«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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EL SALVADOR / Dollarizzazione: un altro terremoto

Il governo salvadoregno ha “venduto” agli Stati Uniti l’immagine di una “economia stabile” in cui si potesse sperimentare la dollarizzazione. Ciò che non aveva previsto, né poteva farlo, è che dei sismi facessero tremare la terra su cui si sostiene quella fragile economia.

Di Ismael Moreno. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

«Solo il male si pianifica in segreto», ha commentato il vescovo Gregorio Rosa Chávez quando il governo ha reso pubblica la decisione di “dollarizzare” l’economia nazionale, scelta sigillosamente pianificata e protetta dal silenzio per otto mesi. Tanto che chi ne era a conoscenza, attentamente selezionato dal presidente della Repubblica, aveva giurato di tenere la bocca chiusa persino fra le mura domestiche. Il rifiuto della dollarizzazione è andato crescendo in tutto il paese nella stessa misura in cui aumentavano la confusione della gente e l’entusiastica propaganda del governo. Assai presto, però, i terremoti del 13 gennaio e 13 febbraio hanno aggiunto nuovi fattori al già critico scenario. Il clima politico bollente di questo inizio di millennio non è alimentato solo dal ripudio della dollarizzazione, ma anche dalla inefficace risposta del governo alle tragiche conseguenze dei sismi. E, pure, dalla indignazione dei sinistrati. Duemila di questi, a fine febbraio, hanno manifestato nella capitale San Salvador: la reazione del governo, a suon di di gas lacrimogeni e colpi di manganello, è stata il sinistro anticipo della congiuntura che si è aperta in un paese sconvolto dalle faglie sismiche e dalle incertezze economiche. Un giornalista di una radio della capitale ha così commentato: «El Salvador ha sofferto quasi simultaneamente tre terremoti. Quello del 13 gennaio, di 7,6, quello del 13 febbraio di 6,1, quello della dollarizzazione, di 8,75». Con questo gioco di parole, descriveva l’intensità in gradi della scala Richter dei fenomeni sismici e il cambio del dollaro a 8,75 colones, stabilito dalla legge di integrazione monetaria, vigente dal primo gennaio scorso.
Dollarizzare la regioneIl 2 febbraio, in piena emergenza provocata dal primo terremoto, l’Università Nazionale del Salvador (UES) ha espresso pubblicamente la sua critica alla legge di Integrazione Monetaria, giudicata inadeguata a risolvere i problemi economici dei salvadoregni. Secondo la UES, il governo ha mancato di rispetto alla società salvadoregna approvando una legge così importante in maniera affrettata: «Se l’essenza della democrazia risiede nella sovranità di un popolo, allora l’attuale governo ha convertito il popolo in un sovrano inconsulto», ha dichiarato la UES, per la quale rappresenta una forzatura dall’esterno con l’obiettivo di dollarizzare tutta la regione centroamericana. Se si vuole una integrazione monetaria, perché non farla in maniera aperta e graduale? Del resto, i paesi europei da due anni stanno educando la propria popolazione all’uso di una nuova moneta comune, l’euro, senza che la moneta di alcun paese si imponga sulle altre.
Rischi di dollarizzazioneSono grandi i rischi che gli economisti non ufficiali vedono nella dollarizzazione:
- qualsiasi crisi finanziaria che soffra l’economia statunitense e il dollaro si ripercuterà nel Salvador, esponendo il paese a continue pressioni esterne;
- la popolazione di minore ingresso soffrirà in maniera diretta l’aumento dei prezzi per effetto dell’arrotondamento dei centesimi e delle quote frazionarie; nel poco tempo in cui è in vigore,  la legge lo ha già dimostrato;
- esistono nuove e maggiori possibilità per operazioni su vasta scala di riciclaggio di denaro sporco e falsificazione di dollari;
- diminuiscono i tassi di interesse passivo, disincentivando così il risparmio dei privati nel sistema finanziario nazionale.
Un pericoloso boomerangLa UES ha sottolineato la trascendenza del rifiuto maggioritario della popolazione e considerato che il governo deve essere audace e fare marcia indietro rispetto alla legge. Per questo, ha proposto: che la Assemblea Legislativa deroghi la legge di integrazione monetaria; che il governo convochi un referendum perché il popolo decida se vuole sostituire il colón con il dollaro; che la Corte Suprema di Giustizia agevoli l’iter per dichiarare illegittima la legge.
L’economista Javier Ibisate, un gesuita che insegna presso l’Università Centroamericana di San Salvador, avverte inoltre sulle conseguenze delle aspettative generate dal governo con la nuova legge monetaria. Queste aspettative «possono ritorcersi, a mo’ di boomerang, contro lo stesso governo che ha varato la legge ed i partiti che l’hanno approvata», Sono tante le aspettative e le promesse propagandate dal governo che, qualora non si compissero, «si tradurranno in proteste e manifestazioni», pronostica Ibisate, per il quale la dollarizzazione è come «un processo contro il tempo, inconsulto e molto segreto».
Ibisate riprende l’argomento usato dal presidente Flores secondo cui la legge di integrazione monetaria risponde alla necessità di “liberare” l’economia salvadoregna da lacci e lacciuoli: così parlando, dice Ibisate, il presidente sta ammettendo che il modello neoliberista applicato dal governo di Alfredo Cristiani nel 1989 ha “intrappolato” l’economia salvadoregna. In questo senso, secondo Ibisate, uscire da quella trappola per sottoporre il paese ad un’altra misura neoliberista ancora più drastica, come la dollarizzazione, non risolverà alcunché.
Colón: moneta ingannevoleIbisate avverte sul pericolo che la legge di Integrazione Monetaria finisca col favorire il contrario, cioè una desintegración monetaria a tre livelli: la disarticolazione della moneta nazionale, la fine della politica monetaria e la disgregazione del mercato comune economico centroamericano.
«Il colón è condannato a una prossima eutanasia», sostiene Ibisate. E cita Manuel E. Hinds, ministro dell’economia nella amministrazione di Calderón Sol: «in America Latina abbiamo due monete, una vera e l’altra finta. Quella vera è il dollaro e la seconda è la moneta locale di ciascuno dei nostri paesi. Il dollaro è la moneta vera perché ad essa pensiamo in termini di conservazione del valore nel tempo, che è la funzione principale del denaro. Ciò è così perché in America Latina, nel passato, le monete locali hanno perso molte volte  il loro valore, causando gravi complicazioni a consumatori, imprenditori, lavoratori, risparmiatori e investitori».
Ibisate non ha dubbi che la legge di Integrazione Monetaria sia orientata alla scomparsa del colón, ricordando che «la grande massa di moneta indicata nelle operazioni è denominata in dollari: tutti i depositi di  risparmi, tutti i valori del Banco Central de Reserva, cioè la banca centrale, tutti i risparmi amministrati dei fondi pensione e, poco a poco, tutti i titoli della borsa valori». Ibisate segnala che con la perdita del colón si perdono altri valori economici e sottolinea i diversi stili di vita che coesistevano nel paese e si differenziavano monetariamente: «Finora, con la dollarizzazione, un salario minimo di 1.260 coloni equivaleva a 144 dollari, che è quello che costa dormire una notte in uno degli eleganti alberghi di San Salvador. È questo economicamente reale? La produttività di un mese di lavoro sarà uguale alla produttività di una notte in un hotel?». Ibisate conclude con una domanda di fondo: «La nostra economia già praticava due misure di valore: farà qualcosa di più la dollarizzazione?».
Senza timoneSecondo l’analisi di Ibisate, anche la politica monetaria nazionale andrà in pezzi. Il Banco Central de Reserva (BCR) cesserà di essere la banca della nazione, espropriato delle principali misure di politica monetaria, precisamente quando si chiedeva maggiore autonomia e apoliticità dal BCR. Ora, la missione e gli obiettivi del BCR sono cambiati e la istanza che definiva la politica monetaria perde capacità. «Questo sì è un colpo di timone», dice Ibisate chiosando la propaganda ufficiale a favore della dollarizzazione. Il BCR è diventato una “minibanca centrale” la cui funzione è strettamente quella di «informare la Sovrintendenza del Sistema Finanziario della percentuale di riserve liquide delle banche ed elaborare le statistiche economiche del paese, che speriamo siano d’ora in avanti più trasparenti e vere», aggiunge Ibisate. Il governo sta perdendo il controllo sulla politica cambiaria e sulla politica monetaria, limitandosi unicamente a seguire la politica fiscale.
Infine, Ibisate si chiede se l’integrazione monetaria non implicherà anche la disintegrazione centroamericana. Nei confronti del México si è negoziato un blocco di almeno tre paesi: El Salvador, Honduras e Guatemala. La dollarizzazione afferma la decisione salvadoregna di camminare per conto proprio, approfondendo la brutta tendenza dei paesi centroamericani a parlare retoricamente dei vantaggi dell’integrazione, mentre si dà priorità ad alleanze bilaterali. La dollarizzazione del Salvador è una prova in più di ciò che i paesi centroamericani sono: disuniti.
«Non ho dubbi: l’unica via d’uscita seria per questo paese in macerie è che il governo abbia il coraggio di derogare la legge di Integrazione Monetaria». Così inizia la sua conversazione con envío l’economista Salvador Arias, del Fronte “Farabundo Martí” per la Liberazione Nazionale (FMLN), per il quale la dollarizzazione apporta niente di positivo per il paese e per avviare un programma che realmente affronti il disastro in cui il paese è sprofondato dopo i terremoti. Il governo deve fare marcia indietro, sostiene Arias: «La dollarizzazione deve sparire. E il paese intero deve ricercare un nuovo modello, che sia nazionale, includente, popolare e, perché non dirlo, rivoluzionario».
Salvador Arias è stato l’economista dell’FMLN responsabile dell’elaborazione della prima proposta presentata dal Fronte al governo a metà febbraio sulle alternative alla crisi economica come punto di partenza per la concertazione e il dialogo, in vista della riunione del Gruppo Consultivo svoltasi a Madrid nei primi giorni di marzo. Il governo ha respinto di netto la proposta e il partito di sinistra è stato ignorato nella fase di preparazione della proposta di ricostruzione e sviluppo che il governo presenterà ai governi e agli organismi internazionali che appoggeranno la ricostruzione del paese.
Basta accordiIl presidente Francisco Flores è volato il 5 marzo a Madrid lasciando dietro di sé una sequela di malcontento e divisioni, dichiarando che se l’FMLN non appoggiava la proposta del Salvador, che almeno non le ostacolasse. In tal modo, ha ratificato il suo costante atteggiamento di superbia, ancor più criticabile in un momento in cui il paese ha bisogno urgente di una concertazione per risolvere i problemi provocati da tante calamità.
In questo senso, a metà febbraio, il governo arrogandosi il ruolo, non solo di portavoce, ma di unico portavoce dei sinistrati, ha dichiarato che questi non sono tempi per concertare, né per arrivare ad accordi politici con alcuno. «Di questi tempi, gli accordii politici sono un fastidio», ha sentenziato, abortendo così ogni tentativo di dibattito.
Nord e SudAppartenente al settore cosid- detto “ortodosso” dell’FMLN, Salvador Arias, un genuino rappresentante dell’ala più radicale della sinistra, condivide con altri economisti del paese il criterio secondo cui la dollarizzazione non risponde ad una necessità reale del paese, ma ha a che vedere con l’interesse del colosso del Nord piuttosto che con la vita e la realtà di questo paese del Sud: «La dollarizzazione del Salvador risponde ad un interesse degli Stati Uniti: unificare il commercio e l’economia latinoamericana per raf- forzare la propria capacità di competere con successo con gli europei. Se l’Europa è avanzata verso una economia unificata con l’euro come moneta unica, gli Stati Uniti sono interessati a controllare il mercato latinoamericano con il dollaro come moneta unica. Il governo salvadoregno ha venduto molto bene a quello statunitense l’immagine di una economia stabile, dove si poteva mettere in moto l’esperimento della dollarizzazione per così analizzare comportamenti economici, sociali e politici da prendere in considerazione per estendere in futuro la dollarizzazione ad altri paesi centro e latinoamericani».
Ciò che non ha potuto prevedere il poderoso governo degli Stati Uniti né il servile governo del Salvador è che questa “economia stabile” si basa su una terra tremendamente instabile, attraversata da faglie sismiche, senza alcun controllo su sismi e cataclismi. Sarà questa incertezza geologica a salvare il paese dalla falsa certezza economica che si vuole imporre con la dollarizzazione?

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