«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / L'ALBA in controluce: buoni propositi e ingenti risorse, ma una scommessa che si rischia di perdere

Il presidente venezuelano Hugo Chavez è stato rieletto per la terza volta. Il suo progetto di Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), dunque, continuerà vigente. Ma, quali sono i risultati di tale iniziativa in Nicaragua?

Di Gloria Fonseca Carrión. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.


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175 anni fa, il grande scrittore danese Hans Christian Andersen pubblicava I vestiti nuovi dell'imperatore, una delle classiche storie sul potere più note al mondo: ancora oggi, quegli insegnamenti appaiono saggi e profondi, e quelle metafore applicabili a quanto ha rappresentato finora l'ALBA in Nicaragua.

C'era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: “È nella sala del Consiglio”, di lui si diceva soltanto: “È nel vestibolo”.
Nella grande città che era la capitale del suo regno, c'era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all'altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.
Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!”, pensò l'imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!”.
E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.
Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l'oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a così, coi telai vuoti, fino a tarda notte.

Inizia così la celebre fiaba di Hans Christian Andersen I vestiti nuovi dell'imperatore. Come nel regno immaginario di Andersen, in un'altra città allegra e vivace, Managua, nel Gennaio 2007 si presentò il neoeletto presidente della Repubblica, sventolando un accordo che a prima vista si annunciava meraviglioso e di grande beneficio per l'intero Paese, che egli cominciava a governare in quei giorni: si trattava della Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America, vale a dire el ALBA (al maschile nella dizione nica, nel senso di “accordo”; qui, tuttavia, preferiamo tradurla al femminile, associata al termine “alternativa”, con cui inizia l'acronimo; ndr).
Dopo anni di “tessitura”, ALBA sembra oggi avere quei fili invisibili che i due tessitori del racconto di Andersen utilizzarono per confezionare l'abito nuovo dell'imperatore. Poco si sa, pubblicamente, di come sia stato confezionato. Come il re, anche ALBA è “nuda”? Cerchiamo di fugare i dubbi e capire cosa c'è dietro i dati delle esportazioni, i discorsi, le foto pubblicate dai media...
"Con i tessuti più belli ...”ALBA è arrivata in Nicaragua il 11 Gennaio 2007, pochi giorni dopo l'insediamento alla presidenza di Daniel Ortega, annunciando una serie di proposte innovative che avrebbero posto fine alla povertà e ridotto le disuguaglianze sociali ed economiche che affliggono, tanto e da troppo tempo, il Paese. Gran parte dei movimenti sociali, le cooperative ed altre organizzazioni accolsero con entusiasmo l'arrivo di ALBA. Per molti, quell'accordo rappresentava un possibile mutamento dei rapporti di forza nel potere economico o, quanto meno, un importante svolta in relazione al modello sociale ed economico neoliberista, che dall'inizio degli anni '90 si era imposto nel Paese.
Non a caso, dai gruppi di potere del settore privato tradizionale, ALBA fu vista inizialmente con sospetto e scetticismo. Quanto meno, come una possibile contraddizione con l'allora da poco firmato Trattato di Libero scambio tra Stati Uniti, America Centrale e Repubblica Dominicana (CAFTA-DR, dall'acronimo in inglese). Invero, molti erano i timori dell'élite imprenditoriale nicaraguense, suscitati dalla stessa concezione originaria di ALBA, nata, almeno sulla carta, come alternativa all'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), promossa dall'allora presidente statunitense George W. Bush, nel 1994, un accordo che si proponeva di trasformare il continente in un'enorme zona di libero scambio commerciale. ALCA ebbe, però, vita breve. E ALBA sembrava aver già raggiunto il suo obiettivo.
L'Alternativa Bolivariana propone qualcosa di diverso: uno scambio economico equo, grazie al quale sarebbero state combattute tutte le disparità e asimmetrie, tutte le carenze strutturali, economiche, produttive e sociali, che la maggioranza degli accordi commerciali internazionali, tra cui il Trattato CAFTA-DR e il recentemente firmato Accordo di Associazione del Centroamerica all'Unione Europea, ignorano o sottovalutano."Vestiti colorati che mai aveva visto prima...”ALBA propone “vantaggi cooperativi”, anziché “comparativi”. Per gli economisti fautori di un'economia di mercato - per i “tessitori” dei citati accordi -, ogni Paese del mondo deve, in sostanza, specializzarsi nei prodotti per i quali gode di una posizione relativamente di vantaggio. In altri termini, secondo tali economisti, i Paesi dovrebbero specializzarsi in quei beni che possono produrre a costi più economici ed in maniera più efficiente.
Il problema relativo al concetto di vantaggi comparativi è che cancella completamente i rapporti di potere e le disuguaglianze che hanno sempre dominato nel mondo. Vendere caffè o banane nel mercato internazionale non sarà mai la stessa cosa di vendere computer o tecnologia di punta. Ben consapevoli di questo, i “tessitori” di ALBA hanno proposto la nozione di “vantaggi cooperativi”, che, secondo loro, si baserebbe su due idee fondamentali: la solidarietà nelle relazioni internazionali e la sovranità nazionale.
Per metterle in pratica, ALBA propone la creazione di fondi di compensazione regionali. La distribuzione dei fondi si basa su obiettivi economici e sociali. Tali obiettivi si misurano in periodi di attuazione e con meccanismi di valutazione da parte degli stessi membri dell'Alleanza. Per beneficiare dei fondi della quale, le economie devono essere classificate come “piccole”.
Gli attuali membri di ALBA - Venezuela, Cuba, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, Antigua e Barbuda, Dominica, Saint Vincent e Grenadine - hanno elaborato indicatori sociali ed economici per classificare se stessi come “piccole economie”, bisognose di sostegno per sviluppare e/o rafforzare le proprie capacità produttive e competitive.
In base all'accordo, i fondi compensatori di ALBA verrebbero utilizzati per ridurre o eliminare le diseguaglianze interne e tra i settori produttivi, garantendo elevati livelli di efficienza e di trasparenza nell'uso dei fondi. Almeno così si legge nei documenti costitutivi di ALBA.
Per il Nicaragua, ciò appariva qualcosa di “meraviglioso”, tenendo conto che nessuno degli accordi di libero scambio firmati con Stati Uniti, Europa, México, Chile, Canada e Taiwan prevede la riduzione delle asimmetrie della piccola economia nicaraguense rispetto alle grandi economie dei Paesi citati.
Sulla carta, ALBA stabilisce che le attività a finanziarsi saranno sviluppate e/o agevolate da versioni statali delle imprese transnazionali, denominate grannacionales (grandinazionali, ndr). Compiti di tali imprese, sarebbero: difendere la sovranità, fungendo da contrappeso all'influenza delle transnazionali nel decidere le politiche nazionali e regionali; rafforzare il controllo dello Stato rispetto alla gestione privata delle regole del gioco politico-economico; proteggere i servizi pubblici dalla privatizzazione; promuovere il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di tecnologie locali; frenare la fuga di capitali dal Sud al Nord, attraverso il rimpatrio dei profitti delle imprese.
ALBA si presentava, dunque, come un “vestito nuovo” per il Nicaragua, con effetti molto positivi nella riduzione delle disuguaglianze e nel dare spazio a soggetti sociali emarginati dell'economia: le piccole e medie imprese, i movimenti sociali, le cooperative..."I tessitori lavorarono giorno e notte...”Il 29 Aprile 2007, in occasione del Quinto Vertice di ALBA, in Venezuela, il presidente Ortega firmò due accordi: il Trattato Energetico con Venezuela, Cuba e Bolivia, che costituisce il quadro generale che regola la cooperazione in campo energetico tra i Paesi membri di ALBA; e l'Accordo Energetico tra Venezuela e Nicaragua, che regola la fornitura di petrolio venezuelano al Nicaragua e le sue condizioni di finanziamento. Questi erano i “meravigliosi tessuti” per lo sviluppo del Nicaragua.
Mesi dopo, l'Assemblea Nazionale del Nicaragua (il parlamento monocamerale, ndr) ratificava l'Accordo di Cooperazione Energetica PETROCARIBE e l'Accordo di Cooperazione nel Settore Energetico tra Nicaragua e Venezuela. Attualmente, PETROCARIBE è una delle maggiori fonti di cooperazione per i Paesi centroamericani e caraibici.
Nel giro di cinque anni, in Nicaragua, le risorse derivate da questi due accordi si sono moltiplicate per cinque, passando da 138 milioni di dollari nel 2007 a 564 milioni nel 2011; un importo pari a tutta la cooperazione internazionale che il Nicaragua ha ricevuto, in media ogni anno, fra il 2002 e il 2006, durante la presidenza Bolaños.
Il meccanismo di pagamento stabilito da PETROCARIBE è il seguente: il 50% della fattura petrolifera, il Nicaragua deve pagarlo entro 90 giorni, con un interesse del 2% su base annua; il restante 50%, deve pagarlo in un periodo di 23 anni, più 2 anni di grazia, con un interesse del 2% su base annua.
Del 50% finanziato a lungo termine, metà va all'impresa mista o alla filiale di Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA), incaricata della distribuzione in Nicaragua. Tale quota, al netto dei costi operativi e finanziari, è quindi destinata al Fondo ALBA entro 90 giorni dalla fatturazione, che a sua volta finanzia, tra l'altro, progetti sociali e opere infrastrutturali.
L'altra metà del 50% finanziato a lungo termine è a carico dello Stato del Nicaragua, che, pertanto, aumenta il proprio debito pubblico.
Venite a vedere i nuovi vestiti...”Il 13 Luglio 2007 sorse così ALBA de Nicaragua S.A. (ALBANISA), l'impresa mista incaricata di ricevere il petrolio venezuelano. Il 51% delle azioni di tale impresa appartiene, infatti, alla venezuelana PDVSA, mentre il 49% è detenuto dalla Empresa Nicaragüense de Pétroleos (PETRONIC), di proprietà statale. Fin dalla sua creazione, ALBANISA è stata il fulcro di tutta la cooperazione venezuelana.
In sostanza, il greggio e i suoi derivati arrivano in Nicaragua dal Venezuela, via ALBANISA. Il greggio viene, quindi, raffinato dalla transnazionale ESSO Standard Oil. Una volta raffinati, i carburanti sono venduti da ALBANISA-PETRONIC, sia alle centrali che generano energia, che funzionano principalmente a petrolio, sia alle rete di stazioni di servizio in tutto il Paese.
In entrambi i casi, queste comprano il petrolio al suo costo di produzione. Ciò significa che i costi aggiuntivi sono caricati sugli utenti, attraverso le tariffe dell'energia elettrica o i prezzi dei carburanti nelle stazioni di rifornimento. In tal modo, ALBANISA si finanzia con la vendita di petrolio greggio e suoi derivati nel mercato interno.
ALBANISA è, inoltre, l'unico ente nazionale autorizzato ad esportare prodotti agricoli nicaraguensi, a prezzi speciali - “equi” -, al mercato venezuelano, nel quadro di ALBA. In base all'accordo noto come PETROCARIBE, l'importazione di tali prodotti può essere “accreditata” come pagamento della fattura petrolifera. Così, il Nicaragua può esportare in Venezuela carne, prodotti caseari, caffè, zucchero e fagioli, tra gli altri prodotti, in cambio di petrolio. Nessuno sa con certezza la percentuale della fattura petrolifera che il governo nicaraguense ha pagato in base a tale “baratto”.
ALBANISA, mediante un'altra società, ALBALINISA, stabilisce il prezzo e le regole dell'esportazione, diventando così l'unico canale attraverso il quale, da un lato, arrivano nel Paese il petrolio e i suoi derivati, e dall'altro, vengono esportati prodotti chiave per il Paese.
Non solo: ALBANISA distribuisce anche quel 50% che deve essere pagato entro la scadenza di 23 anni, con un interesse del 2% su base annua. Metà di tale quota viene trasferita ai fondi ALBA, che finanziano progetti sociali nei paesi membri di ALBA, mentre l'altra metà viene trasferita a ALBA-CARUNA (in origine, Cassa Rurale Nazionale, ndr), una piccola cooperativa di risparmio e credito, diventata oggi il secondo pilastro nella gestione delle ingenti risorse di ALBA e PETROCARIBE.
ALBA-CARUNA gestisce, infatti, alcune delle notevoli risorse che il Paese riceve attraverso ALBA: tra esse, l'importazione di urea, importante fertilizzante per la produzione agricola nazionale, e altri beni produttivi, a prezzi vantaggiosi. Inoltre, negozia prestiti del Banco de Desarrollo de Venezuela (BANDES) destinati al credito agricolo, zootecnico e agroindustriale, a interessi preferenziali, in Nicaragua.
Nel quadro di PETROCARIBE, ALBA-CARUNA gestisce anche i fondi che le vengono trasferiti da ALBANISA, diretti ai programmi sociali del governo: Usura Zero, Fame Zero, Strade per il Popolo, Case Dignitose, Operazione Miracolo... Nel 2011, l'amministratore di ALBA-CARUNA ha dichiarato che tale ente disponeva di circa 100 milioni di dollari per finanziare i programmi di governo.
Da ALBANISA discendono, poi, varie società private, anche se create con denaro pubblico, che sono andate conformando un potente gruppo economico: ALBA-Alimentos (ALBALINISA), unico intermediario delle esportazioni di prodotti agroalimentari verso il Venezuela; ALBA-Equipos, impresa di mezzi di costruzione; ALBA-Seguridad, che fornisce servizi di sicurezza e sorveglianza agli impianti di ALBANISA; ALBA-Generación, che gestisce le centrali elettriche per le emergenze; ALBA-Puertos, incaricata di rimorchiare, rifornire e dare manutenzione alle navi provenienti dal Venezuela, nonché di pagare i servizi di trasporto e scarico del greggio e dei suoi derivati; ALBA-Depósitos, incaricata di gestire le cisterne di stoccaggio del greggio e la distribuzione del petrolio alla raffineria e alle centrali elettriche; ALBA-Eólica, azienda per la produzione di energia eolica; ALBA-Transporte, che gestisce la distribuzione degli autobus per il trasporto pubblico donati al Paese; e ALBA-TECNOSA, responsabile della costruzione di abitazioni nel quadro del programma Case per il Popolo, del governo.
"Cos'è successo nel consiglio dell'imperatore?”Anche se ALBANISA oggi controlla le relazioni tra Nicaragua e Venezuela nel quadro di PETROCARIBE e ALBA, non sempre è stato così. Prima delle elezioni presidenziali del 2006, che diedero la vittoria ad Ortega, i movimenti sociali, insieme alle autorità comunali, alle cooperative e alle associazioni di piccoli e medi produttori, giocavano un ruolo chiave nel processo decisionale di PETROCARIBE, già presente in Nicaragua. Tuttavia, dopo il 2007, il protagonismo di queste realtà venne definitivamente meno. Ciò marca un prima e un dopo nella storia di ALBA in Nicaragua. È, infatti, a partire da quel momento che, secondo protagonisti chiave di quella vicenda, ALBA ha cessato di essere uno strumento di trasformazione sociale ed economica per diventare un accordo che sancisce l'alleanza tra il governo nicaraguense e il grande capitale nazionale e transnazionale, dato l'elevato grado di transnazionalizzazione dell'economia nicaraguense, che ha favorito, al contempo, l'emergere di un nuovo gruppo economico. strettamente legato al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).
Che cosa è, dunque, successo in seno al “consiglio dell'imperatore?” Ripercorriamo un po' la storia. Il 24 Aprile 2006, a Caracas, era stato firmato un accordo tra Petróleos de Venezuela e l'Associazione dei Municipi del Nicaragua (AMUNIC). L'ex sindaco di Managua e militante storico dell'FSLN, Dionisio Marenco, promosse quell'accordo e vi appose la sua firma.
Il rapporto con ALBA era diretto e senza intermediari. Le decisioni venivano prese da una commissione mista, che riuniva le organizzazioni, i movimenti sociali e le autorità municipali. In quell'ambito vennero siglati accordi e lettere di intenti e, in alcuni casi, realizzati progetti specifici.
Il 25 Aprile di quell'anno, arrivò in Nicaragua il primo bastimento di petrolio venezuelano attraverso ALBANIC, di cui era presidente lo stesso Dionisio Marenco. ALBANIC era una società formata dalla filiale di PDVSA, PDV Caribe, e AMUNIC. Il carico di 18 mila barili di diesel arrivò nel porto di El Rama, 300 chilometri a Est di Managua (sul Mar dei Caraibi, ndr). Quindi, il 22 Settembre dello stesso anno, venne stabilito un accordo con il Banco de Desarrollo Económico y Social de Venezuela (BANDES), finalizzato alla concessione di prestiti alle amministrazioni municipali che avessero bisogno di capitali per formare imprese miste con il Venezuela.
Nel 2007, con l'insediamento alla presidenza di Daniel Ortega, ALBA fece progressi. Arrivarono in Nicaragua due navi cariche di urea, con grande beneficio dei piccoli produttori agricoli, che poterono comprare il prodotto ad un prezzo inferiore del 30% rispetto a prima.
ALBA si presentò in Nicaragua anche con progetti sanitari, come l'Operazione Miracolo, tesa a risolvere i problemi di cataratta e altre malattie degli occhi, e di alfabetizzazione, come il programma Yo sí puedo (Io sì posso, ndr). I progetti di edilizia abitativa, produzione agricola ed educazione erano concordati direttamente dai soggetti citati con le istituzioni pubbliche del Venezuela che avevano accordi di cooperazione con il Nicaragua.
Venne avviata allora anche una collaborazione tra l'Istituto per lo Sviluppo della Piccola e Media Industria (INAPYMI) del Venezuela e una serie di aziende nicaraguensi di proprietà dei lavoratori, come Café El Caracol e Café El Mejor, tra le altre, con l'obiettivo di rinnovare il loro apparato produttivo, ormai obsoleto. Nell'ambito di quel progetto vennero beneficiati 16 mila produttori.
In quella prima fase, attraverso la succursale che BANDES aprì in Nicaragua, vennero finanziati anche progetti per l'esportazione di fagioli neri (particolarmente appetibili in Venezuela, al contrario di quelli rossi consumati in Nicaragua, ndr) e la produzione di riso, sesamo e mais, coltivati da cooperative quali Del Campo R.L., SIFINA, NICARAOCOOP, CECOCAFEN e CARUNA.
Secondo “fonti interne ad ALBA”, che hanno chiesto di non essere identificate, in quel momento si sarebbe potuto iniziare a costruire una sorta di economia alternativa, basata su una forte autogestione: “Ci furono riunioni con varie organizzazioni di primo e secondo livello del settore cooperativo in Nicaragua, per definire quali prodotti offrire al mercato venezuelano. Le federazioni si sarebbero incaricate di organizzare catene produttive. Nel caso di mais e fagioli, un'organizzazione si sarebbe fatta carico dell'assistenza tecnica, della formazione produttiva, della conservazione del suolo e dell'acqua, della creazione di una nuova industria e della trasformazione dei prodotti di base, fino alla loro esportazione. Un'altra organizzazione si sarebbe specializzata in fagioli, un'altra nella carne, un'altra nel riso... Ciò avrebbe stimolato una specie di nuova crescita economica, che vedeva protagonisti soggetti del settore sociale cooperativo. E il principale fattore di sostegno sarebbe stato il mercato venezuelano basato su a prezzi preferenziali”. Poco tempo dopo, quei piani erano passati alla storia.
"Per paura non dicevano niente...”Nel 2008, un anno dopo le elezioni presidenziali che diedero la vittoria ad Ortega, ALBANISA prese il posto di ALBANIC e divenne l'unico ente mediatore del rapporto con il Venezuela. Oggi, secondo fonti interne ad ALBA, i dirigenti di ALBANISA e CARUNA non hanno alcun potere decisionale sull'utilizzo dei fondi: “L'assegnazione dei finanziamenti non avviene più mediante l'istituzione venezuelana BANDES, ma si è deciso che passino attraverso CARUNA. Tuttavia, questa fa solo da ombrello, dal momento che non è lei a decidere sull'uso di tali fondi. C'è una commissione che si chiama Comitato di Credito ALBA-CARUNA, incaricato della quale è Francisco López, vicepresidente di ALBANISA nonché tesoriere dell'FSLN, che può delegare le persone che più gli aggradano. Sono queste, in ultima analisi, a decidere a chi concedere un credito o fondi di ALBA”.
ALBA-CARUNA gestisce parte delle risorse provenienti da PETROCARIBE, ma senza che vi sia chiarezza su come vengano distribuite: “I fondi non sono di ALBA-CARUNA. Quest'ultima li amministra solo, ma non decide a chi concederli. Nemmeno esiste una regola chiara che stabilisca i requisiti per accedere a tali fondi. È il Comitato di Credito a decidere”.
Fonti interne ad ALBA confermano la gestione in chiave partitica della cooperazione venezuelana: “La decisione su chi possa ricevere i fondi è politica. Non è che chiunque possa accedervi, secondo determinati requisiti. C'è una lista di fornitori di ALBANISA: per farne parte, occorre seguire una trafila soggetta a seri rischi di corruzione”.
"Applaudivano, ma niente vedevano...”Fonti interne ad ALBA confermano che l'accordo ha favorito l'élite imprenditoriale del Nicaragua, che così ha potuto consolidare i suoi legami con il governo: “PETROCARIBE ha giocato un ruolo chiave nell'alleanza tra governo e COSEP (Consiglio Superiore dell'Impresa Privata); ad esempio, chi esporta zucchero in Venezuela? Il Gruppo Pellas (il più potente del Paese, ndr). Chi esporta carne? I grandi centri di macellazione. Non sono i contadini, ma i grandi allevatori a beneficiare dei prezzi superiori a quelli di mercato. Questo è l'“osso” che il governo sta tirando al COSEP”.
Secondo queste fonti, il cambio di rotta nell'applicazione degli accordi ALBA si deve, da un lato, alla necessità dell'FSLN di mantenere il controllo sulla propria base, impedendole di diventare più “autonoma”; dall'altro, alla volontà di rafforzare il gruppo imprenditoriale che oggi domina i vertici dell'FSLN: “C'era un certo timore che l'emancipazione economica del movimento autogestionario potesse in qualche modo dividere la base sociale del Fronte, guadagnando autonomia. Ciò ha a che fare con un cambiamento ideologico nella direzione dell'FSLN. L'idea di una società di sinistra, che molte organizzazioni sociali hanno in mente per trasformare l'apparato produttivo, fu vista come troppo radicale e inappropriata per il livello di sviluppo storico del Paese. Si è creduto che l'impresa privata, l'oligarchia nazionale, fosse quella che poteva modernizzare il Paese più facilmente dei movimenti sociali”.
Per Bayardo Arce, consigliere presidenziale per gli affari economici, tale svolta si è resa necessaria per “rinserrare i ranghi" e centralizzare il controllo sulle risorse del Venezuela, in risposta alle iniziative dell'opposizione parlamentare in quell'anno (2008). In quel contesto, il vertice dell'FSLN scelse di prendere le redini di ALBA centralizzando le decisioni e l'attuazione degli accordi, svuotando del loro ruolo Comuni e movimenti sociali. Ciononostante, sostiene Arce, i movimenti sociali continuano ad essere beneficiati: «I programmi Strade e Case per il Popolo sono realizzati con i Comuni e poi ci sono i crediti per i piccoli produttori attraverso le loro cooperative».
Tuttavia, fonti interne ad ALBA non concordano con la lettura politica di Arce. Secondo loro, la svolta fu determinata dalla convinzione che gli attori dell'economia sociale non fossero in grado di condurre un processo di sviluppo che trasformasse l'attuale struttura produttiva del Paese: “L'ultima parola sul dilemma se l'alleanza con i movimenti sociali fosse un processo su cui scommettere o, piuttosto, una fonte di problemi, ce l'aveva Rosario Murillo (moglie di Daniel Ortega, ndr). Alla fine, si valutò che le organizzazioni sociali fossero deboli, con una base sociale di scarso livello istruttivo, senza grandi capacità di gestione, non in grado di amministrare bene i fondi. Dal momento che ciò avrebbe richiesto un processo a lungo termine, venne sacrificata l'alleanza con i movimenti sociali e il governo optò per il modello produttivo offerto dal COSEP”.
"Guardate bene: il re è nudo!...!”ALBA si presenta “nuda”... Per questo, gli iniziali timori dell'élite economica del Paese sono venuti meno. Oggi, quell'accordo rappresenta per la grande impresa privata nicaraguense l'accesso ad un mercato protetto altamente redditizio. Nel 2008, la domanda del mercato venezuelano era già talmente importante da consentire al grande capitale nicaraguense di far fronte alla crisi economica globale. Per gli imprenditori riuniti nella Commissione Nazionale dei Produttori di Zucchero, per le industrie di trasformazione di prodotti lattiero-caseari come CENTROLAC e PARMALAT, per il Mattatoio “San Martín”, tra gli altri, ALBA ha significato la salvezza e ora rappresenta “il vestito più bello” mai indossato dal Nicaragua.
Nei fatti, il settore privato tradizionale è quello che più ha guadagnato da ALBA. I principali prodotti esportati in Venezuela oggi sono: carne, zucchero, lattiero-caseari - in particolare, quelli pronti per essere processati negli impianti agroindustriali venezuelani -, caffè e granaglie - in particolare, fagioli neri -.
Il Venezuela è diventato il principale mercato per la carne del Nicaragua: nel 2012, le esportazioni di questo prodotto hanno rappresentato il 48,9% del totale. Nel 2011, le esportazioni di zucchero hanno superato il valore di 32 milioni di dollari, facendo del Venezuela il secondo mercato per lo zucchero nicaraguense. Le esportazioni di latte, nel 2010, sono stati pari a 44 milioni di dollari, il che ha rappresentato una crescita del 23,2% rispetto al 2009 e del 94,7% rispetto al 2006. Al mercato venezuelano è destinato oltre il 44% delle esportazioni di prodotti lattiero-caseari. Nel 2011, le esportazioni di caffè in Venezuela sono state pari a 37,56 milioni di dollari. E quelle di fagioli neri, a più di 10 milioni, sempre nel 2011. In raffronto, nel 2007, il Nicaragua esportava in Venezuela prodotti per soli 6 milioni di dollari. Nel 2011, con ALBA, erano 303 milioni.
Ad eccezione dei fagioli neri e altri alimenti coltivati da cooperative, tutti gli altri prodotti che attualmente godono di un accesso preferenziale al mercato venezuelano provengono dal grande capitale nazionale.
Questo potente settore dell'economia beneficia, inoltre, della perennemente rinviata riforma fiscale, che sarebbe urgente per il Nicaragua, dove le persone meno abbienti pagano proporzionalmente più tasse dei ricchi, i quali godono di importanti esenzioni. Un'adeguata riforma fiscale metterebbe fine a tali sporporzionati vantaggi, nonché ai vizi e alle disugualianze dell'attuale sistema.
I fondi di ALBA attualmente coprono una serie di necessità, che vanno dal sussidio al trasporto pubblico di Managua al cosiddetto “bonus solidale” - un aumento salariale di circa 30 dollari al mese per 160 mila dipendenti pubblici -; tali sovvenzioni pubbliche dovrebbero, però, essere coperte con una raccolta fiscale più equa. Ma, per ora, ci pensa ALBA, e non la grande impresa privata.
"Tutti ascoltarono perplessi...”ALBANISA e la rete di aziende ad essa collegate formano un conglomerato che consolida sempre più il gruppo imprenditoriale legato all'FSLN e, in particolare, alla famiglia del presidente Ortega. Sebbene, dal punto di vista proprietario, ALBANISA sia una società pubblica, la sua amministrazione e le scelte relative ai proventi della cooperazione petrolifera venezuelana sono gestite in modo del tutto discrezionale e poco trasparenti. In tal senso, ALBANISA si comporta come un'impresa privata.
Secondo Bayardo Arce, ogni accesso a mercati aperti in ragione di qualsiasi accordo commerciale, così come i tempi e livelli di tale accesso, sono a discrezione dei firmatari dell'accordo. Nel caso di ALBA, sostiene Arce, la discrezionalità è un elemento strutturale dell'accordo, dato che il Venezuela fissa le condizioni dello scambio commerciale per ottenere tali benefici.
Tuttavia, sempre più società acquisite da ALBANISA sono amministrate o dirette da persone che non necessariamente occupano un incarico pubblico nello Stato, anche se mantengono stretti legami con l'FSLN.
Uno dei casi emblematici è quello della Distribuidora Nicaragüense de Petróleo (DNP), che conta su una rete di oltre 50 stazioni di servizio in tutto il Paese. Fino a poco tempo fa, la società era controllata dalla multinazionale svizzera Glencore, a seguito di un contratto firmato durante l'amministrazione di Arnoldo Alemán (1997-2001), del valore di 50 milioni di dollari; in base al quale, l'ex direttore generale dell'agenzia delle Entrate, Byron Jerez, pur senza aver alcun titolo per farlo, diede in affitto la compagnia PETRONIC alla Glencore per un periodo di dieci anni, al costo di 700 mila dollari al mese, più mezzo centesimo di dollaro di commissioni su ogni gallone (quello americano cotrrisponde a 3,79 litri, ndr) di carburante venduto con il marchio PETRONIC; il che significava entrate extra per 250-300 mila dollari l'anno. In quegli anni, PETRONIC divenne famosa per i “giri” di fondi con cui Byron Jerez finiva per pagare i debiti della famiglia Alemán e le campagne elettorali del suo partito (il PLC, Liberale Costituzionalista, ndr), tra altre frodi e malversazioni.
Nel 2009, ALBA-CARUNA comprò la DNP, fra le altre acquisizioni del potente conglomerato ALBANISA. L'acquisto avvenne alcune settimane prima che il ministro dell'Energia Emilio Rappaccioli e procuratore Hernán Estrada annunciassero che la società statale PETRONIC «avrebbe ripreso le redini del contratto di affitto che il governo Alemán aveva ceduto al consorzio svizzero Glencore». Il presidente Ortega aveva dichiarato, nel 2007, che i negoziati con Glencore avevano l'obiettivo di recuperare, da parte di PETRONIC e dello Stato nicaraguense, gli impianti affittati. Tuttavia, ciò non avvenne.
Secondo un'inchiesta condotta da Moisés Martínez e Octavio Enríquez pubblicata sul quotidiano La Prensa nel 2012, dal titolo Impacto ALBA sólo en la fortuna de Ortega (che argomentava come a beneficiarsi dell'accordo fosse soprattutto il presidente Ortega, ndr), ad amministrare DNP, società che genera profitti per 21 milioni al mese dalla vendita di carburante nelle stazioni di servizio appartenenti alla sua rete di distribuzione, è la nuora del presidente Ortega. Secondo tale inchiesta, come comprovano documenti ufficiali del Registro Pubblico di Managua, a seguito dell'acquisto di DNP sono state create tre società: DNP Internacional S.A. (Sociedad Anónima, ndr), DNP Internacional de Nicaragua S.A., e Nica Petrol S.A., incaricate tra l'altro, di effettuare esplorazioni di possibili giacimenti di petrolio e di sfruttare quelli esistenti, così come comprare ed importare idrocarburi.
"E continuavano ad ascoltare la bambina...”A seguito della pubblicazione sul La Gaceta Diario Oficial (2012), la società Nica Petrol S.A. ha chiesto l'autorizzazione ad usare il marchio PETROCARIBE in 44 delle 45 categorie commerciali attualmente presenti in Nicaragua. Se questa le venisse concessa, Nica Petrol S.A. potrebbe vendere dal filo da cucire alle armi e munizioni, dai veicoli agli strumenti chirurgici e scientifici, dai metalli preziosi alle scarpe e alla birra... Di tutto!
Pertanto, se tale autorizzazione le venisse concessa e si concretizzasse la possibilità di produrre tale vasta gamma di prodotti, il potere economico e potenzialmente monopolistico di Nica Petrol S.A., raggiungerebbe dimensioni colossali in futuro.
Il gruppo ALBANISA intende, inoltre, ampliare i propri investimenti nella costruzione di stabilimenti per la trasformazione di alimenti, per la macellazione e commercializzazione delle carni, e di altre società. Il "gioiello della corona" sarebbe la raffineria “El Supremo Sueño de Bolívar”, che una volta costruita sarebbe in grado di processare fino a 150 mila barili di petrolio al giorno. La raffineria sarebbe, quindi, collegata ad un oleodotto e ad un impianto petrolchimico industriale.
Si stima che, attualmente, il gruppo ALBANISA abbia già la capacità di generare 600 megawatt di energia elettrica, grazie agli impianti donati da Taiwan e Venezuela. Tale quantità di energia è in grado di soddisfare quasi tutta la domanda interna.
ALBANISA ha anche annunciato di voler costruire tre porti di acque profonde: uno a Bilwi (già Puerto Cabezas, nella regione atlantica Nord, ndr), uno a Monkey Point, sui Caraibi (nella regione atlantica Sud, ndr), e uno a Puerto Sandino, sul Pacifico. Inoltre, prepara le condizioni per la realizzazione di un grande sistema di irrigazione di almeno 5 mila ettari, da Chinandega a Rivas (nelle pianure del versante pacifico, ndr), con acque prelevate dai laghi Cocibolca (o Grande Lago di Nicaragua, ndr) e Xolotlán (altrimenti noto come Lago di Managua, ndr). Infine, ALBANISA sta studiando anche la possibilità di istallare turbine eoliche nell'istmo di Rivas, nel Sud del Paese, al fine di produrre altri 60 megawatt di energia.
Se tutti questi investimenti dovessero materializzarsi, non c'è dubbio che avrebbero un impatto importante sullo sviluppo delle infrastrutture del Paese, come proposto dai documenti fondativi di ALBA. Tuttavia, è il modo in cui tale accordo viene messo in pratica in Nicaragua a generare profonde perplessità, se si pensa agli obiettivi di uguaglianza sociale, sostenibilità ambientale e trasformazione delle ingiuste strutture economiche e produttive, che il “meraviglioso vestito” di ALBA proclama nei suoi documenti.
ALBA ha rappresentato e ancora rappresenta una grande opportunità per il Nicaragua. L'accesso preferenziale al petrolio, le opportunità offerte dal mercato venezuelano e le potenziali risorse finanziarie da destinare a progetti sociali ed economici di trasformazione della dura realtà della maggior parte dei nicaraguensi, sono alcuni dei pilastri più importanti di questo accordo.
Non c'è dubbio che progetti sociali dell'attuale governo, come Case per il Popolo, tra gli altri, abbiano alleviato il peso economico per molte famiglie. Ma si tratta di piccoli risultati, se si considerano le dimensioni della cooperazione venezuelana e le sue potenzialità di produrre cambiamenti economici e sociali in senso strutturale e trasformatore. Per questo, è urgente sottolineare come ALBA sia “nuda”. È imperativo non limitarsi alle apparenze, ma scavare in profondità per verificare come e con quali scopi si stia realizzando l'ALBA in Nicaragua. Occorre farsi coraggio, come la bambina della favola, per dire ciò che nessuno si azzarda a dire, per avanzare quelle domande che nessuno vuole porre.
La svolta nella realizzazione di ALBA, che ha emarginato i movimenti sociali, i Comuni e le cooperative, ha segnato un prima e un dopo. I “tessuti dai colori meravigliosi” sono andati scomparendo...
Alla svolta hanno fatto seguito due dinamiche che “hanno spogliato” ALBA: si è rafforzata l'alleanza tra governo e settore privato tradizionale, ed è sorto e si è consolidato un nuovo potente gruppo economico legato al partito di governo. Nessuna di queste due dinamiche figurava nella proposta iniziale di ALBA, né negli obiettivi che, sulla carta, tale iniziativa persegue.
È necessario aprire il dibattito e chiederci cosa stia realmente accadendo con ALBA e in quale direzione vogliamo che l'accordo si diriga. La politica pubblica deve costruire il Paese che i suoi abitanti sognano e non solo favorire gli interessi di pochi. Ciò richiede un pensiero critico che indaghi, analizzi e critichi ciò che sta dietro i discorsi, che vengano dal Venezuela o dal Nicaragua. Un Paese senza pensiero critico è un Paese alla mercé di un potere messianico, privo di contrappesi.
Se non si riuscirà a far sì che gli obiettivi originariamente proposti da ALBA - riduzione delle disparità economiche e sociali e trasformazione della struttura produttiva del Paese - siano rispettati, il Nicaragua avrà perso un'opportunità storica per superare l'arretratezza economica, culturale e sociale.
Saremo in tempo per evitare che in questo vivace Paese svanisca il potenziale trasformatore di ALBA, come i i bellissimi vestiti che doveva indossare l'imperatore nel racconto di Andersen?

L'articolo si basa su una ricerca dell'autrice, intitolata El Acuerdo de Asociación con la Unión Europea y el ALBA: dinámicas político-económicas en Nicaragua, pubblicata da Nitlapán, KEPA Finlandia e envío.

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