«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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MÉXICO / Le Giunte di Buon Governo: nuova tappa dello zapatismo

Quasi metà dello Stato del Chiapas è stato organizzato dagli zapatisti in cinque amministrazioni, affidate ad altrettante Giunte di Buon Governo. L’iniziativa è suggestiva, originale. Le Giunte si sono insediate nell’Agosto scorso, ad Oventic, un villaggio alla cui entrata si leggono queste parole di benvenuto: “Qui comanda il popolo e il governo obbedisce”. Cosa implica questa “svolta” per il movimento zapatista, per la società e la politica messicane, a dieci anni da quel fatidico 1° Gennaio  1994?

Di Jorge Alonso. Ha collaborato alla traduzione Giampaolo Greco. Redazione di Marco Cantarelli.

Quando lo zapatismo si riteneva ormai logorato, fra il Luglio e l’Agosto scorsi il movimento è riemerso, dando a conoscere le iniziative maturate nei mesi precedenti. Nel farlo, gli zapatisti sono partiti dal fatto che – hanno riconosciuto – nessuno era contento di loro. Perché, quando ci si aspettava che parlassero, essi stavano zitti; quando si preferiva che tacessero, parlavano; quando si voleva che assumessero la guida, invece indietreggiavano; mentre quando li si teneva dietro, si spostavano altrove. Perfino quanti simpatizzano per la loro causa apparivano irritati. Tuttavia, i primi a burlarsi del loro essere “altri" erano gli stessi zapatisti: “è vero, non vinciamo, ma neanche moriamo”, mandavano a dire. Così, nel riapparire sulla scena pubblica, hanno dichiarato di detestare sia il martirio che la rinuncia. Nessuna resa, dunque, ma un rinnovato impegno a vivere.
Il momento in cui gli zapatisti sono tornati a parlare era particolarmente teso. Constatando la ripresa elettorale ottenuta a livello nazionale e locale, i militanti del Partido Revolucionario Institucional (PRI) si erano ringalluziti, mentre i gruppi paramilitari avevano recuperato forza e agressività, e le comunità del Chiapas denunciavano un ambiente simile a quello precedente il massacro di Acteal.
Pioggia di comunicati del portavoce MarcosTrenta municipi del Chiapas, sotto controllo dell’EZLN dal 1994, autoproclamatisi “autonomi”, avevano sollecitato il Subcomandante Marcos a fungere temporaneamente da loro portavoce. Così, fra la fine di Luglio e gli inizi di Agosto, Marcos ha emesso dieci comunicati e una nota di chiarimento, nonché divulgato un messaggio registrato, per spiegare sia l’organizzazione che si daranno questi municipi, sia la relazione che essi avranno con la società civile nazionale e internazionale.
In questo quadro, Marcos ha ratificato la sua decisione di non avere contatti con il governo messicano, né con i partiti; bollata la recente campagna elettorale, ha sottolineato come la risposta popolare alla stessa sia stata un enorme astensionismo; quindi, ha accusato la classe politica – che comprende tutti i partiti e i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario – di aver posto fine alla speranza di milioni di messicani e di migliaia di persone di altri Paesi che chiedevano il riconoscimento dei diritti e la cultura dei popoli indigeni del México; infine, ha rimarcato che gli zapatisti continueranno la loro resistenza come forma di lotta. In questo contesto, il contenuto centrale dei suoi messaggi è stato: gli zapatisti applicheranno unilateralmente gli Accordi di San Andrés nei territori sotto loro controllo.
L’origine degli AguascalientesLa prima novità annunciata dagli zapatisti è stata la scomparsa dei cosiddetti Aguascalientes. In uno dei suoi messaggi, Marcos ha ricordato l’origine di tale spazio. La congiuntura in cui sono apparsi i comunicati zapatisti ha coinciso con la ricomparsa sullo scenario politico messicano dell’ex presidente Salinas de Gortari. Gli zapatisti così avuto buon gioco nel rifarsi alla sua politica: fra le riforme antipopolari di questo personaggio – presidente grazie ad un enorme broglio elettorale – ci fu quella che ha vanificato ogni diritto dei contadini alla terra. Nei fatti, il modello imposto da Salinas ha portato alla rovina milioni di messicani. Di fronte alla politica neoliberistica imposta dal quel governo, equivalente ad una guerra di sterminio, ad un etnocidio, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) si era visto costretto a prendere le armi con il proposito di attirare l’attenzione mondiale. Nonostante sapesse di non avere alcuna speranza di vittoria militare, non pensava tuttavia al martirio, quanto alla vita. Immediatamente, però, la società civile ingiunse all’EZLN di seguire un altro cammino: se si erano preparati a sparare con le armi, da allora in avanti avrebbero dovuto invece sparare parole. Con questo nuovo strumento, la parola appresa, necessitavano di uno spazio dove imparare ad ascoltare e a parlare con quella pluralità che chiamavano società civile, per distinguerla dalla società politica. Per questo, decisero di costruire uno spazio nel municipio chiapaneco di Guadalupe Tepeyac, che battezzarono Aguascalientes, spazio consegnato alla società civile l’8 Agosto 1994.
L’anno seguente, il presidente Zedillo distrusse quell’Aguascalientes, costruendovi sopra una caserma. Allora, gli zapatisti ne istituirono altri cinque in altrettanti municipi: Oventic, La Realidad, La Guarucha, Morelia e Roberto Barrios, sempre intesi come spazi di dialogo fra le comunità e la società civile nazionale e internazionale. Quegli Aguascalientes sono stati luoghi di incontro e di iniziative. Altri luoghi simili sono sorti anche a Ciudad de México e Madrid.
Né pietà, né elemosinaPer gli zapatisti, gli Aguascalientes hanno quindi compiuto la loro missione. Non solo: hanno creato dei problemi che era ed è necessario correggere.
Tuttavia, dal momento che gli zapatisti hanno diluito l’informazione in una serie di comunicati, in principio l’annuncio della fine degli Aguascalientes ha disorientato alcuni osservatori, timorosi che lo zapatismo si isolasse ancora di più.
Secondo Marcos, uno dei problemi nella relazione fra zapatisti e società civile è che non sempre i primi avevano ottenuto rispetto. Non si tratta di insulti, ma di atteggiamenti: per pietà, essi sono stati oggetto in varie occasioni di elemosina, cosa che – questa sì – li aveva offesi. Ecco alcuni esempi molto concreti: alle comunità sono arrivati computer inservibili, medicine scadute, roba da vestire stravagante, scarpe spaiate... Alcune ONG e organismi internazionali, senza consultare le comunità, hanno elaborato progetti di sviluppo nei quali imponevano obiettivi e scadenze. In cosa si differenziano quest’ultimi dai progetti assistenzialistici che il governo offre loro in cambio della arrendevolezza, si sono chiesti gli zapatisti?
Marcos ha sottolineato come, di fronte alle intromissioni del governo, le comunità zapatiste abbiano resistito, facendo della loro povertà una lezione di dignità e non un richiamo per ottenere compassione. Lo zapatismo – ha aggiunto – è contro il paternalismo e l’assistenzialismo, da qualsiasi parte provenga, e con i municipi autonomi gli zapatisti intendono dimostrare di essere capaci a autogovernarsi. Pertanto, con la fine degli Aguascalientes, gli zapatisti vogliono porre fine alle elemosine e al paternalismo. Ciononostante, Marcos ha riconosciuto come nella costruzione dell’autonomia indigena gli zapatisti non siano stati soli e ha ringraziato l’appoggio ricevuto dalla società civile.
La vita è cambiata nei municipi autonomiLa proposta zapatista è, quindi, quella di organizzare, al posto degli Aguascalientes, i cosiddetti Caracoles (letteralmente, chiocciole, ndr), porzioni di territorio rette da cinque Giunte di Buon Governo nei municipi autonomi. Nei suoi numerosi comunicati, Marcos ha via via spiegato in cosa dovrebbero consistere tali Caracoles, proposta che racchiude una pedagogia dello zapatismo verso la società civile.
Di fronte al rifiuto dello Stato messicano di dare pieno riconoscimento ai diritti indigeni e trasformare in realtà legislativa gli Accordi di San Andrés, gli zapatisti hanno annunciato che tali accordi diventeranno realtà nella pratica quotidiana, come, di fatto, avevano via via consolidato i loro municipi autonomi. Dal 1994, tali municipi sono guidati democraticamente dalle stesse comunità. Quelli che non compiono bene le loro funzioni vengono rimossi. L’incarico non è remunerato, è lavoro a beneficio collettivo ed è a rotazione, secondo un’antica tradizione delle comunità, nella quale lo zapatismo ha introdotto elementi innovativi, quali il principio di “comandare obbedendo”. Nei municipi autonomi si privilegiano attività rivolte a migliorare la sanità e l’istruzione, nonostante le condizioni di estrema povertà. Con il sostegno della società civile sono state costruite cliniche e gli zapatisti risaltano l’organizzazione di promotori di salute che realizzano campagne di igiene e prevenzione. Sono state costruite anche scuole e, in questo ambito, l’elemento più importante sono i promotori e gli educatori di base, e le loro campagne di alfabetizzazione. I programmi che si insegnano nelle scuole zapatiste sono approvati dai consigli autonomi. Gli zapatisti sono orgogliosi di essere riusciti a far sì che le bambine, tradizionalmente escluse dall’istruzione, vadano a scuola.
I Consigli che governano le comunità si occupano anche dei problemi della terra, lavoro, commercio, casa, alimentazione, transito, cultura, informazione e amministrazione della giustizia. Un gran risultato dell’organizzazione autonoma ha a che vedere con la dignità della donna: sono notevoli i progressi nella lotta contro l’usanza di “vendere” le donne, impedite di scegliere liberamente il proprio compagno. E nonostante non sia del tutto rispettata, già esiste un’avanzata legge sulle donne.
Lo zapatismo è riuscito a tradurre queste pratiche comunitarie in un’altra istanza, regionale, che raccoglie un insieme di comunità, che a loro volta formano i municipi autonomi. A questo livello, ogni comunità ha il suo responsabile. Più in alto esiste un’altra istanza, quella zonale, che integra gruppi e regioni. A questi livelli interviene l’EZLN. Nei suoi messaggi, Marcos riconosce come in tal senso la democrazia diretta comunitaria abbia subito una contaminazione militare. L’autogoverno, esercitato dal livello locale a quello regionale, è rimasto sotto l’ombra della struttura militare dell’EZLN, anche se nell’elezione o sostituzione di autorità l’EZLN non era solito intervenire, né occupare incarichi, tanto che se qualcuno voleva farlo, doveva rinunciare ai compiti organizzativi nell’EZLN.
Per anni, questi municipi autonomi hanno mantenuto rapporti con le comunità zapatiste, con quelle non zapatiste del Chiapas e con la società civile, tanto nazionale quanto internazionale.
Disuguaglianze fra municipiDopo vari anni in cui le cose sono funzionate in questo modo, gli zapatisti hanno fatto un bilancio dei risultati ottenuti da questi municipi e messo in evidenza un grave problema: a causa di diseguali rapporti con la società civile nazionale e internazionale, alcuni municipi avevano più risorse di altri e ciò aveva prodotto una sviluppo squilibrato sia fra i municipi autonomi che fra le comunità e le famiglie, risultando più beneficiati quelli che erano stati sede degli Aguascalientes e quelli più accessibili dalle vie di comunicazione. Tutto ciò stava creando tensioni e squilibri interni ed era necessario stabilire dei contrappesi all’iniquità.
Come in qualsiasi convivenza umana, anche dentro le comunità zapatiste non mancano problemi, che spetta alle autorità autonome risolvere. Tuttavia, i conflitti più seri, le tensioni e gli scontri si sono verificati nelle comunità non zapatiste. Lamentele ci sono state nei confronti di autorità che non rispettano i diritti umani dei “non zapatisti”, e questo è un altro dei difetti che la nuova organizzazione proposta dagli zapatisti intende correggere.
Cinque Caracoles, cinque nomiGli zapatisti hanno assegnato ai (il sostantivo spagnolo è declinato al maschile, ndr) Caracoles varie funzioni. In primo luogo, di essere la porta attraverso cui entrare nelle comunità e dalla quale le comunità possano uscire. Inoltre, di essere «bocca per portar lontano la propria parola e ascoltare quella di chi è lontano».  Democraticamente sono stati scelti cinque nomi. Al Caracol di La Realidad è stato dato il nome di Madre de los caracoles del mar de nuestros sueños (Madre delle chiocciole marine dei nostri sogni); a quello di Morelia, Torbellino de nuestras palabras (Turbine delle nostre parole); a quello di La Guarucha, Resistencia hacia un nuevo amanecer (Resistenza verso una nuova alba); a quello di Roberto Barrios, El Caracol que habla para todos (La Chiocciola che parla per tutti); e a quello di Oventic, Resistencia y rebeldía por la humanidad (Resistenza e ribellione per l’umanità).
Giunte di Buon Governo per i cinque CaracolesIn ogni Caracol sono state create Giunte di Buon Governo, il primo organo formale di amministrazione dei municipi autonomi. Per ogni Giunta è stato costruito un edificio dove essa possa svolgere le sue diverse funzioni. Il grande compito affidatole è quello di “comandare obbedendo”, risolvendo i problemi della comunità e facendo da ponte fra le stesse comunità e il mondo. Esse dovranno, pertanto, contrastare gli squilibri evidenziatisi nello sviluppo dei municipi autonomi e delle comunità e, inoltre, mediare nei conflitti che si presentano sia fra i municipi autonomi che fra quest’ultimi e i municipi ufficiali. Un’altra importante funzione delle Giunte è prestare ascolto alle denunce di violazione dei diritti umani nei confronti dei consigli autonomi, investigare ed eventualmente cercare il modo di correggerle.
Le Giunte di Buon Governo devono, poi, vigilare sulla realizzazione dei progetti e dei compiti comunitari nei municipi autonomi; promuovere l’appoggio ai progetti comunitari; fare in modo che siano rispettate le leggi emanate dagli zapatisti; assistere e guidare la società civile nelle visite alle zone ribelli; promuovere progetti produttivi; insediare accampamenti di pace; svolgere ricerche a vantaggio delle comunità.
Altra loro funzione è promuovere e approvare – di comune accordo con il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’EZLN (CCRI- CG) – la partecipazione di esponenti dei municipi autonomi alle attività che si svolgono al di fuori dalle comunità ribelli.
Gli zapatisti hanno stabilito che al di sopra delle Giunte sarà il CCRI-CG a vigilare sul loro funzionamento, al fine di evitare casi di corruzione, intolleranze, arbitrarietà, ingiustizie e deviazioni dal principio del “comandare obbedendo”.
Così come i Caracoles, anche le cinque Giunte di Buon Governo sono state battezzate con nomi scelti dai consigli autonomi: si chiamano Hacia la esperanza (Verso la speranza), Corazón del arcoiris de la esperanza (Cuore dell’arcobaleno della speranza), Camino del futuro (Cammino del futuro), Nueva semilla que va a producir (Nuovo seme che darà frutti) e Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo (Cuore centrale degli zapatisti di fronte al mondo).
Un 10% di “imposta fraterna”Le Giunte hanno iniziato i loro lavori con tre serie di disposizioni. In primo luogo: non si permetterà che le donazioni e gli aiuti della società civile siano destinati a qualcuno in particolare o ad una comunità o municipio determinati. In ogni Caracol, la Giunta corrispondente, dopo attenta valutazione, deciderà a chi destinare la donazione e dove realizzare il progetto. A tutti i progetti verrà applicata una cosiddetta “imposta fraterna” pari al 10%, destinata alle comunità che non ricevono appoggio. Non saranno però accettate eccedenze, né elemosine, né progetti imposti.
In secondo luogo: è stato deciso di riconoscere come entità zapatiste – collettive o individuali – solo quelle che si registreranno come tali nelle Giunte, per evitare che taluni gruppi si facciano passare come zapatisti, quando non lo sono. Le eccedenze o le detrazioni per la commercializzazione di prodotti di cooperative e di società zapatiste saranno consegnate alle Giunte per sostenere coloro che non possono commerciare i loro prodotti o che non ricevono alcun sussidio.
Nel terzo blocco di disposizioni è incluso tutto ciò che serve all’identificazione degli zapatisti all’estero, cercando di impedire che gente disonesta, facendosi passare per zapatista, tragga in inganno la società civile nazionale e internazionale. L’EZLN ha, inoltre, ribadito che a Ciudad de México non esiste alcuna casa di sicurezza dello zapatismo, in cui qualcuno venga addestrato. Spetterà alle Giunte emettere accreditazioni, che si raccomanda siano comprovate. Gli zapatisti hanno chiarito inoltre che, nonostante le Giunte di Buon Governo si prenderanno cura dei “non zapatisti”, nulla verrà imposto a quest’ultimi dalle prime.
Al pari di questa suggestiva iniziativa cui corrisponde una profonda riorganizzazione interna, gli zapatisti hanno annunciato il ritiro dei blocchi stradali predisposti dall’EZLN, l’eliminazione del pedaggio applicato nelle vie di comunicazione in territorio ribelle e la limitazione dei controlli ai soli veicoli sospettati di trasportare legname pregiato, droga o armi.
È il PPP a spaccare il MéxicoGli zapatisti insistono sul fatto che l’autonomia da essi proposta non implica la temuta frammentazione del paese, giacché essa non è animata da propositi separatisti. Al contrario, gli zapatisti esprimono orgoglio per l’identità messicana, ma esigono che sia loro riconosciuta e rispettata anche l’dentità indigena.e il loro diritto a governarsi.
Separatista, piuttosto ribattono, è il Piano Puebla Panamá (PPP), destinato a dividere il México in tre parti: il Nord, convertito in una grande maquila, in una logica produttiva commerciale integrata agli Stati Uniti; la parte centrale del Paese, trasformata in un centro commerciale fornitore di consumatori; mentre il Sud-Est viene ridotto ad una grande riserva di caccia per il denaro mondiale, territorio di conquista di beni naturali. Secondo gli zapatisti, sbagliano i capitalisti messicani a temere le organizzazioni sociali, dal momento che chi li sta spogliando di tutto sono in realtà i banchieri stranieri, che li stanno facendo soccombere di fronte al capitalismo selvaggio.
Convinti che la globalizzazione del denaro punti alla distruzione dello Stato nazionale, gli zapatisti constatano comunque grandi e forti resistenze di fronte ai disegni dei potenti e l’esistenza di rotte di ribellione in tutto il territorio messicano. Pertanto, augurano al PPP problemi per la recrudescenza delle rivolte sociali, ribadendo che nelle terre zapatiste tale piano non avrà seguito.
Cinque piani per i cinque CaracolesLo zapatismo ha lanciato anche cinque “piani” che riguardano i suoi cinque Caracoles. Il primo, denominato Piano La Realidad-Tijuana (Reali-Ti; in un evidente gioco di parole con l’inglese, ndr) consiste nell’unificare tutte le forme di resistenza del Paese per la ricostruzione della nazione messicana “dal basso”. Essendo una delle mete basilari dello zapatismo la costruzione di un mondo che contenga molti mondi, sono stati proposti anche altri quattro piani mondiali. Il secondo spazia da Morelia al Polo Nord. Il terzo, La Guarucha-Tierra del Fuego, si estende fino alla Patagonia, passando per i Caraibi. Il quarto, il Piano Oventic-Mosca, guarda all’Europa e all’Africa; il quinto è destinato all’Asia e Oceania, e si chiama Piano Roberto Barrios-Nuova Delhi. Spina dorsale di questo disegno: lottare per l’umanità e contro il neoliberismo.
Gli eserciti non sono fatti per governareLa festa di inaugurazione dei Caracoles si è svolta il 10 Agosto a Oventic. Nonostante l’invito fosse aperto a tutti, lo zapatismo aveva avvertito di non aver invitato la classe politica e che non avrebbe svolto riunioni con nessun  suo rappresentante. Diecimila persone, fra zapatisti di base, organizzazioni indigene provenienti da vari Stati, organizzazioni contadine, sindacalisti e attivisti provenienti da varie Paesi hanno partecipato alla festa. Durante la riunione hanno parlato i comandanti, uomini e donne, zapatisti. Il Subcomandante Marcos non era presente. Si è detto per un problema intestinale. E nonostante qualche osservatore abbia commentato che tale assenza screditasse l’evento, per altri ciò ha dimostrato chi siano coloro che realmente conducono il processo.
Le parole di Marcos sono, comunque, arrivate in un messaggio registrato, in cui si è rallegrato della nascita delle Giunte, augurandosi che l’esempio si diffonda per tutto il México e il mondo. Portato a termine il compito che i municipi autonomi gli avevano temporaneamente assegnato, cioè di essere loro portavoce attraverso i comunicati, Marcos ha dichiarato di voler restituire loro “l’udito, la voce e lo sguardo”. A partire da quel momento, tutto ciò che avrebbe riguardato i municipi autonomi sarebbe stato comunicato dalle rispettive autorità e Giunte di Buon Governo.
Marcos ha, pure, fornito chiarimenti molto importanti sull’organizzazione nei territori ribelli. L’EZLN non deve essere la voce di quelli che comandano, anche quando lo facesse obbedendo, perché lo zapatismo è la voce dei poveri, dei governati. L’EZLN ha, sì, la missione di difendere i municipi e le Giunte, ma – ha precisato – nei territori zapatisti, in quelli dei municipi autonomi e delle Giunte, le autorità non potranno fare ricorso alle milizie dell’EZLN per le attività di governo, ma dovranno governare ricorrendo alla ragione e non alla forza. Marcos ha così circoscritto il ruolo degli eserciti, cui si può ricorrere per difendersi, non per governare, ha chiosato. E questo è ciò che farà l’EZLN: difendere le comunità dalle aggressioni del governo, dei paramilitari, e di quanti intendano far loro del male.
Reazioni positive ai CaracolesIl governo messicano è sembrato essere preso in contropiede al punto da non riuscire, inizialmente, ad articolare una risposta alla ripresa dello zapatismo, che riaffermava la sua rottura con il governo e con tutta la classe politica. In un primo momento, il ministro degli Interni ha dichiarato che il governo non poteva avallare i Caracoles. Successivamente, ha precisato che il governo avrebbe rispettato quelle azioni dell’EZLN che si attengono alla Costituzione e alla Legge di Dialogo. Tuttavia, la creazione dei Caracoles ha obbligato il governo ad esaminare la nuova situazione. Di conseguenza, la posizione ufficiale è stata quella di accettare i Caracoles, argomentando la loro costituzionalità in quanto forme di organizzazione interna. Il governo federale ha, quindi, elogiato il fatto che lo zapatismo si prospetti come movimento civico e non militare. Il coordinatore del sospeso dialogo di pace ha definito positivo il fatto che si promuovano nuove forme di organizzazione politica. La titolare della nuova Commissione Nazionale per lo Sviluppo degli Indigeni, Xóchitl Gálvez, ha riconosciuto che l’unica soluzione per tornare al dialogo è una nuova riforma costituzionale, perché quella promulgata ha lasciato insoddisfatti le comunità indigene e l’EZLN; e di fronte alle interpretazioni che si volevano imporre all’interno del governo, ha insistito che le Giunte non sono uno Stato nello Stato, elogiando il fatto che le comunità sperimentino l’autonomia.
“Un’iniziativa di grande portata”Da parte sua, il Commissario di governo del Chiapas per la riconciliazione delle comunità in conflitto ha dichiarato che l’iniziativa zapatista rappresenta uno sforzo delle comunità per cercare nuove forme di risoluzione dei conflitti. Il governatore chiapaneco ha assicurato che la ricerca per migliorare la vita degli indigeni della selva e dell’altopiano del Chiapas – dove sorgono i municipi autonomi – non viola la legge, mentre che le nuove azioni dell’EZLN riflettono la decisione di sostituire la guerra con la politica.
Le posizioni favorevoli all’iniziativa zapatista non hanno, però, trovato eco in tutta la classe politica messicana. In Chiapas, legislatori locali del PRI e del Partido de Acción Nacional (PAN), attualmente al potere, hanno espresso il loro rifiuto delle Giunte. Con loro, concorda un buon numero di legislatori federali dei due partiti, per i quali le Giunte costituiscono una violazione dello Stato di Diritto. Per alcuni priistas, le Giunte sono una risposta all’ormai logorato governo del PAN, nonché ai successi del PRI in quello Stato. Dal canto suo, il portavoce del PAN ha dapprima sollecitato il governo a non tollerare attività illegali perché potenzialmente pregiudiziali per la struttura istituzionale messicana; quindi, quando il ministero degli Interni ha preso posizione argomentando che le Giunte non violano la Costituzione, ha accusato Marcos di essere «un cacicco postmoderno».
Il neo eletto deputato del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), Manuel Camacho – che fu il primo interlocutore governativo dello zapatismo nel 1994 – ha sottolineato come Marcos si sia riposizionato con un’iniziativa di grande portata. Il dirigente del PRD Cuauhtémoc Cárdenas ha definito le Giunte un importante passo in avanti, dal momento che offrono strumenti di lavoro alle comunità e ai municipi della zona ribelle.
A seconda dei loro vincoli con i potenti o con i movimenti popolari, anche i vescovi messicani hanno definito le loro posizioni. Per il segretario della Commissione Episcopale della Pastorale Indigena della Conferenza Episcopale messicana, le Giunte implicano «segregazione». Il cardinale di Ciudad de México ha sarcasticamente commentato di sperare che la riapparizione degli zapatisti non sia un altro show, come quelli fatti in occasione delle visite della signora Mitterrand o degli attivisti italiani. Il vescovo di San Cristóbal de las Casas ha, invece, elogiato la creazione delle Giunte, osservando come lo zapatismo sia entrato in una fase nuova che la società civile deve cercare di capire. Ha apprezzato l’umiltà dell’EZLN nel riconoscere, nei propri comunicati, che non tutto era giusto e corretto nella messa in pratica del progetto di nuova società, ammettendo i casi di violazione dei diritti umani e dei tentativi di  imporre la propria ideologia.
Ed ora il dialogo?Dal canto suo, nel tradizionale rapporto alla nazione del primo Settembre, il presidente Fox ha fatto una breve e generale allusione ai popoli indigeni, riaffermando la posizione del governo, basata sull’assistenzialismo. Nessun riferimento invece allo zapatismo. Nei fatti, il governo continua ad avanzare formali inviti al dialogo, con la certezza però che l’EZLN non sia disposto a negoziare. Per il governo, infatti, l’EZLN sarebbe disposto a dialogare, ma non a negoziare, essendo la prima la posizione che maggiori benefici politici gli ha procurato. Nel fondo, in una congiuntura in cui il governo ha aperto molti fronti con pochi successi, esso ha paura di aprire nuovamente quello che lo oppone allo zapatismo. La ragione assiste gli zapatisti, dal momento che con il governo si era giunti alla firma degli Accordi di San Andrés, che non sono stati però rispettati nella loro parte fondamentale quando, nel 2001, sono state introdotte delle riforme, mentre fino a quando non esista un riconoscimento legale dei diritti e della cultura indigena non ha senso tornare al tavolo dei negoziati.
Tre questioni legaliVari osservatori hanno sollevato varie preoccupazioni legali circa la nuova fase inaugurata dallo zapatismo. La prima riguarda la stessa legalità delle Giunte di Buon governo. È stato fatto notare come gli zapatisti siano tutelati dall’articolo secondo della Costituzione, che riconosce ai popoli indigeni il diritto alla libera determinazione e all’autonomia per decidere le proprie forme interne di convivenza e organizzazione sociale, economica, politica e culturale; inoltre, gli indigeni sono autorizzati ad applicare i propri sistemi normativi nella regolamentazione e nella soluzione dei propri conflitti interni. Questa base legale, più che agli zapatisti, pare risolvere il “problema” al governo, che così può schivare la pressione dell’ala conservatrice che chiede la repressione del movimento zapatista. Nonostante la base legale, è chiaro che l’autonomia annunciata dagli zapatisti va oltre tali ambiti.
Un’ulteriore preoccupazione legale deriva dall’annuncio che le Giunte riscuoteranno delle imposte. Trattasi di contributi volontari, è stato ribattuto.
Altro problema: le Giunte si presentano al di sopra dei municipi, costituendo un quarto livello, quando i livelli legali sono solo tre: nazionale, statale e municipale. Vari commentatori hanno fatto notare che la sperimentazione delle Giunte, più che una minaccia all’ordine costituito offre opportunità per risolvere i conflitti, senza dimenticare che lungo il cammino della storia è sempre la realtà in movimento che trasforma il diritto. Certamente, le giunte rappresentano sfide e opportunità per dei cambiamenti costituzionali.
Gli specialisti in diritto indigeno hanno, poi, ricordato che la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro fa parte della Legge Suprema della Nazione e che le Giunte trovano in essa piena giustificazione. Inoltre, hanno sottolineato come la Convenzione di Vienna stabilisca che gli Stati non possano addurre legislazioni interne per giustificare l’inadempienza dei trattati sottoscritti.
Commercio e convivenza localeUn’altra questione si riferisce ai limiti che emergono da alcune delle nuove misure. Le comunità zapatiste non sono, né possono essere autarchiche, ma devono rapportarsi con il mercato. Imporre alle cooperative che commerciano caffè e prodotti artigianali contributi di solidarietà le potrebbe collocare in posizione di svantaggio di fronte alla concorrenza, e l’impegno ad evitare disuguaglianze fra le comunità potrebbe sfociare nell’imposizione di una centralizzazione burocratica controllata dall’apparato militare.
Un’altra preoccupazione fa riferimento alla convivenza locale. In Chiapas, il PRI locale è ostile e aggressivo in special modo con gli zapatisti ed esistono comunità dove la polarizzazione politica è massima. Ogni gruppo con le proprie autorità implica in sé delle frizioni ed è lenta la ricostruzione del tessuto sociale. Il dialogo è, dunque, imperativo e fondamentale deve essere la trattativa all’interno delle comunità.
Luci e ombre dello zapatismoNonostante tutte i dubbi, i successi brillano di più. Fra la gamma di apporti che lo zapatismo ha dato al mondo, forse quello fondamentale è l’alternativa autonoma che esso propone. I popoli indigeni del México hanno potuto sopravvivere con la propria autonomia, non riconosciuta dal diritto. Oggi, senza fondarsi su testi classici rivoluzionari, sintetizzano creativamente tradizioni indigene con nuove istanze. Non vogliono il potere statale, ma costruire un potere popolare dal basso. Non pretendono di essere l’avanguardia, ma la loro influenza sui piani nazionale e mondiale si è rinnovata nei dieci anni trascorsi da quando fecero irruzione nello spazio pubblico.
Con questo nuovo passo, gli zapatisti riaffermano la vocazione pacifista che la società civile ha loro imposto dieci anni fa. Essi hanno proseguito quel cammino, dando importanza agli obiettivi comunitari e cessando di assecondare l’opzione militare. Hanno relegato le armi anche se non le dimenticano, circoscritte solamente alla difesa. Ma non intendono militarizzare la loro cultura. Con queste nuove misure, privilegiano la riconciliazione con i gruppi avversi. E continuano a chiedere rispetto.
Due pilastri, due meteL’EZLN ha mostrato grande capacità di resistenza e creatività politica. I Caracoles zapatisti articolano l’organizzazione locale con un progetto alternativo nel globale. Combinano una difesa di interessi specifici con interessi universali. I due pilastri fondamentali dello zapatismo, comandare obbedendo e creare un mondo dove convivano molti mondi, continuano ad essere la meta per i movimenti popolari del México e di tutto il pianeta.

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