«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Ultimatum dell’OSA al regime

L’ultimatum dato dall'Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) al regime nicaraguense ha la forma di una “risoluzione”: almeno sei mesi prima delle elezioni previste per il Novembre 2021, Ortega deve garantire un clima politico di libertà, in uno scenario elettorale realmente competitivo e sotto osservazione internazionale. L'OSA lancia questa sfida nel momento in cui Ortega aggiunge tre leggi liberticide al suo copione repressivo; il che gli ha valso nuove sanzioni da parte statunitense ed europea. In tale contesto, l'opposizione azul y blanco, invece di mostrarsi coesa, si divide.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Nei giorni precedenti l'Assemblea Generale dell'OSA erano circolate diverse versioni del progetto di risoluzione sul Nicaragua da sottoporre alla discussione dei ministri degli Esteri del continente nella riunione virtuale – causa pandemia – svoltasi il 20 e 21 Ottobre 2020. In Nicaragua, alcuni gruppi politici avevano chiesto l’applicazione della Carta Democratica nei confronti di Ortega, con la prevedibile, conseguente espulsione da tale Organizzazione. Altri chiedevano che il suo governo venisse dichiarato illegittimo. In breve, era diffusa l’aspettativa di un documento piuttosto duro nei termini, che mettesse il regime alle corde. In realtà, è scaturita una risoluzione, dal linguaggio assai prudente, ma che per la prima volta pone una scadenza al regime per mettersi in regola. Anche se ci si sarebbe aspettato di più, la risoluzione rappresenta una chiara sconfitta politica per la dittatura e può essere letta come un ultimatum con cui l’OSA esorta Ortega a trovare una giusta via d’uscita elettorale alla crisi che la sua repressione ha provocato. Il testo si presenta come l'ultima opportunità che i Paesi del continente danno ad Ortega perché accetti di convocare vere elezioni in Nicaragua.

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