«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Adiós Ernesto!

Il 1° Marzo 2020 è morto Ernesto Cardenal Martínez. Nato il 20 Gennaio 1925 a Granada, studia letteratura all'università di Managua, in Messico e negli Stati Uniti. Viaggia per vari Paesi del mondo. Tornato in Nicaragua, partecipa ad un tentativo di rovesciamento della dittatura di Anastasio Somoza García, artefice del complotto che porta all’assassinio di Augusto C. Sandino.
Quindi, Cardenal entra nel monastero trappista di Nostra Signora a Gethsemani, in Kentucky (USA), dove diventa discepolo del monaco e poeta Thomas Merton. Ordinato sacerdote nel 1965, fonda in seguito una comunità mistico-religiosa nell’isola di Mancarrón, nell’arcipelago di Solentiname che sorge a Sud nel lago Cocibolca, la quale si costituisce presto in uno dei punti di riferimento del cattolicesimo progressista latinoamericano e della “teologia della liberazione”.
Cardenal lascia un’opera artistica nel campo della letteratura, della scultura e della pittura immensa, di una bellezza e di un impegno teologico, sociale e politico enormi. Quando il Nicaragua era sconosciuto ai più, il Vangelo a Solentiname, raccolta di commenti di contadini, pescatori e giovani della comunità, veniva tradotto in molte lingue, anche in italiano (grazie alla Cittadella di Assisi). In seguito, quei giovani saranno fra i protagonisti dell’insurrezione che porterà alla liberazione nel 1979. Ed Ernesto, di fatto, ambasciatore itinerante del movimento sandinista.
Cardenal ha continuato a scrivere fino alla fine. Il suo ultimo poema si intitola Hijos de las estrellas (Figli delle stelle): “poesia che si ispira alla scienza”, come soleva dire, che annovera il monumentale Cántico Cósmico, uscito del 1989 e aggiornato nel tempo, al passo delle scoperte scientifiche.
L’impegno politico di Ernesto lo porta a ricoprire la carica di ministro della Cultura nel governo rivoluzionario; insieme a suo fratello Fernando, gesuita, direttore della Cruzada de Alfabetización, morto nel 2016, seppur più giovane di nove anni.
Nel Marzo 1983, Cardenal è protagonista del famoso inchino davanti a Giovanni Paolo II appena sbarcato all’aeroporto di Managua: “devi risolvere la tua situazione” intima il papa a Ernesto, che gli chiede la benedizione. Ernesto sarà successivamente sospeso a divinis: sospensione revocata da papa Francesco nel Febbraio 2019, decisione comunicatagli in ospedale dal nunzio vaticano Waldemar Stanisław Sommertag.
Nel 1994, Cardenal aveva abbandonato il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), criticando i primi segnali di quella deriva autoritaria del partito che avrebbe portato all’attuale dittatura di Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo, da sempre acerrima nemica di Ernesto.
Al punto da inscenare una vergognosa provocazione in occasione dei funerali celebrati il 3 Marzo. Gruppi di facinorosi inviati dal regime hanno disturbato la messa funebre, dando del “traditore” ad Ernesto Cardenal, insultando i presenti e arrivando a picchiare alcuni giornalisti presenti. Evidenziando, così, l’ipocrisia del governo che aveva proclamato tre giorni di lutto nazionale in memoria del poeta. L’episodio ha riportato all’attenzione mondiale la situazione in Nicaragua.
Dopo essere stato cremato, i resti di Ernesto Cardenal sono stati sepolti, la sera del 6 Marzo, nell’isola di Mancarron da un gruppo di amici intimi, in una cerimonia privata per evitare nuove provocazioni da parte del regime. (m.c.)

NICARAGUA / Il virus ha cambiato tutto

L'emergenza globale provocata dal COVID-19 ha cambiato tutto. Improvvisamente e drammaticamente ha evidenziato tutta la fragilità del Mercato e di quanto, invece, ci sia bisogno dello Stato. In Nicaragua, il Paese più povero del continente, la pandemia ha rivelato i rischi cui il regime espone la popolazione, dando priorità all'economia sulla vita, cercando di stabilizzare la già precaria situazione economica per conservare il suo potere, anch’esso sempre più pericolante. In tutto il mondo il virus ha dimostrato l'importanza dell'azione collettiva. In Nicaragua, la popolazione è tornata ad autoconvocarsi in difesa della vita.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Ovunque nel mondo, il COVID-19 ha cambiato piani personali, familiari, nazionali e globali. Ha modificato drasticamente anche quelli di Ortega, che negli ultimi mesi si era impegnato nel disperato tentativo di stabilizzare un’economia, in recessione da due anni, come unico modo per restare in sella. La popolazione nicaraguense, spaventata dalla mancanza di informazioni trasparenti e consapevole delle conseguenze delle irresponsabili risposte alla pandemia da parte del regime, ha optato per “rimanere a casa”, preferendo dare priorità alla vita sull'economia, ma aggravando al tempo stesso la recessione economica.
Anche le economie degli alleati di Ortega sono in gravissime difficoltà, dal momento che le loro principali entrate – il petrolio per il Venezuela e il turismo per Cuba – sono crollate.
Marzo è stato un mese denso di tensioni: mentre i primi echi della pandemia arrivavano nel Paese, il regime ha subito un importante colpo politico: la Polizia Nazionale, principale strumento della sua politica repressiva, è stata sanzionata da Washington, che l’ha definita un'organizzazione criminale che viola i diritti umani.
Poco dopo, il grande alleato di Ortega, Nicolás Maduro, veniva accusato di narcotraffico e terrorismo internazionale nei tribunali degli Stati Uniti; mentre in un documento giudiziario che coinvolge oltre una dozzina di personaggi della sua cupola, il Nicaragua viene indicato come rotta attraverso la quale il cartello venezuelano cosiddetto de Los Soles ha inviato tonnellate di cocaina in Nordamerica.
Il presidente Trump, ossessionato dalla sua rielezione e dai voti chiave dei delegati della Florida, Stato dove votano tanti venezuelani, ha così esacerbato la già tragica crisi umanitaria del Venezuela.
Tutto ciò in appena un mese... Ecco un breve ripasso cronologico di quanto è successo.

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