«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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EL SALVADOR / Schede su terremoti

Di Marco Cantarelli.

Schede /
Le perdite umane e materiali

Il bilancio ufficiale dei due terremoti che a distanza di appena un mese hanno colpito El Salvador è di oltre mille morti accertati, senza contare però le persone disperse e quelle rimaste sotto le macerie o sotterrate dalle frane, che elevano il bilancio ufficioso delle perdite umane di varie centinaia. Oltre cinquemila i feriti. Un milione di persone sinistrate. I danni materiali raggiungono i tre miliardi di dollari, pari a oltre seimila miliardi di lire, secondo l’impresa privata salvadoregna. Quasi 65 mila gli edifici sono stati completamente distrutti e 105 mila le case lesionate. Seri danni hanno subito, poi, 28 cliniche, 6 ospedali, 382 edifici pubblici e un po’ tutta l’infrstruttura viaria e portuale.

Perché la terra trema “sempre” in America Centrale? E quali sono le particolarità sismiche del Salvador?


L’istmo centroamericano è situato sulla linea di frizione delle placche tettoniche Cocos, del versante Pacifico, e Caribe, che si estende per l’appunto nell’area caraibica. Nella mappa 1 si può osservare come gran parte dei sismi delle ultime settimane siano avvenuti lungo il “perimetro” della placca del Pacifico, dall’Asia alle Americhe.
El Salvador, in particolare, è situato all’estremità occidentale della placca Caribe, nel cui movimento tende a sovrapporsi alla placca Cocos. Le zone di frizione sono geologicamente molto complesse e i sismi derivano da una molteplicità di fattori. I terremoti più superficiali avvengono all’interno della placca Caribe. Quelli più profondi hanno invece origine nella linea di scontro fra le due placche e sono più chiaramente avvertibili in tutta la regione. I recenti sismi che hanno colpito El Salvador hanno avuto origine sia all’interno delle placche Cocos e Caribe, che nel punto di frizione fra le stesse. Il terremoto del 13 gennaio è avvenuto nelle profondità della placca Cocos. Quello del 13 febbraio è stato invece un sisma superficiale - ma non per questo meno distruttivo! - interno alla placca Caribe. Si ritiene in questo senso che il secondo terremoto sia una conseguenza del complesso movimento di sovrapposizione/scontro della placca Caribe con quella Cocos. Il secondo sisma è avvenuto a una distanza di 85 km. dal primo epicentro e ad un livello più superficiale del primo di 30 km.. Non siamo in presenza, quindi, di “scosse di assestamento” – come suol dirsi –, anche forti, ma di una sequenza sismica correlata e complessa di portata regionale.
Occorre, inoltre, tener presente le caratteristiche della faglia che corre lungo la costa centroamericana e che separa le due placche. Mentre di fronte alla costa dal México al Salvador esse si “fronteggiano” in forma quasi “orizzontale”, il che facilita lo scivolamento dell’una sull’altra, più pronunciato appare, invece, il dislivello di fronte alle coste nicaraguensi, il che riduce un po’ la forza sprigionata dalla sovrapposizione di una placca sull’altra.

Tipologia dei terremoti


El Salvador si trova, dunque, in una regione ad alto indice di attività sismica. I terremoti che lo colpiscono traggono origine da molteplici fattori e situazioni:
1) la catena vulcanica che corre lungo tutto il territorio salvadoregno (e centroamericano) e che fa parte del cosiddetta cintura di fuoco del Pacifico;
2) un sistema di faglie geologiche in direzione prevalentemente nord-est/sud-est  interne al territorio salvadoregno;
3) un movimento di sovrapposizione fra le placche tettoniche Cocos e Caribe, il cui scontro origina i terremoti prossimi alla costa salvadoregna;
4) un sistema di faglie geologiche in territorio guatemalteco, che definisce la frontiera fra la placca del Nordamerica e quella Caribe;
5) Un sistema di faglie geologiche in direzione nord/sud, situate nella depressione honduregna.
I terremoti provocati dalle fonti 1 e 2 sono detti locali. Questi, in genere, hanno un epicentro a profondità inferiori a 30 km. e sono quelli che hanno causato maggiori distruzioni nel Salvador. Fra questi sismi locali si ricordano quello di Jucuapa-Chinameca del 6 maggio 1951, quello di San Salvador del 3 maggio 1965 e quello ancora di San Salvador del 10 ottobre 1986.
I sismi provocati dalle fonti 3, 4 e 5 sono invece detti regionali. Tale fu il forte sisma (magnitudo 7 della scala Richter) con epicentro nell’Oceano Pacifico.
Il terremoto del 13 gennaio, con epicentro nell’oceano Pacifico e magnitudo 7,7 della scala Richter, ha avuto caratteristiche regionali, facendosi sentire dal México a Panamá.
L’epicentro di quello del 13 febbraio, di magnitudo 6,6 della scala Richter, è stato invece a pochi chilometri di profondità in una faglia geologica prossima al vulcano San Vicente.

Cronologia


Ecco i terremoti più devastanti registrati nel Salvador di cui si ha notizia.
  • 23 maggio 1576: totale distruzione di San Salvador.
  • 30 settembre 1659: eruzione del vulcano Boquerón, completa distruzione di San Salvador.
  • 16 aprile 1854: semidistrutta San Salvador, la capitale si trasferisce a Santa Tecla.
  • 18 aprile 1902: maremoto a Ahuachapán; distruzioni lungo la costa e danni nell’occidente del paese e a San Salvador.
  • 8 giugno 1917: eruzione del Boquerón, accompagnata da più sismi con danni nella zona della capitale.
  • 6-7 maggio 1951: una serie di sismi nella zona di Jucuapa e Chinameca provoca oltre 400 morti.
  • 12 aprile 1961: sisma con epicentro nell’oceano Pacifico causa lievi danni a San Salvador e nel sud del paese.
  • 3 maggio 1965: un sisma di magnitudo 6,3 della scala Richter causa a San Salvador 125 morti, 400 feriti e 4 mila case distrutte.
  • 17 luglio 1975: scossa di 5,8 gradi Richter provoca danni a Zacatecoluca e San Vicente.
  • 19 giugno 1982: sisma con epicentro nel Pacifico causa 8 morti, 96 feriti e 5 mila sinistrati.
  • 23 aprile 1985: nella zona di Usulután si avvertono oltre 5 mila scosse, di cui 167 particolarmente forti.
  • 10 ottobre 1986: un sisma di 7,5 gradi Richter colpisce San Salvador, causando 1.500 morti, 10 mila feriti, 60 mila case distrutte o lesionate. È il terremoto più mortale del secolo XX.
  • 3 novembre 1988: 5 persone morte e 100 case distrutte per un sisma con epicentro nell’oceano Pacifico, avvertito maggiormente nella zona di Ahuachapán.
  • Marzo-aprile 1999: oltre 500 scosse provocano danni alle case a San Vicente e nell’isola di Meanguera.
  • 13 gennaio 2001: sisma di magnitudo 7,7 gradi Richter semina lutti e distruzioni a Santa Tecla, Comasagua, Usulután.
  • 13 febbraio 2001: un terremoto del 6,6 gradi Richter colpisce la zona di San Vicente e la periferia di San Salvador.

Come si misurano i terremoti

Per misurare l’intensità dei terremoti, nel corso dei secoli sono stati sviluppate diverse approssimazioni. Nel XIX secolo, era in uso una scala in 10 gradi ideata da François-Alphones Forel e Michele Stefano de Rossi.
Nel 1902, il vulcanologo italiano Giuseppe Mercalli (1850-1914) elaborò la prima carta sismica del nostro paese nonché una scala di 10 gradi.
Nel 1931, i sismologi statunitensi Harry Wood e Frank Neumann svilupparono tale scala, portandola a 12 gradi, indicati con numeri romani. Detta da allora Mercalli Modificata, essa è ancora comunemente in uso negli USA. Come l’originale, non ha una base matematica, in quanto misura l’intensità del sisma mediante l’osservazione delle sue conseguenze, l’ispezione dei danni e le testimonianze dei sopravvissuti al terremoto. In altri termini, entrambe le scale sono alquanto “arbitrarie” e “soggettive”, dal momento che l’intensità del sisma può variare da un luogo all’altro e, quindi, differenti valori di questa scala possono essere assegnati allo stesso terremoto.
La scala Richter, oggi assai diffusa, è stata elaborata nel 1935 dallo statunitense Charles Francis Richter (1900-1985). Essa misura, invece, la forza (magnitudo) di un sisma sprigionata nel suo epicentro durante il terremoto. Di conseguenza, uno stesso terremoto non può far registrare valori diversi di questa scala, se non per pochi decimi in ragione della dislocazione geografica dell’istituto di rilevazione (cioè della distanza dall’epicentro) e dell’accuratezza delle sue strumentazioni. I valori da noi riportati sono quelli rilevati e confermati dal Centro di Informazione Sismologica degli USA.

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