«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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MÉXICO/CHIAPAS / Una marcia che ha cambiato il volto del Paese

I dirigenti zapatisti hanno parlato al Congresso messicano. Con loro non c’era il subcomandante Marcos perché – ha spiegato la comandante Esther – questi è il capo militare dell’EZLN, subordinato alla comandancia indigeno-zapatista chiapaneca. Del resto, nei giorni precedenti lo stesso Marcos aveva fatto capire in varie che l’EZLN in quanto “esercito” potrebbe avere i giorni contati, dal momento che l’attuale congiuntura messicana avrebbe bisogno di ben altri strumenti di lotta politica e pacifica. L’udienza parlamentare è la più eclatante dimostrazione del successo ottenuto dalla marcia zapatista, partita dal Chiapas alla volta del Distretto Federale. Un viaggio che ha cambiato il volto del México. O forse, più semplicemente – si fa per dire... –, ha fatto emergere un “altro” México, sconosciuto persino a molti messicani. Di questo nuovo scenario politico parliamo in queste pagine, ripercorrendo e analizzando gli eventi a partire dall’elezione di Fox alla presidenza fino agli immediati sviluppi della marcia zapatista.

Dal nostro corrispondente Jorge Alonso Sánchez. Traduzione e redazione italiana di Marco Cantarelli.

I dirigenti zapatisti hanno parlato al Congresso messicano. Con loro non c’era il subcomandante Marcos perché – ha spiegato la comandante Esther – questi è il capo militare dell’EZLN, subordinato alla comandancia indigeno-zapatista chiapaneca.
Del resto, nei giorni precedenti lo stesso Marcos aveva fatto capire in varie che l’EZLN in quanto “esercito” potrebbe avere i giorni contati, dal momento che l’attuale congiuntura messicana avrebbe bisogno di ben altri strumenti di lotta politica e pacifica.
L’udienza parlamentare è la più eclatante dimostrazione del successo ottenuto dalla marcia zapatista, partita dal Chiapas alla volta del Distretto Federale. Un viaggio che ha cambiato il volto del México. O forse, più semplicemente – si fa per dire... –, ha fatto emergere un “altro” México, sconosciuto persino a molti messicani. Di questo nuovo scenario politico parliamo in queste pagine, ripercorrendo e analizzando gli eventi a partire dall’elezione di Fox alla presidenza fino agli immediati sviluppi della marcia zapatista.
Dopo aver vinto le elezioni nel luglio 2000, in attesa della fine del mandato del suo predecessore, Ernesto Zedillo, per insediarsi alla presidenza nel dicembre scorso, Vicente Fox proclama che il suo sarà un “governo di affari”. Ciò suscita comprensibile sfiducia. Applicare la logica imprenditoriale alle funzioni di governo non garantisce la soluzione dei gravi problemi politici e sociali del México (tutto il mondo è paese, evidentemente..., ndr), che richiedono altra ottica e altri metodi. Il Chiapas è uno di questi.
Prima del suo insediamento, Fox visita alcune capitali europee. Ovunque, deve fare i conti con manifestanti che chiedono una soluzione al problema chiapaneco. Non c’è paese europeo in cui il tema non venga fuori nei colloqui con i governi e nei contatti con gruppi della società civile. Fox è costretto così a precisare la sua posizione: «Ordinerò – dice – un ritiro graduale delle truppe dalle zone di conflitto in cambio di una chiara volontà di dialogo da parte dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale», l’EZLN.
Il presidente dell’Assemblea Nazionale francese avverte Fox che l’Unione Europea è molto attenta e sensibile al problema del Chiapas. Anche il cancelliere tedesco esprime forte interesse per la questione Chiapas e offre appoggio totale ad una soluzione pacifica del conflitto. A Bruxelles, Fox annuncia l’intenzione di inviare presto al Congresso messicano un’iniziativa di legge basata sugli accordi di San Andrés. Riunendosi a New York con il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, Fox ribadisce ancora la volontà di arrivare ad un accordo sul Chiapas il prima possibile, promuovendo come uno dei suoi primi atti di governo un’iniziativa di legge relativa agli accordi di San Andrés. Nel discorso di chiusura della Conferenza Mondiale contro il Razzismo, davanti a rappresentanti indigeni di vari continenti, Fox riconosce che questi popoli esigono qualcosa di molto semplice, a lungo negato loro: un paese in cui essere più liberi, rispettati e trattati con dignità; in altre parole, il diritto ad essere differenti, ad avere regole speciali di convivenza e anche di governo, di conservare le proprie radici culturali e tradizioni. Fox promette provvedimenti contro le condizioni di esclusione, sottosviluppo, emarginazione dei popoli indigeni messicani, nel rispetto della loro dignità, cultura, usi e costumi, e contesto ecologico.
In México, il Congresso Nazionale Indigeno (CNI), una rete che raggruppa 150 organizzazioni indigene, insiste perché il governo rispetti gli accordi di San Andrés, le varie etnie siano riconosciute come soggetto di diritto nel processo di riforma dello Stato e venga approvata la legge sui diritti e sulla cultura indigeni elaborata anni fa dalla COCOPA, la Commissione Parlamentare per la Concordia e la Pacificazione in Chiapas. Il CNI esprime anche il timore che il governo possa simulare un dialogo con organismi indigeni privi, però, di reale rappresentanza.
Paramilitari: brutta ereditàMentre Fox rilascia dichiarazioni sul conflitto chiapaneco, gli zapatisti optano per il silenzio, che i circoli di potere interpretano come il risultato di lotte intestine, insinuando possibili divergenze sul nuovo panorama politico nazionale.
A fine ottobre, la Procura Generale della Repubblica (PGR) fa arrestare alcuni dirigenti di uno dei più attivi gruppi paramilitari chiapanechi. Il Centro dei Diritti Umani “Fray Bartolomé de Las Casas”, pur commentando positivamente la cosa, rileva come la PGR non metta sotto inchiesta chi ha armato e coperto i paramilitari, né i mandanti della strage di Acteal (nel dicembre 1997, ndr). In novembre, la PGR ordina, quindi, altre perquisizioni e sequestri di armi in mano a paramilitari, ma in maniera rozza, tardiva e – tutto lascia supporre – pianificata ad arte per non raggiungere risultati tangibili; ciò non fa che aumentare la tensione nella regione. In seguito, varie comunità indigene denunciano l’assedio sia dei militari che di gruppi paramilitari. In quel contesto, la COCOPA esprime il timore che i 29 gruppi paramilitari, composti da militanti del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), sfuggano al controllo. Creati dal governo Zedillo, quest’ultimo ha fatto finta di volere disarmarli prima di passare il comando a Fox: di conseguenza, i gruppi paramilitari sono una pericolosa eredità per la nuova amministrazione.
Fox, quindi, sonda la possibilità di un’amnistia generale in Chiapas. Organismi non governativi di difesa dei diritti umani bocciano subito l’ipotesi, perché garantirebbe l’impunità ai gruppi armati che hanno commesso massacri e favorito lo sfollamento massiccio di popolazioni indigene. In definitiva, l’ipotizzata amnistia non farebbe altro che aumentare la tensione.
Marcos rompe il silenzioIl 20 novembre, giunge a Veracruz, dopo aver attraversato gli Stati di Chiapas e Oaxaca, una marcia indigena guidata dai gruppi noti come Le Formiche e Le Api – quest’ultimi, abitanti di Acteal –. Si recano in pellegrinaggio alla basilica di Guadalupe: «Portiamo bandiere di pace e le preghiere dei villaggi che ci hanno inviato. Viviamo come sfollati, ma non serbiamo rancore, né desiderio di vendetta», dichiarano. Chiedono l’eliminazione dei gruppi paramilitari, il ritiro dell’esercito dalle comunità, il rispetto e l’applicazione degli accordi di San Andrés, il ripristino delle condizioni per il ritorno ad una vita dignitosa degli sfollati; denunciano le bugie ufficiali di Zedillo.
Il 29 novembre, i paramilitari, riorganizzatisi, minacciano le basi zapatiste. Quel giorno, il subcomandante Marcos rompe il silenzio e convoca i mass-media per il 2 dicembre, data in cui preciserà la posizione dell’EZLN nei confronti del governo Fox. Marcos accusa Zedillo di aver optato per la guerra invece di scegliere un cammino di dialogo. Lo accusa della strage di Acteal: «Perché lei ha ordinato di assassinare bambini?», chiede. Ricorda come la presidenza Zedillo abbia rappresentato un lungo incubo per milioni di messicani emarginati ed impoveriti, e allo stesso tempo abbia significato l’arricchimento brutale ed illecito di pochi.
La COCOPA, ricostituitasi in luglio con i nuovi legislatori eletti, riprende le sue attività in settembre. Il Partito di Azione Nazionale (PAN), tuttavia, fa sapere che per «ammodernarla»  (sic!, ndr) intende modificare la proposta della commissione, nel senso di non considerare le comunità indigene come territori non soggetti alla giurisdizione e alla costituzione nazionali. In tal modo, il PAN si schiera contro gli accordi di San Andrés.
Nel suo discorso di insediamento il primo dicembre, Fox annuncia che il 5 dicembre invierà al Congresso l’iniziativa di legge sui diritti e sulla cultura indigena elaborata dalla COCOPA. Al tempo stesso, Fox ordina lo smantellamento di 53 posti di blocco dell’esercito in Chiapas.
Ricominciando da zeroIl deputato del PAN Luis Héctor Alvarez, che aveva partecipato alla “vecchia” COCOPA, viene nominato commissario governativo per la pace in Chiapas. Egli ammette che, per essere stati vittime di tanti inganni, è comprensibile il silenzio degli indigeni zapatisti e si dice d’accordo con il ritiro dell’esercito per garantire la pace. Fox e Alvarez invitano a riprendere il dialogo con i fatti. Nel frattempo, 2 mila zapatisti manifestano in Chiapas esigendo il rispetto degli accordi di San Andrés.
Il 2 dicembre, l’EZLN accetta il dialogo, ma con alcune condizioni. Marcos chiede la smilitarizzazione di sette zone – in quel momento, sono 259 le postazioni dell’esercito in Chiapas –, la liberazione di prigionieri zapatisti e il rispetto costituzionale degli accordi di San Andrés. Quindi, annuncia il viaggio suo e di altri 23 comandanti zapatisti a Ciudad de México nel febbraio 2001, per la qual cosa rivolge un appello alla mobilitazione della società perché vengano rispettate le condizioni. Marcos critica la superficialità delle proposte di Fox: i problemi degli indios non si risolvono – dice – con «vocho, tele e changarro» (in México, l’automobile più economica, una televisione e una piccola attività in proprio, ndr). Tuttavia, apprezza la designazione di Alvarez a commissario di pace. Precisa che con Fox si ricomincia da zero, dal momento che il neo presidente non ha attaccato l’EZLN. Da parte sua, Fox promette che cercherà di umanizzare le forze armate e soddisfare le richieste zapatiste per riprendere il dialogo.
Un primo buon segnaleOtto giorni dopo l’uscita del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) dal Palazzo Nazionale, in Chiapas, Pablo Salazar – candidato vincitore di una coalizione di opposizione – si insedia come governatore di questo Stato, governato a lungo dal PRI. Per Salazar, tutte le richieste dell’EZLN possono essere accolte. Annuncia, quindi, la revisione dei casi di quei detenuti che possano essere identificati come zapatisti e smantella la commissione statale di ristrutturazione dei municipi che il suo antecessore priista aveva promosso con propositi controinsurrezionali.
Ma non tutto va nella direzione annunciata da Fox. Deputati del PAN e del PRI dichiarano che non accetteranno così com’è l’iniziativa di legge della COCOPA, fatta sua da Fox. La pace in Chiapas minaccia nuovamente di impantanarsi nel Congresso.
Marcos torna a pronunciarsi. Riconosce l’impegno del “governatore ribelle” Amado Avendaño, fra il 1994 e il 2000, candidato dal Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) ma contro il quale il PRI era ricorso ai brogli. Ribadisce la volontà degli zapatisti di riprendere il dialogo ed esprime sostegno al pellegrinaggio che in quei giorni realizzano indigeni di 10 Stati alla basilica di Guadalupe, dove arrivano il 9 dicembre, dopo due mesi di cammino.
L’esercito abbandona la postazione occupata nel villaggio Amador Hernández, una delle zone indicate dagli zapatisti. Un buon segnale, commentano quest’ultimi, anche se – aggiungono – non ci sarà pace finché non cesseranno i segnali di guerra lasciati dal precedente governo.
Tre segni di paceA fine dicembre, vengono liberati 17 detenuti zapatisti in Chiapas. Con il nuovo anno, l’EZLN commemora il settimo anniversario della sua insorgenza pubblica. Chiama la società ad accompagnarlo a Ciudad de México in febbraio per convincere deputati e senatori a riconoscere i diritti e la cultura indigeni. Esponenti dell’EZLN, disarmati, avanzano contro la base dell’esercito a Jonalchoj. L’esercito retrocede per evitare incidenti. Il presidente ordina il ritiro dei soldati dal luogo. Alcuni deputati protestano perché l’esercito sarebbe stato umiliato, ma Fox ribatte che il ritiro dimostra la volontà di pace del governo.
L’EZLN rende nota la creazione di un Centro di Informazione Zapatista. Nel ricordare che tre sono i segnali minimi richiesti al governo federale come requisito per l’inizio di un vero dialogo, commenta: l’esercito federale si è ritirato solo da due delle sette posizioni nella zona di conflitto indicate; soltanto 17 detenuti zapatisti sono stati liberati, ma tanti altri restano in carcere; infine, non sono ancora stati riconosciuti costituzionalmente i diritti e la cultura indigeni secondo l’iniziativa di legge della COCOPA.
Fox ribatte che gli zapatisti non hanno motivo di venire a reclamare a Ciudad de México, ma se proprio intendono farlo dovranno lasciare a casa passamontagna e armi. Marcos annuncia che i dirigenti zapatisti partiranno il 25 febbraio dal Chiapas e dopo aver attraversato il paese arriveranno nel Distretto Federale il 6 marzo, con i volti coperti da passamontagna.
In gennaio, il governo annuncia la sospensione del requisito di un permesso speciale per gli stranieri che intendano visitare il Chiapas. È un altro segnale di dialogo. Seguito, poi, da un altro ancora: la fine dei voli radenti di aerei militari sulle posizioni zapatiste.
Il 10 gennaio, l’esercito si ritira anche da Cuxuljá, in presenza del commissario di pace Alvarez e di diplomatici latinoamericani. Mentre è in corso il ritiro, alcuni zapatisti manifestano la loro soddisfazione, anche se – dicono – sono ancora quattro le zone da smilitarizzare: “Roberto Barrios”, La Guarucha, la base del Río Euseba – dove i soldati hanno più volte provocato gli indigeni – e Guadalupe Tepeyac, un villaggio zapatista i cui abitanti sono fuggiti anni fa in montagna a causa dell’occupazione militare.
Gli zapatisti ricordano di non aver dichiarato guerra unicamente al PRI, ma al sistema che li dimentica ed umilia, e che la guerra finirà quando gli indigeni saranno accettati e il México non li dimenticherà più. Alvarez sollecita gli zapatisti a stabilire dei contatti, pur informali, riconoscendo che non può esserci un México senza indigeni.
“La pace-punto-com”La stampa messicana riporta l’esistenza di un malessere tra le truppe per la forma in cui si sono realizzati i ritiri: sotto pressione a Jonalchoj e fatte oggetto di ripudio a Cuxuljá. Fox smentisce tale malumore e reitera l’invito all’EZLN al dialogo.
Secondo altre fonti, in realtà, se l’esercito si è ritirato da qualche luogo, in altri ha rafforzato la propria presenza. Abitanti di vari municipi autonomi denunciano azioni di disturbo contro di essi.
Fox chiarisce che non ci sarà un ritiro totale dell’esercito, ma solo un ripiegamento e una riduzione della sua presenza come segno di buona volontà e ricerca del dialogo. In uno scatto di nervosismo, poi, chiede cos’altro debba fare il suo governo in Chiapas perché l’EZLN accetti il dialogo per risolvere il conflitto.
Il 12 gennaio, si celebra il settimo anniversario di quando la società civile messicana ottenne dal governo federale il cessate-il-fuoco in Chiapas. In vari punti della Repubblica si svolgono manifestazioni. La più importante è a San Cristóbal de Las Casas, dove sfilano oltre 10 mila indigeni per chiedere al governo di accogliere i tre punti richiesti dagli zapatisti.
Nella marcia viene letto un comunicato di Marcos: anche se il PRI non governa più nel paese, né in Chiapas, gli zapatisti non avvertono ancora chiari segnali della volontà di risolvere il conflitto per la via pacifica. Pur riconoscendo i passi avanti, denunciano l’inganno di far credere che tutto sia già pronto per il dialogo. Insistono che gli indigeni vogliono un dialogo vero perché la pace sia vera; pertanto, nell’inviare quei tre “piccoli” segnali richiesti, il governo nulla avrebbe da perdere. Si sottolinea che gli zapatisti hanno diritto di parola e non chiedono di più per sedersi a discutere. La sfiducia degli indigeni risale a tempi antichi – si argomenta –, ma essi non si nasconderanno dietro di essa: «Ora che comincia un nuovo secolo e un nuovo millennio stiamo insistendo nel cammino di dialogo per porre fine alla guerra». Viene ricordato come nei sette anni precedenti chi è stato al governo abbia usato il dialogo per nascondere la guerra. Mentendo. Ma gli zapatisti non vogliono più essere ingannati. La chiave per aprire la porta della loro sfiducia sta nel dare quei tre segnali: rifacendo i conti, quindi, l’EZLN apprezza la liberazione di 17 zapatisti, ma si ricorda che altri 80 sono in carcere in Chiapas, Tabasco e Querétaro; parole di apprezzamento vanno anche al ritiro dell’esercito da tre posizioni, ma si annota che altre quattro vanno sgomberate; infine, si insiste sul fatto che manca ancora il riconoscimento istituzionale dei diritti e della cultura indigeni.
Marcos invia un altro comunicato alla «Signora Società Civile», in cui prende atto che si sta realizzando un’importante mobilitazione, sia in México che all’estero. Pensando ai “pellegrini” di dieci Stati che di lì a poco arriveranno nella capitale, Marcos chiede ospitalità per gli stessi e dà a conoscere il sito web per mantenersi informati sul viaggio nella capitale: www.ezlnaldf.org; e conclude, annunciando che presto ce ne sarà un altro: la “pace-punto-com”.
Con o senza passamontagnaIl presidente della COCOPA, il senatore del PAN Felipe de Jesús Vicencio, giudica insufficienti i segnali inviati dall’esecutivo per esigere dallo zapatismo la ripresa immediata del dialogo. Ciononostante, con evidente fastidio verso la legge per il dialogo e la pacificazione – approvata dal Congresso nel marzo 1995, nella quale si riconoscono come interlocutori gli zapatisti –, il presidente della giunta direttiva della Camera dei Deputati, il panista García Cervantes, dichiara che chi voglia presentarsi davanti al Congresso dovrà togliersi passamontagna e lasciare a casa le armi, e soltanto se Marcos ne farà richiesta con il suo vero nome, avrà udienza.
I dirigenti del PAN nel Congresso dell’Unione lanciano la sfida: non parleremo con gli «incappucciati». Il problema di fondo per l’iniziativa della COCOPA è la strenua resistenza di molti deputati panisti e priisti, cui non sembra importare se la loro posizione attizzi il conflitto, dimenticando che la COCOPA, cioè una commissione legislativa, ha già trattato con gli zapatisti e continua a farlo, con o senza passamontagna.
Dibattito nella COCOPAFox glissa sui passamontagna e afferma che l’importante è il dialogo. E annuncia di prendere in parola l’EZLN rispetto alle tre richieste, chiedendo in cambio che depongano le armi e si mettano a lavorare per la pace. Imitando Zedillo, si affanna a dire che aspetterà «con pazienza» la risposta zapatista. La portavoce di Fox dichiara che il primo e più urgente progetto del governo Fox è assicurare la pace in Chiapas e che la proposta di Fox relativa alle armi non è una «condizione» ma un «invito».
La COCOPA discute al suo interno per precisare la propria posizione. Il 15 gennaio, il suo presidente sostiene che l’esecutivo deve definire meglio le sue posizioni, dal momento che sta montando «un crescente sconcerto a seguito di dichiarazioni stampa di vari portavoce ufficiali e ufficiosi», che indeboliscono i buoni segnali inviati dal governo.
La COCOPA esamina i problemi di Fox con l’EZLN. Sebbene il presidente abbia inviato segnali positivi – si sostiene –, in seguito egli si è avventurato in dichiarazioni che hanno intorbidito le acque del conflitto. E le dichiarazioni equivoche o contraddittorie nuocciono alla credibilità e creano sfiducia. La principale critica rivolta a Fox è quella di voler presentare gli aspetti parziali come il “tutto”. Di conseguenza, la situazione si aggrava perché, nel manipolare l’informazione, l’esecutivo cerca di far apparire gli zapatisti come intransigenti. Si accusa Fox di mancanza di onestà intellettuale nelle sue dichiarazioni. Non solo si esprime fastidio per come il presidente affronta il conflitto nei mass-media, ma anche perché egli non assume una posizione chiara rispetto all’annunciato viaggio zapatista nella capitale. Il problema del Chiapas non si risolve con un linguaggio imprenditoriale, ma sociale – chiosa la COCOPA.
Una importante novitàÈ in programma una riunione della COCOPA con Fox. L’incontro viene però sospeso alla vigilia dalla commissione legislativa. Questa non si presenta alla riunione perché – dice – non intende fare la figura di chi va a ricevere “la linea”.
Alla fine, il 16 gennaio, la COCOPA dà all’unanimità il suo appoggio all’iniziativa di legge indigena: era, questa, una delle richieste dell’EZLN formulata nel 1997, ma negli ultimi quattro anni l’iter si era impantanato dopo che il presidente Zedillo aveva elaborato una proposta alternativa e, di conseguenza, i legislatori priisti membri della COCOPA si erano visti obbligati ad appoggiare l’iniziativa presidenziale. Anche la maggioranza dei panisti aveva allora abbandonato il sostegno a quel documento, presentando un’altra proposta che, al pari di quella presidenziale, era stata comunque respinta dagli indigeni.
Il fatto notevole della decisione del 16 gennaio 2001 è che la COCOPA torna a presentare con forza una posizione unitaria e consensuale. Nel comunicato ufficiale, la commissione risalta la disposizione degli zapatisti al dialogo e giudica accettabili le loro richieste per riprendere il dialogo. Analogamente, valuta positivamente l’operato del governo, anche se lo ritiene insufficiente. Sarebbe positivo – si sostiene – che gli zapatisti dialogassero con il Congresso sull’iniziativa. La COCOPA invita quindi zapatisti, governo e soggetti politici e sociali a lavorare per la riconciliazione. In risposta, la portavoce presidenziale dichiara che non esiste alcuna rottura con la COCOPA; ma, aggiunge, non ci sarà più alcun ritiro di soldati dal Chiapas.
Fox in ChiapasIl governo rilascia dichiarazioni poco chiare sulla marcia zapatista verso la capitale. Il segretario di Gobernación (cioè, il ministro degli Interni, ndr) dà a intendere che gli zapatisti possono arrivare nella capitale con il volto mascherato, ma non con le armi. Riafferma che il governo parla coi fatti, mentre Marcos risponde solo con comunicati, nei quali – aggiunge il ministro – si notano «chiari» (cioè, il riconoscimento dell’operato del governo) e «scuri» (cioè, le richieste di nuove azioni del governo stesso).
Il 17 gennaio Fox si reca in Chiapas, dove elargisce microcrediti a donne indigene, perché queste possano avviare piccole attività artigianali, ed inaugura altri programmi sociali. Qui, ordina il ritiro dalla zona militare “Roberto Barrios”, spiegando di non averne dato l’annuncio prima per evitare scontri con le basi zapatiste. Gli indigeni che incontra gli ribadiscono che non vogliono solo istruzione, sanità e progetti di sviluppo, ma rispetto per i loro stili di vita. Una donna gli rinfaccia che i soldati giunti in Chiapas hanno solo fatto soffrire di più gli indigeni. Fox risponde che l’esercito vuole la pace e se qualcuno nell’esercito ha sbagliato se ne duole e farà di tutto per rettificare, ma che l’importante è creare posti di lavoro in Chiapas, non inviare soldati.
Potenti voci contrarieIl giorno dopo, il procuratore chiapaneco rende noto che altri 26 zapatisti potrebbero essere presto liberati. Il segretario di governo in Chiapas ritiene che l’accoglimento di tutte le richieste dell’EZLN non solo sia possibile, ma necessario. Il governatore priista di Veracruz fa sapere che le autorità locali garantiranno il passaggio degli zapatisti in quello Stato, con o senza passamontagna, non essendo rilevante il dettaglio: il ricorso al “cappuccio”, aggiunge, è giustificato dalla necessità di proteggere le proprie famiglie. Anche il governatore panista di Morelos promette di non ostacolare il passaggio degli zapatisti, sostenendo che è un loro diritto indossare o meno il passamontagna.
Ma ci sono anche altre posizioni. Il presidente del Consiglio di Coordinamento Imprenditoriale dichiara che non si dovrebbero ritirare altre truppe dalle zone di conflitto. Rappresentanti imprenditoriali chiedono di impedire l’arrivo dell’EZLN nella capitale argomentando che ciò farebbe scappare gli investitori. Il vescovo Onésimo Cepeda, assai legato al mondo imprenditoriale e al PRI, in diverse occasioni si esprime con disprezzo nei confronti dell’EZLN: se gli zapatisti arrivassero col volto coperto nel Distretto Federale – sostiene – sarebbe una vittoria per loro; senza maschera – aggiunge – Marcos sarebbe «un povero diavolo». Quindi, fa capire che lo zapatismo ha fatto il passo più lungo della gamba. Un altro vescovo, quello di Tijuana, ritiene che il governo abbia fatto solo concessioni all’EZLN senza esigere un gesto che rifletta la volontà zapatista di continuare il dialogo; in sostanza, il prelato è dell’idea che non bisognasse “cedere” tanto. Deputati del PAN e del PRI concordano che tocca ora all’EZLN dare un segnale della sua disposizione al dialogo prima che Fox accolga altre richieste zapatiste. Un deputato panista esige che i dirigenti zapatisti siano arrestati non appena mettano piede a Ciudad de México.
Il 21 gennaio, Fox consulta i principali partiti sulla questione chiapaneca. Per il PAN, è ora che l’EZLN dimostri coi fatti la sua disposizione a riprendere il dialogo. Per il PRD, invece, vanno rispettati gli accordi di San Andrés e occorre continuare a inviare segnali di pace.
Il 22 gennaio, Alvarez dichiara che «a debito momento» il governo federale manterrà fede alle promesse fatte, nella misura in cui l’EZLN farà lo stesso. Sottolinea che il governo si aspetta che l’EZLN accolga i progetti sanitari ed educativi, di lotta alla denutrizione, di creazione di posti di lavoro, di costruzione di case, che sono stati avviati in Chiapas, evitando situazioni come quelle verificatesi a Jonalchoj.
Il 23 gennaio, il presidente della giunta direttiva della Camera dei Deputati, il panista García Cervantes, nonostante i chiarimenti della COCOPA, torna alla carica contro la marcia zapatista verso la capitale: è illegale – sostiene –, perché gli zapatisti possono uscire dal Chiapas solo dopo aver firmato un accordo di dialogo. Quindi, avverte: non parlerò con gli incappucciati. Il coordinatore del gruppo parlamentare del PRD bolla come irresponsabili tali affermazioni che evidenziano – a suo dire – un grave disconoscimento della legge di pacificazione. Sostiene che i congressisti di tutti i partiti dovrebbero essere disposti ad ascoltare gli zapatisti. Si torna a insistere sull’irrilevanza della “questione passamontagna”, dal momento che c’è una legge che riconosce l’EZLN come esercito e perché con quegli incappucciati il governo e la COCOPA hanno già dialogato e trattato. Le dichiarazioni del presidente della Camera dei Deputati causano conflitto persino all’interno del suo partito. La COCOPA lo esorta alla moderazione.
Continua il dibattitoIn una conferenza nella Università Iberoamericana dei gesuiti, il governatore del Chiapas chiede con urgenza una legge in sintonia con gli accordi di San Andrés. Definisce irresponsabili e frivole le critiche rivolte agli zapatisti per via dei loro passamontagna. Accusa il conservatorismo di opporsi ai passi avanti della pace e di cercare di impedire il riconoscimento dei diritti indigeni. Registra come positivo il fatto che gli zapatisti abbiano salutato la nomina di Alvarez a commissario governativo per la pace, il che equivale ad una sua accettazione. Ma segnala come molto pericoloso il fatto che il governo federale non abbia ancora stabilito dei canali di dialogo.
Il 23 gennaio, in un’intervista con giornalisti messicani, Fox allude a sondaggi che la presidenza realizza periodicamente, secondo i quali il 75% del campione approva il viaggio degli zapatisti, anche se un 50% crede che questi ultimi rispondano ad un invito presidenziale. Un 40% si dice sicuro dell’imminente negoziato. Fox dichiara che il governo non abbandonerà altre posizioni militari in assenza di un chiaro segnale a favore del dialogo da parte dell’EZLN.
La marciaIl 24 gennaio, alcuni deputati del PAN dichiarano che ricevere l’EZLN nel Congresso equivarrebbe a fare apologia della violenza. Il PRD ribatte che se il gruppo parlamentare del PAN si oppone al dialogo con lo zapatismo, i legislatori del PRD e del PRI inviteranno l’EZLN ad un incontro e inizieranno comunque un dialogo con esso. Alla fine, la maggioranza del Congresso si accorda sul dialogo con gli zapatisti a patto che questi stabiliscano prima contatto con la COCOPA.
La deputata del PRD Rosario Robles – che in dicembre ha passato il testimone al nuovo governatore del Distretto Federale Andrés Manuel López Obrador – sfida Fox a togliersi la maschera per risolvere il conflitto in Chiapas.
Secondo molti osservatori, la legge per il dialogo, la conciliazione e la pace con dignità in Chiapas non implica il confino degli zapatisti, né che debbano scoprire il loro volto, anche se stabilisce che ai fini del negoziato essi non devono portare armi. Va, inoltre, ricordato che, al riparo di tale legge, nell’ottobre 1996 erano già arrivati a Ciudad de México 1.111 zapatisti e la comandante Ramona era rimasta nella capitale per curarsi da una grave malattia.
A fine gennaio, l’incaricata del Centro di Informazione Zapatista, Rosario Ibarra rende noto che la marcia dell’EZLN è ormai pronta a partire e che 12 mila rappresentanti della società civile accompagneranno gli zapatisti lungo il tragitto dal Chiapas alla capitale federale.
In gennaio, nell’Assemblea Nazionale francese, si incontrano il Partito Verde francese e, su invito di questo, 9 organizzazioni di solidarietà con il México. Si riconosce a Fox il merito di aver sconfitto il PRI nelle urne, ma si esprime scetticismo sulla sua volontà di trovare una soluzione pacifica al conflitto chiapaneco.
Il subcomandante Marcos torna a chiedere alla società civile sostegno economico per finanziare la marcia zapatista verso Ciudad de México. In una conferenza a Guadalajara, Noam Chomsky, noto intellettuale statunitense, giudica la marcia dell’EZLN come una espressione di resistenza al neoliberismo.
Secondo sondaggi del periodico El Universal, nel 1998 un 42,8% dei messicani riteneva il movimento zapatista “giusto”. Nel gennaio 2001, tale percentuale era salita al 57,3%. Un sondaggio dello stesso periodico, pubblicato il 5 marzo, conferma che la popolarità di Marcos nella capitale è cresciuta dal 26% del 1998 al 34% del 2001. La catena televisiva Multivision, il 7 marzo, pubblica un sondaggio effettuato dalla agenzia María de la Heras: per il 36% del campione, l’EZLN ha molto interesse a firmare la pace; per il 26%, ha interesse, ma non più di tanto. In totale, il 62% ritiene l’EZLN interessato alla pace. Un 44% pensa che nel conflitto la stia spuntando Marcos, mentre per un 25% a prevalere è Fox.
Prima della marcia zapatista, la guatemalteca Rigoberta Menchú, premio Nobel per la pace, elogia i segnali inviati dal presidente Fox per la pacificazione e invita governo e zapatisti a dialogare.
Fox, a Davos in Svizzera, il 25 gennaio cerca di tranquillizzare gli investitori: «La marcia dell’EZLN non deve spaventarvi». Piuttosto, lamenta la mancata risposta degli zapatisti ai suoi segnali. Precisa che il Chiapas non è solo una questione locale, perché fino a quando un solo messicano resterà escluso, sarà obbligazione del governo correggere tale situazione. Garantisce che la marcia sarà pacifica e aiuterà a concludere un dialogo di pace.
Durante una visita a Milano, Fox invita l’EZLN a firmare subito la pace.
Di fronte alla resistenza dello zapatismo ad aprire una comunicazione con il governo fino a quando questi non abbia soddisfatto le tre condizioni – liberazione dei prigionieri zapatisti, ritiro dell’esercito da tre punti della zona di conflitto e riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni –, Fox rilancia: ciò che è a prova è la volontà dello zapatismo di raggiungere realmente la pace e se l’EZLN rappresenti davvero le comunità indigene. L’esercito resterà in Chiapas – aggiunge Fox – nella misura in cui sarà necessario per la sicurezza della frontiera e per combattere il narcotraffico.
Ciononostante, manda un buon segnale: il suo governo garantirà condizioni di sicurezza alla marcia perché arrivi senza rischi a Ciudad de México. Tuttavia, Fox vuole che si giunga ad accordi previ per definire la logistica del viaggio. Chiede agli stranieri che hanno annunciato la propria partecipazione alla stessa di esercitare pressioni a favore della pace. Quanto agli stranieri che arriveranno in Chiapas, il ministro degli Esteri dichiara che essi sono “benvenuti”, dal momento che il governo nulla ha da nascondere: constatino pure, quindi, la volontà del governo di dialogare ed arrivare ad un accordo. Molti di quegli stranieri sono stati espulsi dal México ai tempi di Zedillo.
Per Fox, Marcos si batte per il México, ma la sua personalità resta un enigma per il presidente. Fox vuole parlare con lui direttamente.
Tuttavia, dalla classe politica e imprenditoriale messicana continuano ad arrivare segnali avversi alla marcia. Qualcuno chiede che gli zapatisti siano arrestati non appena escano dal Chiapas. Per il governatore panista di Querétaro gli integranti dell’EZLN sono traditori della patria e meritano la pena di morte.
La portavoce presidenziale getta acqua sul fuoco: le affermazioni di prominenti esponenti del PAN – chiosa – sono solo opinioni. Il presidente vuole la pace, la inclusión (cioè, il contrario dell’esclusione, ndr) e la democrazia. Dal momento che il presidente ha già soddisfatto alcune richieste, ci si aspetta un segnale da parte dello zapatismo per sedersi a discutere. Il governo si dice preoccupato per la posizione di Marcos che continuerebbe ad avanzare richieste non negoziabili per avviare le trattative: la posizione di Marcos è intransigente – taglia corto – e qualora Marcos intenda entrare nell’arena politica deve essere tollerante e ascoltare gli imprenditori.
Fox indurisce i toni del discorso e dalla Germania invita non già Marcos ma Sebastián Guillén (che il governo messicano ritiene sia il vero nome del leader zapatista, ndr) a firmare la pace, precisando di chiamarlo con il suo “vero” nome nel momento in cui egli partecipa alla vita politica. Ciononostante, sostiene che i messicani guardano con speranza alla visita degli zapatisti alla capitale. L’ambivalenza del presidente appare evidente ai più.
In un’intervista a media messicani, Marcos dichiara che la pace è vicina. A partire dalle elezioni che hanno visto la sconfitta del PRI – sostiene il leader zapatista – si è prodotto un cambiamento profondo nella società messicana. La sconfitta del PRI ha aperto uno spazio in cui non era possibile che il paese decidesse in altra maniera. Ma – sottolinea Marcos –, gli zapatisti non nutrono molta fiducia. La gente nella selva si chiede se i comportamenti del nuovo governo non siano semplicemente una tattica per guadagnare tempo per poi assestare un colpo militare. È un dato di fatto che vi siano importanti esponenti panisti, come Diego Fernández de Cevallos, che non vogliono la pace. Molti zapatisti si chiedono se anche Fox sia davvero intenzionato ad abbandonare la via militare; anche Marcos si dichiara in dubbio e critica Fox per aver gestito il ritiro dalle zone come un evento mediatico. Se, infatti, avesse ordinato il ritiro dalle sette posizioni in silenzio, non ci sarebbero stati problemi. Invece ora viene rimproverato perché starebbe concedendo troppo, osserva Marcos. Che aggiunge di non essere interessato alla competizione con Fox su chi sia più popolare, ma che gli zapatisti vogliono essere parte del futuro e per questo non intendono indossare sempre il passamontagna. In un’altra intervista a The New York Times, la prima ad un media straniero negli ultimi quattro anni, Marcos si dichiara ottimista e dice di volere la pace: «Siamo un gruppo di persone senza volto e armate, e lottiamo per ciò in cui crediamo. Ci piacerebbe mostrare le nostre facce, deporre le armi e continuare a lottare per le nostre convinzioni come fanno le persone in altre parti del mondo». Il dirigente zapatista manifesta nuovamente il timore che il presidente Fox non intenda rispondere alle richieste avanzate e impedisca che il conflitto chiapaneco si risolva pacificamente. Se il governo foxista rappresenta un cambiamento e vuole dimostrarlo è indispensabile che esso non ripeta gli errori del passato che hanno dato origine alla guerra.
Il Congresso invita l’EZLN a fissare i termini di un dialogo diretto con il potere legislativo attraverso la COCOPA. Il potere legislativo vuole dialogare con l’EZLN, ma nel Congresso, soprattutto i deputati panisti, si negano a parlare con gli incappucciati. Il presidente del Senato, il priista Enrique Jackson, dichiara che il potere legislativo deve ricevere gli zapatisti, con cappuccio o meno. Riconosce che il passamontagna è parte della loro identità. Di fronte alle dichiarazioni di panisti contrari all’ingresso degli incappucciati nel parlamento, sostiene che è possibile trovare uno spazio neutrale per l’incontro. Ma – insiste –, il Congresso non può negarsi al dialogo. Il presidente della COCOPA, il panista Felipe de Jesús Vicencio, chiede a questo organismo di essere all’altezza della situazione e di andare oltre il dibattito sui dettagli per riprendere il dialogo.
La COCOPA si prepara all’incontro con l’EZLN nel Congresso. Deve ancora vincere le resistenze dei congressisti. Invia una lettera alla dirigenza dell’EZLN per cercare di stabilire un contatto diretto in vista della marcia zapatista. Sono i capigruppo parlamentari del Senato e della Camera a spingere la COCOPA.
Ai primi di febbraio il commissario per la pace in Chiapas, Alvarez fissa chiaramente la posizione governativa rispetto alla marcia zapatista. È, in realtà, una risposta agli imprenditori e ai politici bellicosi. Il governo dà il benvenuto alla marcia dell’EZLN. Si dice contento che gli zapatisti marceranno senza armi. Il governo pone anche delle condizioni: prima di ritirare l’esercito dalle tre posizioni che ancora mancano, occorre, in primo luogo, sostenere un incontro discreto, che non va inteso però come l’inizio del dialogo, al fine di esaminare le condizioni della marcia dal momento che non si possono scartare sabotaggi. Spiega quali siano le facoltà dell’esecutivo secondo la legge. L’approvazione dell’iniziativa dipende dal Congresso, ma l’esecutivo la promuoverà e sosterrà in tutti gli incontri che fossero necessari con i membri del Congresso per raggiungere il consenso. Si sottolinea che l’esecutivo non può imporre il proprio criterio ad un altro potere. Riguardo ai prigionieri, ricorda che ne sono già stati liberati 19. Il governo del Chiapas annuncia che presto ne saranno scarcerati altri. Il governo federale e le autorità di diversi Stati esamineranno la situazione specifica di ogni detenuto perché non siano liberati dei delinquenti al posto degli zapatisti. Fox ribadisce la volontà di chiedere la liberazione di tutti gli arrestati per cause legate al conflitto e sollecita le autorità competenti ad una revisione esauriente di ogni caso.
Dopo lunghe discussioni, il PAN decide di appoggiare la posizione dell’esecutivo e della COCOPA e, pertanto, accetta il negoziato con l’EZLN, cui chiede però segnali chiari che dimostrino la sua disposizione al dialogo attraverso il contatto diretto con la COCOPA. Il governo del Chiapas rivolge un appello a quello federale e all’EZLN di non cadere in un circolo vizioso di condizionamenti. Si sollecita pazienza per non far svanire le prospettive di pace.
Attraverso i media, la COCOPA chiede all’EZLN un contatto per definire le modalità di un possibile dialogo diretto fra zapatisti, deputati e senatori. Il 7 febbraio, Fox pronostica che di lì a poche settimane si firmerà  un accordo di pace in Chiapas. Il commissario per la pace, attraverso un contatto della COCOPA, fa pervenire all’EZLN una lettera in cui espone il proprio desiderio di un incontro discreto e informale.
D’altro canto, la responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni bolla come  razzisti quanti criticano l’EZLN: i commenti di panisti, vescovi e governatori e di tanta gente riflettono un disconoscimento del paese – afferma.
L’8 febbraio, il commissario per la pace fa sapere di aver provato a consegnare una lettera ad un funzionario comunale (ejidal), ma invano. La COCOPA si mostra poco ottimista: non ci sono condizioni per un accordo di pace immediato.
A metà febbraio, la Conferenza Episcopale messicana emette un documento in cui riconosce che il México è una nazione plurietnica e pluriculturale. Elogia il fatto che l’EZLN abbia deciso di non ricorrere alle armi, a renderle innecessarie per mezzo del dialogo. Esorta i legislatori ad ascoltare attentamente l’EZLN, per non perdere questa opportunità di pace. All’EZLN chiede di rispettare le diversità e di accettare la legge che scaturirà dal dialogo. Quanto alla marcia, i vescovi cattolici chiedono che siano evitati atteggiamenti razzistici, discriminazioni, provocazioni e aggressioni.
Il 14 febbraio, Fox proclama che dopo la marcia zapatista, per la quale chiede sostegno, arriverà la pace. Tuttavia, allevatori chiapanechi minacciano di impedire la partenza degli zapatisti se il governo non restituirà loro delle terre.
Il 18 febbraio, Marcos dichiara di aver chiesto alla Croce Rossa Internazionale (CRI) di facilitare il trasporto dei delegati dell’EZLN; propone alla COCOPA di riunirsi il 12 marzo, a Ciudad de México; invita i congressisti a partecipare alla marcia. La CRI risponde agli zapatisti che non esistono le condizioni perché possa collaborare in quel senso. La richiesta zapatista – spiega – non si basa sul diritto internazionale umanitario; se la CRI accettasse, andrebbe contro la sua storica neutralità. Varie organizzazioni civili le chiedono un ripensamento, ricordando come nel 1996 la stessa CRI agevolò il trasferimento dei comandantes al tavolo del dialogo.
Marcos dichiara di ritenere Fox responsabile di qualsiasi incidente che possa capitare alla delegazione zapatista. Lo accusa di porre ostacoli al processo di pacificazione, dal momento che la CRI avrebbe detto agli zapatisti che il governo federale ha negato la propria collaborazione. Per Marcos, Fox vorrebbe negoziare la sicurezza della marcia in cambio del dialogo con il governo, da sfruttare poi in termini di propaganda.
Fox si mostra sorpreso dalle parole di Marcos e invita l’EZLN ad evitare qualsiasi azione che possa intorbidire il clima. Nega che il suo governo abbia a che fare con la decisione della CRI. Anche il ministero degli Interni reagisce, dicendo di non meritare la sfiducia zapatista. Da parte sua, il ministero degli Esteri dichiara che la CRI non ha sollecitato alcun consenso in riferimento alla marcia. Comunque sia, la posizione ufficiale è che si farà tutto il necessario per garantire la sicurezza alla marcia. La CRI offre, comunque, ambulanze e medicine. Marcos insiste nell’accusare il ministro degli Esteri di aver bloccato la partecipazione della CRI. La CRI torna, quindi, sull’argomento. Ribadisce di non aver ricevuto alcuna pressione, ma che è in base ai suoi statuti che ha deciso di non poter partecipare, dal momento che la situazione messicana non richiede l’intervento di questo organismo. Accettare avrebbe, invece, significato una violazione del mandato dell’organizzazione, dal momento che le regioni per le quali intende passare la marcia non sono zone di conflitto.
Insiste Marcos: la CRI mente e si mostra disonesta agli occhi dell’opinione pubblica e dell’EZLN. Ciò dimostra che non si può aver fiducia nel governo, né negli organismi internazionali. Agli zapatisti, non resta che sperare nella società civile.
Nella Giornata dell’Esercito, davanti alle Forze Armate, Fox sottolinea la maturità dimostrata dall’esercito di fronte alle provocazioni. Difende la sua tattica nei confronti dell’EZLN. Grazie ad essa, commenta, alcuni ritengono che l’EZLN si sia consolidato, ma ben più grave sarebbe stato chiudersi nel silenzio. Quindi, Fox invita a rispettare la marcia zapatista.
La COCOPA invia una seconda lettera all’EZLN per verificare in maniera congiunta le misure di sicurezza per la marcia. La COCOPA chiede al ministero degli Interni di intervenire per rimuovere i “semafori rossi” per la marcia, tra cui le minacce degli allevatori chiapanechi, di un deputato panista di Morelos, del governatore di Querétaro. Esponenti del PAN alla Camera insistono che prima della marcia l’EZLN deve riunirsi con la COCOPA.
Lo zapatismo accusa Fox di generare false aspettative su una pace ormai vicina: in breve, che la marcia sia il preludio della firma della pace, il che non corrisponde al vero. Marcos denuncia il tentativo di Fox di appropriarsi della marcia zapatista, presentandola come foxista. Il leader zapatista ribadisce comunque di essere pronto al dialogo.
Il ministero degli Interni respinge le accuse: governo e ribelli sono parti in dialogo – dice.
La COCOPA accetta l’incontro offerto dall’EZLN. Si astiene dall’aggiungere benzina sul fuoco della polemica con il governo.
Il ministro degli Esteri, davanti a ministri dell’Unione Europea, rivela che la élite messicana ha chiesto al governo di impedire la marcia zapatista, nascondendo il problema sotto il tappeto. Nei fatti, essa vorrebbe continuare la politica di Zedillo. Fox ha cercato di convincerla della sua strategia, ma invano.
L’UE invita l’EZLN a non far cadere nel vuoto gli sforzi del governo messicano volti a iniziare un dialogo in Chiapas.
Società civile e governoIl 24 febbraio, Giornata della Bandiera, la carovana zapatista parte dall’accampamento noto come La Realidad verso San Cristóbal de Las Casas. Marcos designa un “vecchio” guerrigliero, il comandante Germán come interlocutore del Congresso dell’Unione. Quest’ultimo è uno dei principali artefici della guerriglia in Chiapas. Arrestato nel 1995 dalla polizia, è stato liberato in seguito grazie alla legge sulla pacificazione. Quindi, di lui si erano perse le tracce. Essendo noto il suo volto, Germán è l’unico senza passamontagna. Alla prima tappa, San Cristóbal de Las Casas, sfilano 20 mila zapatisti.  È la marcia di quelli che hanno «il colore della terra», commenta Marcos. In Chiapas vengono liberati altri detenuti zapatisti. Con questi, fanno 59 dei 103 segnalati da un’organizzazione dei diritti umani. Per l’EZLN, tuttavia, le richieste sono accolte solo parzialmente. Il governo incarica della protezione della marcia la Polizia Federale Preventiva.
Nuove polemiche seguono le dichiarazioni di Fox, secondo cui neanche il 10% degli indigeni appoggerebbe Marcos e pochi messicani sarebbero a favore di quest’ultimo. Tuttavia, il governatore chiapaneco osserva come la marcia stia mobilitando tutto il paese – compreso il presidente...– e pure la comunità internazionale.
Gli zapatisti transitano per i 12 Stati previsti. Nella maggioranza dei casi, sono accolti da folle esultanti.
Il Congreso Nazionale Indigeno fa sua la marcia. In molti villaggi indigeni per i quali essa transita, le autorità locali indigene consegnano agli zapatisti il “bastone di comando”, simbolizzando così di essere d’accordo con la proposta dell’EZLN. Marcos sottolinea che gli indigeni vogliono vivere nel presente e costruire insieme a tutti gli altri un futuro. Non vogliono smettere di essere indigeni, perché sono orgogliosi di esserlo: orgogliosi delle proprie lingua e cultura, del proprio modo di vestire, della lotta delle donne, della propria forma di governo, del proprio lavoro. Nega che si voglia un ritorno al passato, abbandonare il trattore per la coa (antico nome di un bastone con punta di ferro, usato dagli indigeni per coltivare la terra, ndr), il sapere per la magia, il lavoro libero per la schiavitù, le elezioni libere per il caciquismo (da cacicco, capo tribù, ndr). Non non si vuole un ritorno al passato. Le donne vogliono lottare per i loro diritti. Per gli indigeni, il governo implica responsabilità di fronte alla collettività e non deve diventare un modo di arricchirsi a scapito dei governati. Il senso della marcia – conclude Marcos – sta in questo: che non sia più un “reato” essere, vivere, parlare e amare come indigeni.
Il primo marzo, nella piazza dello Zócalo, a Ciudad de México, di fronte a 4 mila persone, il premio Nobel per la Letteratura José Saramago presenta il suo ultimo libro. Priorità assoluta dei governi e dei cittadini dovrebbe essere l’essere umano – dichiara –: tutti i giorni si parla di democrazia, ma il potere non è democratico, perché in realtà comandano le multinazionali. Saramago invita, comunque, a non rassegnarsi, perché gli zapatisti stanno suscitando entusiasmo, affetto, amore e rispetto.
Prima di arrivare a Querétaro, uno degli autobus della carovana zapatista in cui viaggia la stampa straniera, rompe i freni e provoca un incidente in cui muore un agente della PFP. Viene chiesta un’indagine per verificare l’eventuale origine dolosa del fatto.
Nell’inaugurare il Programma Nazionale di Sanità e Nutrizione per i Popoli Indigeni, Fox apre nuovamente alla carovana dell’EZLN. Tuttavia, nel governo c’è preoccupazione per le dichiarazioni di Marcos contrarie al presidente. Nel PAN qualcuno bolla Marcos come un provocatore.
Il 3 marzo, en Michoacán, si inaugura il terzo incontro del Congresso Nazionale Indigeno. Da questa tribuna, Marcos dichiara che occorre mettere da parte il machete e coltivare la speranza. Lo stesso giorno, nello stadio azteca si svolge un concerto per la pace organizzato da due catene televisive. Si rende noto che sono state raccolte 22 milioni di firme a favore del dialogo. Ma la pace auspicata dalle televisioni è priva di sostanza, appare solo uno slogan per mettere a tacere gli zapatisti e farli tornare in Chiapas.
Fox elogia l’incontro di Michoacán, ma aggiunge che il CNI non è rappresentantivo a livello nazionale. In effetti, alcuni popoli indigeni messicani non fanno parte di questa organizzazione. Nel congresso, i rappresentanti dei diversi popoli indigeni invitano tutti a sostenere la legge presentata dalla COCOPA. Da parte sua, Fox dichiara, come se avesse fatto propria quella iniziativa di legge, che l’EZLN dovrebbe accettare modifiche al testo, giacché non è chiaro in esso cosa si intenda per popolo o territorio indigeno. Il CNI ribatte che quella legge non è negoziabile e andrebbe approvata senza cambiare una virgola.
Fra gli accordi raggiunti nel terzo congresso è da segnalare la richiesta di riconoscimento costituzionale dei diritti dei popoli indigeni e, in questo contesto, il rispetto dell’autonomia, dei territori, delle terre ancestrali e dei sistemi normativi indigeni. Si esige la smilitarizzazione di tutti i territori indigeni e la liberazione di tutti i prigionieri indigeni detenuti per aver difeso l’autonomia. I piani di sviluppo dei governi federale e statale non possono essere accettati senza una effettiva partecipazione dei popoli indigeni. Il CNI decide di inviare una delegazione per accompagnare gli zapatisti nel dialogo con i legislatori.
Il comandante Germán si riunisce con i legislatori della COCOPA e chiede sicurezza per la marcia.
In discorso pronunciato a Zitácuaro, Marcos si mostra più duro. Il PRI e Fox sono la stessa cosa – sostiene –, dal momento che pretendono di governare non con la gente ma al posto della gente. A Toluca, Marcos risponde alle critiche degli imprenditori e del vescovo Cepeda: per quale motivo essi temono una marcia pacifica di emarginati? – si chiede.
Marcos continua a sottolineare la sua distanza dal presidente, mentre quest’ultimo insiste nel presentarsi come sostenitore della marcia zapatista. Secondo Fox, l’EZLN sta, sì, contribuendo allo sviluppo del paese, ma – annota – l’appoggio che Marcos riceve dalla gente è subordinato alla pace. Fox invita, quindi, i vari gruppi etnici a raggiungere insieme pace e prosperità. Offre il suo impegno per raggiungere uno sviluppo sostenibile e porre termine all’emarginazione del passato. Chiede fiducia per la sua coerenza e onestà e sottolinea l’impegno totale del governo in questo senso.
A Morelos, Marcos avverte sui pericoli di centrare la lotta in una persona, cioè se stesso: io sono una finestra – afferma – perché dietro si vedano i comandanti zapatisti e dietro di essi i popoli indigeni, con la loro situazione di ingiustizia, povertà e miseria. Forse – aggiunge –, quanti stanno in alto si attendono che gli zapatisti si stanchino di ascoltare tutte le denunce che la gente formula nei luoghi dove transita la carovana zapatista; tuttavia, in gioco è la voce degli indios e Fox somiglia sempre più a Madero (il leader della rivoluzione democratica contro il dittatore Porfirio Díaz; divenuto presidente nel 1911, fu poi deposto da Huerta e fatto assassinare poco dopo, ndr), il quale pretendeva che, dopo la dittatura, tutto continuasse tale e quale.
In Guerrero, Marcos ringrazia per l’appoggio fornito le organizzazioni guerrigliere ERPI, EPR e FARP nelle loro zone di influenza. Soltanto con una visione da statista, cosa che non si apprende nei corsi aziendali – dichiara –, Fox potrà soddisfare le richieste zapatiste. Esorta, quindi, il governo Fox a non preoccuparsi unicamente della sua popolarità nei media, ma a dare risposte all’altezza del momento storico.
Fox si dice disposto ad accettare le condizioni poste dall’EZLN per riprendere il dialogo di pace, a patto che il gruppo armato abbandoni l’arena militare per quella politica, senza che ci siano vincitori o vinti. Quanto agli attacchi di Marcos, Fox ribatte che sono propri di chi fa propaganda.
Dopo un lungo dibattito in cui intervengono molti panisti, il Congresso dell’Unione decide di accettare il dialogo diretto con l’EZLN. Tocca alla COCOPA negoziare le modalità dell’incontro.
Alain Touraine, sociologo francese, in un articolo sul periodico La Jornada dell’8 marzo, dal titolo Encuentro con la nación, analizza l’eco suscitata dalla marcia. Gli zapatisti si sono guadagnati il rispetto e l’ammirazione di molti – scrive –, dal momento che il loro movimento è il più importante del continente latinoamericano. Un movimento che ha saputo trasformarsi in una ampia iniziativa per la democrazia in México, paese in cui metà della popolazione è fuori gioco sul piano economico, politico e culturale, nonostante l’impegno personale di Fox, che cerca di allargare il sistema politico. Secondo Touraine, per gli zapatisti sarebbe un suicidio entrare in un partito politico; piuttosto, essi potrebbero trasformarsi in un movimento il cui obiettivo sia integrare gli esclusi alla vita nazionale. In questo senso, l’EZLN dovrebbe superare l’arcaismo della sinistra – osserva Touraine.
Nello stesso periodico, Chomsky avverte: chi sta in alto cerca di limitare l’influenza mondiale dello zapatismo, dal momento che è diventato uno dei movimenti più importanti contro il neoliberismo. In questo senso, se riuscisse a collegarsi con altri gruppi sociali a livello internazionale, per Chomsky, l’EZLN potrebbe cambiare il corso della storia attuale.
Nella seconda settimana di marzo, in Chiapas viene scarcerato un altro gruppo di zapatisti: il numero dei liberati sale così a 84. Il governatore locale sottolinea che sono stati esaminati con attenzione tutti i casi e per questo ritiene non ci siano altri zapatisti in carcere in quello Stato.
Il 9 marzo, Fox lancia attraverso i media un invito a Marcos a riunirsi presso la residenza presidenziale di Los Pinos, in un giorno a sua scelta. Il presidente insiste che chi dei due essi non rispettasse gli accordi, farebbe brutta figura davanti alla società. Ma si lascia anche andare a raffronti poco felici, sostenendo che durante la campagna elettorale egli ha riunito più gente di Marcos... La marcia zapatista – annota comunque –, è la prova della democraticità del suo governo. Evidentemente sotto il regime di Zedillo essa sarebbe stata impensabile...
Il 10 marzo, Marcos è intervistato da Julio Scherer García (uno dei più noti giornalisti messicani, ndr). L’incontro viene trasmesso dalla tv. Marcos si presenta non come un “rivoluzionario” ma come un “ribelle”. Spiega perché: mentre il primo si propone la conquista del potere per avviare le trasformazioni, il secondo le fa dal basso. Alla domanda sul perché avesse scelto come rappresentante per il dialogo con il Congresso il comandante Germán sul quale pende l’accusa, non provata, di essere il responsabile di esecuzioni interne a gruppi guerriglieri negli anni Settanta, Marcos glissa e ribatte che i segnali che l’EZLN sta inviando non sono capiti: vogliamo tornare alla vita civile. Marcos torna a criticare il culto dell’immagine: la gente non può fissarsi su Marcos. La cosa importante sono gli indigeni. Respinge ancora la proposta di riunirsi con Fox perché – dice – sarebbe del tutto effimera, della durata di uno scatto fotografico. Non ci sarà, dunque, dialogo con l’esecutivo fino a quando non saranno soddisfatte le tre condizioni, che non sono barattabili. In tal senso, il governo deve avere la certezza che l’EZLN non farà sconti, ma nemmeno giocherà al rialzo. Insomma, non ci saranno quarte o quinte condizioni. Marcos riconosce che il governo di Fox è legittimo, frutto di elezioni democratiche, anche se – commenta – al mondo non sembrano esserci più politici, ma solo esperti di marketing politico privi di lungimiranza.
In un’intervista alla rivista Milenio Fox risponde che non intende fare la figura di “quello che le prende per allenare” Marcos... Se la marcia zapatista è sotto gli occhi di tutti, lo si deve al fatto che il suo governo è democratico. L’unica soluzione è, dunque, la pace.
Vari sondaggi svolti in occasione dei “cento giorni” del governo foxista, danno al presidente un voto superiore a 7 (su 10).
Domenica 11 marzo, l’EZLN arriva alla piazza più importante del México, lo Zócalo. Riempiendola. Le principali catene televisive non trasmettono però dal vivo l’avvenimento. Il comandante David invita Fox e il Congresso a non ostacolare la legge della COCOPA e insiste sui tre segnali chiesti al governo. Marcos dichiara che è ora che Fox e chi domanda ascoltino gli indios. Annuncia che gli zapatisti resteranno a Ciudad de México fino a quando non sarà approvata la legge sui diritti e la cultura indigeni.
Il ministero degli Interni ribatte che l’iniziativa di legge inviata dall’esecutivo è tale e quale a quella elaborata dalla COCOPA.
Il giorno dopo la manifestazione, il periodico Reforma pubblica un sondaggio secondo il quale il 52% dei messicani è d’accordo che Marcos resti nella capitale. L’86% si dice d’accordo che si riunisca con Fox. Il 33% apprezza il fatto che sia molto disponibile a dialogare con Fox, mentre il 44% ritiene che Fox sia molto disponibile a dialogare con Marcos.
Anche la diocesi di San Cristóbal de Las Casas chiede ai legislatori di ascoltare le richieste dell’EZLN. Intanto, nei territori zapatisti, si prega per la sicurezza e il buon ritorno dei suoi dirigenti.
Salta il primo incontroDurante la loro permanenza nella capitale, gli zapatisti sostengono un incontro con intellettuali messicani e stranieri. Il premio Nobel per la letteratura Saramago afferma che la condizione indigena è una delle più dure realtà al mondo, giacché gli indigeni sopportano tutto il peso di una macchina mondiale seduta non sulle ricchezze naturali ma sull’essere umano. González Casanova, noto antropologo messicano, esorta i signori del potere e del denaro a dire come intendano rispettare i diritti delle popolazioni indigene. Lo scrittore spagnolo Vázquez Montalbán sostiene che il neozapatismo ha dato inizio alla cultura di resistenza del secolo XXI. Per Monsivais, altro intellettuale messicano, quella dello Zócalo è stata una grande “cerimonia di inclusione”, nonché una vittoria politica e culturale degli zapatisti. Gli indigeni sottolineano di lottare per il rispetto della loro dignità. Marcos critica la tesi di Fox, secondo il quale ogni lotta progressista cessa di essere tale quando arriva al potere.
Il 12 marzo, l’EZLN e la COCOPA tornano a dialogare dopo cinque anni. L’EZLN ratifica il suo impegno a risolvere il conflitto per la via pacifica. In un’intervista apparsa il giorno dopo, Fox segnala che un buon risultato della riunione fra EZLN e COCOPA e, quindi, con il Congresso sarebbe chiave per il ritiro militare. In questa forma, il presidente torna a porre condizioni.
Fox e Marcos si scambiano messaggi indiretti attraverso i media. Il presidente sottolinea che Marcos deve comprendere che non si stanno preparando trappole, che il suo governo dice la verità. Fox manifesta fiducia nell’EZLN, dal momento che la costante del suo discorso è la pace e questa è ciò che vuole il presidente. Promette di fare tutto il necessario per raggiungerla, anche se – chiarisce – deve parlare con altri settori per stemperare le posizioni e far capire a politici e imprenditori che si tratta di una grande opportunità per saldare l’immenso debito che il México ha con gli indigeni. Fox promette di intensificare le riunioni con i legislatori per dare impulso all’iniziativa di legge inviata in dicembre e sottolinea come nei sondaggi fatti svolgere dalla presidenza il 75% dei messicani si pronunci a favore della soluzione pacifica del conflitto e una maggioranza accrediti il presidente come promotore di pace.
Gli imprenditori, però, continuano a bollare gli zapatisti come violenti, irresponsabili e ricattatori. Il 13 marzo, il Consiglio di Coordinamento Imprenditoriale dichiara che l’eventuale approvazione della legge della COCOPA andrebbe contro il piano Puebla-Panamá (di collegamento interoceanico e transistmico, ndr). Gli imprenditori ripetono in mille forme che la marcia genera nervosismo nei mercati nazionali ed internazionali e anche se dichiarano di appoggiare il presidente nella sua decisione di risolvere il conflitto, lo accusano di aver fatto rinascere lo zapatismo. Quindi, l’associazione Iniziativa Privata rende noto il suo punto di vista: i deputati che appoggiano la legge della COCOPA stanno dando di testa...
La destra comincia a criticare anche gli stranieri che accompagnano la carovana zapatista. Vázquez Montalbán, ironizzando, dice di comprenderla: dà, infatti, fastidio che degli osservatori esteri impediscano loro di schiacciare gli zapatisti, mentre alla stessa destra non importa la svendita progressiva dei patrimoni economici messicani al capitalismo globalizzante.
Una proposa umiliante e indegnaLa COCOPA consegna agli zapatisti la proposta imposta dai coordinatori del PAN e del PRI al Senato. Si propone che l’EZLN si riunisca con esponenti delle commissioni d’esame sugli affari indigeni (10 deputati e 10 senatori). Il leader dei senatori panisti fa sapere che il suo gruppo non approverà l’iniziativa della COCOPA, così com’è scritta. Il giorno dopo, EZLN e CNI bocciano la riunione e dichiarano di aspettarsi una nuova proposta dal Congresso per discutere l’iniziativa della COCOPA. Per Marcos, è evidente il tentativo di ridurre la portata storica della mobilitazione nazionale ed internazionale intorno alla questione indigena: si tratta di una proposta umiliante e indegna, che relega una questione così rilevante alla discussione fra funzionari di seconda categoria. L’EZLN avverte, quindi, la COCOPA che conviene si mantenga al margine di tali proposte perché è chiaro che i settori duri nel Congresso e del governo vogliono usarla come “postina” di messaggi insultanti, invece di riconoscerle il ruolo che, sì, l’EZLN le riconosce, di coadiuvante del processo di pace. Per Marcos, la posizione ufficiale del Congresso coincide con l’ultimatum dato da Fox, che fa dipendere dall’esito del confronto tra EZLN e Congresso la decisione se continuare o meno la politica bellicista.
L’EZLN non accetta, dunque, un dialogo umiliante, ma vuole parlare con tutti i legislatori, compresi quelli apertamente avversi; chiede, in definitiva, di prendere la parola nel Congresso; con il governo discuterà quando saranno rispettate le tre condizioni.
Il Congresso chiude le porteIl 14 marzo, il PAN torna ad opporsi a che l’EZLN prenda la parola nel Congresso. Si tratta di una tribuna – dice – ad uso esclusivo dei legislatori, in casi speciali del governo ed, eccezionalmente, di dignitari stranieri. Dunque, l’uso della tribuna da parte dell’EZLN non è negoziabile.
Il PAN critica il ministro degli Interni per aver sostenuto che quanti si oppongono alla legge COCOPA hanno la “vista corta”. Durante il notiziario Televisa si chiede ai telespettatori se, secondo loro, l’EZLN debba o meno parlare dalla tribuna del Congresso: un 58% risponde di sì.
Xochitl Gálvez, indigena funzionaria del governo Fox, rincara: con l’EZLN bisogna parlare. Nel governo cresce la preoccupazione per la paralisi del dialogo.
La COCOPA è protagonista di un’accesa riunione. Alcuni si sentono offesi dall’EZLN che li avrebbe relegati in un angolo. Per altri, l’EZLN sta piuttosto cercando di salvaguardare il suo ruolo. Alla fine, si decide di privilegiare il riconoscimento raggiunto dal gruppo ribelle.
Il 15 marzo, l’EZLN annuncia che intende inviare delegati al parlamento europeo. Se in México il Congresso non intende ascoltarli, forse nel Vecchio Continente sarà diverso. Organizzazioni non governative europee e messicane annunciano che gestioni sono in corso per invitare l’EZLN a Ginevra.
Il francese Sami Nair, parlamentare europeo del gruppo socialista, critica il blocco, senza ragioni, del dialogo; sostiene che quanto accade in México è straordinario e innovatore su scala nazionale, continentale e mondiale: un movimento guerrigliero che abbandona la via violenta e chiede di essere ricevuto dal Congresso per avviare un dialogo; per quest’ultimo, dovrebbe essere un onore ascoltarlo! Secondo Nair, ciò rafforzerebbe la democrazia e, qualora ostacoli burocratici impedissero tale dialogo, l’effetto sarebbe la radicalizzazione dei movimenti armati su scala mondiale.
A Madrid, il ricercatore messicano Miguel León Portilla riceve il premio Bartolomé de Las Casas; nell’occasione invita il Congresso ad aprire le sue porte per consentire agli indigeni messicani di esporre in libertà le proprie richieste.
Anche Danielle Mitterrand, vedova dell’ex presidente francese, chiede al Congresso di consentire all’EZLN di parlare a tutti i legislatori.
Lavoratori di vari sindacati messicani manifestano perché il Congresso conceda la tribuna all’EZLN. Cuauhtémoc Cárdenas, leader del PRD, chiede che l’EZLN sia ascoltato dal Congresso.
“Le nostre armi sono le parole”I 24 dirigenti zapatisti sono alloggiati nella Scuola Nazionale di Antropologia e Storia della capitale federale. Quando si recano al Politecnico Nazionale sono acclamati dagli abitanti dei vicini quartieri popolari. Marcos denuncia il panista Diego Fernández de Cevallos per i suoi atteggiamenti da signorotto feudale. Molti ricordano come questo politico sia stato un entusiasta alleato di Salinas de Gortari.
L’EZLN si riunisce con studenti, donne, indigeni, artisti, lavoratori, intellettuali, organismi della società civile che offrono il loro appoggio.
Gabriel García Márquez giunge nella capitale per intervistare Marcos. Il leader zapatista fa un bilancio della manifestazione dello Zócalo: la sconfitta del razzismo – dice – deve ora diventare una politica di  Stato, una politica educativa, un sentimento di tutta la società. Insiste che l’EZLN si propone di cessare di essere un esercito e che le sue armi sono le parole. Nel ripercorrere le varie tappe della marcia, sottolinea come gli zapatisti non si siano presentati come quelli che avrebbero guidato tutte le lotte, ma quelli che chiedono aiuto. Per Marcos, c’è molta sofferenza a fior di pelle, ma nessuno lotterà al posto di altri, piuttosto vanno cambiate le forme organizzative, mentre il nuovo agire politico non sarà quello dettato dalla classe politica né quello proposto dall’EZLN, ma il prodotto di un dialogo pluralista.
“Torniamo in Chiapas”Il 19 marzo, l’EZLN emette un comunicato. Ricorda quali erano i suoi obiettivi all’iniziare la marcia verso Ciudad de México: in primo luogo, dialogare con la società civile nazionale per ottenere il suo appoggio nella lotta per il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni, d’accordo con l’iniziativa di legge della COCOPA; in secondo luogo, dialogare con il Congresso dell’Unione per argomentare le bontà dell’iniziativa della COCOPA, l’importanza e l’urgenza di riconoscere i diritti indigeni nella Carta Magna. Quanto al primo obiettivo, i popoli indigeni di tutto il México si sono uniti all’EZLN e al CNI nella lotta per il riconoscimento dei loro diritti e hanno manifestato il proprio appoggio alla iniziativa di legge della COCOPA. La società civile ha convertito in clamore nazionale questa esigenza e si è manifestata maggioritariamente per farla finita con il razzismo e la discriminazione, perché siano riconosciuti i diritti indigeni nella Costituzione e soddisfatte le tre condizioni necessarie per dare inizio al dialogo fra governo e EZLN.
L’opinione pubblica e la società civile internazionale si sono unite a queste richieste. Ma, il governo di Fox è parso più attento all’impatto mediatico della marcia che all’evidente appoggio popolare, nazionale e pluriclassista che essa ha suscitato al suo passaggio per 12 Stati della Federazione e durante la permanenza nel Distretto Federale. Invece di inviare quei tre segnali e approfittare così della presenza nella capitale di una delegazione della dirigenza zapatista per avviare il dialogo, Fox ha rilasciato dichiarazioni senza che i fatti le supportassero.
Il Congresso dell’Unione è stato vittima di quanti preferiscono chiudere gli occhi sulla mobilitazione nazionale e internazionale. I legislatori più retrogradi hanno sfidato apertamente il consenso e l’appoggio raggiunti dall’EZLN e dal CNI. Per sette giorni, l’EZLN ha aspettato che il Congresso accettasse la sua disposizione al dialogo. Quanti tengono sequestrato il Congresso hanno risposto con una proposta indegna e irriverente, il cui unico fine era quello di salvare l’orgoglio e la superbia dei legislatori che si negano al dialogo.
L’EZLN lamenta, quindi, il fatto che nel Congresso abbiano potuto di più le faide di potere dei gruppi conservatori che confondono la tribuna con un club esclusivo. Ma i popoli indigeni non vanno più in giro a bussare alle porte, supplicando di essere ascoltati e ricevuti. Dovendo scegliere fra i politici e la gente, l’EZLN sceglie la gente. Di fronte ai politici mai abbasserà la testa, né accetterà umiliazioni e inganni. Per tutto ciò, l’EZLN annuncia la fine della propria permanenza a Ciudad de México e il ritorno alle montagne del Sud-Est messicano, per il 23 marzo, da dove continuerà a costruire spazi di partecipazione per quanti vogliono un nuovo México.
L’annuncio causa un’autentica crisi politica. Alcuni legislatori accusano Marcos di non aver mantenuto la parola, dal momento che alle tre condizioni ne ha aggiunto una quarta: l’uso della tribuna del Congresso. Gli imprenditori che hanno chiesto di incarcerare gli zapatisti, li accusano di smania di protagonismo e immaturità. Deputati della COCOPA criticano, piuttosto, il tira-e-molla del Congresso nei confronti dell’EZLN. Secondo il PRD, sia Fox che il PAN e il PRI pagheranno i costi politici di tale indurimento delle posizioni. Cárdenas dichiara che è un errore che il Congresso non si apra ad una questione di rilevanza nazionale come il dialogo con l’EZLN.
“Tutti e due vogliamo la pace”Il 20 marzo, Fox chiede per lettera a Marcos un incontro prima che questi riparta per il Chiapas al fine di stabilire un dialogo che conduca all’approvazione della iniziativa di legge inviata dal presidente al Congresso; invita, quindi, quest’ultimo a trovare spazi e forme per ricevere l’EZLN; annuncia di aver dato istruzioni di liberare gli ultimi prigionieri rimasti, non appena l’EZLN fornirà la relativa lista; inoltre, di stare per emettere un decreto che trasforma le istallazioni militari di Guadalupe Tepeyac, Río Euseba e La Garrucha in centri di sviluppo delle comunità indigene, nel quadro di un ambizioso programma di sviluppo umano per i dieci milioni di indigeni messicani.
Il ministero degli Interni precisa che non c’è alcuna condizione per tale dialogo. Così, tutta la pressione si concentra sul Congresso e sul PAN.
Nella lettera inviata a Marcos, il presidente ribadisce la volontà di incontrarlo, senza alcuna condizione, per discutere: «Sia tu che io vogliamo la pace, una pace giusta e durevole, con riconoscimento per i nostri fratelli e sorelle indigeni, con leggi che li rispettino e li proteggano, con opportunità di sviluppo per ciascuno di essi... Né tu, né io vogliamo che gli indigeni del nostro paese continuino nell’emarginazione, nella povertà estrema, nell’esclusione e nell’oblio... Marcos, questo è un altro tempo. È tempo di dialogo, tempo di disposizione per arrivare ad accordi, è l’ora di far valere la tua lotta di anni e la lotta di ogni messicano dalla sua trincea... La mia disponibilità è totale. Le condizioni che hai posto e che riguardano l’esecutivo sono state soddisfatte».
“Partiamo, ma restano le parole”Tuttavia, i segnali di Fox suscitano maggiore sfiducia. Intanto, la lettera a Marcos arriva ben 36 ore dopo l’annuncio pubblico, nonostante gli zapatisti siano ancora nella capitale. Nelle 24 ore successive allo stesso annuncio, nessun prigioniero viene liberato. Idem dicasi dell’esercito che non si è ancora ritirato dai tre punti indicati. Marcos ribatte allora che i tre segnali richiesti non sono stati soddisfatti e si è in presenza soltanto di dichiarazioni. La lista dei prigionieri, poi, richiesta dal presidente è di dominio pubblico. I detenuti si trovano in Chiapas, Tabasco e Querétaro. Marcos aggiunge anche che le terre occupate dall’esercito sono di proprietà delle comunità e non del governo, il quale pertanto non può disporre di esse a meno che non le espropri, la qual cosa non sarebbe certo un buon segnale di pace...
Gli zapatisti si riuniscono con 60 mila universitari nella UNAM - in precedenza, Marcos aveva criticato la chiusura in se stesso del movimento universitario di lotta, che ha portato al fallimento del recente e prolungato sciopero –. Nell’evento parla un indigeno nahua dello Stato di Guerrero, che invia un messaggio al panista Diego Fernández de Cevallos: lo avverte di non farsi illusioni, perché i popoli indigeni non si arrendono, né si vendono, ma resistono; e di fronte al sabotaggio «di questo Diego», se sarà necessario, gli indigeni torneranno a sollevarsi, ma a livello nazionale. Quindi, un’indigena zapatista dichiara: partiamo, ma le nostre parole restano.
Commenta Marcos: in México, essere bambino, povero, indigeno e zapatista è un “reato”. Mentre rispettare gli altri è rispettare se stessi: «Non sono pochi i dolori che ci uniscono, ma sono molte le speranze che riconosciamo gli uni negli altri».
Il Congresso si riunisce, ma otto ore di discussioni non bastano per giungere ad un accordo. Anzi, i legislatori rovesciano il proprio dissenso sugli zapatisti, invitati a trovare insieme le modalità del dialogo. Nella discussione, il PRD chiede sia concessa loro la tribuna; nel PRI, alcuni concordano, ma chiedono che gli zapatisti che intendono parlare dalla tribuna si tolgano il passamontagna; nel PAN, 200 dei 207 legislatori si oppongono alla concessione della tribuna. La posizione del PRI, ma soprattutto quella del PAN, impediscono l’accordo. Marcos li accusa di aver fatto abortire il dialogo.
Nel pomeriggio del 21 marzo, l’esercito si ritira dall’accampamento di Río Euseba. Negli altri punti non si registrano, però, movimenti militari.
Fox nega che il governo voglia la capitolazione dell’EZLN. A questo punto, è chiaro però che il principale ostacolo per il presidente è il suo stesso partito nel Congresso. Se le istituzioni pubbliche non sono in grado di ricevere e discutere le richieste popolari, si tratta di un pessimo segnale per tutto il paese: come dire, il dialogo non è il cammino da seguire.
La Camera apre le sue porteNel pomeriggio del 22 marzo, la comitiva dell’EZLN, con l’appoggio di migliaia di gruppi e cittadini, si presenta davanti alle porte della Camera dei Deputati. Grida e fischi partono all’indirizzo dei coordinatori del gruppo parlamentare panista nelle due camere; un fantoccio che rappresenta Diego Fernández de Cevallos, viene bruciato.
Nel frattempo, nel Senato si discute se aprire le porte agli zapatisti. Con il voto dei senatori panisti e quello di 11 priisti, anche qui passa la decisione di chiudere le porte all’EZLN. Contro, votano i senatori del PRD, del PVEM (verdi) e alcuni priisti. Il PAN sostiene che l’EZLN ha umiliato la COCOPA, usandola come semplice ”postina”, e azzittito un senatore del PRD. L’interessato non reagisce. Il PRD accusa quanti hanno impedito l’ingresso degli zapatisti in Senato di intolleranza e mancanza di volontà di dialogo.
Nella Camera dei deputati si sviluppa una discussione analoga. Per il PAN, l’eventuale concessione della tribuna agli zapatisti viola la legge. Il coordinatore del gruppo parlamentare panista dichiara che alla Camera non comandano Fox e Marcos, curiosamente mettendoli sullo stesso piano. Ciononostante, con il voto favorevole di PRD, PT, PVEM e della maggioranza priista, 220 voti in tutto contro 210 del PAN e di alcuni priisti, passa la proposta di concedere all’EZLN la tribuna perché difenda l’iniziativa di legge sui diritti e la cultura indigeni. Per non violare il regolamento interno del Congresso si decide che l’occasione sarà una riunione congiunta delle commissioni di Gobernación (Interni) e Giustizia, Affari Costituzionali e Indigeni. Si invitano, comunque, tutti i deputati e senatori che vogliano partecipare.
L’EZLN accetta l’invito e rinvia il suo ritorno in Chiapas. Marcos apprezza la sensibilità dei legislatori che appoggiano la proposta; forse – dichiara –, la porta del dialogo comincia ad aprirsi. A rendere possibile tutto ciò – aggiunge – è la mobilitazione nazionale ed internazionale. Subito, iniziano i colloqui fra emissari zapatisti e deputati per stabilire le modalità del dialogo.
Il governo mantiene le promesseDalla California, dove è riunito con dirigenti indigeni, Fox ribadisce l’invito a Marcos: gli zapatisti – dice – non devono dubitare della parola del presidente, dal momento che questi ha mantenuto  le promesse. Fox ribadisce di voler parlare a quattr’occhi con Marcos e di voler lavorare con il Congresso, senza porre condizioni. Quanto ai prigionieri, sostiene che il governo del Chiapas ne ha già liberati 80, mentre il governo federale libererà presto i restanti. Non solo: Fox sostiene di aver liberato anche 200 detenuti indigeni, non zapatisti, di diverse etnie e regioni del paese. Rispetto ai centri di sviluppo comunitario promessi, dichiara che saranno realizzati in coordinamento con la popolazione perché sia questa a decidere del proprio futuro di sviluppo.
Il coordinatore di Alleanza Civica della presidenza, Rodolfo Elizondo, ribadisce che l’esecutivo continuerà a promuovere l’iniziativa di legge della COCOPA e che il presidente manterrà fede agli impegni presi con gli zapatisti, essendo impegnato a risolvere il conflitto, a differenza dei suoi predecessori.
Il 23 marzo, legislatori ed emissari zapatisti giungono ad un accordo sulle modalità di dialogo nel Congresso. Lo stesso giorno, di ritorno dalla California, Fox invia un messaggio alla nazione. Il ritiro militare è pronto. Ricorrendo ad un indulto presidenziale, al perdono da parte dell’accusa e a sconti di pena, libera altri 5 detenuti zapatisti, sui quali ha giurisdizione il governo federale; per altri 7, chiarisce il governo non ha facoltà di scarcerarli. Non scarta, tuttavia, di sottoporre all’attenzione del Congresso una legge di amnistia. Quanto all’esercito, Fox dichiara che a La Garrucha non vi sono più militari, mentre da Guadalupe Tepeyac e Río Euseba si stanno ritirando. Il presidente firma un decreto che converte le ex istallazioni militari in centri di sviluppo delle comunità indigene. Con ciò, dichiara di aver soddisfatto tutte le condizioni di sua competenza per iniziare il dialogo. Fox ammette, però, che persiste nel paese razzismo e intolleranza.
Il capogruppo parlamentare del PAN, Diego Fernández de Cevallos, accusa Fox di fare pubblicità a Marcos. Critica come un errore del presidente consentire allo zapatismo di fare ciò che vuole. Il PAN decide di non partecipare alla sessione della Camera in cui parleranno gli zapatisti. Soltanto i suoi rappresentanti nelle commissioni vi parteciperanno. Fox interviene nella Convenzione panista: non governo solo per il PAN – afferma –, ma per tutti, sottolineando di non volere un altro partito-Stato; del resto, l’89% della popolazione è a mio favore – segnala.
Zapatisti nel CongressoIl 28 marzo, l’EZLN e il CNI parlano dalla tribuna della Camera dei Deputati. La televisione trasmette  in diretta lo storico evento. Marcos non fa parte, però, della delegazione. Spiega la comandante Esther, la prima a prendere la parola: Marcos ha compiuto la missione di portare la dirigenza zapatista a quella tribuna. Esther apprezza gli sforzi di Fox rispetto alla prima delle condizioni poste e afferma che la comandancia ha dato istruzioni al subcomandante Marcos di mantenere le forze regolari ed irregolari dell’EZLN nella selva e di non occupare i luoghi abbandonati dall’esercito messicano: ad un segnale di pace non risponderemo con uno di guerra – chiosa Esther –, che invita la società civile ad un verifica in questo senso. Annuncia, inoltre, che il comandante Germán ha istruzioni di mettersi in contatto con la COCOPA, così come con il commissario governativo per la pace, per garantire il rispetto delle altre due condizioni.
Esther puntualizza che così come ogni gruppo parlamentare ha la sua autonomia decisionale senza che ciò comporti alcuna rottura con il Congresso, l’autonomia chiesta dai popoli indigeni non implica una molteplicità di Stati all’interno dello Stato messicano.
Per gli zapatisti parlano anche i comandantes David, Zebedeo e Tacho. Inoltre, i delegati del CNI. I deputati rivolgono domande sull’autonomia e gli usi e costumi indigeni. Le donne zapatiste rispondono che ci sono usi e costumi buoni e altri no. Fra quest’ultimi, che pure esistono fra gli indigeni, quelli che discriminano la donna. Sostengono che l’approvazione della “legge COCOPA” permetterà loro di raggiungere migliori posizioni. Il CNI sottolinea come non si stiano chiedendo privilegi, ma il riconoscimento costituzionale di quanto già accade nelle comunità indigene.
Anche se in parlamento non ci sono molti deputati ma è pieno di indigeni, governo, partiti, televisioni, imprenditori, organizzazioni della società civile e milioni di messicani seguono l’evento.
Fox plaude alla partecipazione zapatista nel Congresso, definendola una vittoria per tutto il México. Il ministero degli Interni giudica l’evento come molto costruttivo, che porterà prima al negoziato e poi alla firma della pace. Xochitl Gálvez, euforica, afferma che il México è entrato in una nuova fase, che non si tratta di un gioco in cui c’è chi vince e chi perde, ma che tutti ne escono vincitori. Persino la dirigenza panista considera il fatto come positivo e riconosce che la strategia del presidente è stata rischiosa, ma fruttifera.
Una vittoria del MéxicoÈ ormai evidente ai più come i cambiamenti democratici nel paese non si possano più concepire al margine dei popoli indigeni. Nel Congresso si è svolto un dialogo rispettoso, costruttivo, pluralista. Marcos non è entrato in parlamento, ma ha presieduto la festa organizzata in strada per ringraziare i popoli indigeni, la società civile, le migliaia di persone che hanno reso possibile quella giornata storica. Difendere di fronte ai legislatori la legge della COCOPA è solo il primo passo.
Ora inizia un’altra fase nella lotta per il rispetto dei diritti e della cultura indigeni, e per i diritti di tutti, in particolare delle donne. Il dialogo di pace si è rimesso in cammino. Grande è stata la gioia. Nel ripartire, negli zapatisti era forte la convinzione che non tornavano in Chiapas a mani vuote, sicuri che senza pressione sociale l’iniziativa della COCOPA non andrà avanti.
Lo stesso 28 marzo, il comandante Germán ha stabilito contatto con il commissario governativo per la pace, accreditandosi come rappresentante dell’EZLN.
Il commissario Alvarez si è quindi recato in Chiapas per verificare il ritiro dei militari dalle ultime tre posizioni ancora occupate. Al fine di impedire che i corpi paramilitari non invadano quelle basi, è stato deciso di consegnare quelle istallazioni a organismi della società civile e a diverse chiese presenti nella zona.
A fine marzo, il ministro degli Interni ha difeso in parlamento l’iniziativa di legge della COCOPA. Nel PRI e nel PAN c’è la convinzione che quel testo debba essere cambiato. Ai primi di aprile, la COCOPA ha rivolto un appello per rendere realtà quel documento.
Di ritorno al Chiapas, la carovana zapatista ha pernottato a Juchitán, l’ultimo di marzo. Il primo aprile, i dirigenti zapatisti hanno parlato in una manifestazione indigena a San Cristóbal de Las Casas. Di lì, hanno cominciato un giro per informare le comunità del risultato della marcia al Distretto Federale. Come promesso, abbiamo portato la voce indigena al Congresso dell’Unione – hanno dichiarato – e ci siamo riuniti con rappresentanti di 44 popoli indigeni di tutto il México. La voce indigena è stata ascoltata dai media e solo alcuni l’hanno travisata. La guerra ora è un po’ più lontana e la pace più vicina – ha aggiunto Marcos –, per il quale comincia una nuova fase in cui si apre una vera opportunità per la pace con giustizia e dignità. Nulla va, però, dato per scontato e occorre essere vigilanti in questo senso – ha avvertito –. Nel Aguascalientes del ejido Morelia, Marcos ha reso omaggio ai morti zapatisti: 23 sono stati i comandanti zapatisti che si sono recati nella capitale e 23 furono gli zapatisti caduti durante la sollevazione del 1994.
Il 4 aprile sono finite le prime riunioni di valutazione della marcia nelle comunità, conclusesi tutte in festa.
Necessaria critica allo zapatismoLa marcia di oltre 3 mila km dell’EZLN e la sua permanenza a Ciudad de México per due settimane hanno mostrato enormi qualità, ma anche alcune debolezze del movimento zapatista. Esso ha avuto un grande ruolo come portavoce degli emarginati di tutto il México. L’essere riuscito, poi, a piegare le resistenze e a parlare dalla tribuna del Congresso è stato un altro grande successo. Come pure lo è l’aver rimesso in marcia il processo di pace.
Tuttavia, essendo un movimento indigeno, l’EZLN dipende ancora molto dalla leadership di un meticcio, Marcos, che nonostante sia cosciente di questo limite, non riesce ad apportare correttivi. I comandanti indigeni dicono che sono loro a comandare, in ottemperanza a quanto dicono le loro comunità, e che Marcos è solo un subcomandante, ma è evidente che essi dipendono fortemente dalle sue direttrici.
Su Marcos si concentrano grandi amori e grandi odi di tutte le classi sociali.
Le elezioni grazie alle quali Fox è arrivato  alla presidenza e Salazar al governatorato del Chiapas hanno cambiato radicalmente lo scenario politico in México. La continuità del PRI avrebbe probabilmente implicato l’aggravamento dell’assedio alle comunità zapatiste. Il cambiamento ha comportato una distensione e aperto una possibilità reale per la pace. Tuttavia, in alcuni momenti è sembrato che lo stesso Marcos, nonostante la sua genialità, non abbia ancora messo bene a fuoco quanto il paese sia cambiato dopo la caduta del PRI e con l’indebolimento del presidenzialismo: quando, per esempio, continuava ad esigere dal governo segnali la cui esecuzione corrisponde ad altri poteri, come la approvazione di una legge o la liberazione di prigionieri nell’ambito di ciascuno Stato.
Non meno discutibile è parsa, in alcuni frangenti, la pretesa dell’EZLN di trattare la COCOPA come controparte, quando essa è legalmente un organismo istituzionale incaricato di coadiuvare nella ricerca della pace, il quale si è mostrato disposto a rimuovere dal cammino parecchi ostacoli che si frappongono alla pacificazione. La COCOPA è stata un fattore chiave in questa congiuntura per la sua insistenza nel ritenere accettabili le richieste zapatiste e per la sua apertura alla partecipazione degli zapatisti nell’elaborazione delle riforme costituzionali. Un altro grande passo verso la pace è stata la sua decisione unanime di riproporre la conversione in legge degli accordi di San Andrés. Per avallare l’iniziativa della COCOPA, è tuttavia necessario legalmente il consenso di 20 Congressi locali (cioè, di parlamenti statali, ndr). Di qui il ruolo della società civile che con le sue pressioni può accelerare questo processo.
Lo zapatismo ha invocato un dibattito in cui lo si critichi. Nel suo operato ha dimostrato grandi intuizioni, ma anche errori. Per esempio, nel suo rapporto con i processi elettorali, nella sua percezione di determinati movimenti sociali e nella valutazione che fa delle contraddizioni di alcune congiunture. Finora, gran parte della sinistra messicana non si è azzardata ad entrare nel terreno della critica allo zapatismo, ripetendo quella pratica per cui non si criticava il blocco socialista dell’Est per non dare armi al nemico...
Un simbolo mondialeNonostante le critiche, il bilancio di quanto ottenuto dallo zapatismo in questa fase è straordinariamente positivo. L’EZLN ha suscitato l’appoggio popolare di un segmento ampio e pluralista della popolazione messicana che intravede nuovi spazi e possibilità per costruire alternative. In México e dal México, lo zapatismo si è costituito in un simbolo mondiale di fronte alla globalizzazione neoliberista, della forza che ha la debolezza per dare scacco al potere economico e politico.
Tuttavia, la destra è in piede di guerra contro l’EZLN. L’intensa campagna sui mass-media propala l’idea che si sia ceduto troppo in cambio di niente e bolla le “concessioni” del governo come gratuite e pericolose.
Anche sul piano ecclesiale, dopo l’uscita di scena, dei vescovi che difendevano i diritti degli indigeni – Samuel Ruiz per raggiunti limiti di età e Raúl Vera destinato ad altra sede dal Vaticano –, ora si sentono più forti le voci dei vescovi legati al potere.
È probabile che le posizioni intransigenti dei nemici della pace si alimenteranno fintantoché gli zapatisti non stabiliranno una comunicazione diretta con l’esecutivo, sul quale sono forti le pressioni dei settori duri della gerarchia cattolica, dell’iniziativa privata e di molti panisti con radicate posizioni contrarie agli interessi degli indigeni.
Il problema di Fox nel caso del Chiapas è quello di aver creduto di poter risolvere questo problema in poco tempo. Inoltre, lo ha affrontato in maniera incoerente, cercando di porre fine al conflitto come se nulla fosse successo in passato e in cambio di poco. Ciò è sfociato in una contesa mediatica nei confronti di Marcos.
Nella risoluzione della problematica chiapaneca sono implicati il potere esecutivo federale e locale, il potere legislativo federale e poteri legislativi della maggioranza degli Stati, i partiti, i mass-media, le chiese, l’iniziativa privata, gli indigeni, gli zapatisti, settori emarginati e un gran numero di gruppi della società civile. Fino all’incontro nel Congresso lo scenario è stato una lotta sorda dei potenti contro gli esclusi. Di nuovo, la società civile ha la responsabilità di far prevalere la moderazione, di costruire ponti di fare in modo che le parti abbandonino le loro posizioni irriducibili per rendere possibile un negoziato che possa portare a buon termine la difesa dei diritti e della cultura indigena. Nonostante tante difficoltà e rancori, la realtà è che il cambiamento politico nazionale e la marcia zapatista hanno aperto un cammino per quanti cercano una pace vera.
Scheda / Cosa prevede la legge sui diritti e la cultura indigeni
I principali punti della proposta di legge della COCOPA, basata sugli accordi di San Andrés, sono:

  • il riconoscimento che i popoli indigeni hanno il diritto alla libera determinazione e, come espressione di questa, alla autonomia come parte dello Stato messicano;
  • le comunità indigene potranno, quindi, scegliere le proprie forme di organizzazione politica, culturale, economica e sociale, stabilendo proprie corti di giustizia, eleggendo propri dirigenti e amministrando il governo secondo le proprie tradizioni, pur in un quadro di unità dello Stato nazionale;
  • il governo federale eserciterà, comunque, un’autorità finale sulle amministrazioni locali;
  • i diritti riconosciuti alle comunità devono comprendere e rispettare le garanzie individuali, i diritti umani e, in particolare, la dignità e l’integrità delle donne;
  • i confini municipali potranno essere ridefiniti dai governi statali per dare maggiore autonomia alle comunità indigene;
  • le comunità indigene potranno possedere e utilizzare in maniera collettiva le risorse naturali, compresa la terra;
  • si terrà conto delle comunità indigene nella definizione delle circoscrizioni elettorali, al fine di garantire la loro giusta rappresentanza;
  • il governo federale promuoverà uno sviluppo ugualitario, opportunità educative e rispetto per le forme di vita indigene per tutti i 10 milioni di cittadini indigeni messicani;
  • le comunità indigene potranno disporre di propri mezzi di comunicazione.

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