«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
  • slide01.jpg
  • slide02.jpg
  • slide03.jpg
  • slide04.jpg
  • slide05.jpg

GUATEMALA / "Primavera" civica e sociale: alcune chiavi di comprensione

Fra Aprile e Settembre 2015 abbiamo assistito a situazioni del tutto inedite nello scenario politico guatemalteco. Tale insieme di sorprese e momenti storici è stato definito la “primavera guatemalteca”. Molte e contradditorie sono le chiavi di interpretazione per capire quanto è successo. E che potrebbe accadere in futuro. Eccone alcune.

Di Juan Hernández Pico.
Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

La crisi politica vissuta dal Guatemala nei mesi scorsi è stata interpretata da vari osservatori come la fine del progetto istaurato nel 1954 con il rovesciamento del presidente Jacobo Arbenz. È un'ipotesi assai plausibile, che però solo gli eventi futuri potranno confermare. Per il momento, la presenza di un uomo del '54, Alejandro Maldonado alla Presidenza della Repubblica (a seguito delle dimissioni di Otto Pérez Molina, ndr), suscita inquietudini.

La crisi del 1954 e quella attualeIl contesto attuale è molto diverso da quello del 1954, ma qualcosa hanno in comune: gli interessi degli Stati Uniti. Nel 1954, il presidente Eisenhower, il segretario di Stato John Foster Dulles e il direttore della CIA Allen Dulles non potevano permettersi un governo indipendente nel loro “cortile di casa”. In quegli anni, l'ambasciatore USA John E. Peurifoy fece di tutto per sostenere gli interessi dell'oligarchia e della United Fruit (la multinazionale della frutta, ndr), di cui i fratelli Dulles erano stati avvocati. Nel 1952, con il decreto di riforma agraria, il governo di Arbenz aveva espropriato terre, tanto dei latifondisti come della United Fruit. Aveva toccato un nervo scoperto e quelli reagirono di conseguenza. Due aerei della CIA sorvolarono la capitale, seminando il terrore. Quindi, un centinaio di esiliati diretti dal colonnello Castillo Armas attraversarono la frontiera dall'Honduras, malamente armati da Somoza García (il dittatore nicaraguense, ndr) e la maggioranza degli alti ufficiali dell'esercito guatemalteco decise di restare nelle caserme, tradendo così il governo legittimo di Arbenz, il quale fu costretto all'esilio.
60 anni di autoritarismoNel 1954, cominciarono 60 anni di governi autoritari e si forgiò una società oligarchico-militare, i cui protagonisti avevano imparato nella Scuola delle Americhe di Panamá e di Fort Benning a imporsi, calpestando i diritti umani con colpi di Stato e frodi elettorali, ricorrendo alla sparizione forzata, alla prigione, alla tortura, alle operazioni di “terra bruciata” e, persino, al genocidio, per sedare sul nascere qualsiasi scoppio di ribellione o reclamo di giustizia sociale.
Gli Accordi di Pace del 1996 che hanno posto fine a 36 anni di intermittente ribellione civica e rivoluzione armata, e causato oltre 200 mila vittime, sono sembrati la cosa più vicina ad un moderno Piano di Nazione. Sono stati, però, traditi già durante il governo di Álvaro Arzú (1996-2000), uno dei suoi firmatari. E durante il suo mandato, Otto Pérez Molina, con Antonio Arenales alla Segreteria per la Pace, ha fatto di tutto, spudoratamente, per smantellarli.
La sfida dei militari agli imprenditoriNel 1970, era arrivato alla presidenza il generale Carlos Arana Osorio, il quale aveva condotto la campagna sanguinaria che sconfisse la prima guerriglia delle Forze Armate Ribelli (FAR).
Arana ricorse a frequenti periodi di stato di assedio e di eccezione, nonché ad omicidi selettivi di dirigenti democratici. Il suo ministro degli Interni (Gobernación), Roberto Herrera Ibargüen, apparteneva ad una prominente famiglia di latifondisti dedicata all'agroindustria dello zucchero. Inoltre, era membro del Movimento di Liberazione Nazionale (MLN), il “partito della violenza organizzata”, come era stato definito dal suo fondatore Mario Sandoval Alarcón, al quale apparteneva anche l'attuale presidente Alejandro Maldonado.
Arana si appoggiò alla oligarchia, ma la sfidò anche. Nel 1971, fondò il Banco del Ejército per contare su di una fonte di finanziamento autonoma e consolidare una corporazione, l'Istituto di Previdenza Militare, che assicurasse per tutta la vita i militari. Inoltre, cercò di entrare nell'affare del cemento, esigendo alla famiglia Novella, proprietaria di Cemento Progreso, una partecipazione che invece gli fu negata. In quello scontro, qualcuno sequestrò una delle figlie di questa famiglia, con evidenti propositi di ricatto. Tuttavia, di fronte alla resistenza della famiglia Novella, la sequestrata venne liberata e si spensero le ambizioni di Arana, il quale si rivolse altrove, puntando sull'apertura di una via di comunicazione, la carretera transversal del Norte, e sull'occupazione di estesi latifondi nelle zone ricche di petrolio che circondano tale via, sia in Alta Verapaz, sia nel Petén, che finirono così in mani di militari.
Ormai ex presidente, Arana fondò un partito che rappresentasse gli interessi dei militari, la Centrale Autentica Nazionalista (CAN), a volte alleata dell'MLN, altre volte disputando allo stesso l'elettorato di estrema destra. Da quell'epoca, le sfide economiche e politiche dei militari all'oligarchia divennero una costante.
I poteri emergentiLa sfida economica dell'esercito all'oligarchia fu accompagnata, prima e dopo, da quella lanciata da gruppi economici emergenti che via via si insediarono, attraverso propri rappresentanti o prestanome, nel Congresso e in vari Comuni. Imprenditori del settore dei servizi e del contrabbando, politici di partiti effimeri che assumevano incarichi pubblici nell'Esecutivo, nel Legislativo e nei tribunali di giustizia, grazie al denaro pubblico ottenuto illegalmente e corrompendo per far approvare determinate leggi, cominciarono a sfidare il potere dell'oligarchia. Anche esponenti altrettanto corrotti dell'ordine degli avvocati, imprenditori di traffici illegali (droghe, armi, persone...) iniziarono a sfidare il potere dell'oligarchia tradizionale, riciclando denaro “sporco” e sfruttando l'avidità dei banchieri del Paese. Tutti questi fanno parte della élite emergente.
Il fiume di migrantiAttraverso il Guatemala passa anche un copioso fiume di migranti, che dall'Honduras e dal Salvador si ingrossa ogni giorno di più con quanti fuggono dal Guatemala in cerca di una vita diversa da quella offerta da questi Paesi. Le rimesse dei migranti, equivalenti ad un importante parte del bilancio dello Stato, pur contribuendo alla sopravvivenza di indigeni e ladini poveri, hanno pure favorito la formazione di una classe media autonoma dall'oligarchia.
Uno Stato a due voltiL'oligarchia è abituata a vincere sempre. Lo Stato ha difeso i suoi affari ricorrendo ai suoi mezzi coercitivi (esercito, polizia...) e l'ha sostenuta sul piano fiscale. Il peso fiscale in Guatemala è il più basso del continente: 8-10% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Mai si è avvicinato al 12%, come prevedevano gli Accordi di Pace. Lo Stato, passato in mano dei gruppi emergenti, è diventato per l'oligarchia un ente dai due volti: da un lato, permissivo nell'esonerarla dal pagamento delle imposte; dall'altro, competitore, autonomamente corrotto e polo di attrazione per l'insediamento nel paese della criminalità organizzata, che pure compete con l'oligarchia.
Il ruolo del CACIFIn questa crisi dello Stato, l'oligarchia ha visto una grande finestra di opportunità. Se i partiti politici, dove si nascondono molte élites emergenti competitive, appaiono schiacciati dagli scandali di corruzione nelle dogane, nella previdenza sociale, nei ministeri degli Interni e della Sanità..., essa può, invece, innalzare la bandiera di una pratica economica onesta che dà lavoro alla classe popolare. Soprattutto, può far dimenticare l'enorme responsabilità che ha, non pagando imposte corrispondenti ai suoi grandi profitti, nel non contribuire alla spesa pubblica dello Stato, forgiandone uno nuovo, onesto ed efficace. Durante l'attuale crisi, la rappresentanza pubblica dell'oligarchia, vale a dire il CACIF (Comitato di Associazioni Agricole, Commerciali, Industriali e Finanziarie; in breve, l'organo politico dell'impresa privata, ndr), ha cercato di cavalcare le manifestazioni pubbliche, soprattutto urbane e principalmente nella capitale, mentre il club dirigente dell'oligarchia, più presente nella Fondazione per lo Sviluppo del Guatemala (FUNDESA), ha preferito mantenere un basso profilo, mostrandosi aperto a nuovi membri, che abbiano un'immaginazione creatrice e a cuore le sorti del popolo guatemalteco.
Gli interessi degli Stati UnitiLe maggiori somiglianze con la situazione guatemalteca del 1954 si evidenziano a proposito degli interessi degli Stati Uniti, che hanno designato la frontiera fra Guatemala e México come la propria frontiera Sud e vogliono frenare il flusso di migranti non messicani e il narcotraffico. Di conseguenza, Paesi poveri e violenti a Sud del México, con imprenditori tradizionali per niente favorevoli ad una società più ugualitaria, abituati a contribuire assai poco sul piano fiscale e dediti piuttosto al riciclaggio di denaro “sporco” nei loro centri finanziari, e con mafie imprenditoriali emergenti e governi corrotti, non favoriscono tale politica.
Gli Stati Uniti possono puntare al cuore delle mafie narcotrafficanti, come sembrano dimostrare il processo a Miami della “Regina del Sud” guatemalteca (all'anagrafe, Marllory Dadiana Chacón Rossell, già segnalata nel 2012 dal Dipartimento del Tesoro USA per attività di riciclaggio di denaro frutto del narcotraffico e considerata assai vicina a importanti esponenti politici guatemaltechi, ndr) e i patti del governo honduregno con la DEA (Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale statunitense per la lotta al narcotraffico, ndr) e i capi delle mafie narcotrafficanti honduregne (vedi qui, ndr). Ma non possono mantenere le frontiere sicure con masse di migranti che premono su di esse, senza contare su governi relativamente onesti e società più prospere. Di qui, l'iniziativa statunitense denominata Alleanza per la Prosperità. Ma, per mandare in Guatemala, Honduras e El Salvador un miliardo di dollari all'anno per cinque anni è necessario assicurarsi che non finiscano nei mille rivoli della corruzione.
Il ruolo dell'ambasciatore Todd RobinsonIn questo contesto, a metà Settembre 2014, è arrivato in Guatemala Todd Robinson, un ambasciatore statunitense atipico: piccolo di statura, afroamericano, con vari incarichi di servizio all'estero e già sottosegretario aggiunto della DEA. Secondo osservatori ben informati, Robinson avrebbe sostanzialmente detto al club dell'oligarchia che è ora che questa paghi le giuste imposte allo Stato e che investa in Guatemala, e che non è possibile costruire un Paese date le condizioni di estrema disuglianza oggi esistenti in Guatemala.
Al tempo stesso, Robinson ha appoggiato con enfasi il lavoro della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG), un'istanza richiesta all'ONU dal governo di Óscar Berger nel 2007. In una prima votazione, il Congresso guatemalteco non aveva appoggiato quella richiesta. Ma dopo che l'allora vicepresidente della Repubblica Eduardo Stein aveva definito il Congresso un «verminaio», l'allora candidato presidenziale Álvaro Colom fece sì che i deputati del suo partito, Unità Nazionale della Speranza (UNE), rovesciassero il voto negativo del Congresso, che alla fine approvò l'arrivo della CICIG in Guatemala.
Il fattore CICIGDal 2008, la CICIG è stata diretta da tre commissari: il giudice spagnolo Carlos Castresana (2008/2010), che rinunciò per il vuoto creatosi intorno a lui dopo che si era espresso molto criticamente nei confronti della autorità guatemalteche; il giudice costaricense Francisco Dall'Anese (2010/2013); e il magistrato colombiano Iván Velásquez, in carica da 2013.
La CICIG è una commissione di indagine. Non può rinviare a giudizio alcuna persona o struttura se non d'accordo con la Procura Generale della Repubblica, la cui direzione è nominata dal presidente della Repubblica.
La ProcuraLa Procuratrice Generale Claudia Paz y Paz (2010/2014), prima donna a dirigere il ministero Público (cioè, della Giustizia) in Guatemala, ha realizzato un lavoro sorprendentemente efficace e indipendente, tanto dal presidente Colom come dal suo successore Otto Pérez Molina, ma ha ricevuto poco sostegno dal commissario della CICIG Dall'Anese.
Il suo mandato di quattro anni è stato ridotto a tre e mezzo dalla Corte Costituzionale, secondo la quale i quattro anni andavano conteggiati non già dall'inizio delle sue funzioni, ma dalla data in cui il suo predecessore era stato destituito.
Candidata alla rielezione, il nominativo di Claudia Paz y Paz è stato ritirato dalla lista finale delle candidature a seguito di oscure manovre nelle commissioni esaminatrici, nonostante avesse i migliori requisiti. Il suo ritiro, si disse, fu dovuto all'intenzione di evitare al presidente Pérez Molina l'imbarazzo di non eleggerla, nonostante i suoi meriti. Il presidente ha nominato, invece, l'avvocata, notaia e docente di diritto procedurale penale Thelma Aldana, che nel 2010 era stata eletta dal Congresso magistrata della Corte Suprema di Giustizia.
Il fattore ProcuraA sorpresa, però, la procuratrice generale Aldana, dalla quale il presidente Pérez Molina si aspettava protezione per i suoi interessi, ha accettato di cooperare con le indagini realizzate dalla CICIG. Fin dall'inizio del suo mandato è emerso il suo appoggio ai procuratori incaricati dei dipartimenti più delicati del Ministero di Giustizia, confermati tutti nei loro incarichi.
Tutto sembra indicare che Iván Velásquez per la CICIG e Thelma Aldana per la Procura abbiano cooperato gomito a gomito. L'ambasciatore Todd Robinson ha manifestato più volte il suo totale appoggio sia al commissario Velásquez che alla procuratrice Aldana, cioè alla CICIG e alla Procura. Non si può fare a meno di notare come il governo degli Stati Uniti sia uno dei principali finanziatori, in sede ONU, del lavoro della CICIG in Guatemala.
16 Aprile: scoppia lo scandaloIl 16 Aprile, la CICIG ha reso noti i risultati delle indagini su una enorme frode doganale realizzata da un'organizzazione denominata “La Línea”, nella quale figuravano implicati il capitano in pensione Juan Carlos Monzón, segretario privato della vicepresidente Roxana Baldetti e, poco dopo, la stessa Baldetti.
Subito, l'ambasciatore Robinson ha espresso pubblicamente la sua opinione: la Corte Suprema di Giustizia avrebbe dovuto avviare le procedure per raccomandare il ritiro dell'immunità a Baldetti. Nonostante i magistrati della Corte siano stati eletti dal Congresso, in un evidente accordo spartitorio fra i deputati del Partito Patriota, di Pérez Molina e Baldetti, e del partito Libertà Democratica Rinnovata (LIDER) di Manuel Baldizón, la Corte ha convenuto che vi fossero ragioni per ritirare l'immunità e, di conseguenza, l'ha comunicato al Congresso, che a sua volta ha nominato una commissione di indagine, anche per la quale c'erano evidenze in quel senso.
Il Congresso ha, quindi, ritirato l'immunità alla vicepresidente, che è stata quindi rimossa dal suo incarico e consegnata alla giustizia. Il 3 Settembre, Baldetti ha varcato la soglia di uno spazio amministrativo del carcere femminile Santa Teresa.
Cambiare la legge elettorale e dei partitiL'ambasciatore Robinson si è persino recato nel palazzo del Congresso al fine di esortare vari congressisti di diversi partiti a lavorare rapidamente la proposta di nuova Legge Elettorale e dei Partiti Politici (LEPP), presentata dal Tribunale Supremo Elettorale tre mesi prima.
Il progetto di legge stabilisce vari cambiamenti importanti. Fra gli altri, il controllo del finanziamento dei partiti, perché questo avvenga preferibilmente con fondi dello Stato; la proibizione del “trasfughismo” di deputati che, per convenienza, passano da un partito all'altro; la rielezione dei legislatori al massimo per un secondo mandato; che il voto nullo venga conteggiato tra i voti espressi e, nel caso si raggiunga un determinato numero di voti nulli o bianchi, l'invalidazione delle elezioni...
Ma il Congresso non ci sente...Tuttavia, il Congresso, nelle mani dei rappresentanti del Partito Patriota di Pérez Molina e del partito LIDER del candidato Baldizón, ha fatto sì che l'iter della nuova legge si impantanasse, mostrandosi sordo alle richieste della società civile di farla approvare in tempo utile per le elezioni di Settembre e Ottobre 2015.
Inascoltate sono rimaste anche le richieste della cittadinanza perché la Corte Costituzionale dichiarasse illegittima la convocazione delle elezioni del 6 Settembre, per due motivi: per essere state convocate, permettendo, illegalmente, la propaganda di vari partiti prima della convocazione stessa; e per il fatto che vari partiti avevano superato il limite del finanziamento consentito dai risultati delle precedenti elezioni.
In breve, il Congresso ha resistito alle pressioni dell'ambasciatore Robinson. Una resistenza abbastanza ovvia, dal momento che per molti congressisti era in gioco la “carriera”: almeno 120 dei 158 deputati figuravano nelle liste per le elezioni del 6 Settembre e se avessero contribuito a invalidare le elezioni, avrebbero di fatto segato il ramo su cui sedevano... Del resto, non pochi di loro sono coinvolti in episodi di corruzione e senza l'immunità parlamentaria finirebbero in tribunale e, probabilmente, in carcere.
Robinson deve retrocedereNonostante la sua influenza, l'ambasciatore Robinson non è riuscito ad abbattere la muraglia del Congresso e il governo degli Stati Uniti non ha ritenuto possibile, o necessario, calpestare la legalità dello Stato. Sembra che dopo l'arresto di Baldetti, l'ambasciatore premesse perché anche il presidente Pérez Molina fosse messo sotto accusa. Ma, secondo alcuni analisti, il Dipartimento di Stato temeva che ciò avrebbe scatenato eventi incontrollabili. Robinson avrebbe, allora, assecondato la politica dei suoi superiori a Washington.
Chi è Alejandro MaldonadoIn un momento ancora iniziale della crisi, scartando la terna proposta da Pérez Molina per sostituire Roxana Baldetti, il Congresso ha eletto come vicepresidente Alejandro Maldonado, 79 anni, conservatore fino al midollo, per non dire reazionario.
Ricordiamo alcuni passaggi fondamentali della sua vita. All'età di 18 anni, nel 1954, partecipò alla rottura del Decennio Democratico-Rivoluzionario, affiliandosi al da poco creato MLN. Nel 1970, è stato ministro dell'Istruzione durante la presidenza Arana. Nel 1995, è stato, anche se per poco, ministro degli Esteri. A partire dal 2011 è stato magistrato della Corte Costituzionale e, con Roberto Molina e Héctor Hugo Pérez Aguilera, ha costituito una maggioranza conservatrice di 3 contro 2, responsabile, fra l'altro, dell'annullamento della sentenza a 80 anni di carcere per genocidio di Efraín Ríos Montt.
17 Luglio: la CICIG accusa i partitiIl 17 Luglio, la CICIG rendeva noto un esauriente documento che metteva a nudo la modalità corrotta del finanziamento ai partiti politici, spesso ad opera della criminalità organizzata. Ciononostante, la maggioranza dei deputati insisteva nell'imprimere un ritmo lentissimo alla discussione del progetto di legge della nuova LEPP. La CICIG ha risposto, quindi, chiedendo un giudizio preliminare per 4 deputati del Partito Patriota di Pérez Molina, tutti cacicchi locali di tale organizzazione. Il più significativo di essi, Edgar Barquín, ex presidente del Banco de Guatemala e della Giunta Monetaria (2010/2014), nonché candidato alla vicepresidenza della Repubblica per il partito LIDER. Accusati, inoltre, dalla CICIG di riciclaggio di denaro “sporco” a fini di finanziamento di partiti per non meno di 937 milioni di quetzales (circa 125 milioni di dollari, ndr), erano altri due deputati di LIDER: Manuel Barquín, fratello di Edgar, e Jaime Martínez Loayza.
25 Agosto: la CICIG presenta delle registrazioniIl 25 Agosto, Iván Velásquez y Thelma Aldana rendevano pubbliche le telefonate intercettate che dimostravano come Pérez Molina fosse il principale anello della catena dell'organizzazione “La Línea”. In esse, varie persone si riferiscono al «mero mero» (come dire: “proprio lui”, ndr), al «padrone dell'azienda», al «presidente»... Da parte sua, Pérez Molina si è difeso adducendo che il suo nome, in realtà, non compare in tali conversazioni. Tuttavia, il commissario della CICIG ha reso pubblica una registrazione telefonica tra lo stesso presidente ed uno dei due direttori della Sovrintendenza dell'Amministrazione Tributaria (SAT), Carlos Múñoz, già in prigione e in attesa di giudizio, in cui Pérez Molina gli chiedeva insistemente di cambiare un certo impiegato perché gli affari procedessero più speditamente.
Del resto, è stato lo stesso Pérez Molina a minare la propria posizione, sostenendo in tono di sfida e cercando di difendersi: «Non c'è una linea, ce ne sono due, e finora è apparsa solo quella che riceve, ma non quella che paga, che ha radici nel settore imprenditoriale»; con ciò, ammettendo forse il proprio coinvolgimento e minacciando di far luce sull'altra “Línea”, quella che accetta la corruzione per eludere o pagare meno imposte sui containers che passano per le dogane con merci per l'impresa privata?
La CICIG si smarca da WashingtonIl 25 Agosto, il commissario Iván Velásquez chiedeva alla Corte Suprema di Giustizia di chiarire se il Congresso dovesse formare una commissione di indagine, perché questa, a sua volta, decidesse se il legislativo avesse dovuto votare il ritiro dell'immunità del presidente. A quel punto, anche l'ambasciatore Robinson, nonostante avesse appoggiato la permanenza di Pérez Molina, in obbedienza al Dipartimento di Stato, ha chiesto al Congresso di procedere con la dovuta celerità.
La commissione di indagine è stata nominata il 27 Agosto, formata da 2 deputati di LIDER e 2 del Partito Patriota, oltre a Nineth Montenegro, leader del partito Encuentro por Guatemala.
Il 28 Agosto, Montenegro si è presentata di buon'ora al Congresso, dichiarando che non si sarebbe ritirata da lì fino a quando il presidente della commissione di indagine non avesse convocato tale commissione. Lo stesso giorno, la commissione ha, quindi, deciso all'unanimità di ritirare l'immunità al presidente e il 1° Settembre i 132 deputati presenti alla sessione legislativa hanno votato a favore del ritiro dell'immunità. Dal canto loro, 22 deputati di LIDER e altri 4 non vi hanno assistito.
Momenti storici, ma intrisi di ambiguitàCosì, Otto Pérez Molina è diventato un semplice cittadino passibile di essere processato. Quasi immediatamente Miguel Ángel Gálvez ha disposto i suoi arresti domiciliari per impedire che fuggisse all'estero. Al tempo stesso, la Corte Costituzionale ha respinto all'unanimità i ricorsi presentati dagli avvocati di Pérez Molina. Mentre la procuratrice Aldana assicurava che alla prima udienza avrebbe chiesto la sua carcerazione.
Sono stati momenti storici, senza precedenti. Al tempo stesso, è generalizzata la consapevolezza che la decisione sia stata presa da un Congresso coinvolto nella stessa corruzione di cui è protagonista Pérez Molina, ad eccezione di deputati onesti come Nineth Montenegro. E altrettanto diffusa è la consapevolezza che la decisione sia frutto di pressioni dell'ambasciatore degli Stati Uniti. Di qui la sua ambivalenza.
Militari nel controllo delle doganeNon si può negare che l'accusa contro Pérez Molina sia verosimile. È noto che l'amministrazione delle dogane sia stata tradizionalmente diretta da colonelli. Si è sempre saputo che nel ministero delle Finanze alti ufficiali avessero organizzato a fine anni '70 una struttura, a fini di intelligence e, al contempo, di arricchimento. I nomi dei generali Callejas e Ortega Menaldo, presunti dirigenti della Cofradía (uno dei gruppi di potere all'interno delle forze armate, ndr), sono stati legati a tale struttura. Come lo era il generale Otto Pérez Molina, sebbene appartenesse alla corrente “rivale” del Sindicato (altro gruppo di potere interno all'esercito, ndr). Pérez Molina è stato capo del D2 (o G2) dell'Esercito, incaricato dell'intelligence.
L'ex presidente Jorge Serrano Elías, deposto dalla Corte Costituzionale nel 1993 (dopo il fallimento del suo tentato auto-golpe, grottesca imitazione di quello che vide protagonista Alberto Fujimori in Perú, ndr), e quindi riparato nell'esilio con il suo complice, il vicepresidente Espina, ha dichiarato di recente alla stampa internazionale che non avrebbe potuto essere deposto senza l'intervento dell'Esercito e, in concreto, di Pérez Molina, che Serrano Elías accusa di essere stato sin da allora il cervello dell'operazione per porre sotto suo controllo le dogane.
3 Settembre: Tito davanti al giudiceQuando il 2 Settembre pomeriggio la Corte Costituzionale ha respinto i due ricorsi avanzati dai suoi avvocati, Pérez Molina ha perso la sua ultima carta. Alle 19 circa, ha così firmato la lettera di dimissioni dalla presidenza e, alla stessa ora, il suo portavoce personale l'ha inviata al Congresso. Pérez Molina si è, quindi, messo a disposizione del giudice Gálvez.
Il 3 Settembre è, quindi, comparso davanti al giudice accusato di associazione illecita, corruzione passiva e frode doganale. Il giudice ne ha ordinato la carcerazione in via cautelare nella caserma Matamoros della capitale. Al suo arrivo al Palazzo dei Tribunali, scortato da un corpo speciale di polizia, è stato accolto da un gruppo numeroso di cittadini che esprimevano il loro giubilo per l'arresto, gridando slogan del tipo: “Comandante Tito, genocida”; Tito era, infatti, il nome di guerra di Pérez Molina durante il conflitto armato. Sembrava così di rivivere il processo a Ríos Montt di due anni fa, in cui Tito era stato accusato di aver partecipato al genocidio di oltre tremila indigeni ixiles, quando era capo del corpo dei kaibiles (corpo speciale dell'esercito, distintosi per la sua crudeltà, ndr), a Nebaj (nell'altipiano del Quiché, ndr).
Il fattore delle manifestazioniDal 25 Aprile, quando circa 30 mila persone si riunirono in Piazza della Costituzione della capitale, chiedendo la rinuncia della vicepresidente Baldetti, la mobilitazione civica non si è fermata. Una volta ottenuta la rinuncia di Baldetti, si esigeva quella del presidente: “Giustizia subito”, “Rinuncia subito”, “Otto ladrón a Pavón” (dove ha sede un carcere di massima sicurezza), “Otto io ti licenzio”, “presidente delinquente”...; erano alcuni degli slogan gridati dalla folla.
Sono seguite settimane di manifestazioni. Senza questa partecipazione popolare, dapprima nella capitale, dopo in altri capoluoghi di provincia e, quindi, con blocchi stradali organizzati da diversi gruppi rurali e urbani dell'interno, mai si sarebbe potuto mettere alle strette le alte autorità accusate di corruzione.
Il 25 Maggio, le persone in piazza erano 70 mila. E, per la prima volta nel Paese, si sono visti in piazza giovani universitari di università assai diverse tra loro: dall'Università “San Carlos” (USAC) all'Università “Rafael Landívar” (URL) diretta dalla Compagnia di Gesù; dall'Università del Valle, persino all'Università “Francisco Marroquín”, fondata e finanziata dall'oligarchia. Fra alti e bassi, la mobilitazione civica si è mantenuta per circa 20 settimane.
Il CACIF chiede la rinunciaLa pubblicazione delle telefonate che implicavano Pérez Molina nella “Línea” ha fatto crescere il numero di manifestanti e spinto alla convocazione di uno sciopero nazionale per il 27 Agosto. Quel giorno, si sono fermate le università, centinaia di scuole, molte delle attività dell'impresa privata, compresi alcuni fast-food. Il CACIF ha chiesto la rinuncia del presidente. Mesi prima, l'aveva già chiesta, con lettera pubblica, uno dei più ricchi imprenditori guatemaltechi, Dionisio Gutiérrez, proprietario della Multiinversiones S.A., a significare l'attuale esclusione del club che dirige il Paese nell'ombra.
Anche i vescovi chiedono la rinunciaNel corso della crisi, la Conferenza dei vescovi cattolici ha emesso 4 comunicati, mostrando la propria indignazione per la corruzione nello Stato ed esigendo la restituzione al popolo e allo Stato di quanto rubato, consigliando al presidente di ascoltare il clamore popolare e chiedendo la sua rinuncia.
Anche l'Associazione delle Comunità Evangeliche ha pubblicato testi con esortazioni simili.
In 100 mila chiedono la rinunciaDurante la giornata del 27 Agosto, si sono accalcate in Piazza della Costituzione circa 100 mila persone. E in punti cruciali della rete viaria del Paese sono stati organizzati blocchi stradali assai effettivi, che hanno isolato città come Totonicapán. Al tempo stesso, le rete sociali pubblicavano e scambiavano innumerevoli messaggi di appoggio alla richiesta di rinuncia.
Non un ferito e neanche un mortoSe si eccettuano le riprese video della polizia nelle prime due manifestazioni in Piazza della Costituzione, quando era ancora ministro degli Interni il colonnello in pensione Mauricio López Bonilla, il quale ha dovuto rinunciare qualche settimana dopo, la polizia e le altre strutture di sicurezza dello Stato hanno mantenuto una condotta rispettosa nei confronti dell'ira popolare.
Non ci sono stati morti, né feriti in alcuna manifestazione. Ci sono stati morti e feriti, invece, in occasione di manifestazioni del partito LIDER, quando la gente si opponeva all'arrogante slogan di Baldizón “Te toca, Guatemala”, rispondendo “Non tocca a te!” (il riferimento è al fatto che, tradizionalmente, il candidato alla presidenza giunto secondo nel ballottaggio svoltosi quattro anni prima, risultava primo in quelle successive; almeno, così è stato negli ultimi decenni; ndr).
Fatti inediti: gioventù e classi medieSenza la mobilitazione civica nulla di tutto ciò si sarebbe ottenuto. Tale mobilitazione va analizzata con spirito critico. Certamente, ha dimostrato l'emergere di una nuova generazione di giovani, capaci e con una coscienza civica rinnovata e privi di paura. È una forza su cui non si contava da molti anni. In particolare, che la gioventù universitaria abbia mostrato la sua belligeranza sociopolitica nelle strade è qualcosa che non si vedeva da 40 anni. Il fatto che tale belligeranza non si sia vista solo nell'Università Nazionale, ma anche in università private rappresenta qualcosa di inedito in Guatemala.
Altrettanto certo è che la classe media urbana abbia reagito con fermezza. La messa a nudo delle attività fraudolente dello Stato nelle dogane e, soprattutto, nella Previdenza Sociale, hanno suscitato un'indignazione da tempo incubata, di fronte all'incapacità del sistema inaugurato nel 1954 di assicurare condizioni di benessere sociale, non solo alle classi popolari, ma anche alla classe media.
La resistenza nelle zone ruraliAltrettanto inedito è il fatto che le mobilitazioni si siano estese, via via, a numerosi capoluoghi di provincia. Non è una novità, invece, che si siano mobilitati movimenti e organizzazioni popolari dell'interno, come in occasione dello sciopero del 27 Agosto: lo hanno sempre fatto nei momenti cruciali; essi vantano una lunga storia di esercizio della pressione politica e conoscono perfettamente quali sono i nodi viari da bloccare per dimostrare la propria forza.
Simboli recuperatiCon le continue settimane di mobilitazione, iniziate il 25 Aprile, la gente ha recuperato simboli che avevano perso la loro forza, come l'inno nazionale e la bandiera nazionale; e, pure, la tradizionale ironia e la satira, espresse in canzoni, striscioni, teatralità, che hanno trasformato le risate in forza per la lotta e convertito i sabati pomeriggio in un nuovo spazio di protesta politica, nonché occasione di una passeggiata con la famiglia. Fatto inedito, infatti, la partecipazione alle manifestazioni di bambini al seguito dei genitori, che non avevano più paura delle forze repressive.
I risultati della mobilitazione socialePer un bilancio provvisorio di quanto successo nel Paese dal 16 Aprile sono importanti alcune conclusioni, frutto di una riflessione offerta da un gruppo di analisti. «Si è ridestata l'attenzione e la coscienza nazionale nei confronti del politico e della sua importanza. Ha ridato importanza all'esperienza dell'azione collettiva e alla presenza di ciascuno insieme al popolo, restituendo fiducia e autostima popolare dopo il periodo buio della paura provocata dal terrorismo di Stato e dalla controinsurrezione. Ha aiutato a far sì che gruppi di potere, che in oltre trent'anni si sono mostrati impermeabili, prendessero delle decisioni politiche. Ha contribuito al fatto che la istituzionalità pubblica, almeno in principio, adempisse ai suoi obblighi legali e politici, e cooperasse in maniera decisiva a defenestrare il vertice di un governo corrotto di militari appoggiati da imprenditori, principali responsabili dello sconquasso istituzionale dello Stato e della insostenibilità sociale».
Ciò che non è stato raggiuntoLa mobilitazione sociale non è riuscita, invece, a evitare che si tenessero elezioni con un sistema elettorale talmente viziato da rendere pressoché impossibile prevenire istituzionalmente la corruzione. Nemmeno l'ambasciatore Robinson ha compreso la necessità di cambiamento radicale, giungendo persino ad appoggiare la continuità di Pérez Molina, pur obbligato dal suo governo da Washington.
Tale continuità è stata minata dalla CICIG, con Iván Velásquez alla testa, quando il 25 Agosto ha pubblicato gli indizi di colpevolezza di Pérez Molina nella “Línea”. Nel farlo, ha dimostrato indipendenza dall'Ambasciata.
Probabilmente, il fatto che l'indignazione popolare non sia sfociata nella richiesta di rinviare le elezioni, anche se ci sono stati tentativi di farne intravedere l'inutilità in un momento come l'attuale, è legato alla mancanza di un progetto politico per il futuro immediato, senza il quale saranno molto difficili i cambiamenti istituzionali che necessita il Guatemala.
In altri termini, non possiamo comparare l'esplosione del malessere e la ribellione che si è vista con una rivoluzione, precisamente per l'assenza nella protesta di una coscienza politica che dia luogo ad un progetto nuovo. La speranza oggi sorta è che la mobilitazione sociale controlli assai da vicno il governo, fino ad un certo punto ad interim, di Maldonado e al nuovo governo che uscirà dalle urne.
6 Settembre: le elezioniNelle elezioni del 6 Settembre è accaduto qualcosa di insolito: l'alta affluenza alle urne (circa il 70%).
I 3 candidati con qualche speranza di vittoria erano l'attore Jimmy Morales; l'imprenditore originario del Petén Manuel Baldizón, che trabocca di milioni ed appartiene ai gruppi emergenti in concorrenza con l'oligarchia; e l'ex Primera Dama (versione spagnola della First Lady, ndr), Sandra Torres, già moglie di Álvaro Colom, che si è distinta per i suoi programmi sociali durante il governo del marito, ma che non è riuscita a liberarsi dai sospetti di essere finanziata in maniera losca.
Come previsto, ci sarà il ballottaggio il 25 Ottobre e in esso competiranno Jimmy Morales, che ha preso quasi il 24%, e Sandra Torres, che ha preso quasi il 20%.
Jimmy MoralesSenza alcuna esperienza amministrativa, Jimmy Morales è partito da zero ma la sua crescita è stata costante. Alcuni ritengono sia una creazione di Baldizón. Inoltre, corre sotto l'ombrello del Fronte di Convergenza Nazionale (FCN), partito creato dalla Associazione dei Veterani Militari del Guatemala (AVEMILGUA) e probabilmente è stato finanziato da un settore dell'oligarchia che pensa di poterlo gestire facilmente dal momento che non ha un progetto, né una squadra politica propria.
Sandra TorresSandra Torres si presenta per il partito Unità della Speranza (UNE), che ha ancora un buon gruppo di deputati nel Congresso. Si tratta di una candidata assai attiva e infaticabile nel lavoro, ma con scarsa capacità di guadagnare la simpatia della popolazione. È una donna con sensibilità sociale. Il suo programma Scuole Aperte nei fine-settimana dei quartieri emarginati della capitale, quando era Primera Dama (2008-2012), era ben congegnato e assai partecipato, con 170 mila iscritti e poche assenze. Viceversa, i suoi progammi La Mia Famiglia Avanza e Borsa Solidale, diretti specialmente all'area rurale e ai quartieri emarginati urbani, hanno ricevuto serie critiche sull'origine del loro finanziamento e sul loro presunto carattere assistenzialista.
Manuel BaldizónBaldizón ha inventato alcuni anni fa il suo partito, Libertà Democratica Rinnovata (LIDER), finanziandolo grazie alla sua enorme fortuna, che trae origine dalle imprese che la sua familgia ha nel Petén, anche se molti sono i sospetti su tali origini ed è difficile indagare al riguardo. Il voto a favore di Baldizón si concentrava nell'area rurale ed è sceso in picchiata durante questa crisi. Il fatto che sia stato escluso dal ballottaggio va considerato un successo delle mobilitazioni sociali.
L'imprescindibile vigilanza della societàNonostante il tono conciliatorio di apertura al dialogo e le insinuazioni della necessità di cambiamenti profondi nello Stato nel suo discorso di insediamento, il nuovo presidente Alejandro Maldonado non ha potuto nascondere le sue inclinazioni conservatrici nella terna da cui il Congresso ha scelto il nuovo vicepresidente. L'ondivago comportamento del Congresso nella crisi porta a ritenere che senza un Congresso differente la crisi continuerà.
Se al secondo turno Jimmy Morales, appoggiato dai militari e finanziato da un settore dell'oligarchia, diventerà presidente appariranno grosse nuvole nere nel cielo della prossima primavera. Ma non si può scartare che la sua elezione o le sue prime decisioni spingano la società a mobilitarsi di nuovo.
Rimandiamo ad un altro articolo l'analisi dei risultati elettorali nei Comuni. E pure del Congresso, dove nessuna forza si presenta come dominante, e dove oltre 70 deputati sono stati rieletti, fra i quali alcuni segnalati per le loro attività anomale dalla CICIG e dalla Procura.
Solo il futuro dirà se tale dinamica, in cui sono intervenuti tanti fattori, culminerà con la fine del sistema iniziato con il rovesciamento del presidente Arbenz nel 1954 o se continuerà la sua perpetuazione con qualche rammendo.

 

STATISTICHE

Oggi13
Ieri122
Questa settimana491
Questo mese2356
Totale7070135

Ci sono 104 utenti e 0 abbonati online

VERSAMENTI E DONAZIONI

Bastano pochi clicks, in totale sicurezza!

Importo: