«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Aprile 2018: l'insurrezione della coscienza

Nessuno l'aveva previsto, neanche un presentimento, ma erano innumerevoli le ragioni che vaticinavano che sarebbe successo. La gioventù universitaria ha dato inizio alla rivolta, cui si è unita tantissima gente. Da anni, purtroppo, si registravano morti e un clima di terrore nelle zone rurali dell'interno, ma gli abitanti di Managua sembravano non accorgersene. Quando si è svegliata dal torpore, la capitale ha dato il via alla sollevazione in tutto il Paese. Com'è potuto accadere? Al solito, si sprecano le dietrologie. Ma non è stata una cospirazione orchestrata dall'esterno, quanto un fiume di lava fuoriuscito dal cratere. E, si sa, i vulcani non avvisano quando cominciano ad eruttare.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Da anni, il Nicaragua non finiva in prima pagina dei media internazionali. In questo storico Aprile 2018, quando il sangue ha cominciato a correre per le strade di Managua e, quindi, di tutto il Paese, e per vari giorni, il Nicaragua è tornato a “fare notizia”. La rivolta è sembrata diretta, pianificata, organizzata ma, invece, è stato tutto spontaneo, reale, inatteso. Per le sue dimensioni e conseguenze, i moti di Aprile hanno sorpreso tutto il Paese e gli stessi giovani che li hanno iniziati. Il regime Ortega-Murillo è, forse, il più sorpreso di tutti.

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