«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / La deriva autoritaria in atto

Incurante di nuocere alla propria immagine, Ortega sta scoprendo le sue carte: non essendo disposto a cedere il potere e, men che meno, a perderlo per la via elettorale, ha cominciato a sbarazzarsi dei possibili candidati che potrebbero minacciare la sua “vittoria”; giocando anche sulle divisioni nelle fila dell’opposizione. Il Nicaragua si avvia, così, verso "le peggiori elezioni possibili", sempre che queste si tengano il 7 Novembre prossimo. Ripercorriamo le ultime tappe della deriva autoritaria in corso.

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Nell'Ottobre 2020, l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) aveva dato un ultimatum a Ortega perché riformasse, entro il Maggio 2021, il sistema elettorale e garantisse elezioni «credibili» il 7 Novembre prossimo. A cinque mesi dal voto, Ortega ha fatto oscenamente sapere ai nicaraguensi e alla comunità internazionale di non essere disposto a competere nelle urne, ma di essere intenzionato ad imporre la propria, terza rielezione. Alla scadenza di fine Maggio fissata dall'OSA, il segretario generale di questa Organizzazione ha definito «incredibile» il progetto orteguista, ritenendo che il Nicaragua si stia incamminando verso «le peggiori elezioni possibili». Soltanto una settimana dopo, tale valutazione è parsa superata dagli eventi. Si possono svolgere elezioni in queste condizioni?

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