NICARAGUA / Spazi che si aprono, spazi che si chiudono

Con la storica sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, del 19 Novembre 2012, il Nicaragua ha praticamente raddoppiato la sua superficie territoriale, ricuperando oltre 90 mila km2 di mare, ora considerato “zona economica esclusiva”, fino a quel giorno sotto la sovranità della Colombia. Tuttavia, mentre il diritto internazionale apriva spazi alla sovranità marittima, paradossalmente il governo nicaraguense ne chiudeva altrettanti alla partecipazione civica.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.


Per leggere e/o stampare il numero 10/2012 in formato PDF, clicca qui
La sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, accolta con entusiasmo in Nicaragua e tristezza in Colombia, è arrivata due giorni prima che il Consiglio Supremo Elettorale proclamasse i risultati definitivi delle elezioni municipali, svoltesi il 4 Novembre 2012. Da cui risulta che il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) ha vinto in 134 dei 153 Comuni del Paese. Così, mentre i nicaraguensi si vedevano riconosciuti un territorio grande quasi un “altro Nicaragua”, anche se in mare, gli stessi perdevano, forse definitivamente, fiducia nelle elezioni.
“A qualsiasi prezzo”Impugnando il 100% dei verbali di scrutinio dei seggi, per due settimane, i candidati liberali vincitori in Nueva Guinea, Ciudad Dario, Matiguás ed El Almendro hanno denunciato i brogli  commessi nei loro Comuni, presentando ricorso e contestando i risultati preliminari. Invano. In oltre 60 municipi, in cui l'Istituto per la Democrazia e lo Sviluppo (IPADE) ha verificato che la volontà popolare non è stata rispettata e si sono, invece, prodotte gravi anomalie, non è stato però possibile  documentare sufficientemente quanto successo.
Queste elezioni saranno ricordate come quelle con la minore partecipazione nella storia elettorale recente del Nicaragua, iniziata nel 1984. L'astensione, infatti, è stata alta: fra un 70%, secondo il gruppo Etica e Trasparenza, e il 54,5%, secondo l'IPADE. Le autorità elettorali sono ricorse a molti degli stratagemmi utilizzati nelle elezioni municipali del 2008 e in quelle generali del 2011 al fine di manipolare i risultati. La certezza che ciò sarebbe avvenuto spiega in gran parte l'alto grado di astensione.
La ripetizione di tali trucchi conferma come il partito al governo, pienamente consapevole che non avrebbe vinto in municipi tradizionalmente liberali e in Comuni da sempre ad esso contrari, avesse deciso di conquistarli con la forza, mettendo in pratica i consigli del defunto Tomás Borge: «Dicevo a Daniel Ortega: possiamo pagare qualsiasi prezzo, qualsiasi cosa dicano. L'unica cosa che non possiamo perdere è il potere; qualsiasi cosa dicano, facciamo quel che dobbiamo fare. Il prezzo più elevato sarebbe perdere il potere.»
Sovvertire la struttura di potere locale in Comuni storicamente liberali, dapprima con la frode e poi con risorse economiche, era, e resta, l'obiettivo centrale di Ortega in queste elezioni municipali.
Il ricorso a tali trucchi equivale al riconoscimento implicito che in gran parte del Paese l'FSLN gode di un sostegno minoritario: «Ortega sa di essere più debole di quanto gli altri lo considerino», sostiene il costituzionalista Gabriel Álvarez.
“Quel che va fatto”Questa volta, la novità più importante nell'insieme di manovre utilizzate per favorire l'FSLN è stata il ricorso all'esercito e alla polizia per alterare i risultati. Al Centro Nicaraguense per i Diritti Umani (CENIDH) e a vari organi di informazione sono pervenute diverse denunce, il giorno stesso del voto, di come in vari municipi rurali del Nord – San Nicolás, ad esempio –, la popolazione abbia visto arrivare contingenti militari armati ed in uniforme – agenti di polizia antisommossa e soldati –, portati lì per votare e, poi, trasferiti in altre località dove hanno rivotato, contando sul fatto che la legge permette loro di votare in qualsiasi seggio elettorale del Paese – anche se, ovviamente, non due volte...–. In tal modo, essi hanno cambiato i rapporti di forza politici a livello locale, proprio in quei luoghi dove l'FSLN mai avrebbe vinto.
Essendo il presidente Ortega anche comandante supremo della Polizia e dell'Esercito, e dal momento che né la direttrice della Polizia né il Capo dell'Esercito hanno smentito o chiarito tali episodi, se ciò fosse vero sarebbe di particolare gravità, al punto da compromettere la credibilità e il prestigio delle forze armate, che questa volta sarebbero state obbligate, per disciplina, a commettere reati elettorali.
I fatti di Nueva GuineaLa resistenza ai risultati fraudolenti ha provocato due morti e diversi feriti a Ciudad Darío; la morte di un giovane attivista dell'FSLN; l'incendio della sede del Comune e di vari edifici pubblici a San Nicolás e La Paz Centro; proteste durate tre settimane a Matiguás e quattro imponenti manifestazioni popolari in Nueva Guinea, a sostegno di colui che la popolazione locale ritiene sia il sindaco uscito vittorioso dalle urne, il liberale Denis Obando.
Un gruppo del CENIDH si è recato in Nueva Guinea, il giorno dopo l'ultima delle citate manifestazioni, il 18 Novembre scorso. Quel giorno, la polizia antisommossa ha cinto d'assedio e attaccato la sede della campagna elettorale dei liberali e fermato circa 60 fra manifestanti e residenti, portati in varie sedi della polizia, dove agenti incappucciati hanno picchiato brutalmente gli uomini e umiliato sessualmente le donne. Il giorno dopo, il CENIDH ha raccolto, in Nueva Guinea, decine di denunce di tali vergognosi fatti: «Abbiamo trovato una popolazione terrorizzata», ha dichiarato l'avvocata Wendy Flores, del CENIDH.
Il 28 Novembre, quindi, a Managua, il Movimento per il Nicaragua (MPN) ha presentato nuove testimonianze e denunce, raccolte il 25 e 26 Novembre in Nuova Guinea da varie organizzazioni della società civile.
Ecco 2 delle 15 dichiarazioni giurate; la prima di un uomo: «Mi hanno colpito così forte che ho perso conoscenza. Poi non ricordo niente. Quando ho ripreso conoscenza, continuavano a picchiarmi e mi dicevano: “Cane liberale figlio di puttana, adesso ti facciamo vedere cos'è il terrore”»; l'altra di una donna: «Quando mi hanno portato alla stazione di polizia volevano colpirmi ed ho detto loro che ero incinta. Così, hanno deciso di non picchiarmi e mi hanno detto: “Ma adesso vedrai come si soffre qui!” E mi hanno costretto a vedere come picchiavano gli uomini che tenevano prigionieri. Allora sono svenuta.»
L'impiego di poliziotti antisommossa per reprimere gli oppositori che rifiutavano i risultati   elettorali è stato un'altra delle “novità” di queste elezioni. Tuttavia, come ha potuto constatare il CENIDH nel piccolo villaggio di San Juan de Limay, 500 di questi agenti sono stati schierati persino per impedire che gli abitanti manifestassero.
Nelle proteste per i brogli elettorali del 2008, furono gruppi organizzati dell'FSLN a colpire e a tirare sassi contro gli oppositori. Questa volta, sono stati i poliziotti antisommossa della Polizia nazionale – la cui sola presenza, vestiti di nero, con casco, giubbotti antiproiettile e ginocchiere, risultava più intimidatoria – ad accompagnare quei gruppi violenti in diversi municipi o ad intervenire direttamente contro i manifestanti.
Rapido degradoLa repressione poliziesca contro la popolazione liberale della Nueva Guinea è stata bollata dal CENIDH e dalla Commissione Permanente per i Diritti Umani come «atti inumani e tortura.» Nell'incontro convocato dal MPN, il politologo Félix Maradiaga ha dichiarato: «Non credo che i 15 mila poliziotti, tra permanenti e volontari, che compongono la Polizia Nazionale del Nicaragua, approvino gli atti di violenza poliziesca che sono stati documentati fino ad oggi», citandone vari, ma precedenti agli eventi in Nueva Guinea. Quindi, ha proseguito: «Ci sono migliaia di poliziotti che ogni giorno rischiano la vita per garantire tranquillità alla cittadinanza. Tuttavia, il rapido degrado istituzionale della Polizia, a conseguenza della partigianeria di molti suoi integranti e della collaborazione tra polizia e attivisti dell'FSLN in atti di violenza politica, sono degenerazioni che nuocciono all'intero corpo.» Il giudizio della presidente del CENIDH, Vilma Núñez, è stato ancora più netto: «Un Paese con una Polizia in via di decomposizione è un Paese completamente esposto» alle minacce.
Uso della forza sproporzionatoInterpellata sugli incidenti che hanno visto per protagonisti suoi subordinati in Nueva Guinea, Aminta Granera, capo della Polizia Nazionale, ha così risposto: «Abbiamo cercato di evitare che i due gruppi si scontrassero... Noi non lo vorremmo, ma quando non si è d'accordo nel fare le cose in pace, occorre usare la forza.» In seguito, su pressioni dei media e dei social networks che diffondevano informazioni, Granera ha promesso un'inchiesta.
I fatti in Nueva Guinea rimarranno i più emblematici di questa nuova frode. Convinto del sostegno popolare espresso nelle urne, ma usurpatogli, di fronte alle manifestazioni di massa a suo favore, Denis Obando, l'attuale sindaco di Nueva Guinea che si era candidato alla rielezione, appariva euforico prima della sproporzionata repressione del 18 Novembre, al punto da dire: «Nueva Guinea è la prima delle scintille che si accenderanno in tutto il Nicaragua, per esigere rispetto.»
La brutale repressione della polizia antisommossa ha evidenziato la disparità di forze tra una protesta civile e disarmata, e le cariche degli agenti in uniforme che volevano impedirla con sproporzionata violenza, a dimostrazione della volontà del governo di imporsi, costi quel che costi.
Le incursioni selvagge, con la forza e l'inganno, del partito al governo in municipi tradizionalmente liberali, già territorio della Resistencia (dei contras, ndr) negli anni '80, rivelano anche come l'FSLN stia scherzando con il fuoco, con conseguenze potenzialmente molto negative. «La resistenza non si fermerà qui», sostiene con preoccupazione il CENIDH, dopo aver ascoltato l'indignazione popolare causata dall'alterazione dei risultati e dalla repressione poliziesca.
“Non finisce così”Nueva Guinea è un municipio di grandi dimensioni e assai produttivo: vi si trova il 20% del patrimonio bovino del Paese; è uno dei tre centri da cui parte il bestiame, ancora vivo, per il Venezuela, che viene esportato da ALBANISA, una delle società del gruppo ALBA in Nicaragua (Alleanza Bolivariana per le Americhe: al riguardo, vedi articolo nel numero 10/2012, ndr). Da Nueva Guinea parte, inoltre, quasi l'80% delle esportazioni nicaraguensi di tuberi e radici, mentre le prospettive del cacao, di ottima qualità, e di altri prodotti da agricoltura biologica sono promettenti. Nei quattro anni da sindaco (2008/2012), Denis Obando ha lasciato tracce di progresso, maggiore organizzazione e una gestione municipale trasparente, che ha ricevuto riconoscimenti e premi. «La gente non resterà con le braccia conserte quando in Gennaio si insedierà la sindaca dell'FSLN», dicono in Nueva Guinea.
Intanto, il primo effetto di tipo economico della frode elettorale in Nueva Guinea è arrivato prima di quella data: USAID, l'agenzia per lo sviluppo degli Stati Uniti, ha tagliato tre progetti, del  valore di 30 milioni di córdobas (poco meno di un milione di euro, ndr), a realizzarsi nel 2013, nel municipio: la costruzione di un campo sportivo, la creazione di un catasto e la segnaletica stradale. «Questa gente vuole trasparenza e che le autorità siano elette legalmente; qui sta il dissenso», ha commentato il sindaco Obando, parlando dei donatori, paventando che anche altri progetti di sviluppo potrebbero andare persi.
Scherzare col fuocoQuali altre conseguenze comporterà questo “scherzare con il fuoco”? Non mancano i rischi. Quando la gente dice – come diceva a Ciudad Darío, dove le pallottole degli agenti antisommossa che proteggevano i simpatizzanti dell'FSLN hanno ucciso due uomini, che protestavano contro i brogli elettorali – che non sporgerà denuncia alla polizia, “tanto non faranno niente”, la tentazione di “farsi giustizia” con le proprie mani è grande. Quella che nelle zone rurali è comunemente detta “la legge della montagna” – per l'appunto, il farsi giustizia, o ciò che si intenda per giustizia, o vendicarsi o regolare i conti da soli –, potrebbe prendere il sopravvento in quei territori. Anni fa, in Nueva Guinea, una banda di “giustizieri”, formata da una ventina di uomini armati, “si faceva giustizia” da sola, uccidendo i ladri di bestiame. Inoltre, potrebbero tornare in auge leaders, forti di base sociale, che appartenevano alla Resistencia armata e che già annunciano che si opporranno al governo.
La chiusura degli spazi politici suole aprire nella mente di persone che hanno familiarità con le armi e che si sentono umiliate, sentimenti di disperazione che portano ad immaginare e realizzare azioni violente. È sconcertante e disdicevole che quanti oggi guidano il partito al governo non l'abbiano imparato dopo quello che ha vissuto il Paese.
Una specie mutante“Il sistema elettorale è collassato”: collasso è la parola più ripetuta in tutte le analisi di questa negativa esperienza elettorale. Tuttavia, perché qualcosa collassi, implica che abbia smesso di funzionare. Collassano una civiltà, un sistema, i trasporti, il corpo umano o un organo di esso... Ma il sistema elettorale nicaraguense non ha smesso di funzionare, consuma una grossa fetta del bilancio nazionale, mantiene un buon numero di funzionari assai ben pagati, ha prodotto quattro elezioni di fila in cui è riuscito a imporre risultati truccati e consentire al sistema politico di continuare a funzionare, e rimane nientemeno che il quarto dei poteri dello Stato, che emette sentenze definitive, come fa la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja.
No, non si tratta di un collasso; piuttosto, siamo di fronte a una mutazione perversa, che ha fatto sì che il sistema elettorale agisca in modo del tutto funzionale al partito al governo. La mutazione ha avuto origine con il patto Ortega-Alemán, di più di una dozzina di anni fa, ed ha prodotto una nuova e pericolosa specie: un sistema elettorale che non sempre permette di votare, che a quanti permette di votare non consente di scegliere, che non garantisce democrazia, ma la continuità al potere di un partito, l'FSLN. Non esiste qualcosa di simile, oggi, in America Latina.
Da anni, praticamente tutta la società nazionale – ad eccezione della coppia presidenziale e del nucleo duro del partito di governo – si batte perché vengano sostituite le più alte autorità del Consiglio Elettorale: tale lotta sembra oggi, oltre che gigantesca e quasi impossibile, sempre più inutile. La mutazione del sis una istituzionalità completamente decomposta, marcia dalla testa ai piedi, che ha fatto del reato elettorale una pratica ormai abituale, che oggi alcuni rivendicano persino con orgoglio. In un incontro a Managua dopo le elezioni, abbiamo sentito un attivista dell' FSLN di Boaco vantarsi spudoratamente: «Io ho esercitato il mio diritto di voto 16 volte!» Un'eccezione frutto dell'euforia trionfalistica? Servirà a qualcosa cambiare i vertici, se leggi, regolamenti, strutture, l'intero sistema restano uguali?
Di fronte all'assolutismo del potereA partire dal 10 Gennaio 2013, giorno dell'insediamento delle nuove autorità municipali, il progetto dell'FSLN di controllare quasi tutto il potere centrale e quello locale, potrà dirsi sostanzialmente raggiunto. Un potere assoluto. Il passo successivo saranno le riforme costituzionali.
I cambiamenti, che la sentenza dell'Aja esige vengano apportati all'articolo 10 della Costituzione, che stabilisce i confini sovrani del Nicaragua, potrebbero offrire il pretesto al partito al governo di far passare altre riforme costituzionali, essenziali per i disegni della coppia presidenziale. Quelle che sembrano prioritarie sono: la possibilità di essere rieletti in forma continuata e successiva, e la trasformazione dei cosiddetti Consigli e Gabinetti (di governo) del Potere Civico in istituzioni statali. Entrambe le cose sono, di fatto, già realtà; ora, si tratterebbe solo di legalizzarle, dando loro legittimità costituzionale.
Di fronte, a tale concentrazione di potere, ormai quasi totale, e di fronte alla massiccia astensione nelle recenti elezioni – interpretata come un ripudio del corso politico del Paese –, l'opposizione afferma di voler dar vita ad una solida unione per sfidare l'FSLN nel 2016, in quelle che si annunciano  “mega-elezioni”, dal momento che si voterà per le presidenziali, legislative e comunali.
Unità, unità!In tal senso, subito dopo le elezioni, si sono moltiplicate le iniziative, le dichiarazioni, i dibattiti sul tema dell'unità dell'opposizione, cui si continua ad attribuire, in forma alquanto semplicistica, la responsabilità del crescente potere di Ortega e del suo partito.
Per Eduardo Montealegre, il primo passo dovrebbe essere quello di rafforzare il Partito Liberale Indipendente (PLI), partito che, oggi, controlla politicamente e finanziariamente, e mediante il quale progetta di proporsi come leader dell'opposizione unita. Molte altre voci insistono, piuttosto, sulla necessità di una “unità dei liberali” (in Nicaragua, divisi fra correnti di destra, anche estrema, di centro e, pure, di sinistra, ndr).
Altre voci, pur concordando sulla necessità di unità, mostrano una visione più ampia e pluralista, e considerano necessario combinare riflessione, informazione, organizzazione e mobilitazione, «mettendo da parte le differenze e consolidando le coincidenze. In primo luogo, occorre collocarsi in una posizione di netta opposizione e, in secondo, è necessario che tale opposizione chieda una modifica totale del sistema elettorale e accompagni le rivendicazioni sociali della gente di tutto il Paese». Questo è il punto di vista di Dora María Téllez, dirigente del Movimento di Rinnovamento Sandinista.
L'MRS, che ha abbandonato l'alleanza elettorale e politica con il PLI, optando per non partecipare alle elezioni municipali, scommette su una unità costruita dal basso verso l'alto, con leaders locali, passando dal livello locale a quello nazionale.
Tale punto di vista coincide con quello di Vilma Núñez, presidente del CENIDH, istituto che, ogni giorno, riceve una valanga di denunce di violazione dei diritti umani della popolazione: «Protestano vari settori: commercianti, tassisti, produttori; per problemi relativi all'acqua e alla luce; c'è anche malessere nello stesso partito al governo; l'insoddisfazione è quasi generalizzata. Occorre fare in modo che la gente si appropri della situazione e partecipi.»
Come in Venezuela?Sull'unità dell'opposizione per sfidare Ortega e batterlo nel 2016, l'esperienza venezuelana ricorre insistentemente in molte analisi post-elettorali e sulla proposta di unità. Già si parla della imperiosa necessità di elezioni primarie per la scelta di un candidato unico di tutta l'opposizione. Appare poco lungimirante partire in questo modo: sarebbe come iniziare a costruire una casa dal tetto o dalle finestre.
L'esperienza venezuelana del Tavolo dell'Unità Democratica (MUD), che ha candidato Henrique  Capriles nell'Ottobre 2012, è frutto di molti anni di sforzi. Il MUD già esisteva nella pratica nel 2006; quindi, è stato formalizzato nel 2008; ristrutturato nel 2009, ha finito per riunire 30 fra partiti  e organizzazioni politiche di assai diversa ideologia diverse; ha organizzato 11 gruppi di lavoro che hanno presentato proposte comuni sui temi del decentramento, sulle questioni internazionali, su strategia e programmi, sui diritti umani, etc.. Tutto ciò, prima delle elezioni primarie del Febbraio 2012, cui hanno partecipato 3 milioni di venezuelani.
Si è trattato, quindi, di un processo intenso, denso e prolungato, pieno di contraddizioni e segnato da una faticosa ricerca del consenso. È pronta l'opposizione nicaraguense a qualcosa di simile?
Le opinioni sono divise tra quanti, superficialmente, dicono di sì, che i partiti ce la faranno e presto, e quanti, invece, sperano che dal basso e al di fuori dei partiti, nasca e si consolidi un'opposizione, che oggi non c'è.
Come sempre, il tempo dirà. Tenendo conto che l'asimmetria tra governo ed opposizione, e tra  governo e società civile, è assai maggiore in Nicaragua che in Venezuela. Quella venezuelana è una società molto più diversificata, le sue istituzioni hanno una storia, i suoi partiti hanno linee più consolidate, l'impresa privata è più grande, e il sistema elettorale è sperimentato... Insomma, le differenze sono molte.
GattopardianamenteLa sentenza della Corte dell'Aja, che concede al Nicaragua ampi spazi in mare, ha coinciso anche con la frettolosa approvazione, il 30 Novembre, da parte della schiacciante maggioranza parlamentare dell'FSLN, della cosiddetta Legge di Concertazione Tributaria, che preclude al Paese quegli spazi di giustizia fiscale che potrebbero fargli compiere progressi verso uno sviluppo più equo e sostenibile.
L'economista José Luis Medal ha riassunto il senso della nuova legge fiscale, citando Il gattopardo di Tomasi da Lampedusa: «Hanno cambiato qualcosa per non cambiare nulla.» Ciò che non è cambiato è quanto di desiguale, regressivo ed ingiusto c'è nel sistema fiscale nicaraguense, che favorisce i ricchi di sempre.
Il governo ha “concertato” la riforma fiscale unicamente con l'élite imprenditoriale del Consiglio Superiore dell'Impresa Privata (COSEP). In questa nuova espressione dell'alleanza governo-COSEP si intravede un'altra, importante differenza rispetto al Venezuela di Chávez, con cui l'opposizione nicaraguense deve fare i conti: in Venezuela, l'impresa privata ha contribuito attivamente all'unità dell'opposizione, unendosi a tale sforzo, mentre in Nicaragua, il COSEP è il più forte alleato interno dell'FSLN.
A porte chiuseIntervistato da envío, Julio Francisco Báez, esperto di diritto tributario, non ha nascosto la sua indignazione nel descrivere il contesto in cui è stata approvata la riforma fiscale: «Che razza di Paese è quello in cui una riforma tributaria, viene discussa, dall'inizio alla fine, tra il governo e un ristretto gruppo di potere economico, a porte chiuse e nel più assoluto ermetismo? Nessuno è stato  consultato. Nemmeno se ne sono accorti gli studenti universitari, le cooperative, gli imprenditori piccoli, medi e grandi. Né sono stati consultati gli accademici o i lavoratori dipendenti. Vuol dire che qualcosa sta accadendo nella società, se il Potere legislativo conduce un negoziato del genere nel silenzio assoluto. Castrati nella loro primaria funzione costituzionale – elaborare, discutere, analizzare le leggi –, i deputati hanno svolto il vergognoso ruolo di “vidimatori della concertazione”, come sono stati definiti, senza il minimo pudore, da uno dei negoziatori dell'alleanza COSEP-Governo. Tale “messa nera” è l'espressione fiscale dello Stato corporativo che si va profilando in Nicaragua, uno Stato di tipo fascista. Il potere supremo dell'economia – incapsulato nel COSEP – e il potere supremo delle istituzioni nazionali – concentrato nell'Esecutivo –, disegnano uniti e felici il futuro di una nazione.»
Quel che va dettoSono evidenti gli enormi privilegi che la classe economicamente potente del Paese mantiene grazie alla nuova legge tributaria. A differenza del Nicaragua, la sinistra latinoamericana al potere ha fatto progressi nella creazione di sistemi fiscali meno regressivi – Venezuela a parte, che può permettersi di non aumentare le tasse per i ricchi, essendo un Paese seduto su un mare di petrolio –.
Come è stata, dunque, presentata alla base dell'FSLN questa compiacenza con il grande capitale? Secondo quale logica politica? I portavoce del governo la spiegano così: se la domanda sociale più pressante della popolazione è il lavoro e se l'impresa privata, e non lo Stato, è quella che crea posti di lavoro, ciò che sta facendo l'FSLN è garantire più posti di lavoro e, con più occupazione, librare una lotta alla povertà più efficace e veloce.
Sostengono, inoltre, i portavoce del governo che tali privilegi sono temporanei e, nel lungo periodo, quando lo “sgocciolamento verso il basso” della ricchezza sarà assicurato – classica visione neoliberista –, allora l'FSLN stringerà la cinghia ai ricchi. Che ci si creda o no, è quanto vanno propagandando i portavoce del governo.
Al di là dei discorsi ufficiosi, osservando i privilegi che il governo assicura all'élite economica, balza agli occhi uno dei più grandi paradossi del progetto politico di Ortega. Nonostante eserciti un controllo politico e sociale enorme, l'FSLN sembra avere paura di creare un potenziale conflitto con l'élite imprenditoriale. Perché? Una possibile interpretazione è questa: il sempre più potente gruppo imprenditoriale dell'FSLN condivide ormai gli stessi interessi della grande impresa privata nicaraguense e, per questo, il partito si dimostra incapace di avviare una riforma fiscale che davvero combatta la disuguaglianza e metta “i poveri del mondo al primo posto”.
Tuttavia, il gruppo imprenditoriale dell'FSLN potrebbe continuare ad evadere le tasse e godere di privilegi fiscali, indipendentemente dal fatto che venga varata una profonda riforma fiscale, dal momento che controlla il governo. Forse, nella testa dei dirigenti dell'FSLN aleggia lo spettro di una massiccia fuga di capitali, come quella verificatasi negli anni '80, con il conseguente deterioramento dell'apparato produttivo del Paese, che li danneggerebbe molto se dovesse ripetersi. Forse, il COSEP conosce quel fantasma e ricatta con successo un governo così potente, che ha saputo ricattare molti... Invero, non sono chiari i motivi di tale paradosso.
Si aprono e chiudono spaziFinisce così il 2012, senza alcuna fine del mondo. Non era questo il messaggio che i maya incisero sulla pietra; ciò che volevano dire è che il tempo, nella loro concezione, compie dei cicli. Undici anni dopo aver presentato il ricorso e dopo 26 anni di rifiuto della “situazione di fatto”, dopo  prolungati sforzi diplomatici e, pure, finanziari – l'iter giuridico è, infatti, estremamente costoso –, il  Nicaragua ha ottenuto che il massimo tribunale internazionale delimitasse le frontiere marittime tra Colombia e Nicaragua, uscendo dall'angolo in cui la Colombia lo aveva costretto per oltre sessant'anni, sulla base di un confine artificiale tracciato poco al largo delle sue coste.
Per celebrare, a Managua lo stesso 19 Novembre, la sentenza dell'Aja, Ortega si è fatto accompagnare dai tre presidenti che lo hanno preceduto e dai loro ministri degli esteri (al posto di  doña Violeta Barrios de Chamorro, è intervenuto suo genero, Antonio Lacayo), in una cerimonia all'insegna della “unità nazionale”. Tuttavia, due dozzine di bandiere rosso-nere dell'FSLN, intervallate con altrettante bandiere nazionali, cancellavano di fatto la differenza tra partito e Stato. E, sebbene il presidente Ortega abbia raccolto il risultato dello sforzo di molti durato molti anni, solo lui ha preso la parola nell'evento, mentre gli altri ascoltavano seduti, in immobile tensione, come “convitati di pietra”.
Per niente rispettoso delle leggi nazionali, Ortega ha salutato l'apertura di spazi marittimi e chiesto con moderazione al presidente colombiano Santos – poco incline ad accettare la sentenza – di rispettare il diritto internazionale.
Lo stesso giorno, il 19 Novembre, uscivano dalle celle della Polizia nazionale, di cui Ortega è capo, gli abitanti di Nueva Guinea picchiati ed umiliati per aver espresso civicamente la loro protesta per le illegalità commesse durante il processo elettorale nel loro municipio.
Nei fatti, la porzione di mare recuperata dal Nicaragua costituisce una delle rotte più comuni del narcotraffico che dalla Colombia arriva alle coste centroamericane, in direzione del mercato statunitense. Secondo l'esperto di questi temi, Roberto Orozco (già intervenuto su queste pagine: n. 8/2012, ndr), «è fondamentalmente il narcotraffico colombiano a muoversi nel Mar dei Caraibi nicaraguense, procedendo dalle isole dell'arcipelago di San Andrés; in effetti, non esiste alcun sforzo internazionale coordinato fra tutti i Paesi per ridurre tale traffico, creando un “muro di contenimento” a San Andrés.»  Ora, toccherà al governo nicaraguense, le cui forze armate si vantano di erigere tale muro, coordinare queste azioni; sarà all'altezza della sfida, nel momento in cui tale muro si è rivelato pieno di buchi e complicità istituzionali?
La parte di mare tornata sotto la giurisdizione nicaraguense costituisce una riserva di tesori della biosfera e dispone di ricchissime risorse della pesca che vanno sfruttate e preservate con attenzione. Nel corso della storia, il Nicaragua ha dimostrato di non sapere curare i propri “mari interni” – gli estesi laghi  Cocibolca e Xolotlán –: saprà prendersi cura di una così vasta distesa d'acqua?
Questo “altro Nicaragua in mare”, oggi restituito, è caraibico. Nessun governo ha trasformato in realtà il sogno, che è anche una pressante necessità, di una via di comunicazione che colleghi il Pacifico ai Caraibi; nemmeno l'attuale governo, nonostante la promessa del presidente Chávez, nel 2007, che l'ALBA l'avrebbe costruita. Nell'attualità, le regioni caraibiche presentano i più alti indici di impoverimento del Paese.
Imparerà il Nicaragua ad essere caraibico, dopo aver vissuto sulle spalle dei Caraibi? Sarà questa l'opportunità data dalla sentenza dell'Aja? O le ricche risorse del Mar dei Caraibi, oggi moltiplicate, attireranno solo investimenti che arricchiranno i soliti di sempre, aggravando quella disuguaglianza che la riforma fiscale approvata lo stesso giorno in cui si celebrava la vittoria a L'Aja accentua?

{jcomments on}