decisione che i contendenti politici percepiscono come arbitraria. Nonostante siano vari i partiti esclusi dal CSE in questa competizione, YATAMA è stato l’unico ad alzare la bandiera e reclamare il diritto alla partecipazione, respingendo la politica di esclusione del CSE. Altri partiti esclusi hanno optato per ricorsi giuridici che non sono stati risolti e che non sono stati accompagnati da azioni di massa, civili e visibili.
La legge elettorale ha violentato il pluralismo politico perché ha eliminato le associazioni di sottoscrizione popolare (cioè le liste civiche, ndr) che partecipavano dal 1990 e che permettevano ai cittadini di presentare candidati indipendenti dai partiti alle elezioni municipali e regionali.
Perché, inoltre, ha stabilito requisiti molto rigidi per iscrivere partiti e candidati, con il proposito di ridurre le opzioni: il fatto che, per partecipare alle elezioni, qualsiasi partito, nonostante abbia già la personalità giuridica, debba presentare firme di appoggio in numero equivalente al 3% del registro elettorale del 1996  – e la percentuale aumenta proporzionalmente al numero di partiti che decidono di formare un’alleanza –, o il fatto che il partito debba presentare candidati nell’80% dei municipi sono due requisiti molto stringenti, solo spiegabili se il proposito della legge è quello di limitare la partecipazione. Nella precedente legge non esistevano queste due norme.
Un’altra via della nuova legge elettorale per ridurre le opzioni è quella di assegnare il finanziamento pubblico ai partiti partecipanti solo dopo le elezioni e in proporzione ai risultati ottenuti. In precedenza, erano finanziati prima delle campagne elettorali. Anche se questa è una misura restrittiva che può far pagare i “giusti” al posto dei “peccatori”, la considero una misura positiva, perché nelle elezioni precedenti alcuni partiti hanno fatto un uso inadeguato dei fondi pubblici ricevuti.
Nelle elezioni del 2000 il panorama politico si è drasticamente ridotto. Da un lato, l’ha ridotto la legge elettorale, indurendo all’estremo i requisiti. Dall’altro, l’ha ridotto il CSE, applicando con estrema durezza e persino con arbitrarietà la stessa legge, nei confronti sia di partiti che già avevano personalità giuridica sia di quelli che aspiravano a diventarlo, mostrando così il proprio disinteresse per il pluralismo politico. Ciò ha fatto sì che nelle prime elezioni municipali celebrate nella storia del Nicaragua molte persone non si siano sentite rappresentate dai partiti, né dai candidati in lizza.
Il CSE è stato spartito fra i partiti, il che ha contribuito a una involuzione della professionalizzazione che si stava forgiando nel massimo organo elettorale. In Costa Rica e Guatemala, l’organo elettorale è formato da professionisti e tecnici e non da rappresentanti dei partiti. Nel Salvador e in Honduras, l’organo elettorale è diviso fra i partiti e ciò è causa di molti problemi. Per questo, entrambi i paesi seguivano con interesse il modello misto del Nicaragua: un CSE dove partecipavano funzionari dei partiti e non. Ma la legge elettorale riformata nel 1995 ha spartito il CSE e la nuova legge elettorale del 2000 ha aggravato questo problema, procedendo ad una spartizione di tutte le strutture elettorali: gli incarichi nei seggi, nei consigli elettorali municipali, dipartimentali e regionali e nel CSE sono rimasti nelle mani del PLC e dell’FSLN. Gli altri partiti che partecipano alle elezioni possono solo accedere a incarichi secondari. Ciò vuol dire che le decisioni finali e fondamentali sono controllate dai due citati partiti.
Tutto ciò ha provocato una crescente mancanza di credibilità nel CSE, che si riflette in tutti i sondaggi con percentuali fra il 60% e il 90% degli intervistati. Le decisioni prese dal CSE in merito al processo elettorale hanno aumentato la mancanza di fiducia dell’opinione pubblica.
Il Nicaragua ha bisogno di tornare a processi elettorali che rispettino il principio del pluralismo politico. E tenendo conto di tutti i problemi sorti in queste elezioni municipali, la legge elettorale deve essere riformata in vista delle elezioni generali del novembre 2001, con l’obiettivo di ampliare la partecipazione dei partiti e della cittadinanza.
Le riforme costituzionali, la nuova legge elettorale e il patto politico fra i due caudillos del PLC e dell’FSLN – che hanno portato alla spartizione di tutti i poteri e delle istituzioni dello Stato – hanno configurato una situazione molto pericolosa. Ho appena finito un saggio per un libro sulle Costituzioni latinoamericane. Questa ricerca mi ha permesso di ripassare la storia delle Costituzioni nicaraguensi da ancor prima che il nostro paese fosse uno Stato indipendente dalla Spagna. La nostra storia è marcata da un circolo vizioso permanente: quando le istituzioni cominciano a rafforzarsi, il processo si interrompe, cominciano a chiudersi gli spazi e si scatenano guerre civili che si concludono in Costituenti che producono nuove Costituzioni. Nel anni Duemila, quando nel mondo intero si cerca di trovare uscite legali, costituzionali, negoziate, questo circolo vizioso potrebbe, purtroppo, ripresentarsi».

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