«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / YATAMA e FSLN ai ferri corti, dopo le elezioni nella Costa Caraibica

A Managua, quando si dice la Costa è sottinteso ci si riferisca a quella caraibico-atlantica. Ma, attenzione, non si tratta di un litorale, con poco entroterra, quanto di un territorio grande circa metà del Nicaragua, anche se le sue due regioni autonome, create negli anni '80, coprono un terzo della superficie del Paese. Per chi vive sul versante Pacifico, gli abitanti della Costa sono los costeños, senza tanti distinguo, come invece sarebbe utile fare, data la diversità etnica che  caratterizza la zona. Viceversa, per i costeños, gli abitanti del Pacifico sono los españoles.
Con questa, tanto evidente quanto drammatica, eredità dei tempi della Colonia, la rivoluzione sandinista dovette fare i conti nei primi anni '80. Commettendo diversi errori, riconducibili a una sostanziale incomprensione della natura dei problemi di queste terre e genti. Il conflitto armato che ne scaturì cessò quando il governo sandinista rettificò la sua politica, avviò un negoziato con gli insorti, che erano soprattutto mískitos, e riconobbe un particolare statuto di autonomia alla Costa. Vennero allora create due regioni, una a Nord ed una a Sud, in considerazione della loro estensione ma soprattutto delle loro diverse caratteristiche etnico-demografiche.
Il 2 Marzo 2014, per la settima volta da quando vige l'autonomia regionale, in queste due regioni si sono svolte le elezioni locali. E, per la prima volta, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) ha ottenuto la maggioranza in entrambi di Consigli regionali. Ecco alcuni dati elettorali,  accompagnati da domande e riflessioni sui possibili scenari politici post/elettorali in questa parte di Nicaragua.

Di Salvador García Babini, antropologo. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.


L'analisi quantitativa e qualitativa dei risultati elettorali nella Costa Caraibica del Nicaragua rappresenta sempre una sfida. Per la dinamica delle elezioni in sé. Per i pochi dati che vengono diffusi una volta terminate. E perché tale compito richiede la comprensione della complessità del contesto politico, sociale ed economico in gioco prima, durante e dopo le elezioni. Cercherò di interpretare i dati delle elezioni del 2 Marzo scorso, senza perdere di vista il contesto di tutta la regione.
Mancanza di trasparenzaNelle settime elezioni regionali nella Costa Caraibica Nord (CCN) e nella Costa Caraibica Sud (CCS), svoltesi il 2 Marzo scorso, la popolazione eleggeva 45 consiglieri in ciascuna regione, scelti fra 11 partiti che si disputavano i voti. I risultati ufficiali sono stati:
nella CCN, 28 seggi all'FSLN; 11 a YATAMA (Yapti Tasba Masraka Nanih Aslatakanka; vale a dire, Figli della Madre Terra; è l'organizzazione degli indigeni della Costa, prevalentemente mískitos; ndr); 5 al Partito Liberale Indipendente (PLI); 1 al Partito Liberale Costituzionalista (PLC);
nella CCS, 30 seggi all'FSLN; 6 al PLC; 4 a YATAMA; 3 al PLI e 2 al Partito Indigeno Multietnico (PIM).
È mancata trasparenza e questa non è una sorpresa. Il Consiglio Supremo Elettorale (CSE) continua a non informare pubblicamente in maniera sufficiente. Ad esempio, dopo il voto, il sito web di questo organismo indicava il numero di consiglieri ottenuti da ogni partito, senza però indicare il numero di voti per circoscrizione e, meno ancora, per seggio, come richiesto dalla legge.
Tale mancanza di trasparenza rende ancor meno credibili i processi elettorali e, inoltre, rende impossibile ai partiti verificare i risultati, comparandoli con i propri dati.
Da segnalare, tra l'altro, lo sgarbo alla autonomia della Costa Caraibica: quest'anno, per la prima volta nella storia delle elezioni regionali, i risultati non sono stati comunicati da Bilwi e Bluefields (rispettivamente, capoluoghi delle regioni Nord e Sud, ndr), ma da Managua, per iniziativa del discusso presidente del CSE, Roberto Rivas. Kenny Lisby, direttore di Radio Caribe di Bilwi mi ha commentato al riguardo: «Abbiamo ascoltato i dati, ma non c'è stato spazio per alcuna domanda. A quanto pare, questa era l'impostazione».
Ha vinto l'astensioneIl non-voto è stato il primo “partito”. Grazie a dati ufficiosi e parziali offerti da vari media e istituzioni è stato possibile ricostruire il quadro complessivo. Il totale degli aventi diritto in entrambe le regioni era di 353.582 persone; hanno votato in 146.559, pari ad un'affluenza del 41,4%; il che corrisponde ad un'astensione del 58,6%.
Pur tenendo conto delle denunce di YATAMA e PLI, secondo cui una parte di popolazione, difficile però da quantificare, non avrebbe potuto votare perché cancellata dai registri o perché il seggio di riferimento era situato lontano dalla loro abitazione, la partecipazione elettorale della popolazione costiera resta basso. Si tratta, ormai, di una tendenza storica. Fatta eccezione per le prime due elezioni regionali del 1990 e 1994, l'astensionismo è sempre stato altissimo: 58% nel 1998, 62% nel 2002, 55% nel 2006, e 60% nel 2010.
I problemi più sentitiCome interpretare questi numeri? La prima lettura è che gran parte della popolazione costiera non ha fiducia nella classe politica, né nella capacità dei governi regionali di risolvere i problemi specifici della società. Conosce i casi di corruzione e la mancanza di trasparenza, ed è comune sentire questo tipo di ragionamento: “perché andare a votare se poi tutto continua come niente fosse?”.
Dopo molti anni di lavoro nella Costa Caraibica Nord e dopo la mia recente visita post/elettorale, vedo molti problemi che interessano la cittadinanza ma che rimangono irrisolti. Tra i più frequentemente citati: l'incertezza circa le terre, generata dal progressivo avanzamento della  “frontiera agricola” per far posto all'allevamento estensivo; gli alti tassi di disoccupazione; la criminalità; la precarizzazione dell'economia legata allo sfruttamento ittico, forestale e minerario, che impedisce a migliaia le persone di migliorare i propri livelli di vita.
Inoltre, la mancanza di scuole secondarie pubbliche; un sistema sanitario collassato in ambito urbano e con una presenza minima di personale medico e con carenza di medicinali nelle zone rurali; la negligenza delle istituzioni responsabili di fronte al disboscamento operato dalle grandi aziende, tra cui ALBAFORESTAL (impresa creata con capitali di origine venezuelana, ndr); una rete stradale in pessime condizioni che rende difficile i trasporti in entrambe le regioni. Nessun partito ha presentato un piano di governo che affrontasse concretamente questi problemi.
Un ritmo elettorale continuoAltri due fattori influenzano la decisione della gente di andare, o meno, a votare. Il primo è che gran parte della popolazione meticcia, specialmente quella insediatasi nella zona da poco e quella che vive in località lontane da Bluefields e Bilwi, non si sente rappresentata dal progetto di autonomia regionale, né dalle sue strutture politiche.
Il secondo è che la popolazione rurale indigena e discendente dagli schiavi africani si sente esposta ad un ritmo vertiginoso di elezioni. Giacché deve eleggere il giudice comunale una volta l'anno; il procuratore ogni due anni; il governo territoriale ogni due anni; il sindaco ogni quattro anni; il governo regionale ogni cinque anni, dopo la recente riforma costituzionale; nonché il governo nazionale ogni cinque anni.
Al di là di ciò che ciascuna di queste istituzioni di governo rappresenta per la gente costeña sul piano simbolico e materiale, si può dedurre che tanto e costante esercizio politico, cui peraltro si accompagnano i pochi benefici immediati ottenuti da tali enti, abbia eroso il senso di partecipazione.
In ogni caso, per comprendere meglio il comportamento elettorale sarebbe importante analizzare le percentuali non solo generali, ma disaggregando i dati per municipio, territorio, circoscrizione, seggio elettorale, gruppo etnico, sesso ed età. Per questo, sarebbe fondamentale che il CSE pubblicasse i verbali di ogni seggio. Ad esempio, secondo un'analisi delle recenti elezioni condotta dal Centro per i Diritti Umani della Costa Atlantica (CEDEHCA), l'affluenza a Rosita (nella zona delle miniere, a Nord, ndr) sarebbe stata del 34%, mentre a Siuna (sita a poca distanza dalla prima, ndr) del 65%. Comprendere il motivo di tale differenza sarebbe interessante, ma sarebbero necessarie maggiori informazioni dagli organismi elettorali.
L'FSLN in maggioranza e senza una vera opposizioneI commenti dei media sulle elezioni del 2 Marzo si sono centrati principalmente su tre aspetti. In primo luogo, per la prima volta, l'FSLN ha ottenuto la maggioranza dei consiglieri in entrambe le regioni autonome. In secondo luogo, la frode elettorale che l'FSLN avrebbe fatto per ottenere tale risultato. In terzo luogo, la decisione di YATAMA di rompere l'alleanza con l'FSLN, che durava dal 2006, separandosi dal gruppo parlamentare nell'Assemblea Nazionale (il parlamento monocamerale, ndr).
La struttura politica e amministrativa della Costa Caraibica si fonda su due pilastri complementari: il Consiglio Regionale, che legifera, e il Governo Regionale, l'organo esecutivo che amministra le risorse disponibili. In teoria, il fatto che l'FSLN abbia ottenuto la maggioranza in entrambe le regioni consente a questo partito di approvare leggi e prendere decisioni senza necessità di allearsi ad altri partiti politici, così come di applicare qualsiasi decisione legislativa. La preoccupazione degli altri partiti e dell'opinione pubblica è che l'FSLN adotti misure o approvi progetti a scapito della popolazione, senza che le forze di opposizione, che sono in minoranza, possano fare alcunché per impedirlo. Tale timore, tuttavia, andrebbe relativizzato, giacché presuppone due condizioni che nella realtà quasi mai si realizzano.
In primo luogo, i partiti non necessariamente difendono posizioni ideologiche diverse rispetto alle politiche pubbliche, cercando di promuovere forme di gestione diverse. Al di là delle dichiarazioni ad uso e consumo dei media, si può forse sostenere che i partiti abbiano posizioni differenti nella pratica sullo sfruttamento delle risorse naturali, sulla problematica dei pescatori subacquei, o sulla contaminazione dei fiumi per opera delle compagnie minerarie a Rosita e Bonanza? Qualche partito ha fatto qualcosa per invertire gli effetti negativi che tali tragedie ambientali causano alla salute della gente?
Sarebbe interessante che i media nazionali informassero sulle discussioni che i consiglieri regionali della Costa sostengono su questi temi o sulla costruzione del canale interoceanico, che – pare – dovrebbe passare per il territorio Rama-Creolo, a Sud, o sulle concessioni per  l'esplorazione  petrolifera in territorio mískito. Emergeranno posizioni conflittuali tra l'FSLN e gli altri partiti su questi punti?
L'FSLN ed i reali rapporti di forzaIn secondo luogo, le decisioni sui progetti economici, politici e sociali importanti che riguardano la Costa Caraibica vengono prese nelle riunioni mensili del Consiglio Regionale, in cui si approvano le risoluzioni. In questo senso, considerando che il funzionamento dei governi regionali dipende dai trasferimenti di denaro da parte del governo centrale, l'autonomia politica mostra tuttora gravi carenze.
Si tratta di un problema di rapporti di forza. Il governo centrale è nelle mani dell'FSLN. Pertanto, anche se l'FSLN non avesse la maggioranza in Consiglio Regionale, non è detto che gli altri consiglieri non si allinei a tale partito, o agli interessi economici di imprenditori che spingono perché venga approvata una legge, o, piuttosto, perché non venga applicata. Questo è lo scenario politico attuale e reale.
In ogni caso, gli altri partiti hanno l'obbligo di denunciare ciò che considerano sbagliato, mobilitare la popolazione per ottenere un cambiamento e, concretamente, proporre la forma in cui, a loro modo di vedere, le cose dovrebbero essere fatte.
Su un altro livello, è anche vero che rendere effettive le decisioni politiche non passa solo per l'approvazione di decreti, ma richiede l'impegno dei consiglieri nelle 15 commissioni di lavoro create dai governi regionali. È quello il terreno su cui mettere in pratica gli obiettivi di governo, i progetti e le leggi. Ed è lì che la cittadinanza gioca un ruolo fondamentale. E, anche se può risultare un'ovvietà, non va dimenticato che le dinamiche politiche nella Costa Caraibica funzionano anche in altri ambiti, in cui il numero di consiglieri di ciascun partito non è determinante.
C'è stata frode elettorale?Non è facile rispondere a questa domanda. In linea di principio, nessun partito ha presentato prove in tal senso, né ci sono state contestazioni nei seggi elettorali. Per quanto abbiamo potuto indagare, soltanto YATAMA ha presentato un reclamo formale al CSE perché venisse riconosciuta l'elezione di due suoi consiglieri, anziché di uno, nella circoscrizione 7 della CCN. A tal fine, YATAMA ha consegnato come prova il verbale di scrutinio elaborato dal Consiglio Elettorale Municipale di Puerto Cabezas (oggi Bilwi, ndr). Non sappiamo quale risposta abbia ottenuto.
A quanto pare, quest'anno, la gestione delle liste elettorali ha visto irregolarità maggiori che negli anni precedenti. La popolazione, i media e tutti i partiti hanno segnalato casi di persone il cui nome appariva in seggi lontani dal suo domicilio, in altri quartieri o, persino, in altre località. O di persone  cancellate dal registro e, come un ratón loco (come popolarmente viene definito il topo “impazzito” che vaga da un lato all'altro, ndr), obbligate a girare di seggio in seggio per capire dove poter votare.
Dirigenti di YATAMA e del PLI hanno denunciato che il registro elettorale ricevuto poche settimane prima del voto era diverso da quello utilizzato dal personale di seggio il giorno delle votazioni; constatando come persone che figuravano nel primo fossero state cancellate o rimosse dal secondo. Entrambi questi partiti sostengono che le persone che non hanno potuto esercitare il loro diritto di voto siano loro simpatizzanti; il che attesterebbe la volontà dell'FSLN di sottrarre voti a queste forze politiche. Tuttavia, a Bilwi ho ascoltato anche attivisti sandinisti denunciare tali irregolarità. Come quantificare il numero di persone coinvolte in questo tipo di problemi? Perché un conto è che siano venuti a mancare 500 voti per il tal partito, un altro se ne sono mancati 15 mila, come sostiene YATAMA in un suo comunicato del 5 Maggio.
YATAMA ha presentato al Centro Nicaraguense per i Diritti Umani (CENIDH) quattro cartelle con un elenco di 1.400 persone di Waspam e Puerto Cabezas (Bilwi), che asserisce avrebbero votato per tale partito se solo fossero riuscite a farlo. Tuttavia, anche se si arrivasse a dimostrare che quelle persone erano in regola con i documenti per votare ma sono state impedite a farlo, come dimostrare la reale volontà politico-elettorale di ognuna di tali persone?
Una strategia di brogli?Oltre alle irregolarità segnalate nelle liste elettorali, l'FSLN è stato denunciato di aver aumentato il suo risultato finale anche in altri modi: lasciando che i suoi militanti votassero due o tre volte nello stesso seggio, compresi gli agenti di polizia e militari dell'esercito di guardia; comprando voti di gruppi di giovani; legalizzando le terre occupate da coloni meticci. Secondo Brooklyn Rivera (storico leader di YATAMA, ndr), l'FSLN avrebbe offerto la libertà di detenuti o ricercati dalla giustizia, in cambio del voto dei loro familiari.
Secondo un'ipotesi ancor più cospirativa, il Fronte avrebbe analizzato il comportamento elettorale storico di ogni circoscrizione e seggio elettorale, ed a partire da tali calcoli, proceduto ad una riorganizzazione strategica dei seggi elettorali. In tal modo, nei seggi in cui era solito perdere, l'FSLN avrebbe fatto in modo che votassero nuovi suoi elettori, favorendo inoltre il doppio voto di suoi militanti e di altre persone non registrate in quei seggi. Allo stesso tempo, il Fronte avrebbe tolto dai registri elettorali un certo numero di persone non sandiniste, chiamate invece a votare in altre circoscrizioni e seggi, in cui l'FSLN era certo di avere comunque la maggioranza, in modo tale da non pregiudicare i risultati finali, sulla cui base sono stati poi attribuiti i consiglieri. Come dimostrare tali manovre?
La responsabilità dei partitiNon è facile raccogliere le prove e la denuncia verbale non è sufficiente a modificare la realtà. È essenziale che i partiti documentino quelle che a loro giudizio sono state le illegalità commesse, facciano una revisione dei registri elettorali utilizzati e verifichino i risultati finali dei seggi; tali dati, si suppone, dovrebbero essere in loro possesso. Avere un ordine di grandezza delle irregolarità, evidenziare la loro logica e spiegare la loro consequenzialità, permetterebbe di ricostruire l'intenzionalità delle azioni e capire se siamo in presenza di una deliberata frode elettorale o se si tratta di errori e reati isolati nel quadro di un processo normale.
Senza un rigoroso e pubblico rapporto, le denunce perderanno forza e non avranno séguito legale. Anche se il CSE non fosse disposto a verificare le denunce, per non danneggiare l'immagine sua o dell'FSLN, informare la cittadinanza è una responsabilità sociale dei partiti e costituisce uno strumento vitale per consolidare la governabilità del Paese.
Un dato generale e interessante ai fini dell'analisi è che, sebbene l'FSLN abbia ottenuto 27.485 voti in più rispetto alle elezioni del 2010, il che rappresenta il suo miglior risultato nella Costa Caraibica, anche YATAMA ha ricevuto 4.338 voti in più nelle elezioni di quest'anno.
La rottura dell'alleanza YATAMA-FSLNLa rottura dell'alleanza tra YATAMA e FSLN sarebbe stata provocata dalla rinuncia dei deputati Brooklyn Rivera e Nancy Elizabeth Enríquez al gruppo parlamentare del Fronte, con la conseguente, ancorché ipotetica, rimozione dai loro incarichi.
La questione di fondo è, tuttavia, un'altra. Riguarda la responsabilità di YATAMA nei confronti della popolazione della Costa Caraibica, avendo questa forza sottoscritto un accordo politico che ha implicato impegni sociali, che non è iniziato quest'anno, né si è limitato ai giochi di potere nell'Assemblea Nazionale. Pertanto, è chiave affrontare questo problema, al di là dell'ovvietà che Brooklyn Rivera, nascondendosi dietro YATAMA, continuerà a trattare sottobanco con il Fronte in funzione dei suoi  interessi personali. Dipingere questo leader come vittima o, viceversa, un demone, distorce la discussione su quale sia realmente il comportamento di YATAMA.
Mentre l'alleanza politica firmata nel 2006 tra YATAMA e FSLN non ha mai goduto della simpatia della base sociale di YATAMA, a causa di una storica diffidenza, i dirigenti di quest'ultima hanno stretto l'accordo con buona dose di pragmatismo. Grosso modo, possiamo dire che il Fronte ha cercato di migliorare la sua immagine, all'insegna della riconciliazione e del consenso. Da parte sua,  YATAMA ha visto nell'accordo un modo per accedere a posizioni di potere e per legittimarsi pubblicamente come controparte chiave nello sviluppo di un'agenda di lavoro nella Costa Caraibica. Come sintetizza Carlos Alemán, rieletto presidente del Consiglio Regionale della CCN: «L'alleanza è consistita in un accordo di governabilità e in agenda di lavoro comune».
Nel corso di questi anni, buona parte della governabilità si è basata, da un lato, sulla incorporazione di militanti di YATAMA in posizioni di rilievo nelle diverse istituzioni dello Stato, a livello regionale, nazionale e, persino, internazionale; dall'altro, sulla garanzia che Brooklyn Rivera, in quanto caudillo di YATAMA, tenesse sotto controllo la sua base in riferimento a questioni che potessero ledere gli interessi dell'FSLN. Almeno nella regione settentrionale della Costa, le due cose hanno favorito una relativa stabilità politica.
I 13 punti dell'accordoPer quanto riguarda l'agenda di lavoro, essa è riassunta in un documento firmato da entrambi i partiti e conosciuto come “accordo di alleanza”, articolato in 13 punti, importanti soprattutto per la popolazione non meticcia della Costa Caraibica.
1) Riprendere l'iter di demarcazione e titolazione dei territori indigeni e delle comunità di origine africana.
2) Riforma dello Statuto di Autonomia.
3) Riforma della legge elettorale, tenendo conto della sentenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani dell'Organizzazione degli Stati Americani, in relazione alla partecipazione politica della popolazione sulla base delle sue tradizioni e non solo nei partiti (vedi sotto, ndr).
4) Applicare la sentenza della Corte.
5) Ristrutturare le istituzioni governative al fine di includervi personalità locali.
6) Frenare l'espansione della “frontiera agricola”.
7) Programmare la ricostruzione del Wangkí (la zona del fiume Coco, ndr), danneggiata dal conflitto armato degli anni '80.
8) Stimolare la produzione regionale.
9) Promuovere progetti sociali.
10) Incrementare il trasferimento di fondi statali e migliorare l'esecuzione dei piani regionali.
11) Sostenere la governabilità regionale grazie alla distribuzione equa dei consiglieri negli ambiti esecutivo e legislativo.
12) Forgiare l'unità nazionale a favore dell'Autonomia.
13) Creare una commissione di garanti e testimoni indipendenti.
Non è qui la sede per tracciare un bilancio di ciascuno di questi punti; tuttavia, possiamo notare che alcuni, come il n.11, sono stati rispettati; altri, come il n. 1, sono stati realizzati a metà;  altri ancora, come il n. 2, sono stati discussi; e altri, come il n. 3, non sono neanche stati toccati. Secondo  Brooklyn Rivera, i sandinisti non avrebbero mantenuto fede a nessuno di questi 13 impegni. Resta da chiedersi quali azioni politiche concrete abbia intrapreso YATAMA per raggiungere questi obiettivi. E ora che ha rotto l'alleanza con l'FSLN, manterrà lo stesso il suo impegno sancito in quella firma o la rottura suppone tabula rasa?
YATAMA: garante della stabilitàAl di là del fatto che ora l'FSLN abbia la maggioranza in entrambi i Consigli Regionali, YATAMA conserva ancora sufficiente forza sociale per destabilizzare la regione, in particolare nella parte settentrionale. YATAMA non solo si fregia della rappresentanza degli indigeni della Costa Caraibica, soprattutto dei mískitos, ma mantiene anche il monopolio ideologico su quelle centinaia di uomini che hanno combattuto negli anni '80 e che le restano fedeli, nel caso decidesse di  riattivare la violenza. È grazie a questa eredità che YATAMA negozia come garante di stabilità sociale. Quali conseguenze avrà la rottura dell'alleanza con l'FSLN sul governo della Costa Caraibica? Dipenderà dallo scenario politico, dalla nuova distribuzione di incarichi e dagli accordi della dirigenza di YATAMA con la propria base.
Inizialmente, YATAMA aveva detto che non avrebbe riconosciuto i risultati elettorali, ma alla fine ha finito per accettarli. Lo stesso è successo con gli altri partiti che hanno ottenuto consiglieri. Il 4 Maggio, in occasione dell'insediamento delle nuove autorità, YATAMA ha organizzato proteste contro le autorità del CSE, presenti alla cerimonia di giuramento.
Vi è certamente malcontento nella base di YATAMA, che si sente derubata dell'esito elettorale, dicendosi convinta di aver ottenuto 18 consiglieri, mentre il CSE gliene avrebbe tolti 7. Ma è anche vero anche che, a Brooklyn Rivera, questo malcontento serve per dimostrare pubblicamente la forza della sua organizzazione politica, avvertendo della sua pericolosità e dimostrando la sua capacità di muovere le masse.
La sentenza della Corte Interamericana dei Diritti UmaniDopo lungo silenzio, YATAMA ha nuovamente denunciato il mancato rispetto della sentenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani del 2005, che ordina allo Stato del Nicaragua di riformare la legge elettorale per dare spazio ad un altro tipo di rappresentatività politica diversa dai partiti e più in sintonia con le tradizioni comunitarie e territoriali della Costa Caraibica.
Anche se YATAMA non ha presentato proposte su come dovrebbe essere tale riforma, ha espresso, peraltro in modo impreciso, l'intenzione di annullare le circoscrizioni, per far posto a nuovi Territori Indigeni, (di) Afrodiscendenti e Multietnici, 23 in totale, che funzionerebbero come spazi ufficiali  in cui eleggere i candidati a governare la Costa Caraibica. Tuttavia, tali territori coprono un'area inferiore a quella amministrata dalle due regioni caraibiche, che insieme rappresentano circa il 30% della superficie totale del Nicaragua.
Sorgono così alcune preoccupazioni, ineludibili in una discussione sul tema. Che cosa accadrebbe a quella parte di popolazione che restasse fuori da tali territori? Quali sarebbero i requisiti per presentarsi candidato alle elezioni? Come sarebbero assegnati i fondi per le campagne elettorali? Le circoscrizioni elettorali verrebbero mantenute? Come verrebbero calcolati i voti necessari per eleggere i consiglieri? Verrebbe modificata l'ingegneria politica che modella i Consigli e i Governi Regionali?
E la domanda fondamentale: esiste volontà politica da parte dell'FSLN e degli altri partiti di riformare la legge, con tutto quello che comporta in termini di inclusione di altre logiche culturali, diverse dalle norme che regolano i partiti?
Considerando che la sentenza della Corte Interamericana è stata dettata quasi dieci anni fa e Brooklyn Rivera è presidente della Commissione Affari Etnici dell'Assemblea Nazionale, sorprende che YATAMA non abbia ancora un'agenda politica chiara al riguardo, né una proposta tecnica per tradurla in realtà. Possiamo dedurre che per questo partito, richiamare ora l'attenzione sulla sentenza della Corte risponde, più che ad una strategia per influenzare il CSE, allo scopo di marcare una presenza mediatica a livello nazionale e, quindi, negoziare quote di potere nello scenario politico post/elettorale.

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