GUATEMALA / Elezioni: “élites” tradizionali in lotta con “élites” emergenti

Il Guatemala non sta affondando, ma è in subbuglio. Nonostante tutte le crisi, c'è la speranza che quella attuale, caratterizzata dalla lotta tra le élites tradizionali ed emergenti sia una crisi di crescita. Il rinnovamento verrà dopo che l'attuale sistema, avviato nel 1985, avrà dato i suoi ultimi sussulti e sarà morto lasciando il posto ad uno diverso da quello forgiato dai militari che hanno vinto la guerra, ma sepolto gli accordi di pace, tra i quali l'attuale presidente Otto Pérez Molina.

Di Juan Hernández Pico. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.


Negli ultimi mesi, il Guatemala si assiste a quello che si potrebbe definire un “assalto al governo” in tutti i suoi rami. Poteri tradizionali ed emergenti in lotta tra loro si disputano gli spazi istituzionali dello Stato. La diversificazione nella creazione e nell'appropriazione di ricchezza in Guatemala, provocata dall'ingresso di nuovi gruppi di potere economico-politico, sta avendo diverse conseguenze su tutti i poteri dello Stato e conflitti nella società.

Una lotta tra tre gruppi

Con l'eccezione del governo di Álvaro Colom, i governi successivi sono stati formati da rappresentanti dei gruppi economicamente più forti dell'oligarchia tradizionale e di alcuni gruppi economici emergenti. Nel governo di Otto Pérez Molina, sono rappresentate altre due fonti di appropriazione di ricchezza: la criminalità organizzata e il narcotraffico, oltre alla borghesia emergente delle imprese di trasporto, delle costruzioni, del settore immobiliare, del contrabbando…
Tre, dunque, sarebbero i gruppi in disputa: l'oligarchia tradizionale che controlla il potere finanziario e, tuttora, la Corte Costituzionale – ricordiamo l'annullamento della sentenza contro Ríos Montt –; la criminalità organizzata e “narco”; la borghesia emergente. È facile supporre che il narcotraffico si sia infiltrato tanto nel potere emergente come in quello tradizionale.
Non poche persone ritengono, inoltre, che l'elezione alla Presidenza della Repubblica di Pérez Molina, un generale in pensione, significhi non solo il trionfo di un soldato di professione, che ha partecipato al conflitto armato interno ricoprendo un ruolo di comando intermedio in alcuni dei massacri per i quali è stato processato e condannato Ríos Montt, e che poi ha appoggiato i negoziati di pace e firmato gli accordi, ma anche il ritorno al governo di coloro che, quando erano militari ancora in servizio, hanno ricoperto tuoli chiave nei servizi segreti militari: lo stesso Pérez Molina, il suo ministro degli Interni (Gobernación) Maurio López Bonilla e il generale in pensione Ricardo Bustamante, tra gli altri.

L'assalto a tutti i rami di governo

Le élites tradizionali hanno perso, per la prima volta, il controllo del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), mentre il nuovo TSE sta per perdere la sua autonomia, tradito dal potere delle élites che lo hanno eletto. Le varie crisi succedutesi nelle commissioni di nomina della Corte Suprema di Giustizia e delle Corti di Appello, come pure del Controllore Generale, evidenziano le lotte tra questi nuovi poteri di fatto e, persino, la loro capacità di stringere alleanze, quando ritengono di avere un interesse comune: così, ad esempio, i partiti Patriota (al governo) e LIDER (che domina l'opposizione) hanno concordato l'elezione della Corte Suprema. Questo assalto al potere giudiziario ha origine dalla “battaglia” per porre fine al mandato della procuratrice Claudia Paz y Paz, che aveva osato promuovere il processo di Ríos Montt. Indubbiamente, Claudia Paz y Paz era la più capace e la più indipendente, e la sua successione poneva un serio problema. Esclusa dal sestetto di candidati, le commissioni di nomina hanno risparmiato al presidente Otto Pérez la vergogna di non sceglierla.
Il Potere Esecutivo appare privo di credibilità a causa della corruzione e degli abusi di autorità, soprattutto della vicepresidente Roxana Baldetti e, in generale, di tutta la squadra di governo, con ministri destituiti o scandalosamente implicati in casi di clientelismo e altre corruzioni. Nel frattempo, il Congresso della Repubblica si perde in sessioni improduttive, che cercano solo l'interesse personale e di partito, con alleanze senza scrupoli tra i partiti al solo fine di raggiungere i loro profitti privati: elezione manipolata di giudici, accordi su buoni e prestiti, corruzione per ottenere voti, elezione della nuova dirigenza del Congresso con niente meno che l'astuto, vecchio politico ex ríosmonttista Arístides Crespo alla presidenza, etc.

Conflitto sociale e violenza

Mentre si assiste a questo assalto al governo in tutti i suoi rami, la conflittualità sociale è in aumento. Il movimento sociale guadagna nuova forza, soprattutto nei dipartimenti (province, ndr), intorno a necessità e rivendicazioni assai sentite: le leggi sullo sviluppo rurale, sulle miniere, sulla protezione dei vegetali, le lotte contro megaprogetti idroelettrici ed estrattivi. Tuttavia, la protesta continua ad essere criminalizzata. Non si può dimenticare la repressione violenta della resistenza contro la miniera d'oro di La Puya, ad opera di agenti antisommossa nel Maggio 2014 o gli spari assassini, sempre nel 2014, contro coloro che a San Juan Sacatepéquez resistevano all'ampliamento dell'impresa Cementos Progreso. Anche le morti causate dalla violenza criminale continuano ad aumentare, nonostante il Ministero degli Interni annunci propagandasticamente nuove strategie per combatterla.

Un paese in fermento

Il Guatemala è un Paese prospero fino ad una certa classe media ed il movimento sociale sta guadagnando forza perché molta parte della popolazione dipende sempre meno dall'oligarchia e dai proprietari terrieri. Oggi, la corruzione non riguarda solo un governo che fa quel che vuole senza preoccuparsi di nasconderlo, ma anche istituzioni che, fino a qualche tempo fa, avevano una coscienza sociale ed un significativo sviluppo scientifico, come l'Università "San Carlos" (USAC).
Il Guatemala non sta affondando, ma è in fermento. Nonostante tutte le crisi, i numerosi abusi e le incostituzionalità, c'è la speranza che quella attuale sia una crisi di crescita e rinnovamento. Secondo alcune analisi, tale rinnovamento verrà dopo che l'attuale sistema, avviato nel 1985, avrà dato i suoi ultimi sussulti e sarà morto, lasciando il posto ad un altro, che non sia figlio dei militari che hanno vinto la guerra, ma sotterrato gli accordi di pace, che non poterono fare a meno di firmare.
Tra quelle firme, c'era quella dell'attuale presidente (Otto Pérez Molina, ndr), che ha nominato a capo della Segreteria di Pace e della Commissione Presidenziale dei Diritti Umani, Antonio Arenales Forno. Questo avvocato, indubbiamente astuto, si propone di invalidare gli Accordi di Pace, facendo finta di non sapere che sono legge della Repubblica da quando al governo c'era Óscar Berger (2004/2008, ndr). Arenales Forno ha vietato l'accesso agli Archivi di Pace e ha sostenuto, a Ginevra, di fronte alla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, che i crimini di guerra in Guatemala sono stati prescritti, pur sapendo che non può esserci alcuna prescrizione per i crimini contro l'umanità. Sul progetto di Arenales Forno ha scritto un e-book, distribuito gratuitamente, il direttore di Plaza Pública, Enrique Naveda.

Sfida tra élites nell'assalto al governo

Cercheremo di spiegare l'assalto al governo in questo Guatemala in ebollizione, riflettendo su quanto sostiene l'analista Fernando Girón, che osserva le élites tradizionali del Guatemala – quelle che tradizionalmente sono considerate parte dell'oligarchia – sfidate da altre élites emergenti. Cercheremo di farlo a partire dalla rottura dell'egemonia economico-politica delle élites tradizionali e dalla sfida lanciata dalla comparsa di élites emergenti regolari e irregolari (legali o illegali). Si può discutere l'accuratezza analitica del termine “élites”, in contrapposizione a quello di “borghesia”, ma non è in discussione la loro esistenza.

Da chi sono composte le élites tradizionali

Tra le élites tradizionali di evidenziano quelle che traggono origine dall'agroindustria e dalle esportazioni, in particolare di caffè, zucchero, gomma (caucciù, ndr), cacao, bestiame, e prima ancora di cotone, etc.; ed anche quelle che si sono sviluppate in alcuni settori industriali, quali birra e cemento, così come, più di recente, in industrie estrattive: petrolio, oro, argento, nichel; legate ai progetti idroelettrici, all'agroalimentare, all'edilizia ed ai settori immobiliare e commerciale. Tutte esse hanno conosciuto importanti sviluppi commerciali, non solo nell'esportazione, ma anche nelle importazioni – ad esempio, di automobili, motocicli e biciclette – e nel settore dei supermercati. E tutte hanno creato e sviluppato servizi finanziari di alto livello.
È importante constatare che le relativamente grandi istituzioni finanziarie guatemalteche – il Banco Industrial, il Continental-Granai y Towson, il Banco Rural – continuano ad avere una maggioranza di azionisti guatemaltechi e consigli di amministrazione in cui siedono membri delle famiglie guatemalteche dell'oligarchia. Soltanto il Banco Agromercantil (BAM) è stato acquistato da istituzioni finanziarie colombiane.
L'industria della birra è ancora nelle mani della famiglia fondatrice, i Castillo, anche se uno dei suoi rami ha stipulato accordi con una fabbrica di birra brasiliana ed entrambi i rami hanno stretto accordi per la distribuzione con le le grandi multinazionali del settore (Coca-Cola, Pepsi-Cola, etc.) e sono entrati anche nel settore degli snacks.
L'industria del cemento è ancora di proprietà della famiglia Novella e sta lottando per vincere l'opposizione della popolazione di San Juan Sacatepéquez per aprire un altro stabilimento ad occidente della capitale, complementare a quello di El Progreso, che si trova ad oriente.
L'industria dello zucchero è ancora in gran parte nelle mani della famiglia Herrera, che si è pure estesa a livello centroamericano.
Le industrie di liquori (Botrán e Ron Zacapa Centenario) ed alimentare (Pollo Campero) sono in continua crescita. Si tratta delle meno tradizionali, giacché sono nate agli inizi o nella prima metà del XX secolo. Pollo Campero è diventata Multi-Inversiones S.A. (società anonima di Gutiérrez e Bosch), i cui sviluppi nel settore immobiliare e nei centri commerciali sono sbalorditivi.
Tutte queste imprese si sono da tempo associate nel Comitato di Coordinamento delle Associazioni Agricole, Commerciali, Industriali e Finanziarie (CACIF), che continua a rappresentarle. L'associazione dei commercianti si era ritirata per qualche anno, ma è tornata di recente a farne parte.
Si parla molto di una certa coscienza sociale che vi sarebbe tra le giovani generazioni di alcune di queste famiglie; tuttavia, la reazione che, attraverso il CACIF, esse hanno avuto di fronte alla sentenza di condanna di Ríos Montt dimostra come l'età anagrafica dei suoi membri sia ancora preponderante.
Per diversi anni nell'attuale fase democratica i presidenti guatemaltechi, soprattutto, Vinicio Cerezo (1986-1991), Ramiro De León Carpio (1993-1996), Álvaro Arzú (1996-2000) e Oscar Berger (2004-2008 ), hanno rappresentato politicamente questi interessi.

Élites emergenti: i militari

Di fronte a queste élites tradizionali e sfidando il loro potere ci sarebbero le cosiddette élites emergenti. Riprenderò anche qui l'analisi di Fernando Girón, approfondendola a mio modo e rischio.
Le prime nuove élites ad emergere sono state quelle che provenivano dall'Esercito. L'istituzione armata è stata la principale e attiva protagonista dello Stato nel 1963, con il colpo di Stato guidato dal colonnello Enrique Peralta Azurdia per impedire le elezioni in cui voleva candidarsi per la seconda volta Juan José Arévalo, il primo presidente (1945-1950) del Decennio Democratico. Peralta Azurdia organizzò le elezioni del 1966, in cui fu eletto presidente Julio César Méndez Montenegro, ex decano di Diritto della USAC e candidato del Partito Rivoluzionario dopo l'assassinio di suo fratello Mario. Potè insediarsi al governo soltanto dopo esseri impegnato a dare carta bianca all'Esercito nella lotta contro le guerriglie del M-13 di Novembre e delle Forze Armate Ribelli (FAR), come allora denunciò al periodico La Hora il suo vice, Clemente Marroquín.
L'implacabile e crudele campagna condotta dal colonnello Carlos Arana Osorio a Zacapa e Izabal disarticolò il primo foco guerrigliero, ma non riuscì ad eliminarlo del tutto. La sua fama di “macellaio” e le gestioni dell'allora arcivescovo Mario Casariego fecero sì che il presidente Mendez Montenegro si azzardasse ad inviare Arana ad un esilio camuffato da ambasciatore nel Nicaragua dei Somoza.

L'IPM, la banca e il Fascia Trasversale del Nord

Dal Nicaragua, Arana Osorio fece ritorno per candidarsi alla presidenza e la ottenne. Fu durante il suo governo, nel 1972, che venne creato l'Istituto di Previdenza Militare (IPM) e il Banco del Ejército, e presero il via i lavori di apertura della Franja Transversal del Norte (FTN), che collega il Petén da suo confine con il Belize, attraverso Alta Verapaz, fino al Nord del Quiché, per poi continuare a Huehuetenango.
Le pensioni ai militari in pensione, gli investimenti nel Banco del Ejército e l'apertura della Fascia Trasversale del Nord resero possibile il sorgere di nuovi ricchi militari, proprietari terrieri in entrambi i lati della FTN, in Alta Verapaz e Petén.
Le concessioni a compagnie petrolifere in Alta Verapaz e Petén iniziarono fin dal primo governo dei militari (1970-1974), con enormi profitti per gli stessi, grazie alla corruzione e ad altri trucchi.
Va ricordato che il ministro degli Interni (Gobernación, ndr) del presidente Arana, uno dei governi più spietatamente repressivi della storia del Guatemala, fu Roberto Herrera Ibargüen, co-proprietario di una delle fortune più grandi in Guatemala fin dai tempi di Justo Rufino Barrios (1871-1986), quando il nonno Manuel María Herrera era ministro del Fomento (Sviluppo ndr). Ciò evidenzia la complessità della situazione: le élites oligarchiche erano rappresentate in un governo militare che proteggeva i loro interessi, ma che allo stesso tempo lavorava per i propri, persino ricattando industriali come Novella attraverso il rapimento di un membro della sua famiglia.
L'accordo sulla politica agricola sancito dagli Accordi di Pace esigeva il ritorno allo Stato delle aziende agricole illecitamente occupate dai militari, per cominciare a costruire su tale base una nuova economia di sviluppo contadino. Niente di tutto ciò si è fatto.

Le élites nate dal contrabbando

Un altro ramo delle élites emergenti proviene dal contrabbando. È noto come il padre di Juan Francisco Reyes López abbia costruito la sua fortuna con una flotta di camion che contrabbandavano mercanzie tra Guatemala e México. Ed è evidente come l'eredità di suo padre abbia facilitato Reyes Lopez nell'esercizio della sua intelligence politica per diventare vicepresidente del Guatemala sotto la presidenza di Alfonso Portillo (2000-2004).
Durante la presidenza di Álvaro Arzú venne arrestato Alfredo Moreno Molina, il quale per molti anni si era dedicato a sfruttare il suo incarico di burocrate del Ministero delle Finanze del Guatemala per organizzare un'estesa rete di contrabbando. Diversi militari, tra cui il generale Luis Francisco Ortega Menaldo, risultarono coinvolti in tale rete, tanto che il ministro della Difesa del governo Arzú, il generale Julio Balconi, decise espellere dall'Esercito Ortega Menaldo e altri militari implicati.
La rete di contrabbando di Alfredo Moreno Molina faceva base a Panamá e frodava il fisco alle dogane, introducendo liquori, profumi e altri beni di lusso, oltre alla droga. Quando quest'ultima fa irruzione nel commercio illegale stiamo già parlando di un altro pianeta, in termini di benefici. Moreno Molina è morto a seguito di un attacco cardiaco prima di scontare la condanna che gli era stata inflitta.

Le élites provenienti dai servizi

I servizi sono stati un'altra fonte di crescita di un altro ramo delle élites emergenti. È ingente la quantità di denaro proveniente dal contrabbando e da altri traffici proibiti, che viene investita in alberghi, nel turismo, in linee di trasporto su gomma intercentroamericane, in ristoranti, in strade che collegano luoghi di interesse turistico... È possibile che in tali investimenti ci sia stato riciclaggio di soldi.
È terribile apprendere, dal libro Zero Zero Zero di Roberto Saviano, come la cocaina governi il mondo, che grandi banche statunitensi, come Wachovia (acquisito da Wells Fargo nel 2008, ndr) e Citi (Citigroup Inc. è la più grande azienda di servizi finanziari del mondo, ndr), nonché il New York Bank e il colosso britannico HSBC, abbiano dovuto confessare di aver accettato soldi dai grandi signori della droga messicani, in particolare dal cartello di Sinaloa. Le dichiarazioni di HSBC hanno fatto il giro del mondo sulla stampa. Uno dei suoi dirigenti, Stephen Green, ordinato sacerdote anglicano – ovunque si trovasse, raggiungeva la sua parrocchia di Londra tutte le settimane per predicarvi –, autore di Good Value: Reflections on Money, Morality and an Uncertain World (pubblicato in Italia con il titolo Servire Dio o il denaro? I cristiani e i mercati finanziari, Effatà Editrice, ndr), oggi rappresentante nella Camera dei Lords, è stato presidente esecutivo di HSBC in Svizzera, quando un ramo della banca, secondo la BBC, consentiva che vi venissero depositate ingenti somme di denaro frutto di evasione fiscale.
Questo genere di confessioni rendono meno incredibili le voci che circolano in Guatemala sul riciclaggio di denaro in banche guatemalteche relativamente grandi.

Le élites provenienti dal settore pubblico

Probabilmente, il frondoso albero delle élites emergenti ha altri rami, ma uno di notevole importanza è quello di chi ricopre alti incarichi di governo. È grande lo scandalo che circonda PETROBRAS in Brasile e coloro che hanno ricevuto da questa gigantesca impresa denaro sporco sotto forma di tangenti e altri favori, tra cui dirigenti del Partito dei Lavoratori – al governo da dodici anni e rieletto per altri quattro – e altri rappresentanti di vari partiti di opposizione.
Almeno un presidente di Guatemala, Alfonso Portillo, e un altro di El Salvador, Francisco Flores, dell'Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA), sono stati accusati di essersi arricchiti illegalmente trattenendo per se stessi, o per i loro amici politici, soldi offerti da Taiwan ai rispettivi Paesi. Inoltre, Portillo, accusato di riciclaggio di denaro negli Stati Uniti, è stato giudicato colpevole da un tribunale guatemalteco ed estradato negli USA, dove ha scontato in carcere la sua condanna. Ora, da uomo libero è tornato in Guatemala, dove era stato assolto dall'accusa di appropriazione indebita di ingenti fondi del Banco Nacional de Crédito Hipotecario. Resta da vedere come influità la sua attività sulle prossime elezioni.
Da parte sua, Flores è in carcere, in attesa di giudizio in El Salvador, dopo essersi difeso sostenendo, testualmente, di aver consegnato quei fondi taiwanesi “in sacchetti” ai vari destinatari municipali, liberandosi così dall'obbligo di depositarli nelle casse della nazione.
Gravi accuse sono stati rivolte in Guatemala anche contro deputati al Congresso Nazionale, giudici e direttori di dogana, tra gli altri.
Insomma, il passaggio attraverso qualsiasi istituzione di governo rappresenta un'altra fonte di arricchimento illecito, che crea nuovi ricchi, in concorrenza con le tradizionali élites.

Il caso del “re del tennis”

Forse, il caso maggiormente degno di nota in Guatemala nella concorrenza per creare una élite emergente di nuovi ricchi è quello di Sergio Roberto López Villatoro, soprannominato “il re del tennis”. Nato a Cuilco, villaggio del dipartimento di Huehuetenango alla frontiera con il México, dove suo padre possedeva il più grande negozio del posto, ha sicuramente imparato la tradizione del contrabbando, che in molte località di confine “è una forma di vita”, come suol dirsi. Oggi, il suo negozio principale, D'Lovi, situato all'altro lato del Paseo de la Reforma, di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti, nella capitale, vende scarpe da tennis e stivali di marca, non si sa se autentici o contraffatti: «réplicas», come li chiamava quando iniziò tale attività, che lo ha reso miliardario. López Villatoro aveva sposato Zury Ríos, figlia del generale Ríos Montt e deputata durante la presidenza di Alfonso Portillo. Oggi, è il principale lobbista di quelle che in Guatemala si chiamano “commissioni per la nomina”, create nella loro forma attuale durante il governo di Ramiro de León Carpio. Dapprima di trattava di gruppi istituzionali che proponevano al Congresso i candidati alla Corte Suprema di Giustizia, alle Corti d'Appello, alla Procura Generale della Repubblica, alla Contraloría (simile alla nostra Corte dei Conti, ndr), alla Corte Costituzionale e al Tribunale Supremo Elettorale. Ramiro de León Carpio riuscì a fare in modo che vi fosse maggiore partecipazione a queste commissioni del Collegio degli Avvocati di Guatemala e delle università – rettori e decani delle facoltà di Diritto – e che venissero istituiti gruppi legali di lobbying per tali commissioni.
Oggi, il “re del tennis” Roberto López Villatoro è diventato artefice della “presentazione” di candidati chiave a tali commissioni di nomina. La sua azione di lobbying è stata denunciata come corrotta da Carlos Castresana, primo direttore della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG). Nel 2014, l'azione di lobbying del “re del tennis” – insieme ad altre pressioni, ovviamente – ha ottenuto i suoi più grandi successi. Secondo gli osservatori, l'anno scorso, per la prima volta nella seconda fase della storia democratico-elettorale del Guatemala (dal 1985 ad oggi; la prima è stata dal 1944 al 1954), la maggioranza dei candidati presentati al Congresso per essere eletti alla Procura, alla Corte Suprema di Giustizia, alle Corti d'Appello, al Tribunale Supremo Elettorale e alla Contraloría de Cuentas, non erano più alleati delle “élites” tradizionali, ma di quelle emergenti.
Particolarmente importante è stata l'esclusione di Claudia Paz y Paz dalle candidature per la Procura Generale della Repubblica e la conseguente scelta di Telma Aldana a succederle. Altrettanto importante è stata la negoziazione tra la direzione del Partito Patriota, il governo e il suo massimo oppositore e candidato a succedergli, il Partito Libertà Democratica Rinnovata (LIDER), per eleggere per la prima volta nella storia del Guatemala una Corte Suprema di Giustizia lontana dagli interessi delle tradizionali élites.

L'élite degli avvocati

Altrettanto notevole è il fatto che tale Corte abbia scelto come suo presidente il primo avvocato indigeno ad essere arrivato a quella posizione, un ex membro dei rappresentanti dei 48 cantoni di San Miguel Totonicapán.
Un altro ramo delle élites emergenti si è andato forgiando proprio a partire da personalità dell'avvocatura che difendono gli interessi delle stesse élites e che ora competono, dati i loro lauti compensi, con gli avvocati delle élites tradizionali. Essi fanno parte di una cerchia di professionisti, alcuni di dubbia reputazione, come gli avvocati che dietro lo schermo dei loro uffici fanno da tramite alle adozioni illegali. Altri sono personaggi esecutivi delle “nuove” fortune che si sono moltiplicate.

Élites emergenti: il narcobusiness

L'ultimo dei rami di queste élites emergenti è quello delle “famiglie” al servizio dei grandi cartelli della droga, in funzione “strumentale” alle stesse, perché nessuna di loro, né i Lorenzana – il padre Waldemar Lorenzana Lima e i figli Lorenzana Cordón –, né Otto Herrera, né Linares Cordón, né Walther Overdick, etc., possono davvero fregiarsi del titolo di “capi”, sullo stile di Pablo Escobar, del Chapo Guzmán e di altri colombiani o messicani.
Tuttavia, senza la loro complicità e crescente ricchezza, e senza il loro potere non sarebbe possibile mantenere la fluida mobilità nel corridoio che, attraverso l'America Centrale e il México, dalla Colombia, il maggior produttore di cocaina al mondo, conduce al più grande consumatore, che sono gli Stati Uniti. In quel corridoio si combatte una guerra senza quartiere, che il governo degli Stati Uniti non è disposto a trasferire sul proprio territorio, perseguendo là i grandi capi della narcodistribuzione.
Da molto tempo, si ritiene che influenti personaggi dell'Esercito del Guatemala, come il generale in pensione Luis Francisco Ortega Menaldo, coniugato con una figlia del generale Carlos Arana Osorio, defunto ex presidente guatemalteco, ed altri membri del ristretto club della intelligence, la sezione D2 dell'Esercito, abbiano importanti interessi in questa “strumentazione” del narcotraffico. Quando era ancora uno dei fondatori del Partito Patriota, Otto Pérez Molina ha dovuto lamentare nel Febbraio del 2001 diversi attentati contro automobili su cui viaggiavano membri della sua famiglia, tra cui sua moglie, uscita illesa in uno di questi episodi, mentre sua figlia rimase ferita. Quattro mesi prima, nel 2000, un episodio analogo era capitato a suo figlio ed a sua nuora.
Una volta eletto presidente del Guatemala, Otto Pérez Molina è diventato fautore della legalizzazione delle droghe. Oltre dieci anni fa, molte aziende di caffè della zona di San Marcos sono state abbandonate a causa dei bassi prezzi internazionali del caffè. Espulsi i braccianti e le loro famiglie, in molte di queste piantagioni sono stati costruiti aeroporti per i piccoli aerei che trasportano la droga, le cui piste di atterraggio vengono illuminate da schiere di uomini-torcia, già peones delle aziende cafetaleras, che guadagnano in una notte più di quanto guadagnerebbero in tutta la stagione di raccolta del caffè in Chiapas, come lavoratori stagionali. E sui versanti degli imponenti vulcani dello stesso dipartimento di San Marcos, Tacaná e Tajamulco, si è cominciato a seminare papaveri, per ricavarne oppio ed eroina.

Chi succederà a Pérez Molina?

Quest'anno il Guatemala eleggerà un nuovo Presidente e Vicepresidente della Repubblica, l'intero Congresso e tutti i sindaci dei municipi del Paese. Si dice che, in Guatemala, lo sconfitto nelle precedenti elezioni sia il vincitore delle prossime. È così dal 1996, quasi 20 anni fa. Succederà a Otto Pérez Molina il suo concorrente sconfitto nelle ultime votazioni, Manuel Baldizón Méndez? Prima di cercare di rispondere a questa domanda, analizziamo la lista di presidenti del Guatemala nel periodo democratico-elettorale, da quando nel 1985 i regimi militari – che avevano eletto uno di loro nel 1970 (Arana), seguito in maniera fraudolenta da altri due (Laugerud e Lucas, dal 1974 al 1982), e poi da altri due golpisti (Ríos Montt e Mejía Víctores, tra il 1982 e il 1986) – hanno ceduto il passo trasferendo il loro potere con la Costituente del 1985 e la conseguente Costituzione approvata 30 anni fa.

Un ripasso della lista di presidenti

Si può dire che Vinicio Cerezo Arévalo (1986-1991) fosse sostenuto principalmente dalle élites tradizionali, pur essendo un membro della Democrazia Cristiana Guatemalteca (DCG).
Jorge Carpio Nicolle, che sembrava destinato a vincere le elezioni presidenziali alla fine del 1991, rispondeva allo stesso schieramento, anche se era stato candidato perdente per l'Unione del Centro Nazionale (UCN), in teoria più a destra della DCG.
Vinse, invece, Jorge Serrano Elías, convertitosi dal cattolicesimo al neopentecostalismo fondamentalista borghese della Chiesa El Shadday. Quell'elezione può essere considerata come un tentativo del mondo evangelico di mettere radici più profonde in Guatemala dove l'essere cattolici era politicamente corretto. Tra l'altro, il suo ministro degli Esteri fu Álvaro Arzú, cattolico e rappresentante delle élites tradizionali. Il fondamentalismo autoritario di Serrano Elías – era stato presidente del Consiglio di Stato con Ríos Montt –, lo portò a volere il suo fujimorazo – in Guatemala venne bollato come serranazo (il riferimento è al autocolpo di Stato orchestrato da Alberto Fujimori in Perú, nel 1992, ndr) –; tentativo che fallì.
Venne poi eletto dal Congresso Ramiro de León Carpio, cugino di Jorge Carpio Nicolle, ed allora Procuratore dei Diritti Umani. Governò dal 1993 al 1996. Anch'egli può essere considerato legato alle élites tradizionali.
Lo stesso si può dire del suo suo successore Álvaro Arzú (1996-2000).
Alfonso Portillo (2000-2004) può essere considerato come il primo presidente in linea con le élites emergenti, in particolare per i suoi legami con militari quali Ortega Menaldo, Jacobo Salam e Napoleón Rojas. Va ricordato, inoltre, che Portillo era stato eletto deputato per la DCG.
Il suo successore, Óscar Berger Perdomo (2004-2008) recuperò chiaramente l'allineamento con élites tradizionali.

Álvaro Colom: una presidenza spartiacque

Quella di Álvaro Colom (2008-2012) può essere considerata una presidenza spartiacque. Da un lato, egli aveva dato ad intendere di voler promuovere una transizione verso una politica più coerente con la memoria di suo zio Manuel Colom Argueta, sindaco della capitale sotto la presidenza del generale Arana, un politico molto abile che riuscì a conservare gli ideali socialdemocratici con il suo movimento, il Fronte Unito Rivoluzionario (FUR), nel mezzo del terrore scatenato dalla repressione militare, e che venne assassinato (1979) dai militari sotto la presidenza del generale Fernando Romeo Lucas (1978-1982).
Forse, il segno più chiaro dell'obiettivo di Álvaro Colom è stato il nome da lui dato al suo partito: Unità Nazionale della Speranza (UNE). Sua moglie, Sandra Torres, è andata ben oltre i limiti della primera dama caritatevole, per diventare la promotrice di un serio tentativo di politica alimentare ed educativa di taglio sociale. Torres proveniva da una famiglia di classe media del Sud del dipartimento del Petén. Voleva candidarsi alla presidenza della Repubblica, ma la Corte Costituzionale glielo impedì, considerando il suo divorzio all'ultima ora soltanto una manovra per eludere la Costituzione, dal momento che la sua affinità con il Presidente le impediva di candidarsi durante la presidenza del marito.

Pérez Molina: la élite dei militari

Infine, l'attuale presidenza di Pérez Molina (2012-2016) rappresenta chiaramente il più antico dei rami delle élites emergenti. Essa ha significato il ritorno al governo dei militari esperti di intelligence. Lo stesso Pérez Molina è stato direttore del D2 dell'Esercito. Si dice che di questo gruppo di militari passati per la direzione dell'intelligence dell'Esercito, alcuni, riuniti nella cosiddetta Cofradía (Fratellanza, ndr) fossero più favorevoli al raggiungimento di una sconfitta militare della guerriglia, senza alcun negoziato per la pace; Ortega Menaldo si ritiene fosse il loro leader. Altri finirono, però, per accettare i negoziati di pace “suggeriti” da Stati Uniti e altri Paesi. Tale gruppo di militari veniva identificato come El Sindicato e Pérez Molina sarebbe stato il suo leader.

Se vincesse Baldizón...

Se Manuel Baldizón fosse eletto presidente, assumerebbe l'incarico all'età di 45 anni e sarebbe chiaramente un altro presidente espressione delle élites emergenti. Imprenditore turistico con ingenti investimenti nel Petén e avvocato laureatosi all'Università di San Carlos – la sua tesi dottorale risultò essere un plagio in parti importanti del suo contenuto –, Baldizón è chiaramente uno dei nuovi ricchi capace di qualsiasi güizachada (maldestra azione giuridica o sociale, ndr), di qualsiasi trucco da leguleio senza titolo. Più volte è stato richiamato all'ordine da parte del Tribunale Supremo Elettorale per aver lanciato in anticipo la sua campagna. Il Tribunale Supremo Elettorale non ha ancora convocato le elezioni e, quindi, nessuno può fare campagna elettorale; eventualmente, la sua fortuna è in grado di sopportare, senza perdere un capello, qualsiasi multa che gli infligga il TSE.
Il colore rosso sangue del suo partito tinge tutte le pietre e i tronchi d'albero della carretera panamericana, dalla frontiera di Valle Nuevo con El Salvador, almeno, fino alla capitale. E nelle vicinanze della capitale e nella capitale stessa una fondazione che lo appoggia ha eretto giganteschi cartelloni con lo stesso colore rosso del suo partito Libertà Democratica Rinnovata (LIDER) o con l'azzurro del Guatemala, dove si legge: «Ciò di cui il Guatemala ha bisogno è un LIDER esperto nel creare POSTI DI LAVORO» e «Non vogliamo promesse, ma LAVORO» (le maiuscole sono negli originali, ndr).

Se vincesse Sandra Torres...

Se, a seguito di una svolta notevole nell'opinione pubblica, fosse eletta presidente Sandra Torres avremmo una persona che viene dalle élites emergenti. Ma non mancano quanti si avventurano a dire che le élites tradizionali vedrebbero con meno dispiacere l'elezione di Torres invece che di Baldizón, dal momento che lei non può essere definita una “nuova ricca”. Persino, la vedrebbero meglio di Alejandro Sinibaldi, il cui nome e cognome sono legati al successore – per breve tempo – di Justo Rufino Barrios dopo la sua morte nella battaglia di Chalchuapa in El Salvador (1885) e, per questo, considerato vicino all'oligarchia, anche se la sua alleanza con Pérez Molina gli ha tolto quel lustro che il suo nome poteva ispirare. Sinibaldi è stato Ministro delle Comunicazioni, opere pubbliche comprese, fino a pochi mesi fa ed ha transitato per questo ministero con più dolore che gloria. A suo tempo, venne sconfitto da Álvaro Arzú, nelle elezioni a sindaco della capitale.

Che dicono i sondaggi

In Febbraio, Vox Latina ha realizzato un sondaggio presentando al campione le foto dei precandidati con il nome loro e del partito, chiedendo di segnare per chi avrebbero votato se le elezioni fossero state quel giorno.
Manuel Baldizón, di LIDER, ha ricevuto il 33,6% dei voti.
Sandra Torres, di UNE, il 12,9%.
Alejandro Sinibaldi, del Partito Patriota (PP) al governo, il 10,9%.
Roberto González di Impegno (Compromiso, ndr), Rinnovamento e Ordine (CREO), alleato del Partito Unionista (PU) di Álvaro Arzú, il 4,2%.
Roberto Alejos, del Partito Todos (Tutti, ndr), il 2,8%.
E Mauricio López Bonilla, ministro degli Interni nell'attuale governo, il 2,6%.
Il 33% del campione si è detto incerto sul chi votare.
La differenza tra Baldizón e quanti lo seguono sembra molto grande. A fine 2014, i sondaggi indicavano un possibile vittoria di Baldizón al primo turno, piazzandosi al secondo posto Sinibaldi. In Maggio, si apre la campagna eletorale e in Settembre si vota per il primo turno. Se necessario, il secondo sarà in Novembre. Resta da vedere quali saranno i risultati elettorali in questo Paese in subbuglio.

 

GUATEMALA/ “Élites” tradizionali in contrasto con “élites” emergenti

 

Il Guatemala non sta affondando, ma è in subbuglio. Nonostante tutte le crisi, c'è la speranza che quella attuale, caratterizzata dalla lotta tra le élites tradizionali ed emergenti sia una crisi di crescita. Il rinnovamento verrà dopo che l'attuale sistema, avviato nel 1985, avrà dato i suoi ultimi sussulti e sarà morto lasciando il posto ad uno diverso da quello forgiato dai militari che hanno vinto la guerra, ma sepolto gli accordi di pace, tra i quali l'attuale presidente Otto Pérez Molina.

 

Di Juan Hernández Pico. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

 

Negli ultimi mesi, il Guatemala si assiste a quello che si potrebbe definire un “assalto al governo” in tutti i suoi rami. Poteri tradizionali ed emergenti in lotta tra loro si disputano gli spazi istituzionali dello Stato. La diversificazione nella creazione e nell'appropriazione di ricchezza in Guatemala, provocata dall'ingresso di nuovi gruppi di potere economico-politico, sta avendo diverse conseguenze su tutti i poteri dello Stato e conflitti nella società.

 

Una lotta tra tre gruppi

 

Con l'eccezione del governo di Álvaro Colom, i governi successivi sono stati formati da rappresentanti dei gruppi economicamente più forti dell'oligarchia tradizionale e di alcuni gruppi economici emergenti. Nel governo di Otto Pérez Molina, sono rappresentate altre due fonti di appropriazione di ricchezza: la criminalità organizzata e il narcotraffico, oltre alla borghesia emergente delle imprese di trasporto, delle costruzioni, del settore immobiliare, del contrabbando…

Tre, dunque, sarebbero i gruppi in disputa: l'oligarchia tradizionale che controlla il potere finanziario e, tuttora, la Corte Costituzionale – ricordiamo l'annullamento della sentenza contro Ríos Montt –; la criminalità organizzata e “narco”; la borghesia emergente. È facile supporre che il narcotraffico si sia infiltrato tanto nel potere emergente come in quello tradizionale.

Non poche persone ritengono, inoltre, che l'elezione alla Presidenza della Repubblica di Pérez Molina, un generale in pensione, significhi non solo il trionfo di un soldato di professione, che ha partecipato al conflitto armato interno ricoprendo un ruolo di comando intermedio in alcuni dei massacri per i quali è stato processato e condannato Ríos Montt, e che poi ha appoggiato i negoziati di pace e firmato gli accordi, ma anche il ritorno al governo di coloro che, quando erano militari ancora in servizio, hanno ricoperto tuoli chiave nei servizi segreti militari: lo stesso Pérez Molina, il suo ministro degli Interni (Gobernación) Maurio López Bonilla e il generale in pensione Ricardo Bustamante, tra gli altri.

 

L'assalto a tutti i rami di governo

 

Le élites tradizionali hanno perso, per la prima volta, il controllo del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), mentre il nuovo TSE sta per perdere la sua autonomia, tradito dal potere delle élites che lo hanno eletto. Le varie crisi succedutesi nelle commissioni di nomina della Corte Suprema di Giustizia e delle Corti di Appello, come pure del Controllore Generale, evidenziano le lotte tra questi nuovi poteri di fatto e, persino, la loro capacità di stringere alleanze, quando ritengono di avere un interesse comune: così, ad esempio, i partiti Patriota (al governo) e LIDER (che domina l'opposizione) hanno concordato l'elezione della Corte Suprema. Questo assalto al potere giudiziario ha origine dalla “battaglia” per porre fine al mandato della procuratrice Claudia Paz y Paz, che aveva osato promuovere il processo di Ríos Montt. Indubbiamente, Claudia Paz y Paz era la più capace e la più indipendente, e la sua successione poneva un serio problema. Esclusa dal sestetto di candidati, le commissioni di nomina hanno risparmiato al presidente Otto Pérez la vergogna di non sceglierla.

Il Potere Esecutivo appare privo di credibilità a causa della corruzione e degli abusi di autorità, soprattutto della vicepresidente Roxana Baldetti e, in generale, di tutta la squadra di governo, con ministri destituiti o scandalosamente implicati in casi di clientelismo e altre corruzioni. Nel frattempo, il Congresso della Repubblica si perde in sessioni improduttive, che cercano solo l'interesse personale e di partito, con alleanze senza scrupoli tra i partiti al solo fine di raggiungere i loro profitti privati: elezione manipolata di giudici, accordi su buoni e prestiti, corruzione per ottenere voti, elezione della nuova dirigenza del Congresso con niente meno che l'astuto, vecchio politico ex ríosmonttista Arístides Crespo alla presidenza, etc.

 

Conflitto sociale e violenza

 

Mentre si assiste a questo assalto al governo in tutti i suoi rami, la conflittualità sociale è in aumento. Il movimento sociale guadagna nuova forza, soprattutto nei dipartimenti (province, ndr), intorno a necessità e rivendicazioni assai sentite: le leggi sullo sviluppo rurale, sulle miniere, sulla protezione dei vegetali, le lotte contro megaprogetti idroelettrici ed estrattivi. Tuttavia, la protesta continua ad essere criminalizzata. Non si può dimenticare la repressione violenta della resistenza contro la miniera d'oro di La Puya, ad opera di agenti antisommossa nel Maggio 2014 o gli spari assassini, sempre nel 2014, contro coloro che a San Juan Sacatepéquez resistevano all'ampliamento dell'impresa Cementos Progreso. Anche le morti causate dalla violenza criminale continuano ad aumentare, nonostante il Ministero degli Interni annunci propagandasticamente nuove strategie per combatterla.

 

Un paese in fermento

 

Il Guatemala è un Paese prospero fino ad una certa classe media ed il movimento sociale sta guadagnando forza perché molta parte della popolazione dipende sempre meno dall'oligarchia e dai proprietari terrieri. Oggi, la corruzione non riguarda solo un governo che fa quel che vuole senza preoccuparsi di nasconderlo, ma anche istituzioni che, fino a qualche tempo fa, avevano una coscienza sociale ed un significativo sviluppo scientifico, come l'Università di San Carlos (USAC).

Il Guatemala non sta affondando, ma è in fermento. Nonostante tutte le crisi, i numerosi abusi e le incostituzionalità, c'è la speranza che quella attuale sia una crisi di crescita e rinnovamento. Secondo alcune analisi, tale rinnovamento verrà dopo che l'attuale sistema, avviato nel 1985, avrà dato i suoi ultimi sussulti e sarà morto, lasciando il posto ad un altro, che non sia figlio dei militari che hanno vinto la guerra, ma sotterrato gli accordi di pace, che non poterono fare a meno di firmare.

Tra quelle firme, c'era quella dell'attuale presidente (Otto Pérez Molina, ndr), che ha nominato a capo della Segreteria di Pace e della Commissione Presidenziale dei Diritti Umani, Antonio Arenales Forno. Questo avvocato, indubbiamente astuto, si propone di invalidare gli Accordi di Pace, facendo finta di non sapere che sono legge della Repubblica da quando al governo c'era Óscar Berger (2004/2008, ndr). Arenales Forno ha vietato l'accesso agli Archivi di Pace e ha sostenuto, a Ginevra, di fronte alla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, che i crimini di guerra in Guatemala sono stati prescritti, pur sapendo che non può esserci alcuna prescrizione per i crimini contro l'umanità. Sul progetto di Arenales Forno ha scritto un e-book, distribuito gratuitamente, il direttore di Plaza Pública, Enrique Naveda.

 

Sfida tra élites nell'assalto al governo

 

Cercheremo di spiegare l'assalto al governo in questo Guatemala in ebollizione, riflettendo su quanto sostiene l'analista Fernando Girón, che osserva le élites tradizionali del Guatemala – quelle che tradizionalmente sono considerate parte dell'oligarchia – sfidate da altre élites emergenti. Cercheremo di farlo a partire dalla rottura dell'egemonia economico-politica delle élites tradizionali e dalla sfida lanciata dalla comparsa di élites emergenti regolari e irregolari (legali o illegali). Si può discutere l'accuratezza analitica del termine “élites”, in contrapposizione a quello di “borghesia”, ma non è in discussione la loro esistenza.

 

Da chi sono composte le élites tradizionali

 

Tra le élites tradizionali di evidenziano quelle che traggono origine dall'agroindustria e dalle esportazioni, in particolare di caffè, zucchero, gomma (caucciù, ndr), cacao, bestiame, e prima ancora di cotone, etc.; ed anche quelle che si sono sviluppate in alcuni settori industriali, quali birra e cemento, così come, più di recente, in industrie estrattive: petrolio, oro, argento, nichel; legate ai progetti idroelettrici, all'agroalimentare, all'edilizia ed ai settori immobiliare e commerciale. Tutte esse hanno conosciuto importanti sviluppi commerciali, non solo nell'esportazione, ma anche nelle importazioni – ad esempio, di automobili, motocicli e biciclette – e nel settore dei supermercati. E tutte hanno creato e sviluppato servizi finanziari di alto livello.

È importante constatare che le relativamente grandi istituzioni finanziarie guatemalteche – il Banco Industrial, il Continental-Granai y Towson, il Banco Rural – continuano ad avere una maggioranza di azionisti guatemaltechi e consigli di amministrazione in cui siedono membri delle famiglie guatemalteche dell'oligarchia. Soltanto il Banco Agromercantil (BAM) è stato acquistato da istituzioni finanziarie colombiane.

L'industria della birra è ancora nelle mani della famiglia fondatrice, i Castillo, anche se uno dei suoi rami ha stipulato accordi con una fabbrica di birra brasiliana ed entrambi i rami hanno stretto accordi per la distribuzione con le le grandi multinazionali del settore (Coca-Cola, Pepsi-Cola, etc.) e sono entrati anche nel settore degli snacks.

L'industria del cemento è ancora di proprietà della famiglia Novella e sta lottando per vincere l'opposizione della popolazione di San Juan Sacatepéquez per aprire un altro stabilimento ad occidente della capitale, complementare a quello di El Progreso, che si trova ad oriente.

L'industria dello zucchero è ancora in gran parte nelle mani della famiglia Herrera, che si è pure estesa a livello centroamericano.

Le industrie di liquori (Botrán e Ron Zacapa Centenario) ed alimentare (Pollo Campero) sono in continua crescita. Si tratta delle meno tradizionali, giacché sono nate agli inizi o nella prima metà del XX secolo. Pollo Campero è diventata Multi-Inversiones S.A. (società anonima di Gutiérrez e Bosch), i cui sviluppi nel settore immobiliare e nei centri commerciali sono sbalorditivi.

Tutte queste imprese si sono da tempo associate nel Comitato di Coordinamento delle Associazioni Agricole, Commerciali, Industriali e Finanziarie (CACIF), che continua a rappresentarle. L'associazione dei commercianti si era ritirata per qualche anno, ma è tornata di recente a farne parte.

Si parla molto di una certa coscienza sociale che vi sarebbe tra le giovani generazioni di alcune di queste famiglie; tuttavia, la reazione che, attraverso il CACIF, esse hanno avuto di fronte alla sentenza di condanna di Ríos Montt dimostra come l'età anagrafica dei suoi membri sia ancora preponderante.

Per diversi anni nell'attuale fase democratica i presidenti guatemaltechi, soprattutto, Vinicio Cerezo (1986-1991), Ramiro De León Carpio (1993-1996), Álvaro Arzú (1996-2000) e Oscar Berger (2004-2008 ), hanno rappresentato politicamente questi interessi.

 

Élites emergenti: i militari

 

Di fronte a queste élites tradizionali e sfidando il loro potere ci sarebbero le cosiddette élites emergenti. Riprenderò anche qui l'analisi di Fernando Girón, approfondendola a mio modo e rischio.

Le prime nuove élites ad emergere sono state quelle che provenivano dall'Esercito. L'istituzione armata è stata la principale e attiva protagonista dello Stato nel 1963, con il colpo di Stato guidato dal colonnello Enrique Peralta Azurdia per impedire le elezioni in cui voleva candidarsi per la seconda volta Juan José Arévalo, il primo presidente (1945-1950) del Decennio Democratico. Peralta Azurdia organizzò le elezioni del 1966, in cui fu eletto presidente Julio César Méndez Montenegro, ex decano di Diritto della USAC e candidato del Partito Rivoluzionario dopo l'assassinio di suo fratello Mario. Potè insediarsi al governo soltanto dopo esseri impegnato a dare carta bianca all'Esercito nella lotta contro le guerriglie del M-13 di Novembre e delle Forze Armate Ribelli (FAR), come allora denunciò al periodico La Hora il suo vice, Clemente Marroquín.

L'implacabile e crudele campagna condotta dal colonnello Carlos Arana Osorio a Zacapa e Izabal disarticolò il primo foco guerrigliero, ma non riuscì ad eliminarlo del tutto. La sua fama di “macellaio” e le gestioni dell'allora arcivescovo Mario Casariego fecero sì che il presidente Mendez Montenegro si azzardasse ad inviare Arana ad un esilio camuffato da ambasciatore nel Nicaragua dei Somoza.

 

L'IPM, la banca e il Fascia Trasversale del Nord

 

Dal Nicaragua, Arana Osorio fece ritorno per candidarsi alla presidenza e la ottenne. Fu durante il suo governo, nel 1972, che venne creato l'Istituto di Previdenza Militare (IPM) e il Banco del Ejército, e presero il via i lavori di apertura della Franja Transversal del Norte (FTN), che collega il Petén da suo confine con il Belize, attraverso Alta Verapaz, fino al Nord del Quiché, per poi continuare a Huehuetenango.

Le pensioni ai militari in pensione, gli investimenti nel Banco del Ejército e l'apertura della Fascia Trasversale del Nord resero possibile il sorgere di nuovi ricchi militari, proprietari terrieri in entrambi i lati della FTN, in Alta Verapaz e Petén.

Le concessioni a compagnie petrolifere in Alta Verapaz e Petén iniziarono fin dal primo governo dei militari (1970-1974), con enormi profitti per gli stessi, grazie alla corruzione e ad altri trucchi.

Va ricordato che il ministro degli Interni (Gobernación, ndr) del presidente Arana, uno dei governi più spietatamente repressivi della storia del Guatemala, fu Roberto Herrera Ibargüen, co-proprietario di una delle fortune più grandi in Guatemala fin dai tempi di Justo Rufino Barrios (1871-1986), quando il nonno Manuel María Herrera era ministro del Fomento (Sviluppo ndr). Ciò evidenzia la complessità della situazione: le élites oligarchiche erano rappresentate in un governo militare che proteggeva i loro interessi, ma che allo stesso tempo lavorava per i propri, persino ricattando industriali come Novella attraverso il rapimento di un membro della sua famiglia.

L'accordo sulla politica agricola sancito dagli Accordi di Pace esigeva il ritorno allo Stato delle aziende agricole illecitamente occupate dai militari, per cominciare a costruire su tale base una nuova economia di sviluppo contadino. Niente di tutto ciò si è fatto.

 

Le élites nate dal contrabbando

 

Un altro ramo delle élites emergenti proviene dal contrabbando. È noto come il padre di Juan Francisco Reyes López abbia costruito la sua fortuna con una flotta di camion che contrabbandavano mercanzie tra Guatemala e México. Ed è evidente come l'eredità di suo padre abbia facilitato Reyes Lopez nell'esercizio della sua intelligence politica per diventare vicepresidente del Guatemala sotto la presidenza di Alfonso Portillo (2000-2004).

Durante la presidenza di Álvaro Arzú venne arrestato Alfredo Moreno Molina, il quale per molti anni si era dedicato a sfruttare il suo incarico di burocrate del Ministero delle Finanze del Guatemala per organizzare un'estesa rete di contrabbando. Diversi militari, tra cui il generale Luis Francisco Ortega Menaldo, risultarono coinvolti in tale rete, tanto che il ministro della Difesa del governo Arzú, il generale Julio Balconi, decise espellere dall'Esercito Ortega Menaldo e altri militari implicati.

La rete di contrabbando di Alfredo Moreno Molina faceva base a Panamá e frodava il fisco alle dogane, introducendo liquori, profumi e altri beni di lusso, oltre alla droga. Quando quest'ultima fa irruzione nel commercio illegale stiamo già parlando di un altro pianeta, in termini di benefici. Moreno Molina è morto a seguito di un attacco cardiaco prima di scontare la condanna che gli era stata inflitta.

 

Le élites provenienti dai servizi

 

I servizi sono stati un'altra fonte di crescita di un altro ramo delle élites emergenti. È ingente la quantità di denaro proveniente dal contrabbando e da altri traffici proibiti, che viene investita in alberghi, nel turismo, in linee di trasporto su gomma intercentroamericane, in ristoranti, in strade che collegano luoghi di interesse turistico... È possibile che in tali investimenti ci sia stato riciclaggio di soldi.

È terribile apprendere, dal libro Zero Zero Zero di Roberto Saviano, come la cocaina governi il mondo, che grandi banche statunitensi, come Wachovia (acquisito da Wells Fargo nel 2008, ndr) e Citi (Citigroup Inc. è la più grande azienda di servizi finanziari del mondo, ndr), nonché il New York Bank e il colosso britannico HSBC, abbiano dovuto confessare di aver accettato soldi dai grandi signori della droga messicani, in particolare dal cartello di Sinaloa. Le dichiarazioni di HSBC hanno fatto il giro del mondo sulla stampa. Uno dei suoi dirigenti, Stephen Green, ordinato sacerdote anglicano – ovunque si trovasse, raggiungeva la sua parrocchia di Londra tutte le settimane per predicarvi –, autore di Good Value: Reflections on Money, Morality and an Uncertain World (pubblicato in Italia con il titolo Servire Dio o il denaro? I cristiani e i mercati finanziari, Effatà Editrice, ndr), oggi rappresentante nella Camera dei Lords, è stato presidente esecutivo di HSBC in Svizzera, quando un ramo della banca, secondo la BBC, consentiva che vi venissero depositate ingenti somme di denaro frutto di evasione fiscale.

Questo genere di confessioni rendono meno incredibili le voci che circolano in Guatemala sul riciclaggio di denaro in banche guatemalteche relativamente grandi.

 

Le élites provenienti dal settore pubblico

 

Probabilmente, il frondoso albero delle élites emergenti ha altri rami, ma uno di notevole importanza è quello di chi ricopre alti incarichi di governo. È grande lo scandalo che circonda PETROBRAS in Brasile e coloro che hanno ricevuto da questa gigantesca impresa denaro sporco sotto forma di tangenti e altri favori, tra cui dirigenti del Partito dei Lavoratori – al governo da dodici anni e rieletto per altri quattro – e altri rappresentanti di vari partiti di opposizione.

Almeno un presidente di Guatemala, Alfonso Portillo, e un altro di El Salvador, Francisco Flores, dell'Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA), sono stati accusati di essersi arricchiti illegalmente trattenendo per se stessi, o per i loro amici politici, soldi offerti da Taiwan ai rispettivi Paesi. Inoltre, Portillo, accusato di riciclaggio di denaro negli Stati Uniti, è stato giudicato colpevole da un tribunale guatemalteco ed estradato negli USA, dove ha scontato in carcere la sua condanna. Ora, da uomo libero è tornato in Guatemala, dove era stato assolto dall'accusa di appropriazione indebita di ingenti fondi del Banco Nacional de Crédito Hipotecario. Resta da vedere come influità la sua attività sulle prossime elezioni.

Da parte sua, Flores è in carcere, in attesa di giudizio in El Salvador, dopo essersi difeso sostenendo, testualmente, di aver consegnato quei fondi taiwanesi “in sacchetti” ai vari destinatari municipali, liberandosi così dall'obbligo di depositarli nelle casse della nazione.

Gravi accuse sono stati rivolte in Guatemala anche contro deputati al Congresso Nazionale, giudici e direttori di dogana, tra gli altri.

Insomma, il passaggio attraverso qualsiasi istituzione di governo rappresenta un'altra fonte di arricchimento illecito, che crea nuovi ricchi, in concorrenza con le tradizionali élites.

 

Il caso del “re del tennis”

 

Forse, il caso maggiormente degno di nota in Guatemala nella concorrenza per creare una élite emergente di nuovi ricchi è quello di Sergio Roberto López Villatoro, soprannominato “il re del tennis”. Nato a Cuilco, villaggio del dipartimento di Huehuetenango alla frontiera con il México, dove suo padre possedeva il più grande negozio del posto, ha sicuramente imparato la tradizione del contrabbando, che in molte località di confine “è una forma di vita”, come suol dirsi. Oggi, il suo negozio principale, D'Lovi, situato all'altro lato del Paseo de la Reforma, di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti, nella capitale, vende scarpe da tennis e stivali di marca, non si sa se autentici o contraffatti: «réplicas», come li chiamava quando iniziò tale attività, che lo ha reso miliardario. López Villatoro aveva sposato Zury Ríos, figlia del generale Ríos Montt e deputata durante la presidenza di Alfonso Portillo. Oggi, è il principale lobbista di quelle che in Guatemala si chiamano “commissioni per la nomina”, create nella loro forma attuale durante il governo di Ramiro de León Carpio. Dapprima di trattava di gruppi istituzionali che proponevano al Congresso i candidati alla Corte Suprema di Giustizia, alle Corti d'Appello, alla Procura Generale della Repubblica, alla Contraloría (simile alla nostra Corte dei Conti, ndr), alla Corte Costituzionale e al Tribunale Supremo Elettorale. Ramiro de León Carpio riuscì a fare in modo che vi fosse maggiore partecipazione a queste commissioni del Collegio degli Avvocati di Guatemala e delle università – rettori e decani delle facoltà di Diritto – e che venissero istituiti gruppi legali di lobbying per tali commissioni.

Oggi, il “re del tennis” Roberto López Villatoro è diventato artefice della “presentazione” di candidati chiave a tali commissioni di nomina. La sua azione di lobbying è stata denunciata come corrotta da Carlos Castresana, primo direttore della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG). Nel 2014, l'azione di lobbying del “re del tennis” – insieme ad altre pressioni, ovviamente – ha ottenuto i suoi più grandi successi. Secondo gli osservatori, l'anno scorso, per la prima volta nella seconda fase della storia democratico-elettorale del Guatemala (dal 1985 ad oggi; la prima è stata dal 1944 al 1954), la maggioranza dei candidati presentati al Congresso per essere eletti alla Procura, alla Corte Suprema di Giustizia, alle Corti d'Appello, al Tribunale Supremo Elettorale e alla Contraloría de Cuentas, non erano più alleati delle “élites” tradizionali, ma di quelle emergenti.

Particolarmente importante è stata l'esclusione di Claudia Paz y Paz dalle candidature per la Procura Generale della Repubblica e la conseguente scelta di Telma Aldana a succederle. Altrettanto importante è stata la negoziazione tra la direzione del Partito Patriota, il governo e il suo massimo oppositore e candidato a succedergli, il Partito Libertà Democratica Rinnovata (LIDER), per eleggere per la prima volta nella storia del Guatemala una Corte Suprema di Giustizia lontana dagli interessi delle tradizionali élites.

 

L'élite degli avvocati

 

Altrettanto notevole è il fatto che tale Corte abbia scelto come suo presidente il primo avvocato indigeno ad essere arrivato a quella posizione, un ex membro dei rappresentanti dei 48 cantoni di San Miguel Totonicapán.

Un altro ramo delle élites emergenti si è andato forgiando proprio a partire da personalità dell'avvocatura che difendono gli interessi delle stesse élites e che ora competono, dati i loro lauti compensi, con gli avvocati delle élites tradizionali. Essi fanno parte di una cerchia di professionisti, alcuni di dubbia reputazione, come gli avvocati che dietro lo schermo dei loro uffici fanno da tramite alle adozioni illegali. Altri sono personaggi esecutivi delle “nuove” fortune che si sono moltiplicate.

 

Élites emergenti: il narcobusiness

 

L'ultimo dei rami di queste élites emergenti è quello delle “famiglie” al servizio dei grandi cartelli della droga, in funzione “strumentale” alle stesse, perché nessuna di loro, né i Lorenzana – il padre Waldemar Lorenzana Lima e i figli Lorenzana Cordón –, né Otto Herrera, né Linares Cordón, né Walther Overdick, etc., possono davvero fregiarsi del titolo di “capi”, sullo stile di Pablo Escobar, del Chapo Guzmán e di altri colombiani o messicani.

Tuttavia, senza la loro complicità e crescente ricchezza, e senza il loro potere non sarebbe possibile mantenere la fluida mobilità nel corridoio che, attraverso l'America Centrale e il México, dalla Colombia, il maggior produttore di cocaina al mondo, conduce al più grande consumatore, che sono gli Stati Uniti. In quel corridoio si combatte una guerra senza quartiere, che il governo degli Stati Uniti non è disposto a trasferire sul proprio territorio, perseguendo là i grandi capi della narcodistribuzione.

Da molto tempo, si ritiene che influenti personaggi dell'Esercito del Guatemala, come il generale in pensione Luis Francisco Ortega Menaldo, coniugato con una figlia del generale Carlos Arana Osorio, defunto ex presidente guatemalteco, ed altri membri del ristretto club della intelligence, la sezione D2 dell'Esercito, abbiano importanti interessi in questa “strumentazione” del narcotraffico. Quando era ancora uno dei fondatori del Partito Patriota, Otto Pérez Molina ha dovuto lamentare nel Febbraio del 2001 diversi attentati contro automobili su cui viaggiavano membri della sua famiglia, tra cui sua moglie, uscita illesa in uno di questi episodi, mentre sua figlia rimase ferita. Quattro mesi prima, nel 2000, un episodio analogo era capitato a suo figlio ed a sua nuora.

Un volta eletto presidente del Guatemala, Otto Pérez Molina è diventato fautore della legalizzazione delle droghe. Oltre dieci anni fa, molte aziende di caffè della zona di San Marcos sono state abbandonate a causa dei bassi prezzi internazionali del caffè. Espulsi i braccianti e le loro famiglie, in molte di queste piantagioni sono stati costruiti aeroporti per i piccoli aerei che trasportano la droga, le cui piste di atterraggio vengono illuminate da schiere di uomini-torcia, già peones delle aziende cafetaleras, che guadagnano in una notte più di quanto guadagnerebbero in tutta la stagione di raccolta del caffè in Chiapas, come lavoratori stagionali. E sui versanti degli imponenti vulcani dello stesso dipartimento di San Marcos, Tacaná e Tajamulco, si è cominciato a seminare papaveri, per ricavarne oppio ed eroina.

 

Chi succederà a Pérez Molina?

 

Quest'anno il Guatemala eleggerà un nuovo Presidente e Vicepresidente della Repubblica, l'intero Congresso e tutti i sindaci dei municipi del Paese. Si dice che, in Guatemala, lo sconfitto nelle precedenti elezioni sia il vincitore delle prossime. È così dal 1996, quasi 20 anni fa. Succederà a Otto Pérez Molina il suo concorrente sconfitto nelle ultime votazioni, Manuel Baldizón Méndez? Prima di cercare di rispondere a questa domanda, analizziamo la lista di presidenti del Guatemala nel periodo democratico-elettorale, da quando nel 1985 i regimi militari – che avevano eletto uno di loro nel 1970 (Arana), seguito in maniera fraudolenta da altri due (Laugerud e Lucas, dal 1974 al 1982), e poi da altri due golpisti (Ríos Montt e Mejía Víctores, tra il 1982 e il 1986) – hanno ceduto il passo trasferendo il loro potere con la Costituente del 1985 e la conseguente Costituzione approvata 30 anni fa.

 

Un ripasso della lista di presidenti

 

Si può dire che Vinicio Cerezo Arévalo (1986-1991) fosse sostenuto principalmente dalle élites tradizionali, pur essendo un membro della Democrazia Cristiana Guatemalteca (DCG).

Jorge Carpio Nicolle, che sembrava destinato a vincere le elezioni presidenziali alla fine del 1991, rispondeva allo stesso schieramento, anche se era stato candidato perdente per l'Unione del Centro Nazionale (UCN), in teoria più a destra della DCG.

Vinse, invece, Jorge Serrano Elías, convertitosi dal cattolicesimo al neopentecostalismo fondamentalista borghese della Chiesa El Shadday. Quell'elezione può essere considerata come un tentativo del mondo evangelico di mettere radici più profonde in Guatemala dove l'essere cattolici era politicamente corretto. Tra l'altro, il suo ministro degli Esteri fu Álvaro Arzú, cattolico e rappresentante delle élites tradizionali. Il fondamentalismo autoritario di Serrano Elías – era stato presidente del Consiglio di Stato con Ríos Montt –, lo portò a volere il suo fujimorazo – in Guatemala venne bollato come serranazo (il riferimento è al autocolpo di Stato orchestrato da Alberto Fujimori in Perú, nel 1992, ndr) –; tentativo che fallì.

Venne poi eletto dal Congresso Ramiro de León Carpio, cugino di Jorge Carpio Nicolle, ed allora Procuratore dei Diritti Umani. Governò dal 1993 al 1996. Anch'egli può essere considerato legato alle élites tradizionali.

Lo stesso si può dire del suo suo successore Álvaro Arzú (1996-2000).

Alfonso Portillo (2000-2004) può essere considerato come il primo presidente in linea con le élites emergenti, in particolare per i suoi legami con militari quali Ortega Menaldo, Jacobo Salam e Napoleón Rojas. Va ricordato, inoltre, che Portillo era stato eletto deputato per la DCG.

Il suo successore, Óscar Berger Perdomo (2004-2008) recuperò chiaramente l'allineamento con élites tradizionali.

 

Álvaro Colom: una presidenza spartiacque

 

Quella di Álvaro Colom (2008-2012) può essere considerata una presidenza spartiacque. Da un lato, egli aveva dato ad intendere di voler promuovere una transizione verso una politica più coerente con la memoria di suo zio Manuel Colom Argueta, sindaco della capitale sotto la presidenza del generale Arana, un politico molto abile che riuscì a conservare gli ideali socialdemocratici con il suo movimento, il Fronte Unito Rivoluzionario (FUR), nel mezzo del terrore scatenato dalla repressione militare, e che venne assassinato (1979) dai militari sotto la presidenza del generale Fernando Romeo Lucas (1978-1982).

Forse, il segno più chiaro dell'obiettivo di Álvaro Colom è stato il nome da lui dato al suo partito: Unità Nazionale della Speranza (UNE). Sua moglie, Sandra Torres, è andata ben oltre i limiti della primera dama caritatevole, per diventare la promotrice di un serio tentativo di politica alimentare ed educativa di taglio sociale. Torres proveniva da una famiglia di classe media del Sud del dipartimento del Petén. Voleva candidarsi alla presidenza della Repubblica, ma la Corte Costituzionale glielo impedì, considerando il suo divorzio all'ultima ora soltanto una manovra per eludere la Costituzione, dal momento che la sua affinità con il Presidente le impediva di candidarsi durante la presidenza del marito.

 

Pérez Molina: la élite dei militari

 

Infine, l'attuale presidenza di Pérez Molina (2012-2016) rappresenta chiaramente il più antico dei rami delle élites emergenti. Essa ha significato il ritorno al governo dei militari esperti di intelligence. Lo stesso Pérez Molina è stato direttore del D2 dell'Esercito. Si dice che di questo gruppo di militari passati per la direzione dell'intelligence dell'Esercito, alcuni, riuniti nella cosiddetta Cofradía (Fratellanza, ndr) fossero più favorevoli al raggiungimento di una sconfitta militare della guerriglia, senza alcun negoziato per la pace; Ortega Menaldo si ritiene fosse il loro leader. Altri finirono, però, per accettare i negoziati di pace “suggeriti” da Stati Uniti e altri Paesi. Tale gruppo di militari veniva identificato come El Sindicato e Pérez Molina sarebbe stato il suo leader.

 

Se vincesse Baldizón...

 

Se Manuel Baldizón fosse eletto presidente, assumerebbe l'incarico all'età di 45 anni e sarebbe chiaramente un altro presidente espressione delle élites emergenti. Imprenditore turistico con ingenti investimenti nel Petén e avvocato laureatosi all'Università di San Carlos – la sua tesi dottorale risultò essere un plagio in parti importanti del suo contenuto –, Baldizón è chiaramente uno dei nuovi ricchi capace di qualsiasi güizachada (maldestra azione giuridica o sociale, ndr), di qualsiasi trucco da leguleio senza titolo. Più volte è stato richiamato all'ordine da parte del Tribunale Supremo Elettorale per aver lanciato in anticipo la sua campagna. Il Tribunale Supremo Elettorale non ha ancora convocato le elezioni e, quindi, nessuno può fare campagna elettorale; eventualmente, la sua fortuna è in grado di sopportare, senza perdere un capello, qualsiasi multa che gli infligga il TSE.

Il colore rosso sangue del suo partito tinge tutte le pietre e i tronchi d'albero della carretera panamericana, dalla frontiera di Valle Nuevo con El Salvador, almeno, fino alla capitale. E nelle vicinanze della capitale e nella capitale stessa una fondazione che lo appoggia ha eretto giganteschi cartelloni con lo stesso colore rosso del suo partito Libertà Democratica Rinnovata (LIDER) o con l'azzurro del Guatemala, dove si legge: «Ciò di cui il Guatemala ha bisogno è un LIDER esperto nel creare POSTI DI LAVORO» e «Non vogliamo promesse, ma LAVORO» (le maiuscole sono negli originali, ndr).

 

Se vincesse Sandra Torres...

 

Se, a seguito di una svolta notevole nell'opinione pubblica, fosse eletta presidente Sandra Torres avremmo una persona che viene dalle élites emergenti. Ma non mancano quanti si avventurano a dire che le élites tradizionali vedrebbero con meno dispiacere l'elezione di Torres invece che di Baldizón, dal momento che lei non può essere definita una “nuova ricca”. Persino, la vedrebbero meglio di Alejandro Sinibaldi, il cui nome e cognome sono legati al successore – per breve tempo – di Justo Rufino Barrios dopo la sua morte nella battaglia di Chalchuapa in El Salvador (1885) e, per questo, considerato vicino all'oligarchia, anche se la sua alleanza con Pérez Molina gli ha tolto quel lustro che il suo nome poteva ispirare. Sinibaldi è stato Ministro delle Comunicazioni, opere pubbliche comprese, fino a pochi mesi fa ed ha transitato per questo ministero con più dolore che gloria. A suo tempo, venne sconfitto da Álvaro Arzú, nelle elezioni a sindaco della capitale.

 

Che dicono i sondaggi

 

In Febbraio, Vox Latina ha realizzato un sondaggio presentando al campione le foto dei precandidati con il nome loro e del partito, chiedendo di segnare per chi avrebbero votato se le elezioni fossero state quel giorno.

Manuel Baldizón, di LIDER, ha ricevuto il 33,6% dei voti.

Sandra Torres, di UNE, il 12,9%.

Alejandro Sinibaldi, del Partito Patriota (PP) al governo, il 10,9%.

Roberto González di Impegno (Compromiso, ndr), Rinnovamento e Ordine (CREO), alleato del Partito Unionista (PU) di Álvaro Arzú, il 4,2%.

Roberto Alejos, del Partito Todos (Tutti, ndr), il 2,8%.

E Mauricio López Bonilla, ministro degli Interni nell'attuale governo, il 2,6%.

Il 33% del campione si è detto incerto sul chi votare.

La differenza tra Baldizón e quanti lo seguono sembra molto grande. A fine 2014, i sondaggi indicavano un possibile vittoria di Baldizón al primo turno, piazzandosi al secondo posto Sinibaldi. In Maggio, si apre la campagna eletorale e in Settembre si vota per il primo turno. Se necessario, il secondo sarà in Novembre. Resta da vedere quali saranno i risultati elettorali in questo Paese in subbuglio.