«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
  • slide01.jpg
  • slide02.jpg
  • slide03.jpg
  • slide04.jpg
  • slide05.jpg

EL SALVADOR / I rifiuti: priorità della municipalità della capitale

Il nuovo sindaco di Managua, Herty Lewites, durante la sua campagna elettorale, ha visitato l’impianto per il trattamento dei rifiuti attualmente sviluppato con successo dal sindaco di San Salvador, Héctor Silva. Lewites ha annunciato un progetto simile per la città di Managua.

Di Ismael Moreno. Ha collaborato alla traduzione Maddalena Messa. Redazione di Marco Cantarelli.

Nota: l'articolo è stato scritto prima dei terremoti del Gennaio e Febbraio 2001.
 
In tutto il mondo il problema dei rifiuti è un problema quotidiano, sempre più grave, che crea tensioni. Qualsiasi persona, settore sociale o istituzione seri di un paese non lo possono evitare. Ogni risposta anche parziale è importante, ma non sarà mai sufficiente. In nessuna capitale del Centroamerica si era mai toccato il fondo e preso sul serio questo problema come fa oggi la municipalità di San Salvador, guidata dal sindaco Héctor Silva. Le difficoltà sono ancora enormi e non è detto che i vari circoli viziosi della cultura degli scarti saranno spezzati, però il progetto può già insegnare molto.
Tonnellate di rifiutiIl “trattamento” dei rifiuti che attualmente viene dato nella stragrande maggioranza delle municipalità del Centroamerica è simile a quello di chi spazza la casa e, quando nessuno lo vede, nasconde lo sporco sotto il letto, credendo di risolvere così il problema. Il rapido e disordinato processo di urbanizzazione, la concentrazione della popolazione, la crescita industriale e il cambiamento dei modelli di consumo, fanno aumentare costantemente la quantità di rifiuti prodotti da ogni persona e che devono essere “spazzati via”.
Il modo più rapido e facile per disfarsi di questi rifiuti è buttarli via, però ciò non significa disfarsene, ma solo accumularli altrove e inquinare ovunque: le discariche di rifiuti in terreni incolti, a lato di sentieri e strade, nei dirupi inquinano l’aria con gas tossici, odori indesiderabili, gas e ceneri. Sono focolai di malattie trasportate da mosche, zanzare, scarafaggi e ratti. Inquinano le acque sotterranee a causa dell’infiltrazione di sostanze tossiche e le acque superficiali quando le piogge trascinano i rifiuti fino ai fiumi, laghi e coste.
Un progetto strategicoLa città di San Salvador produce circa 1.500 tonnellate di rifiuti al giorno. L’intero paese, molto più di 2.000 tonnellate. Circa la metà di tali rifiuti sono tossici, nocivi per l’ambiente e la salute delle persone. A San Salvador esistono due centri autorizzati per lo smaltimento dei rifiuti: una discarica a cielo aperto a Mariona, a nord della capitale, dove centinaia di persone sopravvivono alla miseria raccogliendo rifiuti riciclabili che poi rivendono; quindi, la Discarica Sanitaria, costruita di recente, durante la prima amministrazione municipale di Héctor Silva, nel comune di Nejapa, sempre a nord.
Questo progetto, uno dei più strategici fra quelli intrapresi dal sindaco Héctor Silva, è ancora “verde” perché sta iniziando ora e perché vi sono molti fattori culturali, sociali e di congiuntura politica da tenere in considerazione per poterlo gestire con una visione integrale. L’esperienza insegna che risolvere il problema dei rifiuti non dipende solamente dalle decisioni di un’amministrazione locale. Si tratta di un problema strutturale che si basa su un concetto di paese, che va oltre l’amministrazione limitata nel tempo di un governo. Nel Salvador del dopoguerra, un progetto come questo può andare avanti solo a piccoli passi, fra cambiamenti di congiuntura e avvicendamenti elettorali. E mentre esso viene realizzato continuano ad esistere a San Salvador circa 1.500 discariche abusive a cielo aperto nelle quali finiscono ogni giorno circa 800 tonnellate di rifiuti. Ecologisti locali e di altri paesi ritengono che San Salvador sia la capitale più sporca del Centroamerica.
Una questione di vita o di morteTutto il paese e, in particolare, l’area metropolitana denominata Grande San Salvador, continuano a produrre “rifiuti contaminati”, risultato della mescolanza di rifiuti organici con quelli inorganici, di materiali biodegradabili o riciclabili con rifiuti non biodegradabili o tossici. Nel mischiarli, si perde l’opportunità di ricuperare molti materiali potenzialmente utili, mediante il riciclaggio, ed aumentano i costi di ricupero, riclassificazione e pulizia dei medesimi, rendendo così meno redditizia ed interessante l’industria del riciclaggio.
A San Salvador vengono prodotte mensilmente circa 100 tonnellate di rifiuti ospedalieri, provenienti da 25 ospedali. Molte industrie versano rifiuti pericolosi in zone incolte interne alla loro area di insediamento o in altri terreni, fiumi e laghi. Questa prassi costituisce tuttora la regola in tutto il paese e le risposte date dalla municipalità  sono poca cosa rispetto al problema strutturale. Tuttavia, queste piccole iniziative potrebbero riattivare nervi vitali se il modello fosse  esteso a tutto il paese e penetrasse nel cuore dei funzionari pubblici, degli organismi di tutela ambientale e delle organizzazioni comunali di diverso livello.  Per un piccolo paese con un tale degrado ambientale e tanto popolato questa sfida è una questione di vita o di morte.
Con le mani nell’immondiziaPer conoscere meglio la proposta della municipalità di San Salvador per i rifiuti solidi, envío è montato su un camion per la raccolta dei rifiuti, ha seguito il suo percorso attraverso i vari quartieri della capitale e, una volta riempito il camion, ha accompagnato il carico di rifiuti fino alla Discarica Sanitaria. Per arrivarci, il camion deve passare dalla discarica precedente, evitare i molti avvoltoi che popolano la zona ed attraversare molti dei Comuni che formano l’area metropolitana della Grande San Salvador. Abbiamo subito scoperto un regolamento della municipalità: se un camion della nettezza urbana deve fare due o tre viaggi per scaricare l’immondizia, uno dei carichi deve depositarlo nella vecchia discarica. «Questo è l’accordo fra la municipalità e i pepenadores (cioè, coloro che rovistano fra i rifiuti alla ricerca di qualcosa da riciclare, ndr), perché questa gente deve pur vivere di qualcosa», commenta Cristóbal, l’autista del camion.
Quanti lavorano fra i rifiuti sono i primi ad essere minacciati dal contatto diretto con gli stessi. «Come li raccolgono ora li hanno sempre raccolti – mi raccontano  – . Al più, sono stati dati loro tute e guanti; tuttavia, i guanti non servono a nulla perché i rifiuti scivolano dalle mani, ragione per cui usano le mani nude». I quattro giovani che rovistano fra i rifiuti portati dal camion sono esposti a qualsiasi infezione ed il programma di ricupero ambientale non ha ancora alcuna proposta per affrontare un problema tanto concreto e grave.
Carenza di informazionePreoccupa, inoltre, il fatto che non vi sia alcuna comunicazione sulla prevenzione da parte della direzione del sanità ambientale ai raccoglitori di rifuti. L’informazione è ancora gestita a livello di piccoli circoli tecnici e politici. Conversando, ad esempio, con dei tecnici della municipalità, envío ha saputo di un programma–pilota per la separazione dei rifiuti già nella prima fase di raccolta. Tuttavia, questo programma non solo era sconosciuto alla maggioranza dei lavoratori, ma è anche molto probabile che venga presto sospeso per mancanza di mezzi. Perché la raccolta differenziata dei rifiuti possa funzionare, il sistema generale di raccolta andrebbe modificato completamente; ciò comporterebbe, fra l’altro, l’utilizzo di due tipi di camion, il ché nelle attuali condizioni economiche della municipalità risulta impossibile.
La carenza di canali di comunicazione che arrivino agli addetti alla raccolta  dei rifiuti spiega il loro scetticismo: non “credono” ancora ai cambiamenti previsti dal progetto. Ad esempio, non ci hanno saputo fornire alcuna spiegazione di base sul funzionamento della Discarica Sanitaria. Questa “ignoranza” è un limite strategico, perché un progetto che non coinvolge tutti coloro che partecipano alla sua realizzazione può trasformarsi in un’imposizione o essere facilmente manipolabile da parte dei tecnici o degli organismi politici direttivi.
Un leader con esperienzaCome passo successivo, envío è sceso dal camion e si è recato a far visita al municipio di San Salvador. Lì, abbiamo parlato con l’ecotecnologo, o tecnico di ricupero ambientale, Pedro Benjamín Funes, capo del Dipartimento dei Servizi e Coordinatore del Ricupero Ambientale del Distretto Centrale. Funes coordina quattro settori: Ricupero, Parchi e Giardini, Ristrutturazione Urbana (costruzione) e Coordinamento Urbanistico (licenze edilizie, ristrutturazione di edifici privati, tutto ciò che riguarda il catasto).
Seduto nel suo piccolo ufficio presta attenzione alle nostre perplessità mentre risponde a tutte le domande in una zona aperta al pubblico. Mentre parlava con envío gli sono state poste almeno sei questioni da operai o impiegati del suo dipartimento, che entravano senza chiedere permesso. «Per i problemi non ci deve essere orario», dice.
Pedro Benjamín è di Tonacatepeque, a nord di San Salvador. Lavora da molti anni in settori legati all’ambiente e ai rifiuti solidi. Non è dell’FMLN (Fronte “Farabundo Martí” per la Liberazione Nazionale, il partito di sinistra sorto dalla lotta guerrigliera degli anni Ottanta, ndr), né milita in alcun partito. «E visto come funziona la nostra politica, con i suoi interessi ed esclusioni, continuerò ad essere indipendente, è meglio», afferma con molta convinzione. Com’è diventato, quindi, un funzionario importante della nuova amministrazione? Grazie alla sua ferma opposizione alla realizzazione da parte dell’ultimo sindaco della capitale, Mario Valiente, di ARENA (l’Alleanza Repubblicana Nazionalista, il partito di estrema destra erede degli “squadroni della morte”, ndr), di una discarica a Tonacatepeque del tipo che era stato previsto. Pedro Benjamín ha guidato l’opposizione a quel progetto, battaglia nella quale fu sostenuto da tutta Tonacatepeque. «Mario Valiente non voleva realizzare altro che una discarica» dice. E una discarica è una fonte di inquinamento su larga scala.
Quando Héctor Silva è diventato sindaco della capitale, Pedro Benjamín è stato invitato a partecipare al progetto della Discarica Sanitaria. Nel 1998, è stato nominato Delegato nel programma municipale di sanità ambientale, con la  responsabilità della pulizia delle strade. «Credo nel ricupero ambientale. Ho acquisito esperienza in questo campo e in questo modo servo il mio paese», afferma.
Solo attraverso una dimensione nazionaleNelle amministrazioni municipali precedenti mai vi è stata una reale attenzione al problema dei rifiuti. Tutti gli sforzi erano diretti alla raccolta degli stessi senza preoccupazione alcuna per ciò che accadesse in seguito.
Héctor Silva e la sua squadra hanno deciso di cambiare le cose con una visione più integrale, sebbene le possibilità economiche, umane e culturali del paese impongano limiti e condizionamenti per ancora molto tempo. Affrontando in questo modo il problema dei rifiuti, si scopre che si tratta di un problema a livello nazionale. Un sistema di riciclaggio richiede ad esempio un inquadramento giuridico che obblighi chi produca o importi prodotti riciclabili a riciclarli veramente. La municipalità non può impedire la produzione di bottiglie di plastica per l’acqua o lattine per le bibite, ma visto che nel Salvador non è possibile riciclare bottiglie, né lattine e non esiste neppure una legge che obblighi le aziende che producono o importano questi prodotti a riciclarli, la municipalità deve far qualcosa. Sulle lattine si legge che sono riciclabili, ma si tratta di una mezza verità perché esse potranno essere riciclate solo in altri paesi e non nel Salvador. E se non esistono precise politiche e normative nazionali, questa mezza verità è una menzogna. Questa è la grande battaglia della municipalità di San Salvador con il progetto di trattamento integrale dei rifiuti solidi. Per essere reale, deve raggiungere una dimensione nazionale.
Progetto San Salvador-CanadaNell’avviamento del progetto di trattamento integrale dei rifiuti solidi, San Salvador è in anticipo rispetto a tutti gli altri municipi della zona metropolitana e al resto del paese. È il primo municipio ad aver realizzato studi sui tempi e sul funzionamento di tutti i mezzi di raccolta, progettati in base a studi tecnici. È il municipio pioniere nell’istallazione di una discarica sanitaria conforme alla normativa internazionale e possiede un impianto per il trattamento dei rifiuti organici.
Nella sua campagna elettorale del 1997, quando fu eletto per la prima volta sindaco, Silva promise che avrebbe costruito una Discarica Sanitaria. L’ha realizzata. San Salvador, insieme ad altri nove municipi dell’area metropolitana, hanno creato un’impresa mista con una compagnia canadese per tutto il processo di smaltimento dei rifiuti solidi: le municipalità portano alla Discarica Sanitaria i rifiuti e, lì, la compagnia canadese esegue il trattamento.
Funes spiega il processo per il trattamento dei rifiuti solidi come se insegnasse in classe: «Per prima cosa, alle cinque e mezza di mattina i camion partono dalla stazione centrale. Alcuni vanno a raccogliere i rifiuti che vengono spazzati nelle strade. Altri si dirigono nei vari quartieri e distretti della capitale per raccogliere i rifiuti provenienti dalle case. Altri raccolgono i rifiuti presso le industrie e altri ancora quelli dei venditori ambulanti. I camion portano, quindi, i rifiuti alla Discarica Sanitaria di Nejapa. Quando il camion fa diversi viaggi, almeno un carico di rifiuti (circa 16-17 tonnellate) viene depositato nella vecchia discarica di Mariona, secondo gli accordi conclusi fra la municipalità e l’organizzazione dei riciclatori».
Come funziona la discaricaA causa dell’attuale mancanza di comunicazione, nella Discarica Sanitaria i lavoratori non hanno potuto spiegarci come funziona tale processo. Abbiamo visto solamente delle macchine che spostavano i rifiuti depositati dai camion e delle vasche enormi che raccolgono il liquido rilasciato dai rifiuti.
Pedro Benjamín spiega: «La Discarica è concepita in modo da ridurre l’impatto negativo dei rifiuti solidi sull’ambiente. Alla sua base sono stati installati terrapieni e membrane che impediscono che l’inquinamento penetri nel sottosuolo e contamini le acque. Lo strato più profondo è di argilla. Vi è poi una geomembrana plastica ed uno strato di argilla industriale. Lo strato successivo è di geotessuto. Lo strato successivo è di pietra pomice e infine in superficie uno strato di copertura di terra. Sul fondo, la discarica sanitaria, possiede anche degli acquedotti che raccolgono i liquidi prodotti dai rifiuti solidi e che vengono trasportati ad impianti speciali per essere trattati. I rifiuti portati dai camion vengono dispersi sul terreno e una macchina li compatta con uno strato di terra».
Decontaminare e riciclareNella Discarica Sanitaria esiste un sistema di trattamento di sterilizzazione per rifiuti biologici contaminanti o infetti. Lì arrivano i rifiuti ospedalieri. Questi vengono sterilizzati a temperature elevate e poi depositati nella Discarica. Il sistema di selezione è all’avanguardia nel processo di trattamento, che riduce la contaminazione di quasi  90 tonnellate dei rifiuti solidi con sostanze infette e altamente cancerogene prodotte ogni mese dagli ospedali del Grande San Salvador.
L’obiettivo è che, un giorno, tutti i rifiuti di qualsiasi origine siano separati adeguatamente: rifiuti organici, riciclabili, biodegradabili, tossici, inquinanti e non biodegradabili.
Pedro Benjamin spiega le difficoltà del riciclaggio: «Siamo molto limitati. Sul mercato dei prodotti riciclati i prezzi di acquisto del materiale riciclato sono molto bassi e per molti prodotti riciclabili non vi sono aziende che li riciclino. Non c’è ancora un ciclo completo di riciclaggio, siamo solo all’inizio di un processo molto complesso. Una gestione integrale presuporrebbe il riciclaggio di rifiuti riciclabili, la riduzione dei rifiuti non riciclabili, il compostaggio del materiale organico (trasformando, cioè, il materiale organico in concime o materiale stabile), nonché delle norme per lo smaltimento e trattamento adeguati dei rifiuti solidi e l’educazione ad un’adeguata gestione dei rifiuti».
La sfida della partecipazionePedro Benjamín ammette che in questo progetto ci sia poca comunicazione e non sia sufficientemente consolidata la partecipazione di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto stesso, per evitare che le decisioni vengano prese solo dalla squadra dei tecnici. Commenta: «Abbiamo scritto a Héctor Silva affinché gli impiegati e gli operai fossero i primi a dare l’esempio, utilizzando le risorse secondo la proposta di utilizzo, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti. Abbiamo proposto un regolamento per il riutilizzo della carta con la quale lavoriamo o per la riduzione dell’impiego di  materiali non riciclabili, ad esempio, usando tazze di vetro anziché bicchieri di plastica. Molte volte cadiamo nel proverbio che recita “predicare bene e razzolare male”. È vero anche ciò che afferma Cristóbal, l’autista del camion: manca una politica che coinvolga tutti gli addetti in tutte le fasi del processo. E ciò è molto grave perché se non iniziamo da casa nostra come possiamo garantire che l’intera popolazione e l’intero paese percorrano il cammino che sognamo? Le proposte sono buone, ma si scontrano con enormi limiti. I più assenti sono i settori imprenditoriali, che ancora non capiscono che prima o poi saranno loro a trarne i maggiori benefici».
Sostegno e ostacoliAttualmente, i maggiori sostenitori del progetto di trattamento dei rifiuti a San Salvador sono la cittadinanza politicamente indipendente che ha preso coscienza di un paese nel quale è necessario tutelare l’ambiente; gli ecologisti maturi, consapevoli che in questo paese nelle condizioni in cui si trova dopo una lunga guerra e tante amministrazioni politicanti, non si può correre senza aver prima imparato a camminare; infine, gli aderenti all’FMLN impegnati nel progetto e per paese più giusto e che sono al di sopra delle correnti politiche e degli interessi strettamente di partito.
Coloro che ostacolano maggiormente il progetto sono numerosi imprenditori che credono che investire in una gestione integrale dei rifiuti significhi sprecare denaro, e quindi continuano ostinatamente a non vedere più in là del porprio naso e dei profitti immediati e personali; politici di tutti i colori e correnti, diametralmente diversi da coloro che hanno proposto ed avviato questo progetto nelle municipalità, tanto miopi quanto gli imprenditori, che pure molti di essi criticano; infine, numerosi ecologisti romantici, che criticano la discarica sanitaria perché non sarebbe il sistema migliore e sembrano prendere a modello i paesi industrializzati con tutte le loro risorse e tecnologie, dando prova di mancanza di realismo di fronte ad una municipalità che fa i conti con una cultura che spinge la gente a gettare i rifiuti dove capita e con una corruzione molto radicata.
Ridurre, riutilizzare e riciclarePedro Benjamín è consapevole di quanto ci sia ancora da fare perché il progetto abbia un impatto strategico e strutturale sulla società. Per riuscirvi, la municipalità dovrebbe fare molto più di quanto non faccia attualmente. «Dovrebbe, ad esempio, stimolare quelle iniziative, pur piccole, che potrebbero avere nel tempo un forte impatto sociale. Affinché il progetto possa influenzare la società salvadoregna e diffondere una nuova cultura si dovrebbe iniziare dalla casa. Se coloro che avanzano le proposte non danno l’esempio, i medesimi non potranno esercitare alcuna influenza. La municipalità dovrebbe prendere provvedimenti interni decisi e efficaci, affinché impiegati ed operai all’interno della medesima applichino la regola delle tre “erre”: riduzione, riutilizzo, riciclaggio».
Ridurre significa prevenire il problema prima che esso si presenti, eliminando l’origine dell’inquinamento prima di dover far fronte ai suoi effetti. La riduzione della quantità di rifiuti già alla fonte della loro produzione è la vera chiave per risolvere il problema dei rifiuti a lungo termine. Se produciamo e consumiamo in modo corretto, combatteremo il problema alla radice. Riutilizzare significa capire che ciò che per alcuni sono rifiuti per altri sono risorse. Molti dei materiali che vengono scartati per un determinato utilizzo possono essere riutilizzati con un altro scopo, allungando in questo modo la vita utilie del materiale, sottraendolo al ciclo dello scarto.
Riciclare significa trasformare i materiali raccolti in materia prima per nuovi prodotti. Il riciclaggio impedisce che materiali potenzialmente utili arrivino alle discariche sanitarie o siano bruciati e riduce i volumi destinati allo smaltimento finale. Il riciclaggio è il sistema di recupero ottimale. Permette di utilizzare alcuni residui come materia prima per produrre nuove merci. Carta, cartone, vetro, materie plastiche, alluminio e metalli possono essere riciclati una o più volte, contribuendo a diminuire notevolmente il volume dei residui scartati nei centri di smaltimento finale.
Pedro Benjamín sostiene che «la municipalità dovrebbe anche elaborare proposte di legge che proibiscano, almeno nel municipio prodotti quali i piccoli sacchetti di plastica per l’acqua (si vendono ovunque e migliaia di sacchetti scartati finiscono per terra, ndr) e che richiedano una regolamentazione chiara per le aziende, affinché queste si impegnino ad riacquistare i prodotti quando i medesimi sono stati scartati».
Un’urgenza centroamericanaL’insieme dei processi connessi alla gestione e smaltimento dei rifiuti provenienti da attività domestiche, industriali, agroindustriali, commerciali, ospedaliere e istituzionali parte dalla legislazione e si estende ai processi di riduzione all’origine e nei sistemi di selezione alla fonte, alla raccolta, al riciclaggio e allo smaltimento finale in luoghi pubblici o privati. La gestione integrale dei rifiuti deve essere realizzata dall’insieme degli operatori. Tutti hanno una parte di responsabilità nella produzione dei rifiuti, nella loro gestione e trattamento.
È necessario introdurre una politica ambientale compatibile con la stratificazione della produzione di scarti solidi, determinando il ruolo e la responsabilità degli imprenditori, delle istituzioni pubbliche, dei consumatori, delle organizzazioni ambientali e degli altri operatori. Devono essere, inoltre, definite le responsabilità dei diversi settori produttivi e sociali delle municipalità in base ai rifiuti prodotti dai medesimi.
Facendosi carico del concetto di produzione pulita il settore privato potrebbe trarre dei vantaggi sfruttando al massimo la materia prima utilizzata per i suoi processi produttivi. Le municipalità potrebbero avviare progetti di legge al fine di autorizzare o meno determinate attività economiche, tenendo sotto controllo il loro funzionamento, incentivando le attività economicamente pulite o recuperando i costi per mezzo di imposte ambientali che potrebbero essere utilizzate per riparare danni o sotto forma di incentivi alle aziende e alla società civile in funzione della qualità della gestione dei rifiuti.
Con questa impostazione integrale il programma appare assai impegnativo per una sola municipalità. Gli sforzi a livello locale devono inserirsi in un impegno a livello nazionale e di tutta la società. Inoltre, nell’ambito delle politiche di integrazione centroamericana, il tema dei rifiuti solidi andrebbe incluso nella agenda regionale. El Salvador e la squadra di Héctor Silva hanno molto da apportare in questo senso.

STATISTICHE

Oggi0
Ieri325
Questa settimana671
Questo mese6666
Totale7337795

Ci sono 32 utenti e 0 abbonati online

VERSAMENTI E DONAZIONI

Bastano pochi clicks, in totale sicurezza!

Importo: