«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NORD/SUD / X. Gorostiaga, cenni biografici

Di Marco Cantarelli, su note di Juan Hernandez Pico e Pedro Marchetti.

Scheda/ Xabier Gorostiaga: cenni biografici

Anche se basco di origine, Xabier Gorostiaga era nato in Galicia, nel 1937, dove si era rifugiata la sua famiglia. Con un figlio in ventre, infatti, Catalina Atxalandabaso, sua madre, e Luciano Gorostiaga, suo padre, erano scappati, di nascosto, su un treno merci, per sfuggire alla polizia franchista, che perseguitava Luciano per via della sua militanza nel nazionalismo basco. Luciano era stato, infatti, consigliere al Comune (Ayuntamiento) di Bilbao, prima e durante il governo autonomo del lehendakari José Antonio Aguirre, ed era già stato in carcere, durante quell’esperienza repubblicana, insieme al sindaco di Bilbao e ad altri consiglieri.

A quelle vicende drammatiche, Xabier attribuiva la causa del suo sonnambulismo, che lo tormentava con ricordi di incendi e agguati. Ma anche il suo ottimismo traeva motivo dalle vicende familiari di quel tempo, di resistenza e successo sull’intolleranza e sull’oppressione.
Perché in Galicia? A Melide, La Coruña, aveva una casa di campagna lo zio di Xabier, Angel. E lì, il Nostro vi nacque. Fin dall’infanzia, insieme alla sorella Marikarmen e ai suoi due fratelli José Antonio, primogenito, e Koldo, il terzo, si nutrì degli ideali di libertà del popolo basco trasmessi dal padre – attualmente, Koldo è parlamen- tare europeo per una formazione politica basca –, nonché degli insegnamenti dello zio Angel, persona di grande umanità, levatura morale e visione democratica.
A scuola – un collegio retto da gesuiti – Xabier pare fosse alquanto indisciplinato e ribelle, al punto da esserne espulso in un’occasione. Lo accusavano di inscenare delle pitorradas, cioè delle burle, “inaccettabili per Indautxu”, la località in cui sorgeva la scuola. Di lì, il soprannome di Pitorro che gli fu affibbiato e che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Xabier era un ragazzo molto popolare fra i suoi coetanei, tanto che le ragazze di un vicino collegio lo elessero “il chico più simpatico di Indautxu”. Ma i bene informati dicono che la sua fidanzata più seria fosse di Melide.
Era portiere nella squadra di calcio della scuola e regista in quella di pallacanestro. Forse, di quella esperienza adolescenziale, in cui gli interessarono senz’altro più gli sport che gli studi, Xabier maturò la capacità di surfear, come si divertiva a dire in span-glish (dall’inglese to surf), cioè il sapere cavalcare le onde minacciose della realtà sulla fragile tavola della fiducia nella gente. Perché Xabier ha sempre avuto fiducia nelle persone e nel fatto che queste avrebbero prima o poi compreso la necessità di risolvere anche i conflitti più controversi ricorrendo a qualche mediazione.
Durante gli studi di teologia, condotti a termine con buoni voti, partecipò alle lotte sociali in difesa degli operai e contro la dittatura di Franco, a favore della separazione fra Chiesa e Stato e della rinascita di istituzioni ecclesiastiche autoctone del Paese Basco, nonché la messa in pratica del Vaticano II.
Xabier era anche un uomo di avventura, come il suo peregrinare per tutta la vita, ha testimoniato. Una volta destinato a Centro-America, il suo superiore di allora insistette molto perché studiasse a fondo, in università esigenti, la problematica regionale, cercando soluzioni alla stessa. Xabier fu così orientato a studiare economia. Andò, allora, in Inghilterra, dove fece domanda di ammissione all’università di Cambridge. Si pagò i suoi studi di inglese lavorando come cameriere e lavapiatti in un ristorante londinese. Fu, quindi, ammesso alla prestigiosa università. Vinse, inoltre, una borsa di studio e così si pagò i suoi studi. Nel 1972, si laureò in economia dello sviluppo, con tesi su Panamá, crocevia di servizi mondiali: il Canale, la Zona Libera di Commercio e il da poco insediato Centro Finanziario.
Tempo dopo, sarebbe stato chiamato dal governo panamegno a far parte, con un ruolo non secondario, della commissione negoziatrice dei Trattati Torrijos-Carter, che restituirono il canale ai panamegni.
La sua professoressa a Cambridge, la famosa economista Joan Robinson, gli profetizzò un futuro non in ambito accademico tradizionale, quanto piuttosto di impegno nel tentativo di far uscire l’università dalla sua “torre di avorio”, creando reti scientifiche e sociali capaci di incidere politicamente. E Xabier ne fondò vari di centri studi, come racconta in queste pagine. Nei fatti, una chiacchierata con Xabier, all’INIES, prima, e al CRIES, poi, era una sorta di “appuntamento fisso” per studiosi, giornalisti e “turisti politici” negli anni del Nicaragua sandinista.
Negli ultimi anni, il Guatemala era diventato il suo Paese di adozione. Dall’osservatorio della Università “Rafael Landivar” scrutava le prospettive della regione centroamericana.
Sempre positivo e aperto, gioviale e profondo, Xabier ispirava simpatia fin dal primo momento. Dall’alto della sua statura etica ed intellettuale, era comprensivo e cordiale con tutti: a volte, di fronte alla frustrazione dei suoi colleghi riusciva a trasformare i limiti di varia natura in sfide per lo sviluppo personale ed istituzionale. Così, ha condotto la sua ultima battaglia contro il cancro: più come una opportunità di temprare ancor di più la sua umanità, che come un vicolo senza uscita.
Un sacerdote capace di vivere e fare i conti con il mondo secolarizzato e plurale, che non visse la sua fede in maniera propagandistica, tanto che molti dei suoi interlocutori – “ma lei è davvero un gesuita?” gli chiese una volta il  famoso Rockfeller – si sorprendevano all’apprendere del suo status.
Già in gioventù il fisico di Xabier era stato duramente provato. A Cuba, per una malattia gli erano stati asportati tre quarti dello stomaco: dal letto di un ospedale fu allora testimone dell’arrivo dei barbudos a La Habana. Dopo aver lottato per circa un anno contro il tumore che lo aveva colpito, Xabier ci ha lasciati il 14 Settembre scorso, nella sua terra d’origine, circondato dai suoi cari.
Adiós Pitorro!

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