HONDURAS / Chi è il nuovo cardinale honduregno

Oscar  Andrés Rodríguez Maradiaga, 58 anni, già arcivescovo di Tegucigalpa, è uno degli  11 latinoamericani fra i 44 nuovi cardinali nominati in febbraio da Giovanni Paolo II.  In Honduras, l’euforia è alle stelle e c’è chi già sogna su eminencia papa.

Di Ricardo Falla. Traduzione e redazione italiana di Marco Cantarelli.

Il 21 gennaio, in Honduras, si è appresa la notizia – già data per possibile, anche se per alcuni incredibile – che il papa ha nominato cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa.
Della sua infanzia, l’interessato ebbe a dire in un’occasione che era stata «meravigliosa». Nato da genitori honduregni a Tegucigalpa nel 1942, per problemi di salute derivanti da un parto prematuro, venne “offerto” alla Vergine Maria fin dalla nascita. Forse, proprio la fragilità della sua salute ha avuto a che vedere con il senso di pietà e la sua devozione per il sacerdozio. C’è una foto che ritrae Oscar da bambino mentre celebra una messa con una pianeta fatta di carta di giornale. Da ragazzo è stato uno sportivo. Ma, la sua passione è sempre stata la musica: ancora oggi, a volte, suona in pubblico la chitarra o il pianoforte. Da piccolo, ha imparato anche canto.
Ha frequentato il collegio dei religiosi salesiani a Tegucigalpa dove si è diplomato nel 1959. Dopodiché, è entrato nella congregazione salesiana ed ha studiato da sacerdote nel Salvador e in Guatemala, dove è stato ordinato nel 1970. In quel periodo, allo studio alternava lezioni in vari istituti salesiani. Quindi, ha proseguito i suoi studi in Europa, ottenendo la laurea in Teologia Morale a Roma (1974) e il diploma in Psicologia Clinica e Psicoterapia a Innsbruck (1985). Nonostante la lontananza, ha continuato tuttavia a dirigere l’Istituto Teologico Salesiano del Guatemala.
Nella sua carriera ecclesiastica è stato protagonista di una rapida ascesa. Nel 1978, viene nominato vescovo ausiliario di Tegucigalpa e nel 1993 riceve in Vaticano i simboli dell’arcivescovato di Tegucigalpa dalle mani di papa Giovanni Paolo II. Durante quei quindici anni, è anche amministratore apostolico di due diocesi vacanti: Santa Rosa de Copán (1981-84) e San Pedro Sula (1993-94), entrambe in Honduras.
Una ascesa vertiginosaPoco dopo essere nominato vescovo ausiliario di Tegucigalpa è chiamato nel 1979 a collaborare con la Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM), massima istanza dei vescovi cattolici del continente: inizialmente, fa parte della Commissione del Dipartimento di Educazione (1979), poi diventa Segretario Generale (1987-1991) e, quindi, assume la massima carica di presidente (1995-99). Per vent’anni (1979-1999) ha, dunque, ricoperto incarichi nel CELAM. I tre citati sono solo i più importanti. Ma, per 16 anni ininterrotti (1984-2000) ha ricoperto anche incarichi nella Curia romana: nella Commissione del Clero, nella Commissione per l’America Latina, nel Consiglio Pontificio di Giustizia e Pace, nel Consiglio Pontificio Cor Unum.
In Honduras, non è stata pubblicata alcuna dichiarazione vaticana che spieghi le ragioni che hanno portato la Santa Sede a nominarlo cardinale. In ambienti ecclesiastici e non, honduregni si avanzano varie ipotesi.
La prima è che, dall’alto delle sue cariche nel CELAM, Rodríguez è stato visto come un latinoamericano convinto nella lotta per il condono del debito estero, obiettivo dichiarato prioritario dal papa e dalla Santa Sede in questi ultimi anni.
La seconda fa riferimento alla fiducia che il vescovo gode in Vaticano di essere persona intelligente, colta, diplomatica, poliglotta e fedele alla linea del papa.
In terzo luogo, c’è la conoscenza che di lui ha la chiesa latinoamericana, essendo stato presidente del CELAM.
In quarto luogo, va tenuto presente il grande consenso di cui Rodríguez gode in Honduras.
La quinta ipotesi è che il papa, ormai alla fine del suo pontificato, abbia voluto inserirlo fra i papabili: in quanto cardinale, avrà più probabilità di essere eletto nel prossimo conclave.
Le reazioni politicheLa nomina di Oscar Rodríguez ha suscitato reazioni molto positive in Honduras. Di gioia e soddisfazione, persino euforia: questa è stata la tonica generale, seguita dai mass-media. Il cardinalato dell’arcivescovo significa, infatti, anche far uscire l’Honduras dall’anonimato. Il clima attuale ricorda quello vissuto dal paese quando la nazionale di calcio partecipò al campionato mondiale e per la testa di qualcuno balenò persino l’idea che l’Honduras potesse vincerlo... Oggi, tutto l’Honduras si sente ad un passo dall’avere alla guida della chiesa cattolica universale un papa honduregno.
Sarebbe persino un beneficio economico per il paese, perché il turismo crescerebbe. I turisti non verrebbero più solo a vedere le isole caraibiche o le rovine di Copán, ma anche la culla dove è nato Monseñor, la bicicletta che inforcò da bambino, la chitarra che suonò da giovane. Sorgerebbe un museo dedicato alla sua biografia...
Nel governo e fra i politici, tutti vogliono una foto a fianco del nuovo cardinale, o quanto meno essere citati come suoi amici o simpatizzanti. Il nuovo cardinale è fonte di stabilità politica. Il presidente Flores – come già aveva fatto il presidente Reina quando Rodríguez era stato nominato presidente del CELAM – va a riceverlo in aeroporto. I deputati liberali hanno subito presentato una mozione in parlamento per nominarlo Uomo dell’Anno (a fine febbraio, è stato proclamato “figlio prediletto” della nazione honduregna, con voto unanime dei 128 deputati al Congresso, ndr).
Già nel dicembre 1995, il Congresso lo aveva decorato con la Grande Croce in Placca d’Oro. I politici di sinistra, che non sono molti, invece tacciono: avvertono quanto abbondino opportunismo e adulazione, ma non si arrischiano ad analizzare con freddezza la nomina.
I mass-media risaltano la vertiginosa carriera di Rodríguez. A lui dedicano le prime pagine e gli editoriali sono unanimemente positivi. Ripetono un curriculum vitae evidentemente fornito loro da fonti ecclesiastiche. Paradossalmente, risaltano maggiormente la sua carriera ecclesiastica internazionale che il suo impegno in Honduras sulle questioni nazionali.
Cattolici euforiciFra i cattolici la reazione è di molta gioia, specialmente fra i fedeli di Tegucigalpa. Rodríguez, infatti, è un tegucigalpino. Spaventati dall’avanzata delle chiese evangeliche, con questo cardinalato i cattolici si sentono confermati nella loro fede. Vari sacerdoti rilasciano dichiarazioni, citando aneddoti sui momenti in cui hanno conosciuto il neo cardinale. Quando Rodríguez è tornato in patria, dopo che il papa aveva dato l’annuncio della sua nomina a cardinale, una folla di persone è corsa a dargli il benvenuto – gesto inatteso dal vescovo – all’entrata del santuario nazionale della Vergine di Suyapa. Il nuovo cardinale si è emozionato molto al vedere tanta gente semplice corsa ad abbracciarlo.
Silenzio degli evangeliciI notiziari non riportano l’opinione degli evangelici. Come honduregni, è probabile che provino orgoglio, ma come evangelici che da sempre chiedono al governo un riconoscimento simile a quello attribuito ai cattolici, forse si sentono un po’ in ombra. E per questo, tacciono.
Cosa cambieràAngel Garachana, vescovo di San Pedro Sula, ha indicato i cambiamenti che si prospettano nella struttura della Chiesa honduregna dopo la nomina di Rodríguez. Da un lato, si impone la nomina di un vescovo ausiliario nella arcidiocesi, dal momento che il nuovo cardinale passerà molto tempo in viaggi all’estero. Inoltre, i vescovi ritengono che nel paese non siano più sufficienti le attuali sette diocesi. Tra breve saranno, quindi, dieci. È chiaro che con questa nomina si rafforza il potere di monsignor Rodríguez in Honduras, dove già fungeva da testa visibile della chiesa cattolica honduregna nei confronti del governo, in grado quindi di appoggiare o meno gli altri vescovi del paese, sebbene né come arcivescovo né, ora, come cardinale abbia potere su di essi. Tale tendenza  è destinata ad accentuarsi.
Ossessionato dall’unitàQual è stata la strategia pastorale di monsignor Rodríguez in Honduras? Una chiave fondamentale per la comprensione è la sua insistenza per l’unità. Infatti, il neo cardinale si è sempre battuto per il perdono e l’oblio al fine di sanare le ferite del passato. L’arcivescovo è solito dire che fin dalla sua indipendenza l’Honduras è stato lacerato da guerre fratricide e per questo – sostiene – il paese non avanza.
In questo contesto, l’unità e la conciliazione fra imprenditori e operai è considerata un dovere. Nel 2000, grazie alla sua mediazione fra questi settori, è stato raggiunto l’accordo sul salario minimo. Rodríguez si batte per un’unità in cui la Chiesa sia mediatrice. Egli proclama l’unità, contrapponendola agli sgambetti che i politici si fanno l’uno con l’altro, messaggio specialmente significativo degli ultimi mesi, quando i liberali hanno ostacolato l’iscrizione del candidato del Partito Nazionale Ricardo Maduro.
Mai, il linguaggio dell’arcivescovo è offensivo nelle denunce che frequentemente formula. Ciò, infatti, danneggerebbe l’unità che pretende. Quattro anni fa, il nuovo cardinale ha presieduto la giunta che ha agevolato il passaggio della polizia dal potere militare a quello civile. Per la grande autorità che ha, la gente a volte si immagina monseñor come un mago che possa risolvere qualsiasi conflitto.
Contro il debito esteroAlmeno nei discorsi, un’altro dei suoi punti fermi è la lotta contro la povertà, sempre però partendo dall’unità. Per Rodríguez, i due principali ostacoli per uscire dalla povertà sono il debito estero e la corruzione. I due fenomeni sono in relazione, afferma. Propone che la lotta per il condono del debito estero debba essere accompagnata dalla lotta contro la corruzione a livello nazionale. “Se ci condonassero tutto il debito ma persistesse la corruzione - dice -, dopo cinque anni ci troveremmo di nuovo totalmente indebitati”. È un pensiero, questo, ricorrente.
In questo quadro, uno dei frutti della sua nomina potrebbe essere il condono totale o parziale del debito estero honduregno. Rodríguez ha lottato per anni perché sia condonato il debito dei paesi più poveri del mondo, non solo dell’Honduras. Ora che è investito della porpora cardinalizia, la sua parola avrà più autorità di fronte agli organismi internazionali. Prima, quando volava in Europa per intercedere per il condono del debito estero, lo ascoltavano perché era un vescovo. Oggi, è un cardinale quello che bussa alla porta. Se prima la sua parola aveva peso, d’ora in avanti ne avrà di più.
Tante denunce, ma astratteLe denunce dell’arcivescovo, costanti nelle sue prediche settimanali, sono tuttavia sempre astratte. Egli non menziona fatti concreti, meno ancora cita nomi e cognomi. Anche questo, infatti, danneggerebbe l’unità.
D’altra parte, la denuncia astratta è solito accompagnarla con la negoziazione personale, condotta con organismi e personaggi influenti.
Le sue parole di denuncia sono più forti quando parla all’estero. Quando parla nel cerchio dei suoi sacerdoti, sì, suole essere molto esplicito. Dimostra allora di essere una persona molto informata e il dialogo si fa interessante. In tali incontri, i suoi giudizi su fatti e persone, della chiesa universale e della società honduregna, sono molto crudi. In qualche occasione, in Honduras, la sua denuncia pubblica è stata più concreta. Per esempio, nel trattare di sessualità, è stato esplicito nel criticare la campagna del ministero della Sanità di distribuzione di preservativi nelle spiagge durante la Settimana Santa (a quelle latitudini, il  periodo pasquale  corrisponde climaticamente ai giorni, di solito, più caldi della stagione secca, e sul piano delle abitudini sociali più o meno al nostro Ferragosto in cui, chi può, se ne va al mare, ndr).
La denuncia astratta è anche parte della sua strategia pastorale per mantenere una buona relazione con i governanti. È abitudine che, insieme al resto dei vescovi della Conferenza Episcopale, assista all’insediamento del presidente della Repubblica. Quando il presidente Flores si è insediato nel gennaio 1998, Rodríguez era presente e ha elogiato il discorso del presidente, pieno di promesse che ha detto di sperare si realizzino.
I rapporti con il potere politicoPochi giorni dopo, il 3 febbraio, Flores e sua moglie, con varie autorità del potere legislativo e giudiziario, insieme al vertice delle Forze Armate, hanno assistito alla messa in onore della Vergine di Suyapa. I fotografi hanno immortalato il momento simbolico in cui Flores, inginocchiato davanti a Rodríguez, ha ricevuto la comunione dalle sue mani. In questa occasione, monseñor ha predicato a tutto il governo e il presidente ha elogiato i concetti espressi nel sermone, nella stessa maniera in cui monsignor aveva elogiato giorni prima il discorso del presidente. Tutto ciò prefigura uno stile di neocristiandad.
Chiesa cattolica e “nazionale”Un’altra chiave della sua strategia pastorale è il rafforzamento della chiesa cattolica di fronte all’avanzata delle denominazioni evangeliche. Uno dei frutti delle sue buone relazioni con il governo è conservare quella cattolica come chiesa nazionale. Per rafforzare il cattolicesimo, Rodríguez utilizza i mass-media. Ha inaugurato un canale televisivo cattolico. Organizza manifestazioni allo stadio, come quella alla vigilia di Pasqua, che sono ritrasmesse dalla tv. In questo tipo di eventi, Rodríguez è sempre al centro. Dà molto valore ai simboli e ha lottato molto – resistendo a critiche che gli arrivavano da ogni parte, pur senza rispondere con acrimonia – per far erigere il Cristo del Picacho, che illumina le notti di Tegucigalpa. Assegna molta importanza alla istruzione superiore e ha fondato l’Università Cattolica, che si sta ampliando nei vari dipartimenti del paese.
I suoi discorsi sono a volte pieni di concetti molto moderni; tuttavia, Rodríguez non perde la sua grande capacità di comunicare con la gente semplice, in un linguaggio molto honduregno e ricco di esempi popolari.
Qualche paragoneParagonandolo con i due cardinali che ha avuto il Centroamerica nella sua storia, si può dire che Oscar Rodríguez li sopravanza di molto. È un uomo intelligente, aperto, moderno, cosciente della incidenza strutturale della chiesa cattolica in America Latina. In questo senso, è un modello di figura ecclesiastica del secolo XXI. Il defunto Mario Casariego, nominato da Paolo VI, risultò essere una caricatura di cardinale ed una remora per la chiesa guatemalteca. Casariego è un evidente esempio di come la Santa Sede si possa sbagliare nel nominare cardinali. Il nicaraguense Miguel Obando y Bravo, nominato nel 1985 da Giovanni Paolo II, è stato un cardinale assai di parte in senso politico, al contrario di Oscar Rodríguez, che almeno nelle apparenze ci tiene alle buone relazioni con il governo.
Se raffrontato invece con i due grandi vescovi martiri del Centroamerica, Oscar Romero e Juan Gerardi, la distanza di Rodríguez appare altrettanto notevole. Romero e Gerardi denunciavano fatti concreti e le istituzioni – e a volte anche le persone – responsabili di ingiustizie. Romero, con grande facilità di parola, Gerardi meno coinvolgente nella parlata, hanno lasciato una monumentale opera di denuncia, di difesa dei diritti umani e di ricupero positivo della memoria storica, lavorando sempre in collettivo, con una équipe di laici e laiche.
Monsignor Oscar Rodríguez non è, né si profila come un vescovo candidato alla croce, per le persecuzioni, le minacce o le calunnie. Le sue continue denunce contro il debito estero non gli procurano critiche o diffamazioni, né alcun tipo di movimento di opinione avverso, né rischi. L’immagine che i media nazionali e internazionali gli hanno ritagliato addosso è quella di un honduregno in vertiginosa ascesa. Così irresistibile, che potrebbe persino diventare papa.

Scheda / Il collegio cardinalizio in cifreMai prima d’ora, un pontefice aveva nominato tanti cardinali: 201. Un evidente segnale, per i più, della volontà di Giovanni Paolo II di influenzare la scelta del suo successore. A fine febbraio, il collegio cardinalizio risultava, dunque, composto da 183 porporati, 159 dei quali nominati dall’attuale papa, provenienti da 68 paesi del mondo - ed anche questo è un record -.
Centotrentacinque - di cui 120 nominati da Giovanni Paolo II - hanno oggi meno di 80 anni, l’età oltre la quale non potranno più partecipare alla elezione del nuovo papa. In tal modo risulta superato il limite, posto da Paolo VI, di 120 cardinali come tetto massimo di elettori nel conclave.
Gli europei sono il gruppo più numeroso: 96 cardinali di cui 65 elettori; seguono i 32 dell’America Latina (27 elettori); i 18 dell’America del Nord (13 elettori); i 17 dell’Asia (13 elettori); i 16 dell’Africa (13 elettori) e i 4 dell’Oceania (tutti elettori).
L’Italia resta il paese con più cardinali (40, di cui 24 elettori), seguiti dagli USA con 13, di cui 11 elettori. Tutti gli altri ne hanno sotto i dieci.
In America Latina, il gruppo più numeroso è composto dai brasiliani: 8, di cui 7 elettori; seguiti da 4 messicani (3 elettori), 4 argentini (2 elettori); 3 colombiani (tutti elettori), 3 cileni (2 elettori) 2 venezuelani (tutti elettori); 1 da Bolivia, Cuba, Ecuador, Honduras, Nicaragua, Perú, Puerto Rico e Repubblica Dominicana.
Attualmente, i tre paesi con più persone battezzate sono, nell’ordine, Brasil, México e USA. Nelle Americhe si concentra, di fatti, quasi la metà del miliardo di cattolici al mondo. Tuttavia, il paese oggi con più seminaristi è l’India.