«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Il “fattore Evo” complica i piani di Ortega

Le dimissioni – forzate – del presidente boliviano Evo Morales il 10 Novembre scorso hanno gettato nello sconforto Daniel Ortega e rinvigorito la resistenza alla sua dittatura. Come una fiera ferita, il regime ha risposto in modo ancora più violento, contando sul fatto che esercita il pieno controllo su tutte le istituzioni del Paese, sulla giustizia e sulle forze armate. Ciò rende la crisi nazionale ancora più incerta e drammatica.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Una catena di eventi – fra cui, l’ammutinamento di varie unità della polizia, il “suggerimento” del Capo dell’Esercito boliviano a dimettersi, le conclusioni del rapporto dell’Organizzazione degli Stati Americani sulle irregolarità commesse nelle elezioni del 20 Ottobre – hanno posto fine alla presidenza di Evo Morales, in Bolivia, che del gruppo dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) era quello che godeva di una migliore immagine nei media internazionali.
Un commerciante di El Alto (Bolivia), René Quenta Quispe, ha così riassunto quanto accaduto: «Evo ha sbagliato, voleva essere un re, mentre la gente lo aveva eletto presidente. Se se ne fosse andato quattro anni fa, si sarebbe preso tutti gli applausi. Oggi, è stato cacciato dal popolo».

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