«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / La deriva autoritaria in atto

Incurante di nuocere alla propria immagine, Ortega sta scoprendo le sue carte: non essendo disposto a cedere il potere e, men che meno, a perderlo per la via elettorale, ha cominciato a sbarazzarsi dei possibili candidati che potrebbero minacciare la sua “vittoria”; giocando anche sulle divisioni nelle fila dell’opposizione. Il Nicaragua si avvia, così, verso "le peggiori elezioni possibili", sempre che queste si tengano il 7 Novembre prossimo. Ripercorriamo le ultime tappe della deriva autoritaria in corso.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Nell'Ottobre 2020, l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) aveva dato un ultimatum a Ortega perché riformasse, entro il Maggio 2021, il sistema elettorale e garantisse elezioni «credibili» il 7 Novembre prossimo. A cinque mesi dal voto, Ortega ha fatto oscenamente sapere ai nicaraguensi e alla comunità internazionale di non essere disposto a competere nelle urne, ma di essere intenzionato ad imporre la propria, terza rielezione. Alla scadenza di fine Maggio fissata dall'OSA, il segretario generale di questa Organizzazione ha definito «incredibile» il progetto orteguista, ritenendo che il Nicaragua si stia incamminando verso «le peggiori elezioni possibili». Soltanto una settimana dopo, tale valutazione è parsa superata dagli eventi. Si possono svolgere elezioni in queste condizioni?

4 Maggio: la “riforma” elettorale e i “nuovi” magistrati

Nei mesi scorsi, Ortega ha fatto capire di non tenere conto degli avvertimenti e delle pressioni internazionali in merito alla riforma del processo elettorale. Quindi, con calcolato ritardo, il 12 Aprile ha inviato alla Assemblea Nazionale, il parlamento monocamerale da lui quasi totalmente controllato, una proposta di riforma della legge elettorale. La commissione legislativa incaricata di discuterlo – anch’essa sotto il pieno controllo del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) –, come da protocollo, ha convocato tutti i partiti rappresentati in parlamento perché presentassero le proprie obiezioni e proposte. Inoltre, tutti i partiti sono stati invitati a presentare candidati per l’elezione dei magistrati del Consiglio Supremo Elettorale (CSE). Nei fatti, la «modernizzazione» e «ristrutturazione» del Potere Elettorale, al fine di «garantire che esso funzioni in modo totalmente indipendente, trasparente e responsabile», era il primo punto delle richieste avanzate dall'OSA.
Cittadini per la Libertà (CxL) e il Partito di Restaurazione Democratica (PRD), le uniche due forze contrarie al regime presenti in parlamento, hanno presentato corposi documenti con osservazioni, obiezioni e proposte alla commissione legislativa. Il PRD, insieme alla Coalizione Nazionale, ha indicato anche dieci persone ritenute in grado di esercitare con indipendenza le funzioni di magistrato elettorale. Gli altri 16 partiti “legali” – ai quali, cioè, la dittatura non ha cancellato arbitrariamente la personalità giuridica –, tra cui lo stesso FSLN, si sono presentati davanti alla commissione solamente per dare il proprio appoggio al documento ufficiale.
Il 4 Maggio, com’era prevedibile, la riforma di Ortega è stata approvata dall'Assemblea Nazionale, quasi senza dibattito. Nessuna modifica sostanziale è stata presa in considerazione, il che ha trasformato la consultazione in un mero passaggio burocratico. La cosa più grave della riforma approvata è l'inserimento nella stessa di quelle leggi, anch’esse recentemente approvate, sui cosiddetti “agenti stranieri” e sulla “sovranità”, che in pratica forniscono i pretesti legali per impedire la partecipazione al voto di partiti e candidati. Inoltre, nel Codice etico-elettorale, il regime ha incorporato anche la recente legge sulla criminalità informatica, nel cui mirino sono media, giornalisti e social network di opposizione.
Lo stesso giorno, il regime ha nominato i sette magistrati del CSE e tre loro supplenti. Sei sono militanti dell'FSLN. Gli altri quattro, proposti da partiti-satellite dell'FSLN, sono noti come fedelissimi del regime. Diversi osservatori ritenevano – o, forse, desideravano – che, per salvare la faccia, Ortega avrebbe scelto almeno un magistrato indipendente. Così non è stato e il “nuovo” Potere Elettorale si presenta con il volto descritto.
Il 5 Maggio, i nuovi magistrati si sono insediati e hanno indetto le elezioni – convocazione che, di norma, si sarebbe dovuta fare nel Novembre 2020 –; di conseguenza, è stato reso noto il calendario elettorale, che ha fissato le varie scadenze: la prima cadeva il 12 Maggio, perché i partiti registrassero le eventuali alleanze elettorali. Nelle precedenti elezioni, per tale registrazione il CSE aveva concesso 70 giorni a partire dalla pubblicazione del calendario. Riducendo da 70 a 7 giorni la finestra temporale, era evidente l’obiettivo di portare all’estremo le tensioni fra i due blocchi di opposizione.
Le reazioni internazionali critiche sono state immediate. Il 6 Maggio, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si è detto «allarmato» per le riforme varate dal governo. Lo stesso giorno, l'Unione Europea (UE) ha mestamente constatato come «purtroppo» le riforme non rispondano alle «raccomandazioni» della missione di osservazione elettorale della stessa UE, formulate già dal 2011. Inoltre, l'UE sottolineava il mancato rispetto delle recenti osservazioni dell'Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e di quelle dell'OSA, avanzate nell'Ottobre 2020.
Il giorno dopo, anche il Regno Unito ha rilasciato una dichiarazione dello stesso tenore, sostenendo che la cosiddetta riforma elettorale «negherà al popolo del Nicaragua una vera democrazia».
E, il 10 Maggio, anche il Canada ha manifestato la sua «estrema preoccupazione» per come Ortega si stia preparando alla scadenza elettorale.

Vantaggio assoluto e credibilità zero

Il 6 Maggio, nel ricordare le richieste avanzate nella risoluzione del 2020, l’OSA ha sottolineato come la riforma orteguista, seguita dall'elezione di quei giudici, «diano chiaramente un vantaggio assoluto al partito ufficiale..., facendo venir meno le garanzie necessarie e la minima credibilità istituzionale», perché le elezioni siano libere ed eque.
Lo stesso giorno, il Segretario Generale dell'OSA Luis Almagro ha chiesto che la situazione in Nicaragua venisse discussa nella riunione ordinaria del Consiglio Permanente prevista per il 12 Maggio. In realtà, dopo gli innumerevoli incontri sostenuti dall'OSA, a partire dal 2018, per discutere della situazione nicaraguense, dopo tanti documenti, comunicati e risoluzioni, gran parte dell’opinione pubblica e della classe politica nicaraguensi non hanno dato molta importanza alla riunione, tanto più che quel giorno, l’ultimo utile, l’attesa era tutta per la firma dell’alleanza elettorale dell’intera opposizione, che invece non c’è stata.
Tuttavia, la riunione dell'OSA è stata importante. Nell'aprirla, Luis Almagro è stato chiaro e diretto. E il governo Ortega è apparso più isolato che mai a livello continentale. Almagro ha fatto riferimento alla «diffusa impunità» esistente in Nicaragua. Ha parlato di un «quadro cupo», in cui «la cosa più grave è il mancato riconoscimento delle responsabilità dello Stato». Ha, quindi, ricordato il memorandum d'intesa firmato tra Ortega e l'OSA nel 2017, e mai rispettato. Si è rammaricato della «ricorrente inosservanza di quanto concordato», da allora fino agli Accordi di Dialogo del 2019, dei quali l'OSA è stata testimone. Ha citato le nuove leggi approvate dalla dittatura che vietano il finanziamento dei partiti e inibiscono i candidati, affermando che, con tutto ciò, «il governo sembra creare le condizioni per non risolvere la crisi». Della riforma elettorale e dei magistrati eletti ha detto trattarsi di decisioni atte a prevenire «qualsiasi cosa che minacci una sconfitta ufficiale». Per concludere che «il Nicaragua si incammina verso le peggiori elezioni possibili». E questo tragico presagio è stato ripreso dai media nazionali e internazionali.
Alle dichiarazioni di Almagro hanno fatto seguito quelle di Antonia Urrejola, presidente della Commissione Interamericana dei Diritti Umani, che ha ricordato, ancora una volta, le cifre della massiccia violazione dei diritti umani iniziata nell'Aprile 2018; dalla fine di quell'anno, ha aggiunto, in Nicaragua vige uno Stato di polizia di fatto che impone terrore e silenzio, e si traduce in arresti, minacce, perquisizioni, pestaggi, per chiunque osi mobilitarsi, riunirsi con altri oppositori, protestare pubblicamente.

12 Maggio: ci sono i 24 voti necessari?

Nel suo discorso, Almagro ha parlato di «rottura dell'ordine costituzionale» in Nicaragua. Ciò potrebbe portare all'espulsione del Nicaragua dall'OSA, decisione per la quale sono necessari i voti di 24 dei 34 Stati membri, quantità che sarebbe necessaria anche per dichiarare illegittimo il risultato delle prossime elezioni, che pure è tra le possibilità che Almagro aveva menzionato nell'Ottobre 2020 nel caso in cui Ortega non avesse rispettato il contenuto di quella risoluzione. 24 voti non sono mai stati raggiunti in alcuna delle riunioni ordinarie e straordinarie dell'OSA che dal 2018 si sono tenute sulla crisi in Nicaragua. Il 12 Maggio, quell'aritmetica sembrava essere cambiata. La sessione è stata breve. Tra i “grandi” Paesi hanno parlato solo i rappresentanti di Canada, Costa Rica, Cile, Stati Uniti e Uruguay. Tutti critici delle scelte di Ortega.
Delle isole caraibiche, soltanto il rappresentante di Saint Vincent e Grenadine ha appoggiato il Nicaragua. Al contrario, il rappresentante dell'isola di Saint Lucia ha affermato che «il silenzio non ci assolve dalla responsabilità», riferendosi all'astensione che tali isole hanno generalmente mantenuto sulla crisi nicaraguense. In seguito, il rappresentante delle isole di Antigua e Barbuda, parlando a nome dei Paesi della Comunità Caraibica (CARICOM), ha assecondato Saint Lucia, richiamando la «responsabilità» che questo gruppo di «piccoli» Paesi ha per il futuro democratico del Nicaragua.
Questa svolta dei Paesi caraibici può essere duratura e strategica. Lo fa pensare il fatto che, nel criticare la riforma elettorale proposta da Ortega, il 6 Maggio, il Regno Unito abbia parlato a nome del Commonwealth, che è composto da 54 Paesi, già colonie britanniche. Tra questi, 13 sono proprio quelle piccole isole caraibiche integrate nel CARICOM e, pure, nell'OSA. Se il loro silenzio osservato negli ultimi anni sarà superato, i 24 voti perché l'OSA applichi la Carta Democratica a Ortega o delegittimi le elezioni del 7 Novembre sarebbero disponibili.

Pochi giorni per un’alleanza impossibile

Il sistema elettorale nicaraguense non stabilisce (più) una percentuale minima per ottenere la vittoria. Né prevede un secondo turno di ballottaggio. Ciò, in ragione delle due modifiche alla riforma costituzionale imposte da Ortega nel 2014 per assicurarsi di giocare sempre in vantaggio.
Dal momento che la maggioranza azul y blanco costituisce fra il 60 e il 70% dell'elettorato, secondo i sondaggi, un voto massiccio su un'unica opzione sconfiggerebbe Ortega o lo costringerebbe a compiere una frode elettorale difficile da nascondere. Invece, se la maggioranza azul y blanco disperdesse i propri voti su diversi candidati, Ortega potrebbe riuscire a farsi rieleggere, anche senza commettere frodi. La sua base elettorale, infatti, è compresa tra il 20 e il 30%, secondo i sondaggi.
Il rifiuto categorico con cui i due blocchi di opposizione e decine di gruppi azul y blanco, nel Paese e all’estero, hanno accolto la controriforma elettorale presentata in Aprile dall'FSLN, ha suscitato nella popolazione, estenuata dalla repressione orteguista, la speranza che gli unici due partiti “legali” che si oppongono a Ortega, CxL e PRD, si unificassero in un'alleanza elettorale. Speranza, tuttavia, basata su una buona dose di volontarismo. Alla scadenza del 12 Maggio, infatti, entrambe le parti sono arrivate con troppi disaccordi e diffidenze.

Due blocchi, due forme di stare al mondo

L'alleanza elettorale doveva forgiarsi tra due partiti di opposizione che, secondo l'ultimo sondaggio di CID Gallup, non godono grandi consensi: sotto il 3% per quanto riguarda CxL e ancora meno per quanto concerne il PRD, peraltro nemmeno citato nel sondaggio.
Tuttavia, questi due partiti rappresentano gli unici “veicoli elettorali”, potendo disporre di uno spazio nella scheda elettorale, nella quale avrebbero dovuto ritrovarsi partiti, movimenti e gruppi diversissimi fra loro, ma alleati. Nei fatti, l'Alleanza Civica, guidata dal partito CxL, e la Coalizione Nazionale, cui partecipa il PRD, rappresentano due modi diversi di vedere il mondo di oggi.
Il Nicaragua è un Paese geograficamente frammentato, con profonde disuguaglianze economiche e culturali. Con differenze di classe ed etniche. Una società ancora molto rurale, in cui campagne e città si sono unificate di recente soltanto grazie all'uso diffuso della tecnologia digitale. Nelle tensioni, differenze e pregiudizi tra Alleanza Civica - CxL e Coalizione Nazionale - PRD sono presenti, aperte o nascoste, fratture irrisolte e, talvolta, nemmeno nominate.
Il partito CxL che guida l'Alleanza Civica rappresenta i poteri economici e i gruppi politici nicaraguensi che, sebbene liberali di nome, hanno valori e principi chiaramente conservatori. Per questo, sono così ben visti dalla gerarchia cattolica. Nel liberalismo che CxL sostiene di rappresentare, si ritrovano settori rurali e ceti medi professionali. Nel contesto attuale, un denominatore comune di questo gruppo è un antisandinismo che si rifiuta di accettare la differenza tra sandinismo e orteguismo. Tale piattaforma di opposizione è abbastanza omogenea attorno a quelli che chiama “principi e valori” della tradizione, sia per convinzione che per doppia morale.
Nella Coalizione Nazionale, cui appartiene il partito PRD, i partecipanti formano un gruppo molto più eterogeneo e variegato. Si va dai settori rurali del Movimento Contadino Anti-Canale (interoceanico) al partito caraibico YATAMA (Yapti Tasba Masraka Nanih Aslatakanka: ovvero Figli della Madre Terra in lingua miskita); da settori della frammentata Resistenza (il partito FDN: Forza Democratica Nicaraguense) ai liberali che anni fa si sono separati dal PLC di Alemán. Nell'Unità Azul y Blanco (UNAB), che è il motore della Coalizione, vi sono settori di centro, di sinistra democratica, movimenti sociali molto diversi che si oppongono all'orteguismo da molti anni, e un ampio settore della generazione, articolata e plurale – democratica, libertaria, femminista ed ecologica –, che ha guidato la ribellione dell’Aprile 2018.
Sebbene la contraddizione centrale del Nicaragua di oggi sia tra dittatura e democrazia, da mesi CxL insiste che la contrapposizione è, invece, ideologica, tra destra e sinistra, tra liberali e sandinisti, anche se quest’ultimi si sono separati da tempo dall'FSLN e siano antiorteguisti. CxL sostiene che tali visioni diverse impediscono di condividere “principi e valori” comuni.
Questo quadro interpretativo è servito a CxL per escludere ripetutamente la sinistra democratica, rappresentata da UNAMOS (Unione Democratica Rinnovatrice, già Movimento di Rinnovamento Sandinista, MRS), e i giovani millenials e open mind nicaraguensi che non seguono più i valori morali tradizionali, ma optano per altri modi più inclusivi di intendere le relazioni umane e forme che si allontanano dalla religiosità tradizionale, sia nella sua versione cattolica che in quella evangelica.

Principi e valori: scusa o realtà?

Sebbene alcuni osservatori ritengano che l'insistenza di CxL, ma anche del PLC e del Partito Conservatore, sulle questioni morali e religiose siano solo un pretesto per escludere, in particolare, l'UNAB dalla Coalizione, non la pensa così George Henríquez, candidato presidenziale per il partito caraibico YATAMA. Non si tratta di una scusa, sostiene Henríquez: tale forma tradizionale di essere nel mondo attuale costituisce un vero ostacolo all'unità.
Henríquez, 35 anni, creolo di Bluefields, con un master in questioni di genere, etniche e interculturalità, appartiene alla generazione di molti giovani dell'UNAB, che CxL esclude. Le differenze morali e religiose, ha dichiarato Henríquez in un'intervista all'agenzia di stampa EFE, «sono state a volte maggiori dell'interesse ad evitare la rielezione di Ortega, il che dimostra la discriminazione e il classismo della classe politica che è stata al potere negli ultimi quarant'anni, una classe che non ha decostruito modelli di comportamento di quarant'anni fa».
Henríquez crede che il Nicaragua non riuscirà a cambiare «con persone che la pensano così delle femministe, della diversità sessuale, di coloro che non sono cattolici… Tale discriminazione è negativa per lo sviluppo di qualsiasi Paese». E conclude: «Il Costa Rica e i Paesi europei accettano queste differenze e non succede nulla».
In sintonia con quanto affermato da Henríquez, in un articolo pubblicato sul quotidiano messicano La Jornada il giornalista nicaraguense Carlos Fernando Chamorro si è detto preoccupato per il danno che questa corrente «moralista» arreca all'unità dell’opposizione: «Se prevale il settarismo delle élites politiche, imprenditoriali ed ecclesiali, la divisione dell'opposizione sarà inevitabile e, grazie alle manovre fraudolente dell'FSLN, Ortega può rimanere al potere qualche anno ancora... Invece, se i dirigenti di queste tre aree – CxL, grande impresa privata e vescovi – si assumono il rischio di appoggiare l'unità dell'opposizione per porre fine alla dittatura, l'unico timore che devono evitare è il male minore dell'incertezza del cambiamento democratico».

12 Maggio: l’alleanza non c’è

Per una settimana, buona parte del Nicaragua è rimasta in attesa di una firma che sancisse la difficile alleanza tra CxL e PRD. Ma, quella firma non è arrivata. Non ci sarà, dunque, un'opzione elettorale unica. «Ciò che è successo il 12 Maggio non deve sorprenderci», ha dichiarato ad envío Ernesto Medina, già membro di Alleanza Civica (AC) dopo la ribellione di Aprile, da cui si è separato quando AC ha abbandonato la Coalizione Nazionale per unirsi al partito CxL. Secondo Medina, il disaccordo definitivo tra i due gruppi si è verificato molto prima, con l'uscita del settore imprenditoriale di AC dalla Coalizione Nazionale, formalizzato nell'Ottobre 2020 tra molte ambiguità. «Dicevano – ricorda Medina – che nella Coalizione non avevano spazio per svilupparsi, che la Coalizione non aveva la capacità di incidere nella ricerca di una soluzione per il Paese. E si arrabbiavano quando veniva chiesto loro se lo spazio cui ambivano fosse quello di CxL. Negavano e negavano, ma un mese dopo aver lasciato la Coalizione stavano già formalizzando l'alleanza con CxL. Da allora, Alleanza Civica ha perso visibilità e il capitale politico che si era meritato a partire dal Maggio 2018, quando guidò il Dialogo Nazionale. Coloro che hanno lasciato la Coalizione, hanno consegnato tutto il protagonismo dell'Alleanza al partito CxL e alla sua presidente, Kitty Monterrey. Sono stati zitti, una volta subordinati a CxL».
Dopo essersi rafforzata con l’arrivo della classe imprenditoriale, CxL è riuscito ad attrarre anche alcuni giovani protagonisti dell’Aprile 2018, in particolare quelli dell'Alleanza Universitaria Nicaraguense (AUN). A seguito dell’adesione di questi due settori, ai primi del 2021, Monterrey ha cercato di far passare l’idea che CxL e Alleanza Civica (insieme nell’autonominata Alleanza Cittadina) fossero «l'unico blocco di opposizione che avrebbe affrontato Ortega». Scartando, quindi, come alleati sia l’UNAB che la Coalizione Nazionale, bollati come «inesistenti» e con cui, pertanto, non valeva la pena parlare. E, in prossimità della scadenza di Maggio, quando Ortega ha scoperto le sue carte – riforma elettorale e rielezione dei magistrati del CSE –, Monterrey ha dichiarato che solo «un miracolo» avrebbe potuto unire i due gruppi di opposizione.
Secondo Medina, tutti questi movimenti hanno esacerbato la tendenza all'esclusione di CxL. E indebolito la Coalizione: «Invece di andare a fondo dei suoi problemi interni, che erano molti, la Coalizione non ha corretto ciò che doveva correggere al suo interno. E poiché le mie simpatie sono state dalla parte della Coalizione, devo anche sottolineare che il partito PRD non è mai stato all'altezza della situazione, non è mai stato leader della Coalizione. Così come lo era l’UNAB. E in quest'ultima fase, i problemi interni non risolti nella Coalizione hanno fatto sì che diverse organizzazioni che la integravano si sentissero defraudate e manipolate dal PRD».
Con queste limitazioni, e «senza essersi seriamente confrontati entrambi i gruppi negli ultimi sei mesi, il che dimostra – dice Medina – incompetenza, mancanza di visione e immaturità», con un gruppo (CxL) sostenuto dall'élite imprenditoriale ed entrambi i gruppi (CxL e PRD) infiltrati da doppiogiochisti dell’FSLN dediti ad esacerbare le differenze, insinuare sospetti e solleticare interessi di ogni tipo, le distanze fra le parti in causa sono andate aumentando. La sfiducia reciproca regnava da tempo e alla scadenza fatale del 12 Maggio, giorno della firma attesa, è arrivata la rottura finale.
Va anche aggiunto che in quel contesto di convulsioni sono state prese decisioni affrettate, come quella della Coalizione Nazionale di espellere dalle sue fila il partito caraibico YATAMA. Motivo? Il suo leader storico ed oggi deputato Brooklyn Rivera, il 4 Maggio ha votato a favore della rielezione, come magistrato elettorale, dell'orteguista Lumberto Campbell, in quanto suo «amico» originario della Costa Atlantica. Di conseguenza, la regione caraibica è rimasta priva di rappresentanza nell'opposizione, dal momento che YATAMA, e lo stesso Rivera, hanno un peso storico e reale che non può essere ignorato. La perdita di un candidato presidenziale di rottura degli schemi tradizionali come George Henríquez ha un costo elevato. «Con questa azione denigratoria della Coalizione Nazionale contro i nostri popoli vengono dimostrate l’intolleranza, la discriminazione e il disprezzo per le popolazioni indigene della Moskitia del Nicaragua», ha sentenziato il partito YATAMA.

Le 5 proposte del PRD

In lotta contro il tempo, soltanto due giorni prima della scadenza, PRD e Coalizione avevano presentato a CxL cinque proposte.
La prima: presentarsi insieme nella casella sulla scheda elettorale di CxL, nominando di comune accordo la rappresentanza legale di tale alleanza. CxL ha respinto la proposta, sostenendo che ciò avrebbe richiesto 15 giorni per riunire e consultare la propria base.
La seconda: istituire di comune accordo un meccanismo per la scelta di un'unica candidatura presidenziale. Anche questa proposta è stata respinta da CxL, sostenendo di aver già definito un proprio meccanismo di selezione del suo candidato presidenziale.
La terza: dividersi a metà le candidature a deputati. Anche questa respinta da CxL. E siccome l’idea ha suscitato numerose critiche da parte dell'opinione pubblica, il PRD e la Coalizione hanno avanzato una nuova controproposta, cui CxL non ha risposto.
La quarta – nominare un gruppo comune per formulare un piano di governo – e quinta delle proposte – formare gruppi misti a tutti i livelli – sono state accettate da CxL.
Tuttavia, né il partito CxL, né l’Alleanza Cittadina da esso guidata, hanno presentato proposte concrete, limitandosi ad accettare, o meno, quelle presentate dalla Coalizione e dal PRD. Essendo la trattativa pubblica, ogni tipo di commenti, a favore dell'uno o dell'altro, e in maggioranza contro entrambi, hanno riempito i social network. E così, fretta, inesperienza e mancanza di volontà non hanno fatto altro che aggravare le contrapposizioni. Secondo vari osservatori, gli infiltrati dell’FSLN in entrambi i gruppi hanno lavorato sodo in quei giorni perché non nascesse alcuna alleanza, come conviene alla dittatura. “Hanno continuato per tutto il tempo a passare informazioni false agli uni e agli altri perché non si arrivasse all'unità”, sostiene un osservatore.
Infine, il pomeriggio del 12 Maggio, il partito CxL si è iscritto per conto suo, giusto con un'alleanza stretta qualche settimana prima con un piccolo partito caraibico. Poche ore dopo, l'FSLN ha iscritto la sua alleanza con otto piccoli partiti satelliti dell’FSLN da anni. Quel giorno, lo scoraggiamento è piombato sulla maggioranza sociale azul y blanco, che, nonostante le distanze tra i due blocchi, aveva riposto tanta speranza che si producesse il “miracolo” dell'unità.

“Colpevoli sono CxL e PRD”

Dopo aver appreso della scadenza di soli sei giorni imposta dal regime, la star del baseball Dennis Martínez, membro della cosiddetta Commissione di Buona Volontà, creata in Marzo per cercare di avvicinare le posizioni tra i precandidati presidenziali dei due partiti, ha deciso di svolgere il ruolo di «testimone facilitatore, ponte tra PRD e CxL», come dallo stesso dichiarato. Per il prestigio e l'affetto che hanno sempre accompagnato Dennis lungo la sua brillante carriera sportiva fino ad oggi, la sua decisione ha creato grandi aspettative. E le sue parole sono state accolte all'unanimità.
Tuttavia, il 16 Maggio, “il Presidente” – “titolo” affibbiatogli negli anni '70 – ha scritto la cronaca di tale fallimento annunciato: «Ho sostenuto in tutto tre incontri, pieno di ottimismo. Il primo è stato più protocollare... Nel secondo ho visto molta tensione, con il PRD più flessibile e CxL estremamente intransigente, all’insegna di “così o niente”... Mi sono reso conto che si stava preparando uno show mediatico, prolungando l'agonia del popolo per poi cercare i colpevoli del fallimento. CxL è diventato sempre più un muro e il PRD continuava a mostrarsi incoerente: diceva una cosa e poi un’altra… Nessuna volontà da parte di entrambi... Penso che i due partiti avessero chiaro che l'unità non si sarebbe realizzata... Entrambi hanno agito contro i nicaraguensi, ignorato le Madri di Aprile, i prigionieri politici, i perseguitati, gli esuli... È chiaro che CxL e PRD sono i grandi colpevoli».

“Con ogni mezzo!”

È iniziato così, in Maggio, il cammino verso “le peggiori elezioni possibili”: con la maggioranza sociale frustrata dalla mancanza di unità, con l'opposizione organizzata disunita e con la dittatura che lancia lo stesso slogan con cui diede inizio alla strage nell'Aprile 2018: Vamos con todo! (che significa, in sostanza, con ogni mezzo e senza alcuna remora morale e politica).
Dopo il fallimento dell'alleanza elettorale con CxL, il PRD ha stipulato un'alleanza politica con le organizzazioni e i movimenti che compongono la Coalizione Nazionale, impegnandosi a servire da “veicolo” per consentire loro di partecipare alle elezioni. 48 ore dopo la firma di tale alleanza, lunedì 17 Maggio, otto pastori e due pastori di diverse denominazioni evangeliche, tutti vicini alla dittatura, si sono presentati al CSE, sostenendo di «rappresentare duemila chiese» e di sentirsi «traditi» dal PRD, guidato dal pastore evangelico Saturnino Cerrato, per l’alleanza stipulata con organizzazioni che promuovono «antivalori».
Il Potere Elettorale ha ascoltato le loro lamentele e, in meno di 24 ore, nonostante la legge stabilisca che solo i partiti possono far ricorso contro altri partiti, ha privato il PRD della sua personalità giuridica, rendendolo di fatto “illegale”. Nella risoluzione che decapita il PRD, il CSE indica come motivo la sua alleanza con «persone che promuovono antivalori che non corrispondono ai principi evangelici: la provocazione della morte dal grembo materno, l'omosessualità e il lesbismo».
La decisione del CSE viola la laicità dello Stato nicaraguense, in vigore dal 1893 e sancita dall'articolo 14 della Costituzione, anche se non rispettata. Contraddice anche l’istituzionalità dello Stato e dello stesso governo, che nel dicembre 2009 ha creato all’interno della Procura dei Diritti Umani un apposito ufficio per la Diversità Sessuale, per garantire i diritti del mezzo milione di nicaraguensi di diverso orientamento sessuale.
Tuttavia, cavalcando l'onda della difesa dei valori “morali”, Ortega ha tolto dalla circolazione il PRD, una fragile formazione politica alla quale nel 2017 aveva concesso personalità giuridica, insieme a CxL, dovendo dare una certa parvenza di legittimità alle elezioni municipali del 2017, dopo che nel 2016 si era fatto rieleggere con oltre il 70% di astensione.
Ma la ghigliottina non ha decapitato solo il PRD. Lo stesso 18 Maggio, è stato interdetto anche il Partito Conservatore, il più antico del Paese, anche se oggi poco rappresentativo. Il motivo addotto dal CSE è davvero singolare: il PC avrebbe deciso di non partecipare alle elezioni. O, forse, la dittatura sapeva che il PC aveva offerto la sua casella legale a qualche gruppo della Coalizione, rimasto “orfano” di quella promessa dal PRD?
Se la strategia di Ortega per la farsa elettorale in corso consiste nel favorire l'astensione e la divisione nelle fila avversarie, perché Ortega ha tolto quelle due opzioni dalla scheda elettorale? La partecipazione di CxL, PRD e PC avrebbe, infatti, garantito una dispersione del voto. Forse, Ortega ha captato che la Coalizione risulta più attrattiva di CxL e, per questo, ha deciso di toglierle l’opportunità di apparire sulla scheda. Anche perché Ortega sa bene che nella Coalizione c’è gente disposta a scendere in strada per denunciare la frode elettorale, mentre in CxL pare più propensa ad accettare la sconfitta e negoziare con il regime; come, del resto, fece l’Alleanza Liberale Nicaraguense (ALN), antenata politica di CxL, nel 2006.

Una candidatura unica?

Già da prima del fallito tentativo dell’opposizione di presentarsi unita in una sola casella elettorale, si parlava della possibilità di unificare l’intera opposizione azul y blanco, almeno, intorno ad un'unica candidatura, che nel caso fosse attrattiva per l’elettorato, avrebbe spinto la gente ad andare a votare il 7 Novembre. Lo stato d’animo della popolazione è cruciale in questa congiuntura perché un voto massiccio sconfigga Ortega o, quanto meno, gli renda più difficile la frode.
In questo contesto, la giornalista Cristiana Chamorro – figlia dell'eroe nazionale Pedro Joaquín Chamorro e di doña Violeta Barrios de Chamorro, prima presidente del Nicaragua, quella che sconfisse Ortega nel 1990 – carica di un simbolismo così potente, appariva la precandidata presidenziale in testa nei sondaggi. Da quando, in Febbbraio, Cristiana Chamorro ha detto “Sì al Nicaragua” – questo il suo motto – la sua ascesa nei sondaggi è stata continua. Inoltre, fin dall'inizio ha anche dichiarato che “mai” avrebbe contribuito alla divisione del voto, ribadendo in diverse occasioni che avrebbe accettato di confrontarsi con altri precandidati, qualora ci fosse stata un’unica opzione di opposizione.
Una volta decapitati PRD e PC, soltanto una casella restava disponibile per l'opposizione azul y blanco, quella di CxL. E quattro precandidati si erano già appuntati in tal senso. Tuttavia, se le porte si fossero aperte per Cristiana, non c’è dubbio che la sua sarebbe stata la candidatura unitaria in grado di spingere l’elettorato a votare in massa contro Ortega. Ma tale scenario è proprio quello da evitare per la dittatura.

“Guai agli Stati Uniti!”

La sera del 19 Maggio, 126° anniversario della nascita del generale Sandino, intorno all’ormai abituale negli eventi pubblici Pentacolo di Satana delineato con candele accese, Ortega ha parlato di Sandino, del conflitto in Colombia e di altre questioni a un piccolo gruppo di agenti di polizia e di giovani.
Dopo aver sciorinato cifre di presunti progressi economici e ricordato alcune gesta storiche di Sandino, si è riservato per il finale quel che gli importava dire. In riferimento al processo elettorale vinto da Donald Trump, ha affermato: «Si è dato per certo che [Trump] sia stato eletto grazie alla Russia. E ciò è visto come un male, con ragione. A chi piace che entrino nella sua casa per fare quello che uno deve fare? Ah, però a loro piace impicciarsi di tutto e decidere al posto di quelli della casa».
E con un’energia poco frequente da molto tempo, ha gridato: «Qui, l'ambasciatore yankee va in giro dappertutto piazzando i suoi candidati, come se fosse un nicaraguense! E nicaraguense non è! Se vuole piazzare candidati che vada negli Stati Uniti! L'ambasciatore yankee non deve immischiarsi, sostenendo candidati, esercitando pressioni sui partiti perché accettino il candidato che lo yankee vuole! E questo vale per l'ambasciatore degli Stati Uniti come per altri ambasciatori che passano il tempo a fare incontri nelle loro ambasciate con gruppi politici! Ah, se facessero queste cose nei loro Paesi, in Europa!».
Mancava solo che Ortega parlasse al femminile, perché togliere ogni residuo dubbio su a chi si riferisse…

20 Maggio: Ortega ha paura

Dodici ore dopo le irate lamentale nei confronti dell'ambasciatore Kevin Sullivan, pur senza mai nominarlo, la Polizia Nazionale si è presentata a casa di Cristiana Chamorro, notificandole di presentarsi appena mezz'ora dopo al Ministero dell'Interno (Gobernación), essendo stati trovati «chiari indizi di riciclaggio» nei bilanci dal 2015 al 2019 della Fondazione Violeta Barrios de Chamorro, da lei presieduta fino alla sua chiusura nel Febbraio 2021, decisa per non dover sottomettersi alla legge che regolamenta “gli agenti stranieri”, approvata nel Gennaio 2021, che da allora sottopone tutte le ONG nazionali ad una sorta di tortura burocratica e kafkiana per logorarle, impedire loro di ricevere finanziamenti internazionali e, infine, distruggerle.
Cristiana Chamorro è stata convocata con due funzionari amministrativi della Fondazione. Le è stato impedito di entrare con il suo avvocato. Quindi, è stata lasciata da sola, in una stanza, per un'ora, in attesa. Successivamente, è stata interrogata per due ore. Le è stato ordinato di comparire in Procura entro 24 ore con abbondante documentazione contabile. Considerando ciò impossibile, Cristiana Chamorro ha chiesto una proroga, che però le è stata negata. All'uscita, ha dichiarato che «azioni macabre e terribili» erano in atto, non contro di lei, ma contro «tutti i nicaraguensi che vogliono la democrazia e un cambiamento nelle prossime elezioni». Il giorno dopo, si è presentata in Procura. All'uscita, ha affermato: «Daniel Ortega ha paura del popolo, quell'uomo è morto di paura perché insieme lo sconfiggeremo… Signor dittatore, prenda nota: lei sarà sconfitto dal popolo».
Mentre la polizia si apprestava a citare Cristiana Chamorro, l'edificio in cui si trova un ufficio dei periodici (cartacei, radiofonici e digitali) Confidencial, Esta Semana ed Esta Noche, diretti da Carlos Fernando Chamorro – fratello di Cristiana –, veniva circondato da pattuglie della polizia. Un gruppo di agenti antisommossa ha fatto irruzione nei locali, saccheggiando macchine fotografiche, computer, documenti, ogni cosa capitasse loro a tiro. Un fotografo, presente in redazione, è stato fermato e trattenuto per sette ore, in cui è stato minacciato e interrogato sulle attività del direttore Chamorro. «Continueremo a informare e dire la verità, non ci faranno tacere» ha commentato a caldo quest’ultimo.

Cosa farà ora CxL?

In soli quattro giorni, decapitando due partiti, preparandosi a impedire la candidatura di Cristiana Chamorro sulla base di un'accusa assurda, e attentando per la terza volta contro i media diretti da Carlos Fernando Chamorro, la dittatura ha messo in allarme la comunità internazionale e il Nicaragua è tornato ad fare notizia nei media globali che avevano dimenticato la crisi nicaraguense.
Comportandosi così, la dittatura si è mostrata priva di ritegno, ponendo, inoltre, il partito CxL, con la sua Alleanza Cittadina, di fronte ad un dilemma esistenziale, una sfida storica: se essi aprissero le porte a tutti i movimenti rimasti senza possibilità di figurare nella scheda elettorale, se le aprissero ai precandidati presidenziali che pensavano di partecipare sfruttando la casella del PRD, se le aprissero anche a Cristiana Chamorro, se cambiassero i loro metodi di selezione in modo che tutti i precandidati partecipino, e infine se aprissero ad un'alleanza pluralista e senza esclusioni che sfidi Ortega... Insomma, se facessero tutto ciò, incoraggerebbero il voto massiccio della popolazione azul y blanco, ma certamente correrebbero il rischio di venire anch’essi esclusi da Ortega, che potrebbe togliere loro la personalità giuridica. Tuttavia, se Ortega eliminasse dal gioco anche CxL, le elezioni non avrebbero senso e il dittatore si troverebbe in una posizione estremamente fragile. Quale sarebbe la reazione della comunità internazionale? Non è escluso che non riconosca il processo elettorale, per totale mancanza di legittimità, ancor prima del 7 Novembre…
Ma se CxL non aprisse le porte o – come ha affermato uno dei precandidati presidenziali iscritti sotto la sua bandiera, Noel Vidaurre – le aprisse solo a coloro che sono contrari all'aborto – renderebbe patente che il suo intento non è sconfiggere Ortega. E mostrerebbe come i “poteri forti” che sostengono la sua intransigenza siano, da un lato, un settore imprenditoriale che teme la minaccia di Ortega di “governare dal basso” e aspira, piuttosto, ad un rinnovato accordo corporativo con il governo, e, dall’altro, la gerarchia cattolica, che ha fatto dell'opposizione all'aborto una priorità.
In questo senso, apparirebbe chiaro come il disegno di CxL sia quello di facilitare il cosiddetto “atterraggio morbido” per Ortega, posizionarsi come seconda forza, rompere la Coalizione alleandosi soltanto con alcuni dei suoi membri (il Movimento Contadino?), consentire ad Ortega di vincere con una certa legittimità, rendere più facile al grande capitale di riproporre il modello di “dialogo e consenso” con il governo, che tanti vantaggi gli aveva procurato per un decennio prima che i moti di Aprile 2018 lo mandassero in frantumi.
Per CxL è il tempo delle scelte: secondo il calendario elettorale, tra il 28 Luglio e il 2 Agosto dovranno essere registrati i candidati, ad ogni livello.

“Non c’è futuro per la mia generazione”

Quale garanzia di miglioramento economico e stabilità politica potrebbe garantire Ortega dopo aver vinto nelle “peggiori elezioni possibili”? Tale scenario garantirebbe stabilità agli Stati Uniti nel loro “cortile di casa”?
A poco a poco, in un Nicaragua dominato da Ortega e Murillo, il narcotraffico e la criminalità che lucra sul traffico di migranti estenderebbero la loro influenza in tutto il Centroamerica, destando ancora più preoccupazioni a Washington.
Migliorerebbe l'economia e si ridurrebbe la disoccupazione? In Costa Rica sono già decine di migliaia gli esuli nicaraguensi fuggiti dalla violenza politica e ormai non è facile trovare rifugio o lavoro in quel Paese.
Se la “via di fuga” a Sud non è più fattibile, il deterioramento economico e la mancanza di lavoro in un Paese dominato da una dittatura inorgoglita della sua “vittoria elettorale”, spingerebbero un crescente numero di nicaraguensi verso gli Stati Uniti. Da dove, sempre che vi riescano ad arrivare, inviare alle proprie famiglie quelle rimesse in dollari che già oggi sostengono l'economia nazionale, la stessa che Ortega sta affossando.
Del resto, già da ora è in aumento la silenziosa migrazione di nicaraguensi negli Stati Uniti. È del 17 Maggio scorso la notizia della detenzione nell’Honduras meridionale di 182 migranti nicaraguensi diretti negli Stati Uniti. Sono pochi in rapporto a quelli che partono da Honduras, El Salvador e Guatemala, ma il numero è in aumento. E sono sempre i più giovani ad andarsene. Dopo il suo esilio forzato, Nahiroby Olivas, uno dei giovani protagonisti dell’Aprile 2018, che più di altri si è guadagnato rispetto e simpatia, commenta amaramente: «Finché Ortega sarà al potere, non ci sarà futuro per la mia generazione».

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